Peter Brown

Evoluzione della sessualità nel tardo romano impero

da ''The New York Review of Books''
KYLE HARPER, From Shame to Sin: The Christian Transformation of Sexual Morality in Late Antiquity, Harvard University Press, pp. 304, $ 33,95
STORIA: Peter Brown analizza uno dei momenti più importanti della storia dell'uomo: l'evoluzione della sessualità e dei codici morali nel mondo romano dopo la conversione di Costantino, nel momento in cui il mondo romano si trasformò da pagano a cristiano.

Una delle più durature delizie e sfide nello studio del mondo antico, e dell’Impero Romano in particolare, è la sensazione contrastante di familiarità ed estraneità che caratterizza i nostri molti approcci ad esso. È come un grande palazzo, visibile da lontano, alla fine di una strada dritta che attraversa quello che sembra essere un terreno pianeggiante. Solo quando ci avviciniamo riusciamo a vedere chiaramente, sul bordo di un grande canyon, invisibile dalla strada, che questo ci separa dal monumento che cerchiamo. Realizziamo che stiamo guardando questo mondo attraverso un dislivello a strapiombo e silenzioso di duemila anni.

Affreschi presenti nel Lupanare di Pompei.

Affreschi presenti nel Lupanare di Pompei.

L’antichità è sempre più strana di quanto pensiamo. Nulla si dimostra essere più strano di ciò che una volta immaginavamo fosse familiare. Da sempre sapevamo che i romani praticavano molto sesso. In realtà, nell’opinione dei nostri vecchi, essi probabilmente lo praticavano molto più di quanto fosse per loro giusto. Sappiamo da sempre anche che i primi cristiani avevano un acuto senso del peccato. Abbiamo la tendenza a pensare che avessero un senso del peccato molto più forte di quanto avrebbero dovuto avere. Altrimenti sarebbero stati come noi. Fino a poco tempo fa, gli studi sul sesso a Roma e sulla cristianità nel mondo romano erano avvolti in un involucro di ingannevole familiarità.
Solo nell’ultima generazione abbiamo messo in luce il dislivello a strapiombo e stuzzicante di quel canyon che giace tra di noi e un mondo che tendevamo precedentemente a considerare per assodato come immediatamente disponibile per le nostre stesse categorie interpretative. “Revealing Antiquity”, la collana dell’Harvard University Press a cura di Glen Bowersock, ha giocato la sua parte nell’instillare in noi tutti un salutare senso di vertigine quando scrutiamo dal bordo quel mondo affascinante ma profondamente strano. Il libro di Kyle Harper From Shame to Sin: The Christian Transformation of Sexual Morality in Late Antiquity(Dalla vergogna al peccato: la trasformazione cristiana della moralità sessuale nella tarda antichità)è un contributo brillante a questa collana. Non solo dà conto dell’esatta natura della tensione tra il familiare e il profondamente inconsueto che giace dietro la nostra immagine della moralità sessuale dei greci e dei romani nell’Impero Romano del periodo classico. Esso va avanti anche evocando la semplice, imprevista stranezza del codice sessuale molto particolare elaborato nei primi circoli cristiani, e la sua istantanea, ampiamente imprevista, minaccia portata a un equilibrio sociale molto antico nei due secoli che seguirono la conversione di Costantino al cristianesimo del 312. Come Harper rende chiaro dalla prima pagina del suo denso e vivace libro: «Pochi periodi della storia pre-moderna hanno vissuto un cambiamento ideologico così rapido e significativo. Il sesso fu al centro di tutto ciò».
Perché? È una domanda che è stata spesso posta in tempi recenti. Quello che è originale nel libro di Harper è il suo approccio alla questione, e la causticità con cui offre una risposta. Questa risposta è basata su una valutazione delle strutture sociali della vita vera dell’Impero Romano classico e degli irrevocabili cambiamenti portati nella sfera pubblica, negli ultimi secoli dell’Impero, dall’arrivo al potere di una minoranza cristiana fino ad allora alienata e perfezionista.
Ma prima di esaminare la risposta di Harper nel dettaglio, vale la pena riportare alla mente alcuni precedenti tentativi di rendere conto del dislivello di quel canyon che si frappone tra noi e l’ingannevole familiarità con il mondo antico. Gli studiosi del campo cominciarono ad apprezzare la stranezza dei romani, in materia di sesso così come in molto altro, a partire dalla fine degli anni ’60. Per portare un piccolo ma rivelatore esempio, nel 1965 lo storico e sociologo di Cambridge, Keith Hopkins, mostrò con entusiasmo che le donne romane si sposavano all’età di tredici anni. Era un ‘età molto tenera per il matrimonio come quella attualmente in uso tra le ragazze dell’India moderna. D’un colpo, l’abisso tra noi e il mondo degli antichi romani sembrò grande quanto quello che, nell’inquieta immaginazione dei paesi occidentali, sembrava esistere negli anni ’60, tra loro e i paesi “sottosviluppati” del terzo mondo.
Un simile vigore venne mostrato in Francia. Qui il senso di intimità con il mondo antico era stato incoraggiato dal senso di continuità tra la civilizzazione romana e la Chiesa Cattolica, vista come il successore naturale di tutto ciò che era stato grande e buono a Roma. Gli studiosi guardarono indietro all’Impero Romano del secondo secolo dell’era cristiana, per rintracciare una Praeparatio Evangelica – una “Preparazione per il Vangelo”. Si credeva che questa “preparazione” potesse essere vista all’opera nell’aumento dei matrimoni camerateschi1 nei circoli di Plinio e Plutarco, nella diffusione delle nozioni di benevolenza universale associata all’insegnamento stoico, e anche nei primi incerti passi verso “l’umanizzazione” della schiavitù. Si affermava che la cristianità aveva ereditato e reso più ampiamente diffusi questi avanzamenti morali.
Negli anni ’70, questo confortante panorama fu sottoposto ad una ricerca critica. In un bel libro scritto nel 1976, Le Pain et le cirque, Paul Veyne mise a nudo l’esotica stravaganza del sistema della benevolenza pubblica nel mondo greco e romano che i primi studi avevano plaudito come precursore della carità cristiana2. Nel 1984 Le Souci de soidi Michel Foucault insisteva sulla assoluta specificità dei codici morali delle élite dell’alto Romano Impero3. In nessun lavoro era sotto esame la cristianità. La rassicurante strada dritta che sembrava condurre da Roma all’Europa cattolica conduceva a una discesa vertiginosa. Il cattolicesimo del medioevo e dei tempi moderni sarebbe stato raggiunto solo al sorgere di un paradigma di società e di corpo completamente nuovo.
Cominciai il mio stesso lavoro su Il corpo e la società (che è uscito nel 1988) con quel nuovo frizzante vento nelle mie vele4. Il lavoro di figure come Veyne e Foucault segnò per me la fine della complicità conformista con il passato – basata sul presupposto che noi sapessimo tutto sul sesso e su cosa i primi cristiani dovessero aver pensato di esso. Il corpo e la societàfu un libro scritto per instillare «un senso di salutare vertigine» sul passato del cristianesimo delle origini.
From Shame to Sin di Harper porta aria fresca sulla materia. Per esempio, nel suo primo capitolo, “I codici morali del sesso nell’Impero Romano”, prende decisamente le distanze dalla recente tendenza di minimizzare il ruolo dell’erotismo nel matrimonio delle classi superiori e nella società in generale nel secondo secolo.

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