Patricia Storace

Com’è cambiata la cucina e cosa rappresenta questo cambiamento

da ''The New York Review of Books''
ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA: La poetessa Patricia Storace recensisce il saggio di Sandra M. Gilbert The Culinary Imagination, saggio che ricostruisce la storia sociale, estetica, artistica e politica del cibo dagli antichi romani fino ai nostri giorni.
 SANDRA M. GILBERT, The Culinary Imagination: From Myth to Modernity, Norton, pp. 404 , $ 29,95

 

Nel diciassettesimo secolo, quando la dinastia Ming stava crollando, il suo grande storico e memorialista, Zhang Dai, riscrisse la Storia del cibo cucinato di suo nonno Zhang Rulin rinominandolo The Old Glutton Collection. Nella sua prefazione, che è tutto ciò che rimane di questo lavoro perduto, cita molti classici cinesi della gastronomia e descrive l’appetito raffinato di Confucio e il modo di mangiare come una sorta di filosofia incarnata di come vivere. Egli cerca una giustificazione per l’audacia  nel ripubblicare il lavoro di suo nonno:

 

Ho ricevuto il dono dell’abilità di distinguere il gusto tra l’acqua del fiume Sheng e tra quella del fiume Zi, di capire quando il sangue di un’oca è quello di un’oca nera o bianca, di sapere se il pollo abbia razzolato all’aria aperta o se la carne sia stata cucinata su una stufa a legna già spenta…[1]

 

L’acutezza e profondità squisite dell’abilità di Zhang Dai relativa al gusto è espressione di sapienza evoluta: non solo la sua, ma anche quella sviluppata dai suoi antenati sulla geografia, sulla botanica, sulla biologia, sull’allevamento degli animali, sulle tecniche culinarie, sulla natura, sulla tradizione e sul passare del tempo. Mangiare con eccellenza disciplinata è una ricerca di saggezza. La pratica del mangiare dal punto di vista filosofico può essere vista anche come il microcosmo di un governo ideale, cui le radici della stessa parola “gastronomia” rimandano, nel momento in cui fanno riferimento alla leggi dello stomaco e dell’appetito.

 

Questo passaggio, contiene anche un’elegia obliqua e non detta. Zhang Dai è conscio della minaccia politica che distruggerà il mondo in cui questi piaceri hanno avuto vita. Quando i Manchu conquistarono la dinastia Ming, Zhang Dai fuggì sulle montagne, dove finì i suoi giorni come un rifugiato alla fame, scrivendo le «memorie del sogno» di quel mondo perduto e l’iscrizione per la sua tomba: «Per la gente, il cibo è il Paradiso/ Un ingordo Dongpo/Affamato sotto un Solitario Bambù». [2]

 

 

La copertina del libro di Sandra M. Gilbert

La copertina del libro di Sandra M. Gilbert

Non c’è nulla di simile a questo atteggiamento nei confronti dell’esperienza gastronomica di Sandra Gilbert, così entusiasta e coinvolta dei modi, soprattutto americani e solo sporadicamente europei, di trattare il cibo nella letteratura moderna, nei film e nell’arte, nonostante la gradevole scampagnata del libro per i molti sentieri culinari.  The Culinary Imagination non riesce mai infatti a guadagnarsi il suo titolo ambizioso che pare non ammettere repliche. È in realtà un lavoro molto parziale: un’indagine culinaria impressionistica, una sorta di armadietto dei gioielli personali e intellettuali, che spazia tra analisi letteraria e ricordi privati, includendo inoltre un commovente e agrodolce autoritratto gastronomico della stessa Gilbert.

 

Il libro esplora una grande varietà di scenari culinari; possiamo osservare di passaggio una gamma di cibi e abitudini funerarie, di feste rituali dell’antichità greca e romana e del monoteismo, il divenire dei modi e degli utensili nello stare a tavola, uno scelto gruppo di chef televisivi (Julia Child, ma non Martha Stewart; Anthony Bourdain, ma non Jamie Oliver), vignette sul cannibalismo e  sulla dieta gianista[3] vegetariana, radicalmente utopica, imposta dal trascendentalista Bronson Alcott alla sua comunità di Fruitlands. Alcott rifiutava tutto il cibo animale «corruttore», e proibiva la semina di certi vegetali e radici che «crescono sottoterra anziché all’aria aperta».

 

La Gilbert ci porta dentro la cucina di Emily Dickinson, che la poetessa concepiva come una esotica isola di spezie chiamata «Domingo». Condivide con noi la ricetta della poetessa per la Torta Nera, in un’adorabile evocazione di come magicamente i sapori di un piatto possano riportare a momentanea vita una persona scomparsa.

 

Cogliamo lo scorcio del centrotavola di un banchetto Rinascimentale ideato da Andrea del Sarto per ricordare il Battistero di Firenze:

 

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