Diane Johnson

Purity, il nuovo romanzo di Jonathan Franzen

da ''The New York Review of Books''
LETTERATURA: La recensione della scrittrice Diane Johnson di Purity, il nuovo romanzo di Jonathan Franzen.

JONATHAN FRANZEN, Purity, Farrar, Straus and Giroux, pp. 563, $ 28,00

1.

Gli ammiratori dei romanzi acuti e profondamente studiati di Jonathan Franzen sulla vita familiare americana contemporanea – Le correzioni e Libertà – troveranno che il  nuovo romanzo, Purity[1], parte dalla sua precedente fedeltà al realismo comico, la sua è una narrazione complessa di destini intrecciati e paralleli, crimini internazionali e oscuri segreti, una girandola di eventi che si svolgono alla velocità di una favola o di un libro di fumetti. C’è la storia di Pip, che cerca di sapere chi sia il padre; c’è quella di Andreas, operatore di un sito internet segreto, famoso in tutto il mondo, che agisce dalla Bolivia, dopo aver trascorso l’infanzia sotto il comunismo a Berlino Est; c’è quella di Tom e Leila, giornalisti a Denver, che scoprono un intreccio alla Stranamore per rubare una bomba nucleare; c’è quella di una donna solitaria che non vuole dire il suo vero nome alla figlia; e molto di più.

La copertina dell'edizione americana di Purity

La copertina dell’edizione americana di Purity

In uno dei suoi saggi (Mr. Difficult), Franzen distingue tra un tipo di romanzo, che lui definisce di “Status” come quelli scritti da Flaubert, Proust, Kafka e in particolare William Gaddis, che favoriscono «il discorso sul talento e quello sul valore storico-artistico», e il tipo di romanzi che a lui piace leggere e in cui crede, e che definisce i romanzi “Contratto”. Il riferimento è al patto tra scrittore e lettore che vuole che entrambi si aspettino che i romanzi siano piacevoli, che ispirino e che vendano. Purity cerca di avere le qualità del romanzo di “Status”, nella sua cronologia complicata e nella sua ambiziosa gamma di preoccupazioni morali, ma nelle sue sequenze mozzafiato di eventi e scene di sesso esplicito cerca anche di soddisfare le regole del romanzo “Contratto”.

Come la sinossi di un’opera, qualsiasi narrazione, ridotta ai dettagli del suo intreccio, può risultare ridicola e così il lettore può trovare utile pensare al melodrammatico Purity come romanzo più strettamente conforme al genere familiare del racconto popolare piuttosto che simile alla finzione lirico/realistica che ha avuto finora da Franzen. In una visione strutturalista, esso segue modelli archetipali: c’è l’Eroina, Pip (l’allusione dickensiana del suo nome diverrà chiara con lo sviluppo della narrazione). La  solitaria madre di Pip (che è sia Principessa che Strega) rifiuta di dirle chi sia il padre (il Re) o il suo vero cognome. Come in una fiaba, Pip si deve imbarcare in un Viaggio di scoperta, incontra il Cattivo mascherato da amico, e via di seguito. A questo paradigma di base naturalmente viene data una veste contemporanea: Pip è una studentessa universitaria senza un soldo che vive in una specie di casa occupata a Oakland; la madre è una donna single amorevole ma depressa che in una villetta ha cercato di educare Pip a una virtuosa semplicità vicina alla povertà. Ci sarà anche l’oro alla fine della ricerca.

La narrazione è divisa in sette sezioni senza consequenzialità cronologica, ciascuna concentrata su un diverso personaggio, alcune scritte in prima persona con molti flashback. Un compendio potrebbe aiutare a rendere chiare alcune delle trame da seguire. Vale la pena notare che ci sono pochissime descrizioni del mondo materiale tranne quando serve fare entrare o uscire un personaggio da una stanza, o arrivare a Denver o in Belize, nel luogo in cui essi possono proseguire con le loro meditazioni e lamentele. Gli eventi frenetici sono raccontati con linguaggio funzionale e misurato.

