Andrea Segrè

451 parole: sostenibilità

Sostenibilità per un mondo che deve durare nel tempo, che deve mantenere la sua musica, che è la vita, allungando le note e la loro risonanza come si fa con il pedale del pianoforte, sustain in inglese: origine di una delle parole più (ab)usate del nostro tempo. Può essere un’idea, uno stile di vita, un modo di produrre, una politica. Tutto deve essere sostenibile. Ma può, anzi deve essere, aggettivata: ambientale, economica, sociale. La sostenibilità dunque, ma meglio ancora la durabilité in francese: durare, mantenersi nel tempo, di generazione in generazione, essere capaci di adottare una visione-azione di lungo periodo, sia in campo economico sia ecologico, per tenere conto dei diritti di chi verrà dopo di noi e delle conseguenze future delle nostre azioni dell’oggi. Come dire che la sostenibilità tiene dentro anche la responsabilità, verso chi verrà dopo di noi, le generazioni future.

Del resto – l’abbiamo detto e ridetto, letto e riletto – le risorse naturali alla base dei nostri bisogni fondamentali – il suolo, l’acqua, l’energia – non sono infinite e neppure scarse come sostiene più di qualcuno. Se le dobbiamo consumare – ci servono per vivere o sopravvivere – dobbiamo anche consentire la loro ri-generazione nel tempo. Che poi è, o dovrebbe essere, il compimento stesso della sostenibilità. La società sostenibile deve dunque rinnovarsi continuamente. È vero: perché rinnovare contiene anche il verbo innovare che significa ricercare e sperimentare, nuovi prodotti, processi, tecnologie, stili… insomma la sostenibilità deve fare coppia con la rinnovabilità: per un mondo sostenibile e rinnovabile, si legge sempre più spesso. Sostenibile, responsabile, rinnovabile… . Belle aggettivazioni se non fosse che, puntualmente, anche nel 2013 abbiamo già consumato le risorse che la Terra generosamente ci regala, con un anticipo di due giorni rispetto al 2012.

Secondo il Global Footprint Network, che calcola l’impronta ecologica annuale, il 20 agosto 2013 il nostro pianeta è andato “in rosso”, esaurendo ufficialmente i beni naturali che è in grado di rigenerare in un anno. In pratica, gli esseri umani hanno sciupato e sperperato in soli 234 giorni (invece che 365), tutto quello che la Terra ci dona gratuitamente, arrivando in largo anticipo al Global Overshoot Day, concetto ideato dalla New Economics Foundation di Londra, che calcola il rapporto tra la biocapacità globale (l’ammontare di risorse naturali che la Terra genera ogni anno) e l’impronta ecologica (la quantità di risorse e di servizi che richiede l’umanità), moltiplicato per tutti i giorni dell’anno1.

Che fare allora fin che siamo ancora in tempo? (Ma siamo ancora in tempo?)

Prima cosa capire bene cos’è la sostenibilità e come si può mettere in pratica «per imparare a vivere su un solo pianeta» come ci insegna da tempo Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia, spiegandole in pillole nel suo ultimo libro2. Sostenibilità che è ormai una scienza interdisciplinare, ancora poco (ri)conosciuta come leggiamo in The Handbook of Sustainability Literacy. Skills fo a Changing World curato da Arran Stibbe per Green Books nel 2009. Sì, perché, come scrive Bologna, abbiamo bisogno di una guida alla comprensione del concetto di sostenibilità in tutte le sue implicazioni per avere le coordinate essenziali per imparare a vivere entro i limiti del nostro unico pianeta.

Ecco – solo alcuni (s)punti – su come non oltrepassare quello che gli scienziati definiscono il “punto critico planetario”, il raggiungimento del quale aumenta con la crescita nei prossimi decenni della popolazione e dei consumi globali.

Volendo semplificare il concetto, possiamo affermare che la sostenibilità significa imparare a vivere in una prosperità equa e condivisa con tutti gli altri esseri umani, entro limiti fisici e biologici dell’unico pianeta che abitiamo: la Terra (p. 19).

La sostenibilità si occupa della conoscenza delle interrelazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali, delle loro dinamiche e del loro sviluppo, e cerca di capire come governarle nel miglior modo possibile per garantire loro un’evoluzione dinamica e armonica, che non comprometta le basi della sopravvivenza dei nostri sistemi sociali (p. 23). Così la scienza della sostenibilità viene definita come l’integrazione e l’applicazione delle conoscenze del sistema Terra ottenute specialmente dalle scienze di impostazione olistica e di taglio storico (geologia, ecologia, climatologia, oceanografia), armonizzate con la conoscenza delle interrelazioni umane ricavate dalle scienze umanistiche e sociali, mirate a valutare, mitigare e minimizzare le conseguenze, sia a livello regionale sia mondiale, degli impatti umani sul sistema planetario e sulle società, in tutti il globo e anche nel futuro (p. 62).

La sostenibilità è anche resilienza, ci dice ancora Gianfranco Bologna, che viene definita come la capacità che consente al sistema che ha subito una perturbazione di reagire e di tornare allo stato precedente alla perturbazione (p. 73). Il concetto di sostenibilità si concentra particolarmente sulla comprensione di come i cambiamenti provocati nel sistema socio-ecologico globale impattano sul benessere umano e sullo sviluppo sociale ed economico, mentre il concetto di resilienza si focalizza sulla comprensione di come il sistema socio-ecologico si auto-organizza e si trasforma nel tempo e di come sia quindi anche capace di modificare e adattarsi ai cambiamenti.

