451 parole: land grabbing

Negli ultimi tempi parole anglofone come spread, spending review, hedge funds, rating, welfare sono entrate con irruenza nel lessico comune occupando, in alcuni casi con quotidiana frequenza, sia gli spazi dei mass media che le nostre discussioni. Siamo tutti trainer (allenatori). Fra queste ce n’è una, che forse non ha ancora raggiunto pari celebrità, ma che merita molta attenzione. E non soltanto quella dei puristi della lingua o degli esperti improvvisati: si tratta del land grabbing. Grab, letteralmente: catturare, carpire, arraffare … la terra (land).
Gli arraffoni, moderni conquistadores, sono incarnati da governi e multinazionali che, sebbene sprovvisti di cavalli, spade e archibugi, dispongono di armi molto efficaci per accaparrarsi enormi superfici agricole: è corsa alla terra1. Basti pensare che in dieci anni, stando ai dati dell’International Land Coalition (ILC) – la principale alleanza fra esponenti della società civile, della politica e delle istituzioni di tutto il mondo e che ha lo scopo di assicurare un accesso equo alla terra – la superficie complessivamente interessata dal grabbing è di oltre 200 milioni di ettari, pari quasi all’estensione dell’Europa occidentale. Si tratta di terreni oggetto di compra-vendita internazionale a prezzi più che vantaggiosi per chi li acquista o di cessioni a lungo termine a un canone d’affitto irrisorio.


















