Adam Kirsch

Un Abramo o tre?

da ''The New York Review of Books''

JON D. LEVENSON, Inheriting Abraham: The Legacy of the Patriarch in Judaism, Christianity, and Islam, Princeton University Press, pp. 244, $29.95

YAIR ZAKOVITCH, Jacob: Unexpected Patriarch, tradotto dall’ebraico da Valerie Zakovitch, Yale University Press, pp. 202, $25.00

RELIGIONE: Abramo è ovviamente considerato il patriarca dell’Ebraismo. Ma è possibile che Abramo sia in realtà il patriarca di tre diverse religioni, ovvero dell’Islam, del Cristianesimo e dell’Ebraismo?

I primi undici capitoli del libro della Genesi sono una quasi ininterrotta cronaca della malvagità, corruzione e malizia umana. Ai primi esseri umani, Adamo ed Eva, era stato dato un solo comandamento da Dio, non mangiare dall’albero della conoscenza, ma loro danno retta al serpente, trasgrediscono l’ordine di Dio e vengono espulsi dall’Eden. Nella generazione successiva, Caino uccide suo fratello Abele e viene mandato a vagare per il mondo. Dal capitolo sei, «il Signore vide che la malvagità dell’uomo nella terra era grande e che ogni creazione del pensiero dell’animo di lui era costantemente soltanto male». Rimpiangendo di aver creato l’uomo, Dio invia il Diluvio Universale per spazzare via la sua creazione, risparmiando solo Noè e la sua famiglia.

Ma non appena le acque si ritirano Noè si ubriaca e si addormenta nudo, dopo di che suo figlio Cam «vide la nudità del padre» – una grave violazione che fa meritare a Cam la dannazione eterna. A questo segue la vicenda della Torre di Babele, in cui gli esseri umani provano a costruire una torre in grado di raggiungere il cielo, solo per essere poi dispersi e separati da Dio. Prima di arrivare al dodicesimo capitolo della Genesi, è difficile immaginare come potrebbero essere peggiori gli esseri umani, o più incorreggibili. Le minacce e le punizioni divine sembrano non avere effetto sul genere umano; Dio si ripromesso di non inviare un secondo Diluvio, ma se Lo facesse, nessuno potrebbe dire che Egli non sia stato provocato. Sembra come se la storia dell’uomo abbia raggiunto un vicolo cieco nell’immoralità.

E poi arriva Abramo – o, come è conosciuto nella storia fino a questo punto, Abram. Il suo nome appare per la prima volta in una lunga genealogia, insieme a una dozzina di altri nomi – Arpachshad, Peleg, Serug – che oggi non significano niente per noi. Non c’è nessuna ragione per aspettarsi che Abramo possa divenire l’eletto nella storia futura. Eppure il capitolo 12 comincia con Dio che strappa Abramo dall’oscurità e gli fa, spontaneamente e per nessuna ragione chiara, una promessa tremenda:

 

Va’ via dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla casa paterna, al paese che ti indicherò. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome, sarai una benedizione. Benedirò chi ti benedice, maledirò chi ti maledice, si benediranno di te tutte le famiglie della terra.

 

Come scrive Jon D. Levenson in Inheriting Abraham (Ereditando Abramo), «la chiamata e l’incarico» di Abramo rappresentano «un nuovo inizio» per la storia umana. Finora nella Genesi, abbiamo letto di esilio, distruzione, dispersione, ora, per la prima volta, sentiamo parlare di riunione, prosperità, alleanza.

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