451 via della letteratura della scienza e dell'arte
contiene gli articoli di The New York Review of Books

Violentare la terra con il fracking

da ‘The New York Review of Books’ di Bill McKibben

    Pubblicazione di riferimento:

    SEAMUS MCGRAW,The End of Country, Random House, 245 pp., $ 26,00
    TOM WILBER, Under the Surface: Fracking, Fortunes, and the Fate of the Marcellus Shale,  Cornell University Press, 272 pp., in pubblicazione maggio 2012
    Gasland, un film documentario di Josh Fox, Docurama, DVD, $ 29,95

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    Prevedendo che il «picco del petrolio» – il punto in cui il tasso di estrazione mondiale del petrolio comincerà a diminuire – sarebbe stato raggiunto in pochi anni, gli analisti avevano in parte visto giusto. Il nostro pianeta sta esaurendo l’accesso facile a questa materia, quando infilavi una sonda nel terreno, e il greggio zampillava. I grandi campi petroliferi dell’Arabia Saudita e del Messico si stanno assottigliando, causando fra l’altro l’aumento del costo dell’energia.

    Noi, la nostra civiltà intendo, avremmo potuto cogliere la contrazione dell’offerta e l’aumento del prezzo come un segnale per riconvertirci al solare, all’eolico e ad altre forme di energia che non emettono gas serra. Sarebbe stata una scelta quanto mai ragionevole: avrebbe dato una mano a combattere il riscaldamento globale, oggi la sfida più complicata per il nostro pianeta. Invece, l’abbiamo inteso come un segnale per strappare alla terra ancora più idrocarburi. E pare che ce ne siano: quantità enormi di carbone, di petrolio e di gas, seppelliti in profondità o intrappolati in compatte formazioni rocciose, o mescolati con altri minerali.

    Raggiungerli significa sconquassare la terra: per esempio riscaldando il suolo per far scorrere in superficie il petrolio intrappolato nelle formazioni di sabbia bituminosa nel Canada; oppure perforando la crosta per un miglio sotto la superficie oceanica, come stava facendola BPnel golfo del Messico quando esplose il pozzo Deepwater Horizon; o rimuovendo, letteralmente, le cime delle montagne per raggiungere il carbone, una pratica ormai diffusa negli Appalachi meridionali.

    Oppure, come si dice nei libri che qui recensisco, effettuando il fracking della geologia del sottosuolo per far risalire il gas naturale attraverso nuove fratture. Fracking è la contrazione di «fratturazione idraulica» (hydraulic fracturing), e nelle parole di Seamus McGraw funziona in questo modo: dopo avere scavato un buco di circa un miglio di profondità e poi un ramo orizzontale lungo circa mezzo miglio, si introduce là sotto una bomba sotterranea a forma di tubo, una piccola confezione contenente schegge a cuscinetto ed esplosivi leggeri. La confezione viene fatta esplodere, in modo che le schegge perforino il foro di trivellazione, aprendo piccole aperture. A quel punto, si pompano nel buco fino a venticinque milioni di litri di una sostanza conosciuta come slick water, un’acqua sabbiosa a bassa viscosità, che frattura lo strato di scisti1 e libera il gas. Essa erompe dalle aperture causate nelle scisti con una forza tale – più di cinquemila chilogrammi di pressione per pollice quadrato (un pollice corrisponde a sei centimetri quadrati e mezzo) – da frantumare lo strato di scisti per alcuni metri su ambo i lati del buco, favorendo così la risalita in superficie del gas intrappolato nel terreno, che si libera. Questa nuova tecnica ha permesso all’industria di sfruttare terreni considerati un tempo impenetrabili. È stata usata per la prima volta sul finire degli anni ’90, nella Barnett Shale in Texas, e si impiega a piene mani anche per liberare il petrolio sottola Bakken Shale, nel Nord Dakota. Ma l’entusiasmo ferve più a est, dove da anni si registra una grande espansione nella Marcellus Shale, che corre dalla Virginia Occidentale fin verso la parte settentrionale dello Stato di New York. Si stima che questa formazione scistosa, dove è intrappolato il gas, ne contenga tanto quanto ne consumano gli Stati Uniti in un secolo. (Le stime sono molto contestate; dati più recenti – dicono alcuni analisti – sono assai più contenuti, pur continuando a essere cospicui, e infatti a fine gennaio il governo federale ha ridotto alla metà le sue previsioni.)

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