John Banville

Vargas Llosa, Il sogno del Celta

da ''The New York Review of Books''
MARIO VARGAS LLOSA, Il sogno del Celta, trad. it. di Glauco Felici, Einaudi, Torino 2012, pp. 426, € 22,00

 

LETTERATURA: Lo scrittore John Banville, recensisce il romanzo Il sogno di Celta, di Mario Vargas Llosa. In questo libro, lo scrittore peruviano vincitore del premio Nobel, ricostruisce la straordinaria vita del rivoluzionario irlandese Roger Casement, che si batté strenuamente contro il colonialismo selvaggio dell’800.

 

Oltre ad essere uno dei più grandi irlandesi mai esistiti, Roger Casement fu anche una figura di assoluto rilievo sulla scena mondiale. Ai suoi tempi, dopo essersi sottratto ai vincoli che la sua classe sociale e la sua educazione gli imponevano per dedicarsi alla causa dell’indipendenza irlandese dal dominio britannico, questo anglo-irlandese era considerato, e persino riverito, a livello internazionale come paladino dei popoli indigeni oppressi dell’Africa occidentale e della regione peruviana di Putumayo, nonché instancabile difensore dei diritti umani in generale. Perché mai, allora, il suo nome oggi è praticamente dimenticato o ignorato – in Irlanda come nel resto del mondo?

Non è facile rispondere a questa domanda, a causa delle sue numerose implicazioni. Dopo l’insurrezione di Dublino del 1916, che spezzò le basi dell’impero britannico proprio nel momento in cuila Gran Bretagnaera alle prese con gli orrori della prima Guerra mondiale, Casement fu spogliato del titolo di cavaliere –benché vi avesse già rinunciato – processato per tradimento, incriminato e impiccato, malgrado alla vigilia dell’insurrezione fosse giunto in Irlanda dalla Germania non per guidarla, come ritenevano i britannici, ma al contrario per persuadere i capi dei ribelli a revocarla, poiché convinto che non avrebbe avuto buon esito.

In un primo tempo l’insurrezione ricevette scarso sostegno popolare – la leggenda narra che i soldati repubblicani che il Lunedì di Pasquetta presero d’assalto l’ufficio centrale delle poste trovarono ad accoglierli alcune rispettabili dame dublinesi che li picchiarono a colpi di ombrello. Ma dopo che quindici di quei leader furono sbrigativamente processati da una corte marziale e condannati a morte il sentimento popolare volse a favore della ribellione, anche se apparentemente destinata a fallire. Era dunque inevitabile che le accuse e la condanna di Casement fossero presentate come del tutto fondate.

Fu questo il motivo per cui i contenuti dei diari segreti che Casement aveva tenuto in Congo e in Perù, scoperti nel suo appartamento londinese dopo il suo arresto e nei quali egli aveva dettagliatamente descritto alcune promiscue attività sessuali che lo vedevano protagonista insieme a dei giovani indigeni, furono fatti circolare ampiamente tra i locali e i pub di Londra, causando scandalo e indignazione generali. Per molti anni i repubblicani irlandesi, e non solo loro, considerarono i cosiddetti “black diaries” un falso, architettato dai servizi segreti britannici per distruggere la reputazione di Casement e garantire che la sua condanna a morte non venisse commutata. In seguito fu dimostrato che i diari non rappresentavano un falso, benché ciò non significhi che quanto era in essi contenuto fosse basato interamente sui fatti1. Quel sordido materiale, anche se considerato frutto di un inganno da parte della perfida Albione, gettò un’ombra sulla memoria di Casement presso i nazionalisti irlandesi, al punto da precludere la sua ammissione in quella che lo storico Tim Pat Coogan soleva descrivere succintamente come «la carovana degli eroi irlandesi», mentre nel resto del mondo, comprensibilmente, un uomo che in piena guerra mondiale era stato impiccato per tradimento dal proprio governo non appariva come il più gradevole dei modelli.

La lettura del contenuto integrale di questo articolo è riservata ai sottoscrittori dell’Abbonamento Annuale Online
Log In Abbonati
Print Friendly
Invia una mail per segnalare questo articolo ad un amico