James Gleick

La ricerca sul tempo ritrovato

da ''The New York Review of Books''

LEE SMOLIN, Time Reborn: From the Crisis in Physics to the Future of the Universe, Houghton Mifflin Harcourt, pp. 319, $28.00

SCIENZA: È ormai assodato che lo spazio e il tempo siano un tutt’uno e che il tempo non esiste: è solo una sensazione della nostra coscienza. Ma il fisico Lee Smolin, autore del saggio qui recensito, nega questa teoria e andando contro a generazioni intere di teorie scientifiche (da Newton ad Einstein) afferma che in realtà il tempo è reale.

Un momento fondamentale nella storia intellettuale è quando il Viaggiatore del Tempo H.G. Wells («per tanto sarà conveniente parlare di lui») riunisce i suoi amici attorno al fuoco del salotto per spiegare loro che tutto quello che sanno del tempo è sbagliato. Questa conversazione nel dopo cena segna una sorta di spartiacque, diceva più di ciò che il giovane Wells, che non aveva ancora pubblicato un libro prima de La macchina del tempo, immaginava poco prima dell’arrivo del ventesimo secolo.

Cos’è il tempo? Nient’altro che una quarta dimensione, oltre lunghezza, larghezza e profondità. «A causa di una naturale debolezza della carne – spiega il brillante padrone di casa – tendiamo a sorvolare su questo fatto». La geometria insegnata a scuola ha bisogno di essere rivista. «Ora, è davvero notevole che ciò sia stato trascurato… …Non c’è nessuna differenza tra Tempo e una qualunque delle tre dimensioni dello Spazio eccetto per il fatto che la nostra coscienza si muove con esso».

Wells non se l’era inventato. Era nell’aria, il tipo di cosa su cui vociferavano gli studenti durante nelle discussioni di società del Royal College of Science. Ma nessuno aveva reso la materia così persuasiva come lui fece nel 1895, mentre cercava di mettere insieme un meccanismo narrativo plausibile in un brano di narrazione fantastica. Albert Einstein era allora solo un ragazzo al ginnasio. Né fino al 1908 il matematico tedesco Hermann Minkowski annunciò la sua idea “radicale” che spazio e tempo fossero una singola entità: «D’ora in poi lo spazio in se e il tempo in se, sono destinati a sfumare in mere ombre, e solo un tipo di unione dei due manterrà una realtà indipendente».

Così nacque lo spaziotempo. Nello spaziotempo tutti gli eventi sono fusi insieme, un continuum quadrimensionale. Passato e futuro non sono più speciali di sinistra e destra o su e giù. La dimensione del tempo appare speciale solo per la ragione menzionata da Wells: la nostra coscienza vi è coinvolta. Noi abbiamo una visuale limitata. In ogni istante vediamo solo una fetta della pagnotta, una sottile sezione trasversale tridimensionale del tutto. Per il fisico moderno, la realtà è la cosa per intero, passato e futuro riuniti in una singola storia. La sensazione dell’adesso è solo questo, una sensazione e diversa per tutti. Anziché un unico grande orologio, abbiamo moltitudini di orologi. Ed anche altri accessori: coni di luce e linee d’universo e curve del tipo tempo e altri metodi per tracciare i percorsi della luce e degli oggetti attraverso questa quarta dimensione dello spazio. Dire che la visione spaziotemporale della realtà  abbia dato maggiore autorità ai fisici dello scorso secolo sarebbe un eufemismo.

Anche i filosofi la gradiscono. «Concludo che il problema della realtà e la possibilità di stabilire gli eventi futuri è ora risolta», scrisse Hilary Putnam nel 1967.

Inoltre, è stato risolto dalla fisica e non dalla filosofia. Abbiamo appreso che viviamo in un mondo quadrimensionale e non tridimensionale, e che lo spazio e il tempo – o meglio, le separazioni tipo spazio e le separazioni tipo tempo – sono solo due aspetti di un singolo continuum quadridimensionale…

«Infatti – aggiunse Putnam – non credo che ci sia più alcun tipo di problema filosofico sul Tempo». Caso chiuso.

