L’Italia: né Stato né Nazione?
Pubblicazione di riferimento:
SABINO CASSESE, L’Italia: una società senza Stato?, Bologna, Il Mulino, 2011, pp. 110, € 10,00

Il 150esimo anniversario dell’unificazione italiana ha rivelato, in misura alquanto sorprendente, che l’idea di patria è più diffusa e più ampiamente condivisa di quanto la grande maggioranza dei commentatori, degli uomini politici, degli intellettuali ritenessero. Contrariamente a una tesi alquanto approssimativa e superficiale, la patria non morì l’8 settembre del 1943. Anzi, sulle ceneri di un nazionalismo retorico e aggressivo, la Resistenza contribuì ad affermare un’idea di patria diversa e migliore che fu poi largamente trasferita e inserita in quella “rivoluzione promessa”, come sottolineò efficacemente Piero Calamandrei, che è e che rimane la Costituzione italiana. Agli studiosi di scienza politica tutte queste problematiche – patria, Resistenza, Costituzione – sono congeniali. Fanno parte integrante di qualsiasi analisi del sistema politico italiano. Sarebbe opportuno che venissero insegnate davvero in tutte le scuole della Repubblica. Una rilettura della storia italiana e, in special modo, dei fenomeni congiunti di nation-building e state-building con gli strumenti di cui disponiamo promette non soltanto di conseguire un miglior apprendimento, ma anche di mettere in evidenza i problemi rimasti e di sollecitare soluzioni praticabili. Senza essere un politologo professionista, Massimo D’Azeglio colse sia l’essenza dei processi di costruzione dello Stato e della Nazione sia la loro differenza quando affermò che “fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” ovvero, costruito lo Stato, che si sarebbe poi esteso e completato, era indispensabile costruire la Nazione, vale a dire pervenire a un comune sentire, alla consapevole condivisione dell’appartenenza, a valori civici diffusi.
Quale Stato e quale Nazione l’Italia sia diventata e, soprattutto, debba cercare di essere è una tematica che continua a meritare la nostra attenzione di studiosi e di cittadini. In maniera alquanto provocatoria vi si è esercitato anche Sabino Cassese, a lungo docente di Diritto, oggi giudice costituzionale. Intreccerò la mia analisi con la sua guardando da un lato agli elementi della costruzione dello Stato che oggi risultano controversi, dall’altro agli elementi della costruzione della Nazione, in particolare quelli relativi alla cultura politica, che appaiono inadeguati e persino riprovevoli e che, pertanto, debbono essere criticati, sfidati e trasformati.
