Test Invalsi e sistema scolastico: verso un miglioramento?
Pubblicazione di riferimento:
ANGELO PALETTA, Scuole responsabili dei risultati, Bologna, Il Mulino, 2011, pp. 379, € 29,00

ATTUALITA’. Si sono da poco conclusi, in tutte le scuole italiane, dalle primarie alle superiori, i test Invalsi, che hanno portato a scioperi e proteste. Volti a giudicare l’andamento degli studenti e, indirettamente, l’operato di docenti e istituti scolastici in generale, questi test mirano a premiare i professori e le strutture più meritevoli. Pratica già diffusa a livello europeo, e in Usa, in Italia può essere estremamente rischiosa e dannosa, così come è stata impostata: Pedretti analizza con lucidità, profonda sensibilità e competenza, i rischi cui la scuola italiana sta andando incontro, non solo legati alla qualità della docenza, ma anche a questioni di carattere sociale e territoriale (dal momento che vengono così create scuole, zone, quartieri e città di 2serie A” e di “serie B”).
È successo di tutto nelle scuole italiane durante e dopo la settimana calda delle prove Invalsi (l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione): dagli studenti preoccupati ai professori infuriati, dai genitori pronti al boicottaggio ai presidi impegnati da un lato nell’arte della mediazione e dall’altro nella difficile impresa di trovare in qualche piega del fondo d’istituto compensi per prestazioni extra. Per non parlare di politici, amministratori e sindacati: divisi come di fronte a una sfida elettorale.
Il test, che dovrebbe servire a valutare la qualità formativa della scuola (non degli alunni) e che ha chiamato in causa seconda e quinta elementare, prima e terza media e seconda superiore, è assurto a simbolo. Un simbolo portatore di grandi novità positive nella disastrata scuola italiana per gli uni, rappresentativo invece di un modo inefficace e pericoloso di affrontare i problemi della scuola pubblica per gli altri.
L’acceso dibattito sui test Invalsi rischia di essere inquinato da tre fattori: corporativismo, estremismo e ideologia. Superati i quali si può cominciare a ragionare.
È indubbio che il ricorso ai test per avere un’idea generale e aggregata dell’esistenza di capacità minime non può essere contestato a priori. Le difficoltà nascono, invece, quando si vuole attribuire alla rilevazione mediante test un ruolo di gestione del sistema, fino a farne il nucleo di un nuovo modo di fare didattica e fino a far credere che si possa stimare il valore aggiunto di conoscenza e competenza dei singoli istituti, o addirittura dei singoli insegnanti e dei singoli alunni.
Si scontrano, nella non felice situazione della scuola italiana, due opposti estremismi. Da un lato coloro che contestano a priori qualsiasi sistema di valutazione, dall’altro l’ideologia secondo la quale la scuola deve essere trattata come un’azienda con l’uso massiccio dei test, disinteressandosi dei contenuti dell’insegnamento, o che ritiene addirittura che la didattica debba essere strutturata in funzione del superamento dei test.
Questa posizione, cara al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, proclama la necessità di sostituire al giudizio del docente la “misurazione oggettiva” degli apprendimenti mediante i test. Si dice che il giudizio dell’insegnante è viziato dalle sue visioni soggettive e persino dal suo stato personale. Ma, a giudicare da certi test Invalsi, si direbbe che chi li ha pensati fosse in preda a una sindrome schizofrenica. D’altra parte, anche chi elabora i test è un “soggetto”, e non può fornire standard oggettivi e indiscutibili, come dicono ormai molte personalità autorevoli, a partire dagli Stati Uniti, mentre da noi si fa finta di nulla copiando ciò che altrove mostra già la corda.
I test sono utili ad accertare livelli minimi di capacità di calcolo matematico o di competenze grammaticali o sintattiche. Appena si va oltre si entra su un terreno scivoloso e aperto a tutte le contestazioni. Per quanto riguarda i test messi sui banchi degli studenti italiani, in alcuni casi si tratta di quesiti di assoluta banalità e in altri di domandine sconcertanti: stiamo tra l’enigmistica e gli indovinelli.


