Ora arriva un libro dal fisico teorico Lee Smolin che mira a convincerci che dopotutto il tempo è reale. Sta apertamente abiurando la dottrina accettata – un apostata:

 

Una volta tendevo a credere all’essenziale irrealtà del tempo. Infatti, iniziai a studiare fisica perché come adolescente desideravo scambiare il legame del tempo, il mondo umano, che vedevo brutto e inospitale, con un mondo puro, una verità senza tempo…

Non credo più che il tempo sia irreale. Infatti ho accettato il punto di vista opposto: Non solo il tempo è reale, ma niente di ciò che sappiamo o sperimentiamo si avvicina al cuore della natura più della realtà del tempo.

 

Smolin è un fondatore e membro di facoltà del Perimeter Institute for Theoretical Physics a Toronto, un’autorità sul campo della gravità quantistica che ha scritto anche sulla teoria delle particelle elementari, sulla cosmologia e sulla filosofia della scienza. Egli propone di convalidare ciò che già sappiamo – quelli di noi che indossano orologi da polso, mettono una croce sui giorni dei nostri calendari, rimpiangono il passato, pregano per il futuro, sentono nelle ossa la marcia del tempo o il fluire di esso. Noi semplici non inclini alla filosofia, questo siamo, – conosciuti per farla breve, come l’“uomo della strada”. Di nuovo Hilary Putnam: «Credo che se noi tentiamo di esporre il punto di vista dell’“uomo della strada” sulla natura del tempo, troveremo che il principio principale… potrebbe essere stabilito come segue: Tutte (e solo) le cose che esistono ora sono reali». Le cose passate erano reali una volta ma hanno cessato di esistere. Le cose future non esistono ancora; diventeranno reali solo quando arriverà il loro tempo.

Questo è il punto di vista che la maggior parte dei fisici nega e la visione che Smolin propone di dimostrare nel suo libro. Per lui il passato è passato; il futuro è aperto: «Il fatto che ci sia sempre in qualche momento nella nostra percezione e che noi sperimentiamo quel momento come uno in un flusso di momenti, non è un’illusione». L’assenza del tempo, l’eternità, la fetta di pagnotta spaziotemporale quadrimensionale – queste sono le illusioni.

La sua argomentazione da scienza e storia è così provocatoria, originale e inquietante come nessun’altra di quelle che io abbia letto da anni. Mette sottosopra l’attuale visione comunemente accettata di Wells, Minkowski e Einstein. Contraddice la nostra eredità intellettuale a partire da Newton e su questa materia da Platone, e suonerà falsa a molti dei fisici teorici contemporanei di Smolin.

Noi diciamo che il tempo passa, il tempo va avanti e il tempo scorre. Quelle sono metafore. Pensiamo anche al tempo come a un medium nel quale esistiamo. Se il tempo è come un fiume, noi stiamo in piedi sulla riva a guardare o andiamo su e giù con lui? Potrebbe essere meglio dire semplicemente che le cose accadono, le cose cambiano e il tempo è il nostro nome per il quadro di riferimento in cui organizziamo il nostro sentire che una cosa viene prima di un’altra.

Il più perentorio dei macchinari, l’orologio, non ha altro scopo che misurare qualcosa e quella cosa è il tempo. Infatti puoi definire il tempo in questo modo: tempo è ciò che l’orologio misura. Sfortunatamente questa è una definizione circolare, se gli orologi sono ciò che misurano il tempo. (Smolin suggerisce, «Per i nostri scopi, un orologio è qualsiasi dispositivo che legge una sequenza di numeri crescenti», che è interessante, anche se non è nel dizionario). Gli scienziati dedicano considerevoli risorse a quantificare il tempo, andando oltre i nostri soliti secondi e minuti. L’umanità ha una scala del tempo ufficiale e plurale, stabilita da un coro di orologi atomici raffreddati quasi allo zero assoluto in un caveau del United States Naval Observatory a Washington, nel Bureau International des Poids et Mesures vicino Parigi e in altri luoghi. Isaac Newton ne sarebbe incantato. Il Tempo Atomico Internazionale sembra codificare la nozione di tempo assoluto su cui lui lavorò così duramente per stabilire. La visione di Newton, tramandata come se fosse stata incisa su tavole di pietra era questa:

