David Cole

Perché dobbiamo ancora difendere la libertà di parola

da ''The New York Review of Books''

Il primo emendamento1 ha bisogno di una riscrittura nell’era di Donald Trump? L’ascesa del suprematismo bianco e dei gruppi Neo Nazisti dovrebbe condurci a limitare la protezione accordata a un’espressione di pensiero che esprime odio e sostiene la violenza, o che comunque mette a rischio l’uguaglianza? Se la libertà di parola inasprisce la disuguaglianza, perché non deve avere la precedenza l’uguaglianza, che è anch’essa protetta dalla Costituzione?

Dopo la tragica violenza del raduno dei sostenitori del suprematismo bianco a Charlottesville, Virginia, lo scorso 12 agosto, l’esigenza di una risposta a queste domande acquista una rinnovata urgenza. Molti hanno chiesto in particolare perché l’ACLU2, della quale sono direttore a livello nazionale, abbia rappresentato Jason Kessler, l’organizzatore del raduno, nel contrastare l’ultimissimo tentativo della città di Charlottesville di revocargli permesso. La città aveva proposto che il raduno fosse spostato a un miglio di distanza dal luogo originariamente approvato – Emancipation Park, il luogo del monumento al generale confederato Robert E. Lee contro la cui rimozione Kessler aveva tentato di protestare – senza tuttavia offrire delle ragioni plausibili per le quali la protesta sarebbe stata più facile da gestire a un miglio di distanza. Come gli uffici dell’ACLU di tutto il Paese avevano già fatto con migliaia di manifestazioni per quasi un secolo, l’ACLU della Virginia ha fornito a Kessler supporto legale per conservare il suddetto permesso. La disastrosa violenza che ne è seguita, dovrebbe a questo punto rendere necessaria una revisione della portata del concetto di libertà di parola?

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