Diane Johnson

Purity, il nuovo romanzo di Jonathan Franzen

da ''The New York Review of Books''
LETTERATURA: La recensione della scrittrice Diane Johnson di Purity, il nuovo romanzo di Jonathan Franzen.

 

JONATHAN FRANZEN, Purity, Farrar, Straus and Giroux, pp. 563, $ 28,00

 

1.

Gli ammiratori dei romanzi acuti e profondamente studiati di Jonathan Franzen sulla vita familiare americana contemporanea – Le correzioni e Libertà – troveranno che il  nuovo romanzo, Purity[1], parte dalla sua precedente fedeltà al realismo comico, la sua è una narrazione complessa di destini intrecciati e paralleli, crimini internazionali e oscuri segreti, una girandola di eventi che si svolgono alla velocità di una favola o di un libro di fumetti. C’è la storia di Pip, che cerca di sapere chi sia il padre; c’è quella di Andreas, operatore di un sito internet segreto, famoso in tutto il mondo, che agisce dalla Bolivia, dopo aver trascorso l’infanzia sotto il comunismo a Berlino Est; c’è quella di Tom e Leila, giornalisti a Denver, che scoprono un intreccio alla Stranamore per rubare una bomba nucleare; c’è quella di una donna solitaria che non vuole dire il suo vero nome alla figlia; e molto di più.

La copertina dell'edizione americana di Purity

La copertina dell’edizione americana di Purity

In uno dei suoi saggi (Mr. Difficult), Franzen distingue tra un tipo di romanzo, che lui definisce di “Status” come quelli scritti da Flaubert, Proust, Kafka e in particolare William Gaddis, che favoriscono «il discorso sul talento e quello sul valore storico-artistico», e il tipo di romanzi che a lui piace leggere e in cui crede, e che definisce i romanzi “Contratto”. Il riferimento è al patto tra scrittore e lettore che vuole che entrambi si aspettino che i romanzi siano piacevoli, che ispirino e che vendano. Purity cerca di avere le qualità del romanzo di “Status”, nella sua cronologia complicata e nella sua ambiziosa gamma di preoccupazioni morali, ma nelle sue sequenze mozzafiato di eventi e scene di sesso esplicito cerca anche di soddisfare le regole del romanzo “Contratto”.

Come la sinossi di un’opera, qualsiasi narrazione, ridotta ai dettagli del suo intreccio, può risultare ridicola e così il lettore può trovare utile pensare al melodrammatico Purity come romanzo più strettamente conforme al genere familiare del racconto popolare piuttosto che simile alla finzione lirico/realistica che ha avuto finora da Franzen. In una visione strutturalista, esso segue modelli archetipali: c’è l’Eroina, Pip (l’allusione dickensiana del suo nome diverrà chiara con lo sviluppo della narrazione). La  solitaria madre di Pip (che è sia Principessa che Strega) rifiuta di dirle chi sia il padre (il Re) o il suo vero cognome. Come in una fiaba, Pip si deve imbarcare in un Viaggio di scoperta, incontra il Cattivo mascherato da amico, e via di seguito. A questo paradigma di base naturalmente viene data una veste contemporanea: Pip è una studentessa universitaria senza un soldo che vive in una specie di casa occupata a Oakland; la madre è una donna single amorevole ma depressa che in una villetta ha cercato di educare Pip a una virtuosa semplicità vicina alla povertà. Ci sarà anche l’oro alla fine della ricerca.

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