 

Il tempo assoluto vero e matematico, in sé e per sua natura, senza relazione a qualcosa di esterno, fluisce uniformemente …

 

L’orologio cosmico ticchetta invisibilmente e inesorabilmente, dovunque lo stesso. Il tempo assoluto è il tempo di Dio. Questo era il credo di Newton. Non aveva prove di ciò e i suoi orologi erano primitivi paragonati ai nostri. Scrisse:

 

È possibile che non ci sia una cosa tale come un moto uniforme, per cui il tempo possa essere accuratamente misurato. Tutti i movimenti possono essere accelerati e ritardati, ma il fluire del tempo assoluto non è soggetto ad alcun cambiamento.

 

Aveva bisogno del tempo assoluto, come aveva un assoluto bisogno dello spazio, per essere in grado di definire i suoi termini ed esprimere le sue leggi. Il moto non è altro che il cambiamento in atto nel corso del tempo; l’accelerazione è il cambiamento in velocità nel corso del tempo. Con uno scenario di tempo assoluto, vero e matematico, Newton poteva costruire un’intera cosmologia, un “Sistema del Mondo”.

Così Newton rese il tempo più reale – lo reificò, come nessuno aveva fatto prima. Ma anche  trasformò il tempo in un’utile astrazione e in questo modo esso iniziò a svanire. Quando uno scienziato registra una serie di rilevamenti – la posizione della luna, mettiamo­ – il risultato è una tavola di numeri che rappresentano sia spazio che tempo. Una generazione prima di Newton, René Descartes mostrò come trasformare queste tavole in grafici, usando assi diverse per variabili diverse. La rappresentazione dell’orbita della luna nelle coordinate Cartesiane la rende una curva nello spazio e nel tempo – l’intera orbita diventa statica, un oggetto matematico in una configurazione spaziale senza tempo. Su questo grafico il tempo è congelato e la storia di un sistema dinamico è descritta come studio di comodo.

La tecnica ha avuto effetti collaterali psicologici, suggerisce Smolin. Essa dà a coloro che ne fanno uso l’idea che l’esperienza del tempo che passa sia un’illusione:

 

Il metodo di congelamento del tempo ha funzionato così bene che la maggior parte dei fisici erano inconsapevoli che un trucco fosse stato giocato sulla loro comprensione della natura. Questo trucco era un grande passo nell’espulsione del tempo dalla descrizione della natura, perché ci invita a porci delle domande sulla correlazione tra il reale e il matematico, tra il tempo delimitato e il senza tempo.

Questa è la sua dicotomia cruciale: il tempo delimitato contro il senza tempo. Il pensare “in tempo” – per esempio il tempo delimitato – contro il pensare “fuori dal tempo”. Abbiamo ereditato l’idea delle verità senza tempo da Platone: verità che esistono su un piano ideale, nell’eternità. Una foglia diventa da verde a marrone, ma l’essere verde e l’essere marrone sono immutabili. Qui, nel mondo sublunare, tutto è soggetto al cambiamento e nulla è perfetto; nessun vero triangolo con cui abbiamo a che fare è mai esattamente equilatero. Ma nel mondo matematico gli angoli di ogni triangolo hanno una somma di 180 gradi. È sempre stato così e sempre lo sarà: la verità matematica esiste fuori dal tempo.

