451 via della letteratura della scienza e dell'arte
contiene gli articoli di The New York Review of Books

Calendario Arte Febbraio 2011

di Irene Pratesi

    I giovani artisti che, in pieno Ottocento, si apprestavano ogni anno a superare la dura selezione per essere esposti al Salon di Parigi erano pieni di speranze: partecipare all’evento significava affermarsi a livello nazionale. Ma quale fu l’atteggiamento di una così importante sede verso le nuovi correnti artistiche che stavano allora emergendo? In realtà, nonostante si stesse consolidando la cultura del Positivismo, il Salon si oppose ai nuovi movimenti artistici che a essa si rifacevano, il Realismo e il successivo Impressionismo, inserendo nelle sue rassegne solo opere legate allo stile “ufficiale” e consolidato da tempo, quello raffaellesco, romantico e accademico. Per questo motivo Courbet, nel 1855, vide stroncate dalla giuria le sue opere realiste. Senza perdersi d’animo, decise di opporsi e allestì una mostra “alternativa”, il Pavillon du Réalisme, dove espose tutte le opere rifiutate come le sue: fu l’inizio di una controversia fra vecchio e nuovo che si evolse negli anni e si concluse solo un paio di decenni dopo. Infatti già nel 1863, all’atteggiamento di chiusura del Salon si oppose lo stesso Napoleone III, istituendo il Salon des Refusés, che accolse le 4000 opere che erano state escluse dalla mostra quell’anno (fra cui il capolavoro di Manet, La colazione sull’erba). Mentre gli accademici e romantici Bouguereau e Carrière si godevano gli ultimi momenti di gloria al Salon, il Realismo e l’Impressionismo si diffondevano per altre vie. Pochi anni dopo, fu inevitabile che la cultura ufficiale aprisse le porte alle nuove tendenze ormai consolidate. Come scrive Frédéric Chevalier in un articolo del 1877, «l’Impressionismo ha finito per entrare nel Salon ufficiale»: il periodo di rivalità fra vecchio e nuovo, ufficiale e alternativo, corretto e osceno si stava chiudendo. La pittura della realtà, dell’attimo, della percezione cromatica e luminosa venne considerata per il suo reale valore storico e artistico.

    Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon è la mostra allestita nel Palazzo Sismondo di Rimini (aperta fino al 6 marzo) che mette a confronto gli artisti e le opere protagonisti di questa turbolenta esperienza, Per sottolineare tutte le differenze, è stato pensato un allestimento di tipo tematico, con 96 opere esposte suddivise per soggetto, in tre sezioni: “Volto, corpo e figure”, la prima, “Nature sospese”, cioè le nature morte, la seconda, e infine “Lo specchio della natura”, il paesaggio. Vedere affiancate opere che trattano il medesimo tema con stili così diversi permette di capire la profonda spaccatura che si verificò fra due tendenze: gli eterei corpi di ninfe e dee di Bouguereau e i dettagliati ritratti di Henner e Carolus-Durand si oppongono ai contadini, alle spigolatrici e alle prostitute di Manet, Cezanne, Monet, Renoir, Gauguin. Per non parlare della pittura di paesaggio, che più di tutte incarna l’idea impressionista di en plain-air, di presa diretta del reale. La mostra vuole anche celebrare “gli anni meravigliosi” della Parigi di metà Ottocento; a questo fine l’allestimento offre allo spettatore la possibilità di immergersi “fisicamente” nell’ambiente parigino del XIX secolo sia esponendo fotografie d’epoca dei Salon sia, nella prima sala, riproducendo il tipico allestimento dell’evento francese, con i velluti rosa alle pareti e i tappeti a ornare i pavimenti dell’ambiente. Parigi viene evocata come la città culturalmente vitale e ricca di fermenti che fu.


    In Italia


    BRESCIA

    Matisse. La seduzione di Michelangelo. Il percorso artistico di Matisse viene accostato a quello Michelangelo: entrambi, seppur lontani nel tempo e nel linguaggio, ebbero un punto di ricerca comune: la sintesi tra colore e scultura. Fino al 12 giugno. Museo di Santa Giulia, via dei Musei 55, Tel. 0302400640.

    FIRENZE

    Ghirlandaio. Una famiglia di pittori del Rinascimento tra Firenze e Scandicci. I Ghirlandaio, il cui capostipite fu il famoso Domenico, hanno contribuito a diffondere il linguaggio rinascimentale in Toscana e oltre: questa mostra, che è stata organizzata in più sedi fra Firenze e Scandicci, ripercorre i grandi nomi e le opere della famiglia e della bottega da essi fondata. Fino al 1 maggio. prenotazioni@cscsigma.it.

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