Nella Parte Uno, nella sua casa occupata a Oakland, Pip incontra una donna tedesca, Annagret, che la mette in contatto con un Guru di internet, figura carismatica alla Julian Assange, e le instilla l’idea che il suo controllo di internet possa aiutarla a scoprire l’identità del padre. Oltre a permetterle di agire positivamente sul mondo mettendo in luce cose ingiuste nascoste, missione che si concilia bene con l’educazione idealistica di Pip. Andreas Wolf, la figura alla Assange, è un tedesco che guida un’organizzazione simile a una setta, dislocata in Bolivia, di hacker e leaker che stanno apparentemente portando trasparenza nel mondo attraverso il Progetto Sunlight. Incontriamo Andreas nella Parte Due. La sua è la storia più interessante dell’intreccio grazie ai particolari sulla sua adolescenza a Berlino Est come figlio di intellettuali privilegiati del Partito Comunista. Ci viene raccontato a lungo dello sviluppo psicosessuale di Andreas, fino a giungere all’ardito ritratto di un carismatico, lascivo, puritano, controverso idealista visto come attraverso le lenti di Freud e Sofocle.

È la mente di Wolf che è esaminata più approfonditamente e meglio compresa, anche se è la più sconvolta. Il suo tormento ha avuto origine in un crimine: quando aveva circa vent’anni, Andreas ha cospirato con una meravigliosa ragazza che amava (Annagret) per uccidere il patrigno di lei, che la molestava. Questo gesto tenebroso oscura la sua coscienza da allora, e lo porta a confessare il gesto a una o due persone e alla fine a un giovane americano che incontra a Berlino, Tom Aberant. Tom è il suo sosia, benché sarebbe troppo semplice dire che Tom sia il superego e Andreas l’es; sono caratteri che si rispecchiano, come lo sono Annagret e Anabel, le loro mogli.

In Purity, non ci avventuriamo spesso nella coscienza femminile, neanche in quella di Pip, così Annagret e Anabel potrebbero avere un lato che non abbiamo sentito. Bisogna anche dire che mogli, madri e donne in generale viste da Franzen sono un problema. Esse sono quasi sempre chiacchierone, faticose, egocentriche e non molto vivaci, se non addirittura veri e propri mostri come Anabel. Ad ogni livello, i personaggi maschili le vedono in questo modo. A dispetto di Edipo e Amleto, non riusciamo mai a comprendere bene il risentimento di Andreas nei confronti di sua madre: le sue storie sentimentali, o il suo essere un funzionario del Partito, o il fatto di vederla nuda, difficilmente sembrano sufficienti per spiegare la sua potente rabbia, un’emozione che Franzen ha dichiarato dovunque come fonte importante del suo stesso lavoro.

2.

Uomini intrappolati nel matrimonio: laddove ne Le correzioni Franzen vedeva i suoi personaggi con Olimpica partecipazione (per esempio nel modo di trattare il matrimonio della madre e del padre malato di Alzheimer), è in Purity che si avvicina maggiormente alle cose più dure che ha scritto sulla sua stessa vita e sul suo matrimonio, sulle sue preoccupazioni e avversioni morali, sul suo ipersviluppato senso di colpa, su alcune passate idee piuttosto ossessive e strane sul sesso, e così via. Probabilmente la gente avrà pareri diversi riguardo al fatto se egli abbia compiuto un sacrificio troppo profondo di grande prospettiva per soddisfare il desiderio di confessione o di vendetta, o se questa nuova direzione derivi da un certo fraintendimento del Contratto con il lettore. In ogni caso il suo scritto candidamente autobiografico ci consente di dedurre che aspetti di Andreas e Tom possano avvicinarsi alle esperienze stesse di Franzen, specialmente quelle di Andreas l’antieroe nella banale parte di marito di Annagret:

Durante il giorno, quando erano da soli, egli continuava a immaginarsi lo sguardo grave [di Annagret], ma quando arrivava a casa trovava una persona che non assomigliava all’oggetto che aveva desiderato. Lei era stanca, aveva i crampi, aveva programmi per la sera … . Doveva solo chiamare a casa e sentire la sua voce per due minuti per essere stanco di lei.

Questo brano è quasi intercambiabile con il racconto di Tom Aberant ad Anabel del suo matrimonio:

La mia vita era diventata esattamente quell’incubo incentrato sul rimprovero femminile che avevo cercato di evitare per tutta la vita. Evitare quello di mia madre aveva causato quello di Anabel, e viceversa; non c’era via di scampo.