In quello stesso spirito le leggi di Newton, le leggi della natura, sono intese essere senza tempo, vere ora e per sempre. Altrimenti a cosa servono? Difficilmente diamo valore alle cose passeggere. «Noi aneliamo all’ “amore eterno”», dice Smolin. «Qualunque cosa noi più ammiriamo e cerchiamo­ – Dio, le verità della matematica, le leggi della natura – è dotata di un’esistenza che trascende il tempo». Ciò porta alla dissonanza cognitiva. Noi viviamo in un mondo mentre immaginiamo l’esistenza di un altro, al di fuori di esso: un piano divino. Smolin argomenta che il credere nelle verità senza tempo sia non solo sbagliato ma pericoloso. Scrive che «agiamo all’interno del tempo ma giudichiamo le nostre azioni attraverso standard senza tempo»­ – non solo quelli delle leggi come quelle di Newton, ma anche dei precetti quelli della religione o della moralità.

Come risultato di questo paradosso, noi viviamo in uno stato di alienazione da ciò che noi riteniamo più importante … Nella scienza, gli esperimenti e le loro analisi sono legate al tempo, come lo sono tutte le osservazioni della natura, tuttavia immaginiamo di scoprire la prova di leggi di natura senza tempo.

 

C’è un’alternativa. Noi reinseriamo nuovamente il tempo quando accettiamo l’incertezza; quando abbracciamo la possibilità della sorpresa; quando mettiamo in discussione i legami della tradizione e cerchiamo nuove soluzioni per nuovi problemi. Il prototipo del pensiero “nel tempo”, argomenta Smolin, è l’evoluzione Darwiniana. I processi naturali portano effettivamente a nuovi organismi, nuove strutture, nuove complessità e – qui egli si allontana dal pensiero della maggior parte degli scienziati – nuove leggi di natura. Tutto è soggetto a cambiare. «Le leggi non sono senza tempo», dice. «Come ogni altra cosa, sono aspetti del presente e possono evolvere nel corso del tempo».

La fede in ciò che travalica il tempo, in leggi universali di natura è parte del grande appeal dell’impresa scientifica. È una visione di trascendenza simile al credo nell’eternità che conduce le persone alla religione. Questa visione della scienza dichiara che le spiegazioni per il nostro mondo giacciono in un posto diverso tutte insieme, il mondo delle ombre, o il cielo: «un altro mondo, più perfetto rimane discosto da ogni altra cosa che percepiamo». Ma per Smolin questo è un trucco, non migliore della teologia o del misticismo. Infatti, egli vuole che noi consideriamo la possibilità che le  leggi di natura senza tempo  siano non più reali di triangoli equilateri perfetti. Esistono, ma solo nelle nostre menti.

L’argomentazione di Smolin si sviluppa con lentezza e crea suspense. Il lettore inizia a domandarsi se la signora fatta a pezzi con una sega uscirà fuori dalla scatola viva.

L’orologio cosmico di Newton (o Dio), che scandisce il tempo assoluto, lo stesso in ogni luogo, non è sopravvissuto. Einstein lo ha fatto a pezzi. Lo ha fatto rifiutandosi di prenderlo per scontato e facendo una semplice domanda: è possibile dire che due eventi distanti avvengano nello stesso tempo? Ha ciò significato? Supponiamo che tu asserisca che un fulmine abbia colpito una banchina ferroviaria nei punti A e B distanti l’uno dall’altro e che i fulmini fossero simultanei. Tu – un fisico con il più eccellente equipaggiamento – potresti stabilirlo con sicurezza?

Non puoi. Viene fuori che un fisico che viaggia sul treno sarebbe in disaccordo con un fisico che aspetta alla stazione. Ogni osservatore ha una cornice di riferimento e ogni cornice di riferimento include il suo stesso orologio. La simultaneità non ha significato. Adesso è relativo. Come la mette Smolin, «gli orologi possono essere strani – ovvero, possono andare a velocità diverse in posti diversi e ognuno di essi può accelerare e rallentare». Non è questione se ci piaccia o meno. Ogni esperimento lo conferma.

