Keith Thomas

La verità su Oliver Cromwell

da ''The New York Review of Books''

BLAIR WORDEN, God’s Instruments: Political Conduct in the England of Oliver Cromwell, Oxford University Press 2012, pp. 421, $65.00.

 

STORIA: Il grande storico inglese Keith Thomas, recensisce il saggio di Blair Worden, incentrato sulle azioni politiche dell’uomo che diede vita alla rivoluzione inglese nel 1642: Oliver Cromwell.

«Nel dare alla conferenza una veste adeguata per la stampa ho espunto i riferimenti locali e ne ho attenuato il carattere orale». L’eleganza meticolosa e un po’ manierata di questa osservazione introduttiva alla raccolta di saggi di Blair Worden sulla storia religiosa e politica della metà del XVII secolo in Inghilterra, ci fa venire subito in mente il compianto Hugh Trevor-Roper, il mentore di Worden, nonché suo collega e amico, la cui fama postuma egli ha notevolmente incrementato in qualità di esecutore letterario e di sensibile necrologista1.

Trevor-Roper è a mala pena menzionato nel libro, ma la sua influenza è spesso percettibile. È più evidente nella preferenza di Worden per il saggio lungo rispetto alla più scoraggiante alternativa di una narrazione continua, perché sebbene la storia della Rivoluzione puritana progettata da Trevor-Roper non fu mai completata, i suoi saggi sono l’apoteosi del genere. Si può vedere anche nella scelta di Worden dell’argomento, che, come nel racconto di Oliver Cromwell e dei suoi parlamenti o nella sua commemorazione del politico realista e storico Edward Hyde, conte di Clarendon, ricorda precedenti incursioni del suo maestro nello stesso territorio. Anche una voce nell’indice che recita: “Larkin, Philip, poeta minore, p.357” ci fa tornare in mente le stroncature satiriche di cui abbondavano gli indici di Trevor-Roper.

Blair Worden, tuttavia, è uomo che sa pensare con la propria testa e sebbene aspiri raramente ai virtuosismi stilistici di Trevor-Roper, lo supera di gran lunga quanto a profondità di conoscenza, cura nella documentazione, e sottigliezza di scrittura. Trevor-Roper, oltretutto, era insofferente verso tutte le forme di dogma religioso. Apparteneva a una generazione di storici sociologicamente orientati che tendevano, a detta di Worden, a dare per scontato che la religione fosse il modo secentesco di parlare d’altro, solitamente di politica o di economia. Worden ha maggiore affinità con quegli studiosi più recenti che cercano di non incorrere nell’anacronismo di attribuire alle persone del XVII secolo le preoccupazioni del XXI secolo, e che provano a comprendere il passato nei termini che gli sono propri.

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