La sostenibilità e la resilienza sono quindi concetti strettamente connessi fra loro, e dovrebbero condizionare l’azione della politica, sia nella governance sia nella gestione dei sistemi socio-ecologici complessi (p. 76)

Ma come? La strada ce la indica la ricerca sul sistema Terra. Gli straordinari progressi che il mondo scientifico ha fatto in questi ultimi decenni nella comprensione del sistema Terra e, in particolare, del ruolo esercitato dall’intervento umano, sono veramente significativi, e ci aiutano a trovare soluzioni concrete per avviare le nostre società sulla strada della minore insostenibilità dei nostri modelli di sviluppo (p. 86).

Il rapporto scaturito dal dialogo fra scienziati e intitolato Earth System Science for Global Sustainability del 20103 «riassume cinque sfide per l’immediato futuro:

perfezionare e migliorare le previsioni sulle future condizioni ambientali e le loro conseguenze sugli esseri umani;

sviluppare, rafforzare e integrare i sistemi di osservazioni per gestire i cambiamenti ambientali globali a livello globale e regionale;

determinare come anticipare, evitare e gestire i cambiamenti ambientali globali distruttivi;

determinare i cambiamenti istituzionali, economici e comportamentali necessari a muoversi verso una sostenibilità globale;

incoraggiare le innovazioni e i meccanismi di valutazione, nelle risposte tecnologiche, politiche e sociali per raggiungere una sostenibilità globale». (p. 86)

A tutto ciò è strettamente collegato il concetto di sostenibilità e limiti della nostra crescita, per non andare incontro a una catastrofe. L’umanità continua a vivere oltre le capacità rigenerative e ricettive del Pianeta e, in diversi casi, si verificheranno situazioni di collasso locale prima del 2052 (pp. 124-125).

Per indirizzare il sistema verso la sostenibilità e la governabilità – ci dice ancora Bologna – basterà rovesciare le medesime caratteristiche strutturali che potrebbero provocare il collasso (p. 122):

la crescita della popolazione e del capitale deve essere rallentata, e infine arrestata, da decisioni umane prese alla luce delle difficoltà future, e non dagli effetti derivanti dai limiti esterni già superati;

i flussi di energia e di materiali devono essere ridotti aumentando l’efficienza del capitale. In altri termini, occorre ridurre l’impronta ecologica, e ciò può avvenire in vari modi: de materializzazione (utilizzare meno energia e meno materiali per ottenere il medesimo prodotto), maggiore equità (ridistribuire i benefici dell’uso di energia e di materiali a favore dei poveri), cambiamenti nel modo di vivere (abbassare la domanda o dirottare i consumi verso beni e servizi meno dannosi per l’ambiente fisico);

sorgenti e serbatoi devono essere salvaguardati e, ove possibile, risanati;

i segnali devono essere migliorati e le reazioni accelerate; la società deve guardare più lontano e agire sulla base di costi e benefici a lungo termine;

l’erosione deve essere prevenuta e, dove sia già in atto, occorre rallentarla e invertirne il corso.

Tutto questo non si può ottenere però senza un cambio di rotta, che può venire dall’economia. E poi acquisire la consapevolezza che non possiamo più avere una visione centrata solamente sulla crescita economica continua, che genera benessere e prosperità, ma che ci sta portando alla deriva. La sostenibilità allora deve andare parallela all’economia. Deve riconsiderare le risorse, i loro delicati e complessi equilibri dinamici, la loro distribuzione in rapporto alle esigenze degli ecosistemi e dei sistemi sociali, comporta la necessità di ridiscutere alla radice le formule e i principi che regolano l’attuale economia di libero mercato (p. 143).

Diventa perciò molto importante, ci dice Bologna citando Tim Jackson4, sviluppare una nuova macroeconomia basata sulla sostenibilità che si caratterizza per: 1) l’individuazione di “tetti massimi” di utilizzo delle risorse e delle emissioni consentite, e conseguenti obiettivi di emissione; 2) la riforma fiscale per la sostenibilità; 3) il sostegno per la transizione ecologica nei paesi in via di sviluppo; 4) la correzione dell’attuale modello economico sviluppando una macroecologia economica; 5) investire in posti di lavoro, risorse economiche ed “infrastrutture” verdi; 6) aumentare la prudenza finanziaria e fiscale; 7) rivedere la contabilità nazionale; 8) politiche sull’orario di lavoro; 9) affrontare le ingiustizie; 10) misurare la capacità e la felicità umana; 11) rafforzare il capitale sociale; 12) smantellare la cultura del consumismo (p. 160).

Tutto ciò è fattibile? ci si potrebbe chiedere. Sì, certamente: se solo si applicasse il livello di conoscenze fin qui raggiunto, la sostenibilità economica, ambientale sociale comunque la si voglia aggettivare, è realizzabile. Cosa ci vuole? La volontà politica di farlo e di credere che il nostro futuro sostenibile parta dal presente. Le “pillole” di Gianfranco Bologna nutrono la speranza che sia possibile.

1. Valentina Arcovio, Da oggi il pianeta viaggia in riserva (http://www.lastampa.it/2012/08/23/scienza/ambiente/approfondimenti/da-oggi-il-pianeta-viaggia-in-riserva-1JjzdXFPGJQiXLKM7Tqq4L/pagina.html)

2. Gianfranco Bologna, Sostenibilità in pillole, Edizioni Ambiente, Milano 2013.

3. Il documento si può leggere per intero, qui http://www.icsu.org/future-earth/media-centre/relevant_publications/Science_article_12_11_2010.pdf

4. Prosperità senza crescita. Economia per il pianeta reale, Edizioni Ambiente, Milano 2011.

 

ANDREA SEGRÈ è professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata e direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Presiede inoltre Last Minute Market, spin off accademico dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna.

 

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