Mettiamola in una altro modo, gli eventi nel nostro universo possono essere collegati in modo tale che uno può essere la causa dell’altro; o possono essere abbastanza vicini nel tempo e abbastanza lontani che non possono essere connessi e nessuno può nemmeno dire quale sia avvenuto per primo. La distinzione fra passato e futuro inizia a decadere. Nessun osservatore ha accesso all’adesso di qualsiasi altro osservatore. Ogni cosa che raggiunge i nostri sensi arriva dal passato.

Perciò spazio e tempo sono congiunti. Non si può misurare uno – non può essere definito, se ne può a malapena parlare­ – separato dall’altro. Lo spaziotempo, avendo esordito come una tecnica di visualizzazione conveniente, diviene indispensabile. Il tempo è congelato nel blocco quadrimensionale. Il movimento fa spazio alla geometria.

H.G. Wells disse che l’unica differenza fra tempo e spazio è che «la nostra coscienza si muove con esso», e allo stesso modo un mezzo secolo dopo il matematico, fisico e filosofo Hermann Weyl spiegò che l’universo non «accade» – semplicemente «è»:

Solo per lo sguardo della mia coscienza, che nuota sopra la traiettoria del mio corpo nel mondo, viene in vita una sezione del mondo come un’immagine fugace nello spazio che cambia continuamente nel tempo.

 

Tre settimane prima della sua morte, nel 1955, Einstein scrisse, «La gente come noi, che crede nella fisica, sa che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente». Già Einstein non fu del tutto speranzoso. Non poté spiegare la sensazione del tempo che passa, la nostra consapevolezza del momento presente. «Il problema dell’Adesso lo preoccupava seriamente», ricordava Rudolf Carnap.

Egli spiegò che l’esperienza dell’Adesso significa qualcosa di speciale per l’uomo, qualcosa di essenzialmente diverso da passato e futuro, ma che questa importante differenza non può accadere e non accade senza la fisica.

Carnap, un filosofo del Circolo di Vienna, suggeriva di lasciare questo tipo di problema agli psicologi. Non Smolin: lui pensa che dovremmo abbracciare il malcontento di Einstein:

 

Ogni cosa che sperimentiamo, ogni pensiero, impressione, azione, intenzione è parte di un momento. Il mondo è presentato a noi come una serie di momenti. Non abbiamo alcuna scelta su ciò. Nessuna scelta su quale momento viviamo ora, nessuna scelta se andare avanti o indietro nel tempo. Nessuna scelta di saltare in avanti. Nessuna scelta sul ritmo dello scorrere dei momenti. In questo modo, il tempo è completamente diverso dallo spazio. Si potrebbe obbiettare dicendo che anche tutti gli eventi hanno luogo in un posto particolare. Ma abbiamo una scelta su dove ci muoviamo nello spazio. Questa non è una piccola differenza; modella l’insieme della nostra esperienza.

 

Tuttavia lui sa che intuizione non è un ragionamento. Per la maggior parte della storia, l’esperienza umana ha reso chiaro che su e giù sono direzioni speciali, ovunque la stessa cosa – giù è dove le cose cadono e su è la casa del sole e delle stelle – e ciò si è rivelato essere un illusione. Se sei nello spazio profondo, non c’è su e giù – questi concetti hanno senso solo relativamente alla superficie della terra o di qualche altro pianeta. I nostri sensi ci raccontano tutta una serie di bugie.

In un universo vuoto, esisterebbe il tempo?

No, non esisterebbe. Il tempo è la misura del cambiamento, se niente cambia, il tempo non ha   significato.

Esisterebbe lo spazio, in assenza di qualsiasi materia o energia? Newton avrebbe detto sì: lo spazio sarebbe vuoto.

