Vincenzo Bonicelli Della Vite

Sancio, io e l’isola di nessuno

Vincenzo Bonicelli della Vite, Sancio, io e l'isola di nessuno, Pungitopo, pp. 192, € 15,00

LETTERATURA: Vincenzo Bonicelli della Vite ci porta in un viaggio, o per meglio dire, in un volo letterario che sorvola Ulisse, Don Chisciotte e arriva fino alle opere di Franz Kafka e James Joyce.

Nessuno e un Cavaliere dalla Triste figura: la parola diversamente umana

E arrivò a tanto quella sua folle mania che vendette diverse staia di terra da semina per comprare romanzi cavallereschi da leggere, e in tal modo se ne portò a casa quanti più riuscì a procurarsene, e fra tutti, non ce n’erano altri che gli piacessero quanto quelli composti dal famoso Feliciano da Silva, poiché il nitore della sua prosa e quei suoi ingarbugliati ragionamenti gli parevano una delizia… in certi punti trovava scritto:

 

La ragione dell’irragionevole torto che alla mia ragione vien fatto, modifica in tal modo la mia ragione, che con ragione mi dolgo della vostra bellezza.

(M.Cervantes, Don Chisciotte)

La vicenda di Nessuno nell’antro di Polifemo, intrigante sia per la presenza del mostro accecato e della sua ira, che per la sua impotenza di fronte a un uomo piccolo come Ulisse, mi riporta al presente del mio volo e alla mia paura di avere Don Chisciotte come pilota. Grande uomo che non sa di essere piccolo. Mi torna davanti agli occhi la sua immagine nei disegni di Gustavo Dorè, la sua Triste Figura di cavaliere scalcinato e tragicomico. Cosa possono mai avere in comune i due così diversi, l’eroe forte, astuto e coraggioso, resistente a viaggi e prove durissime, e quella parodia d’uomo avventuroso e combattivo, secco e curvo e dal corpo forte ma vecchio e dolorante? Niente, proprio niente, penso subito. Però qualcosa stuzzica il mio ingegno, lo sfida a cercare il dato comune delle due invenzioni letterarie.

Poi finalmente capisco, pensando alla loro identità messa sempre a dura prova: l’uomo che si spaccia per Nessuno e quello che si spaccia per cavaliere erranteriescono a superare ogni ostacolo facendo appello alla parola, è questa l’elemento risolutore della loro identità. Per l’esattezza: le parole che usano per definire la propria identità, per essere se stessi pienamente, ma in modo diversamente umano, rendono la realtà narrata funzionale. Ulisse che diventa Nessuno fa sì che l’evento si specchi in quell’immagine di un’altra realtà creata dal nome “Nessuno”. L’hidalgo della Mancha specchia la sua avventura nelle parole dei cavalieri erranti, risuscitati appositamente con un atto di ribellione alla vita presente. Il nucleo affettivo dei due eroi, l’ideologia stessa delle loro identità messe alla prova dai fatti, trovano una definizione risolutiva nello specchio costituito dalla parola: la realtà esterna viene nominata in modo alternativo e discrezionale, cioè tolta dall’anonimato diventando un dato personale, soggettivo.

 

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