Va da sé che sia Tom che Andreas odiano e/o provano risentimento anche nei confronti delle loro madri. Per quanto melodrammatica sia la storia principale, quando si arriva al matrimonio, i due personaggi maschili principali appaiono in dettagli archetipici, quasi da sitcom, nei dolorosi passaggi in cui una qualità intensamente sentita trasuda sapori vagamente autobiografici. Per continuare con Andreas e Annagret:

Ma il problema con il sesso come idea era che le idee possono cambiare. Prima o poi, Annagret sviluppò una diversa e molto più noiosa idea, di totale onestà a letto, con  pesante enfasi sullo scambio verbale. [Ma] gli scambi senza fine con una ventitreenne priva di senso dell’ironia lo annoiavano … . Ancor peggio, [lei] voleva parlare dei propri sentimenti. O, peggio ancora, voleva discutere dei sentimenti di lui.

Quando si giunge all’esperienza che Tom fa di una donna impossibile, arriva il feroce femminismo di Anabel. Si lamenta di tutto, per esempio:

«Mi devo sedere», disse alla fine. «Perché tu non ti dovresti sedere? Non posso non vedere dove vieni, e ogni volta che lo vedo penso a come sia ingiusto essere una donna».

Nella Parte Tre ci sono più dettagli su Tom e una nuova donna, Leila, una giornalista carina,  partner da lungo tempo di Tom, anche se ancora sposata con uno scrittore paraplegico, Charles Blenheim. Charles un tempo era stato un promettente romanziere, che spera ancora di essere importante; il ‘New York Times Book Review’ ha elogiato «la febbricitante muscolarità» del suo stile. Gli incisi comici di Franzen rendono al meglio quando si riferiscono alla letteratura, o a scrittori come Charles, o a giornalisti come Leila e Tom:

Dopo aver vinto un premio per il suo reportage (sulla cattiva gestione della Fiera di Stato del Colorado), osava assentarsi dalla cene che Charles era obbligato a tenere per gli scrittori di passaggio. Oh Dio, il bere in quelle cene terrificanti, le inevitabili offese di Charles, l’aggiunta di un nome ulteriore alla sua lista degli odiati. Praticamente i soli scrittori americani viventi che Charles non odiasse ora erano i suoi studenti ed ex studenti, e se qualcuno degli ultimi avesse avuto un qualche successo era solo questione di tempo prima che essi lo offendessero o lo tradissero, ed egli li aggiungesse alla lista.

Leila avrebbe voluto avere un bambino, ma questo avrebbe complicato l’impegno di Charles per l’arte. Per compensare il suo non avere figli e il marito paraplegico, lei si era fatta coinvolgere da Tom, benché sospettasse che fosse ancora infatuato della ex moglie, con cui non aveva bambini. L’impossibile Anabel, figlia di un tycoon incredibilmente ricco. Avendo negato bambini ad Anabel, lui non si sente autorizzato ad avere figli con Leila, anche se non sente più Anabel da anni.

A Denver, ritroviamo Pip, una stagista del giornale di Tom, inviata dall’affascinante, ora famoso in tutto il mondo, Andreas, facendo seguito al periodo trascorso con lui in Bolivia. Pensando che lei sia la figlia del suo vecchio amico Tom, Andreas l’ha inviata in Colorado per studiare giornalismo, ma in verità per scoprire se Tom è vicino allo svelare l’oscuro segreto di Andreas. Ancora squattrinata, diventa amica di Leila, e si trasferisce da lei e Tom.

Leila e Pip stanno scrivendo una storia su un complotto per rubare una testata nucleare. La tipica digressione alla Franzen che a volte arriva come una piacevole distrazione, anche se non è necessariamente questo il caso. Infatti, nella baraonda del linguaggio giornalistico l’attenzione del lettore può risultare distratta a dispetto del vivace intreccio nucleare.

Leila è preoccupata di ospitare un’attraente giovane donna in casa con Tom, il quale sembra seriamente interessato alla loro nuova ospite. Ma in una coincidenza degna di un’opera lirica, la misteriosa attrazione di lui è spiegata: Tom, avendo sbirciato una foto della madre di Pip sul suo telefono, confessa a Leila di credere che Pip sia figlia di Anabel e probabilmente di lui stesso.

«Mi dispiace», disse Tom. «So che è duro da sentire».

«Duro da sentire? Tu hai una figlia. Hai una figlia di cui non hai saputo nulla per venticinque anni… . Sì, direi decisamente che per me è decisamente dura da sentire».