Per Smolin, la chiave per salvare il tempo sembra essere l’eliminazione dello spazio. Considerato che il tempo è un proprietà fondamentale della natura, lui crede che lo spazio sia una proprietà emergente. È come la temperatura: apparente, misurabile, ma in realtà una conseguenza di qualcosa di più profondo e invisibile – nel caso della temperatura, il moto microscopico di un insieme di molecole. La temperatura è una media delle loro energie. È sempre un’approssimazione e per ciò, in un certo senso, un’illusione. Così è con lo spazio per Smolin: «Lo spazio, a livello meccanico-quantistico, non è per nulla fondamentale ma emerge da un ordine più profondo» – un ordine, come vedremo di collegamenti e relazioni. Egli crede anche che la meccanica quantistica stessa, con tutti i suoi rompicapo e paradossi («gatti che sono sia vivi che morti, un’infinità di universi esistenti simultaneamente») finirà col diventare un’approssimazione di una teoria più profonda.

Per lo spazio, la realtà più profonda è un reticolo di relazioni. Le cose sono relazionate ad altre cose; esse sono connesse, e sono le relazioni che definiscono lo spazio piuttosto che il contrario. Questo è un concetto autorevole: Smolin rintraccia l’idea di un mondo relazionale nel grande rivale di Newton, Gottfried Wilhelm Leibniz: «Lo spazio non è altro se non che Quell’Ordine o Relazione; ; ed è niente del tutto senza i Corpi, se non la Possibilità di collocarli». Da questo non venne fuori nulla di utile, mentre dalla visione opposta di Newton – che lo spazio esista indipendentemente dagli oggetti che esso contiene – produsse una rivoluzione nell’abilità della scienza di prevedere e controllare il mondo. Ma la teoria relazionale ha qualche interesse che rimane: alcuni scienziati e filosofi come Smolin stanno provando a farlo rivivere.

Ai giorni nostri, si dice che Internet – come il telegrafo un secolo fa – abbia “annullato” lo spazio. Fa questo avvicinando i punti più distanti in una rete che trascende la dimensione fisica. Invece di sei gradi separazione, abbiamo miliardi di gradi di connessione. Come la mette Smolin:

 

Viviamo in un mondo in cui la tecnologia ha annullato le limitazioni inerenti il vivere in uno spazio a bassa dimensione… Da una prospettiva del telefono cellulare, viviamo in uno spazio 2.5 miliardi dimensionale, in cui quasi tutti i nostri compagni umani sono nostri più prossimi vicini.

Internet, naturalmente, ha fatto la stessa cosa. Lo spazio che ci separava è stato dissolto da una rete di connessioni.

Così forse per noi ora è più facile vedere come stanno realmente le cose. Questo è ciò che Smolin crede: che il tempo sia fondamentale ma lo spazio un’illusione; «che le vere relazioni che formano il mondo siano una rete dinamica»; e che la rete stessa, insieme ad ogni altra cosa in essa, possa e debba evolvere col tempo.

Sappiamo che il tempo scorre in una direzione, a dispetto dell’apparente reversibilità della maggior parte delle leggi della fisica. La visione relazionale supporta l’idea dell’universo come una strada a senso unico, che cresce in maniera sempre più strutturata e complessa in apparente contraddizione con la seconda legge della termodinamica, che afferma che tutti i sistemi isolati diventano più uniformi col tempo. La seconda legge ha portato i fisici per più di un secolo a suggerire che il destino dell’universo sia l’equilibrio cosmico della “morte termica”, uno stato uniforme di entropia massima e disordine perfetto, ma questo non è l’universo che vediamo. Sembra invece che l’universo diventi continuamente più interessante. Smolin argomenta che la seconda legge della termodinamica si applichi a qualsiasi sistema isolato all’interno dell’universo ma non all’universo preso nella sua interezza; che, in un universo dove il tempo è reale e fondamentale, sia naturale per la complessità evolversi e per i sistemi diventare più organizzati.

Dichiarando lo spazio marginale, egli fa uno scambio matematico che evita di contraddire la relatività generale: dimensione relativa per tempo relativo. Se dimensione e luogo sono relativi, allora il tempo non ha ragione di esistere. Egli giunge a un concetto di “tempo globale preferenziale” che si estende attraverso l’universo e definisce un legame tra passato e futuro. Questo concetto immagina una “famiglia” di osservatori, sparsa in tutto l’universo e uno stato di quiete preferenziale, uno standard astratto sullo sfondo del quale è possibile misurare il movimento. Anche se “adesso” deve non essere lo stesso per differenti osservatori, esso mantiene il suo senso per il cosmo.

