451 via della letteratura della scienza e dell'arte
contiene gli articoli di The New York Review of Books

Le scuole che possiamo invidiare

da ‘The New York Review of Books’ di Diane Silvers Ravitch

Pubblicazione di riferimento:

PASI SAHLBERG,Finnish Lessons: What Can the World Learn from Educational Change in Finland?, con una introduzione di Andy Hargreaves, Teachers College Press, 167 pp., $34.95 (brossura)

sito

Negli ultimi anni, alcuni funzionari e uomini politici – come l’ex presidente George W. Bush, l’ex sovrintendente scolastico di New York City Joel Klein, l’ex sovrintendente di Washington, DC, Michelle Rhee e il segretario all’istruzione Arne Duncan – sono stati concordi nel ritenere che non esista “nessuna scusa” per le scuole che ottengono risultati bassi nei test standardizzati1. I riformatori che sostengono la politica del “nessuna scusa” asseriscono che tutti i ragazzi possano ottenere un buon rendimento scolastico, a prescindere dal livello di povertà, disabilità o altre condizioni, e che qualcuno debba essere ritenuto responsabile nel caso in cui ciò non avvenga. Quel qualcuno sono necessariamente gli insegnanti.

Niente si dice circa la responsabilità della direzione del dipartimento o dei funzionari che prendono decisioni cruciali, come lo stanziamento dei fondi, il dimensionamento delle classi e l’allocazione delle risorse. Questi riformatori sostengono che la nostra economia sia in difficoltà non a causa della povertà crescente, della sperequazione dei redditi o della delocalizzazione delle attività produttive, ma a causa dei cattivi insegnanti. Questi cattivi insegnanti devono essere individuati e allontanati. Qualsiasi legislazione, regolamento o contratto che protegga tali scellerati educatori deve essere rivisto, in modo che essi possano essere rimossi rapidamente dal loro incarico, a prescindere dall’esperienza e dall’anzianità, e senza nemmeno i dovuti accertamenti.

La convinzione che le scuole possano sconfiggere da sole gli effetti della povertà risale a molti decenni fa, ma la sua manifestazione più recente è stata un libricino pubblicato nel 2000 dall’organizzazione conservatrice Heritage Foundation di Washington, DC, intitolato No excuses. In questo libro Samuel Casey Carter individuava ventuno scuole che pur frequentate da studenti molto poveri ottenevano punteggi molto elevati nei test. Durante l’ultimo decennio, personalità influenti della vita pubblica hanno espresso la convinzione che la riforma della scuola fosse la chiave per risolvere il problema della povertà. Bill Gates ha dichiarato alla National Urban League: «Finiamola con la storia che dobbiamo risolvere il problema della povertà prima di migliorare il sistema scolastico. Io ritengo che sia vero piuttosto il contrario: perfezionare il sistema scolastico è il modo migliore per risolvere il problema della povertà». Gates non spiega mai per quale motivo una società ricca e potente come la nostra non possa affrontare allo stesso tempo il problema della povertà e il miglioramento del sistema scolastico.

Per un po’ di tempo, la Fondazione Gatesha sostenuto che la risposta fosse creare scuole superiori di piccole dimensioni, ma attualmente Gates ritiene che il meccanismo di valutazione dell’insegnante sia l’ingrediente principale della riforma della scuola. La Fondazione Gatesha erogato centinaia di milioni di dollari ai dipartimenti scolastici per sviluppare nuovi sistemi di valutazione dei docenti. Nel 2009, l’esponente nazionale più importante tra questi riformatori, il segretario all’istruzione Arne Duncan, ha lanciato una gara da 4.35 miliardi di dollari denominata Race to the Top, nella quale si richiedeva a ciascuno Stato di valutare gli insegnanti tramite i punteggi dei test ottenuti dagli studenti e di rimuovere le limitazioni imposte alle scuole paritarie gestite da privati.

Per continuare la lettura dell’articolo devi essere abbonato ed effettuare il login utilizzando il form “Accedi” che trovi sulla colonna di destra. Se non sei ancora abbonato puoi farlo cliccando qui
Segnala ad un amico