La quarta parte è un flashback sull’arrivo di Pip in Sud America per lavorare al Progetto Sunlight, che lei scopre essere praticamente gestito da donne con cui Andreas Wolf è andato a letto. Pare che anche lei debba fare quella fine, ma Pip non sembra essere in grado di andare in giro facendo l’amore con chiunque. Alla fine si sottomette ai «lavoretti che lui sbrigava in maniera esperta con la bocca» ma non ricambia «la gentilezza». C’è un’altra scena come questa poche settimane dopo. Non importa, lui le dice, aumenta solo la tua desiderabilità, sebbene non sia chiaro nel processo quale desiderabilità di Pip possa essere possibile, dato che lei non offre né bellezza né intelligenza, e spesso incasina le cose. La Parte Cinque è costituita dal racconto in prima persona di Tom del matrimonio di venticinque anni prima con la nevrotica e difficile Anabel. Egli racconta di un’occasione in cui fecero l’amore dopo il divorzio. Poi si dilunga nella storia di come si sono incontrati i suoi genitori tedeschi e di come siano venuti in America e di come incontrò Anabel al college. Ogni storia assorbe e spesso diverte, ma le connessioni sembrano troppo guidate da correlativi oggettivi. Tom era timido nel sesso a causa della sua prima esperienza con Mary Ellen Stahlstrom, che aveva lanciato un urlo quando lui «senza volere era penetrato con forza virile nella parte più sensibile e off-limits di Mary Ellen»:

L’urlo della violazione anale di Mary Ellen  risuonava nelle mie orecchie quando mi sono iscritto alla Penn. Mio padre mi aveva suggerito di scegliere un college più piccolo, ma la Penn mi aveva offerto una borsa di studio…

La divertente ed emozionale confessione di Tom è una novella di 105 pagine e si conclude con la sua versione dell’incontro con Andreas Wolf a Berlino Est, tanti anni prima, e della rivelazione del segreto nel passato di Andreas. Egli ricorda di aver aiutato Andreas, come atto di amicizia, a riseppellire le ossa della vittima. A quel punto il racconto torna alle ultime scenate con Anabel, alla morte del padre di lei e al mistero della  sparizione di Anabel:

Non ho mai smesso di chiedermi dove sia Anabel e se sia viva … .Rimango convinto che la vedrò di nuovo … . Non posso passare oltre e avere bambini con qualcun’altro, dal momento che avevo impedito a lei di averne.

A questo punto il lettore ha risposto a molte delle domande sollevate dal romanzo: dov’è Anabel? Qual’è il collegamento con Pip? La domanda più interessante sarebbe: perché Franzen ha scelto questa cronologia così complicata?

3.

Nella Parte Sei siamo di nuovo con Andreas Wolf in Bolivia, nel momento in cui entra nella sua “fase” Jim Jones[2], e si trasforma nel dittatore del Nuovo Regime, il Progetto Sunlight, che «ora funzionava principalmente come estensione del suo ego. Una fabbrica di fama mascherata da fabbrica di segreti». I suoi sogni di influenza globale grazie al potere di internet sono soggetti che hanno raccolto l’interesse di Franzen in altri libri:

C’erano un sacco di possibili Snowden dentro il Nuovo Regime. Impiegati con accesso agli algoritmi che Facebook usava per monetizzare la privacy dei suoi utilizzatori e Twitter per manipolare i meme che erano apparentemente autogenerantisi. Ma gli intelligenti erano in realtà più atterriti dal Nuovo Regime che da ciò da cui il regime aveva spinto i meno intelligenti ad aver paura: la NSA, la CIA…

Vi sono allusioni alla cronaca e rimandi a nomi celebri che possiamo riconoscere, come quando Andreas visita Tad Milliken,

lo speculatore capitalista della Silicon Valley che si è ritirato nel Belize per evitare l’inconveniente di un’accusa di pedofilia pendente su di lui in California. Era malato di mente, un seguace di Ayn Rand[3] …, ma era una compagnia sorprendentemente molto divertente se lo tenevi su argomenti come la pesca e il tennis.

Nonostante questi nuovi amici, e gli echi di Ted Turner, Michael Milken e Roman Polanski, il senso di colpa e l’egotismo violento in Andreas vanno subito fuori controllo:

Era allo stesso tempo l’uomo che aveva ucciso e l’uomo che lo aveva ucciso, e poiché c’era un altro lato oscuro nella sua memoria, il corridoio  tra la sua stanza di bambino e quella della madre, c’era un ulteriore sconvolgimento cronologico laddove sua madre aveva dato alla luce il mostro che era il patrigno di Annagret. Andreas era quel mostro, e lo aveva ucciso per trasformarsi in lui…

Poi seguono molte pagine sul decadimento e sul senso di colpa di Andreas, sulla sua rabbia verso la madre e verso le donne:

Era prono alle fantasie da Killer, alcune delle quali così offensive della sua autoimmagine (per esempio, la fantasia di venire su Annagret mentre stava dormendo) che ci voleva un grande sforzo di onestà per registrarle prima che egli le sopprimesse.

