451 via della letteratura della scienza e dell'arte
contiene gli articoli di The New York Review of Books

Occidente terra del tramonto

di Michela Nacci

    Pubblicazione di riferimento:

    G.E. Rusconi, Cosa resta dell’Occidente, Roma-Bari, Laterza, 2012, pp. 290, € 19.00

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    Che cos’è l’Occidente? Ne parliamo tanto, ne parlano tanto i suoi nemici, ma quando dobbiamo definirlo in modo preciso ci troviamo in difficoltà. È l’Europa? Sono gli Stati Uniti d’America? È il blocco composto da Europa e Stati Uniti magari con l’appendice dell’Australia? Con quale criterio si possono escludere da questo blocco paesi ultraindustrializzati, sviluppati, con governi liberaldemocratici più o meno aperti, come il Giappone? Si risponderà che è determinante la razza, o la storia propria di ogni paese. Già, ma anche gli Stati Uniti sono composti da razze che non sono affatto solo la razza bianca e hanno avuto una storia molto diversa da quella europea: eppure li consideriamo Occidente, addirittura la punta più avanzata dell’Occidente. Si deve concludere che il punto cruciale non è quello della razza né della storia. Evidentemente dobbiamo cercare altri criteri, meno fisico-geografici e forse più culturali, o politici. Possiamo dire che il blocco “occidentale” è quell’insieme di paesi che si riconoscono in alcuni principi politici liberaldemocratici, in un sistema di sviluppo capitalista al quale si aggiungono provvedimenti (variabili nella misura) di welfare, e sul piano internazionale nella supremazia americana, e che si oppongono al blocco “orientale” formato da quei paesi caratterizzati da regimi prima socialisti e autoritari, e ora solo autoritari, con un sistema di produzione capitalista applicato in epoca recente, e che sul piano internazionale si trovano sotto l’egida della Russia? Si noterà che questa distinzione appartiene all’epoca della Guerra fredda, epoca dalla quale per riconoscimento universale siamo usciti. Oggi il mondo si definisce non bipolare ma multipolare: alle due principali potenze che si spartivano il mondo si sono aggiunte infatti le nuove potenze mondiali rappresentate da India e Cina, le cosiddette tigri dell’Est, si è aggiunto il Brasile, e ad accompagnare o bilanciare il peso degli Stati Uniti c’è quello dell’Unione Europea. Dunque neppure il criterio politico o quello dello sviluppo industriale è capace di individuare che cosa sia esattamente Occidente: di fatto il capitalismo è diventato il sistema di produzione adottato dall’intero mondo sviluppato, e i regimi dei paesi dall’economia in crescita vulcanica cercano a tratti (ma senza troppa convinzione) di raggiungere un livello di democrazia che li faccia accogliere a pieno titolo nel salotto buono dei paesi più avanzati. Da questo tipo di regimi (più o meno consolidati) si differenziano tutti quei paesi in cui le violazioni delle regole base del liberalismo e della democrazia (libere elezioni, sistema parlamentare, garanzia dei diritti, magistratura indipendente, limiti al potere del governo) sono reiterate.[...]

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