Time Reborn intende presentare un programma per uno studio più approfondito. Smolin mantiene un punto di vista piuttosto puritano su ciò che la scienza dovrebbe e non dovrebbe fare. Non gli piace la moda attuale dei “multiversi” – altri universi che si celano in extra dimensioni o situati infintamente lontani dalla nostra. La scienza per lui ha bisogno di essere verificabile e nessuno può confutare un’ipotesi su un universo che si ritiene essere inaccessibile alle nostre ipotesi. Da questo punto di vista, qualsiasi teoria sull’intero cosmo ha una debolezza. Il successo della scienza nei secoli è venuto dal dare regole e linguaggio per descrivere sistemi finiti, isolati. Possiamo fare copie di questi; possiamo ripetere gli esperimenti molte volte. Ma quando parliamo dell’intero universo, noi abbiamo solo quello e non possiamo farlo ricominciare da capo. Quindi Smolin vede poco campo d’applicazione per la scienza nella famiglia delle domande cosmiche che iniziano con “Perché…”:

Perché c’è qualcosa anziché niente?

 

Non posso immaginare nulla che potrebbe funzionare come una risposta a questa domanda, esclusa una risposta supportata dalla prova. Anche la religione qui fallisce…

 

Meglio non pensare alla scienza come a una ricerca di verità senza tempo. La scienza, scrive, crea “teorie efficaci”. Queste sono modelli – incomplete per definizione. Sono efficaci in domini limitati e sono approssimative. Ciò non deve essere considerato un fallimento. La scienza può costruire teorie sempre migliori, avvicinarsi alla verità con approssimazioni più vicine ad essa. Ma un modello perfetto dell’universo dovrebbe avere la dimensione dell’universo. Noi umani siamo creature finite, con cervelli piccoli.

Può sembrare che lo stesso Smolin si stia facendo carico di una delle più grandi domande cosmiche. Lo fa però cercando di limitarsi a ipotesi che facciano predizioni verificabili e confutabili sull’universo che noi osserviamo. Il caso scientifico che pone è intricato, coinvolgendo metodi riguardanti il loop della gravità quantistica (uno dei diversi approcci per combinare le teoria quantistica e la teoria della relatività). Descrive la geometria dello spazio come un grafico con nodi e confini. Si è riservato qualche dettaglio per l’appendice online del libro su www.timereborn.com e pianifica di pubblicare una formulazione più rigorosa in collaborazione col filosofo brasiliano Roberto Mangabeira Unger.

«Il mondo rimane, sempre, un fascio di processi che evolvono nel tempo», dice Smolin.

Logica e matematica catturano aspetti della natura, ma mai l’interezza della natura. Ci sono aspetti dell’universo reale che non saranno mai rappresentabili in matematica. Uno di questi è che nel mondo reale è sempre qualche specifico momento.

In una coda rimugina  brevemente sul problema della coscienza­ – «il problema veramente duro». Non propone alcuna riposta, ma sono felice di vedere fisici, matematici e informatici che continuano a lottare con esso, piuttosto che lasciarlo ai neurologi. Qualunque cosa risulterà essere la coscienza, non è un fascio luminoso in movimento che illumina fette successive del continuum spaziotemporale quadrimensionale. È un sistema dinamico, che avviene nel tempo, evolve nel tempo, capace di assorbire bit di informazione dal passato e di processarli, in grado anche di creare prefigurazioni del futuro.

 

JAMES GLEICK è un giornalista, scrittore e biografo americano. Tre dei suoi nove libri sono stati finalisti del Premio Pulitzer e del National Book Award. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’informazione. Una storia. Una teoria. Un diluvio (Feltrinelli 2012).

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