451 via della letteratura della scienza e dell'arte
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I classici hanno un futuro?

da ‘The New York Review of Books’ di Mary Beard
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    Il 2011 è stato un anno insolitamente positivo per il compianto Terence Rattigan: il suo testo teatrale Man and Boy (“Uomo e ragazzo” la storia attualissima del crollo di un finanziere) è in scena a Broadway con protagonista Frank Langella nella sua prima produzione newyorkese dagli anni Sessanta, mentre un film tratto da The Deep Blue Sea (“Il profondo mare azzurro”), con Rachel Weisz nei panni della moglie di un giudice che scappa con un aviatore, è uscito nelle sale alla fine di novembre in Gran Bretagna e in dicembre negli Stati Uniti. L’anno scorso è stato il centenario della nascita di Rattigan (morto nel 1977) e ha portato con sé la consueta rivalutazione che avviene in simili ricorrenze. Per anni, almeno agli occhi della critica, anche se non delle platee del West End, le sue eleganti storie sull’angoscia repressa delle classi privilegiate non hanno potuto competere con il realismo operaio di John Osborne e degli altri drammaturghi “giovani arrabbiati”. Ma stiamo imparando a riconsiderare le cose.

    Ho riconsiderato un’altra commedia di Rattigan, The Browning Version (“La versione di Browning”), rappresentata per la prima volta nel 1948. È la storia di Andrew Crocker-Harris, un insegnante di mezz’età di una scuola privata inglese, un docente severo, vecchio stampo, costretto a un pensionamento prematuro per gravi problemi cardiaci. “The Crock”, il protagonista, ha un’altra sfortuna (“the Crock”, il rottame, è come lo chiamano gli allievi) è di avere sposato una donna davvero velenosa di nome Millie, che divide il suo tempo tra un’intermittente relazione con il professore di scienze e l’applicazione di strategie varie di sadismo domestico per distruggere il marito.

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