Balzac, un ragazzino affamato
Pubblicazione di riferimento:
Anka Muhlstein, Balzac’s Omelette: A Delicious Tour of French Food and Culture with Honoré de Balzac, tradotto dal francese da Adriana Hunter, Other Press, pp. 230, $ 19.95

L’opinione preconcetta potrebbe essere che Balzac fosse un ghiottone, un moderno Gargantua, eccessivo nei banchetti quanto lo era nella scrittura, nella vita mondana, nel consumo di caffè e nell’interesse verso le nobildonne. Basti guardare lo studio di nudo che ne fece Rodin, con il suo girovita degno di Zeus e la pancia prominente. È quella l’immagine che la maggior parte di noi ha di Balzac – e sembra fosse piuttosto accurata, dal momento che Rodin, circa quarant’anni dopo la morte di Balzac, fece misurare al suo vecchio sarto alcuni dei suoi vestiti, in modo tale lo scultore poté avere una nozione esatta del corpo dello scrittore. Non solo noi immaginiamo che Balzac mangiasse all’eccesso. Noi ci aspettiamo anche che i suoi parigini si rimpinzassero indiscriminatamente di ogni sorta di prelibatezza proveniente da tutto il mondo, gustando primizie fuori stagione, grattugiando tartufi sopra ogni piatto e trangugiando ostriche a centinaia.
Ma è un’immagine molto diversa quella che ci presenta Anka Muhlstein, è molto più sfumata, contraddittoria e ricca di sorprese. La maggior parte delle donne parigine alla moda nell’epoca (e nei libri) di Balzac sono a dieta. Solo la principessa de Cadignan comprende che per attirare il suo amante, che detesta ogni affettazione, le conviene mangiare di gusto. Come ci racconta Balzac, «A Parigi la gente mangia [senza entusiasmo] e con poco trasporto». Nessuno fa mai commenti sul cibo, che è ritenuto essere sempre eccellente.
Anche oggi le cose non sono cambiate. Ricordo che quando mi trasferii a Parigi per la prima volta, fui sorpreso di constatare che nessuno apprezzasse i miei piatti, pur preparati con molta cura, a meno che non provassi a servirne una seconda porzione; in quel caso rifiutavano, mormorando che era tutto molto buono. Mi ci volle un po’ di tempo per capire che, per lo meno nel passato, si fingeva che tutti avessero un famoso cuoco in cucina e che era inutile, e anche un po’ offensivo, fare i complimenti all’ospite per il cibo. Una volta una signora


