La descrizione gotica della follia probabilmente non è la vena migliore di Franzen. Essa è perseguita meglio da persone che sono veri geni in questo, come Stephen King. Andreas

iniziò a piangere. Il Killer si rigirò dentro di lui, percependo un’opportunità nelle sue lacrime, nella sua regressione. Al Killer piaceva regredire. Al Killer piaceva quando aveva quattro anni e Annagret quindici. Alla cieca, con gli occhi strizzati, cercò le labbra di lei con le sue.

Successivamente, il racconto regredisce all’improvviso dalla rappresentazione della sua «rabbia titanica», alla vita precedente con Annagret, la giovane donna il cui patrigno egli aveva ucciso per salvarla dalle molestie, quando, dopo alcuni anni di armonia, la loro relazione si era deteriorata e la noia aveva avuto la meglio. La noia è un’altra preoccupazione di Franzen. L’immagine di un uomo che si consuma, tormentato dal senso di colpa e depresso fino al suicidio, è rimpiazzata dal superficiale e risentito marito che avrebbe potuto essere lo stesso Tom:

Vide che si era intrappolato. Aveva messo su casa non con una donna ma con l’idea piena di speranza di sé stesso come uomo che avrebbe potuto vivere per sempre felice con una donna. E ora questa idea lo annoiava … . Si comportava come uno sfigato e pagava un prezzo per questo in autostima, ma continuava a farlo, sperando che lei lo avrebbe riconosciuto come evidente segno di un problema nella loro relazione, e che forse, alla fine, ciò gli avrebbe consentito di sfuggire alla trappola.

Jonathan Franzen

Jonathan Franzen

Lo scrittore ci fa attraversare questa crisi domestica “descrivendola”, cosa che gli studenti di scrittura creativa sono istruiti a non fare. Ci sono qua e là sprazzi di quel tipo di frasi coinvolgenti che si trovano ne Le correzioni, accompagnate da sottili distinguo e acute metafore. In Purity il linguaggio comune è al servizio della prosa, e alla fine della sezione di Andreas questa si consuma in pagine e pagine di descrizioni, come se fosse la ‘Soap Opera Digest’[4], o come se lo scrittore si fosse stancato di Andreas e Tom, o fosse preoccupato che i suoi lettori potessero esserlo, e stesse cercando di rispettare il Contratto accorciando scene che normalmente avrebbe sviluppato di più. Peccato che come lettori,  dopo cinquecento pagine, avremmo preferito lasciar perdere il nostro Contratto in cambio del divertimento per ascoltare cosa si dicono Andreas e Annagret quando sono sinceri tra loro.

Con riferimento alla noia matrimoniale, Andreas porta di nuovo l’attenzione «sul divario tra l’oggetto notturno del suo desiderio e la realtà diurna di Annagret». Questo è il divario che complica l’intero romanzo: la tensione tra uno scrittore fiducioso nel suo potere diurno – la luce del giorno del realismo domestico è esemplificata dalla sezione di Tom – e uno scrittore che si spinge nell’oscurità e nei registri diversi con cui ha meno dimestichezza.

Andreas morirà in un drammatico suicidio cadendo da una scogliera. Come in un fumetto, accidenti. A dispetto del suo destino di cattivo, egli è il personaggio che conosciamo meglio e che più rifiutiamo. Nonostante tutta la sua apparente spietatezza, il suo crimine di gioventù lo tormenta nel modo in cui non avrebbe disturbato la taciturna Pip, che non si lascia toccare da nulla, che sfida le capacità relazionali  e che si può intuire come sia sulla strada per trasformarsi in sua madre, la dispotica Anabel. Alla fine, un ragazzo da cui lei è attratta, Jason, la invita a giocare a tennis.

«Se non avessi una fidanzata, sarei felice di giocare con te. Ma ce l’hai, quindi…».

«Mi stai dicendo che devo rompere con la mia ragazza prima di poter giocare con te? È un investimento iniziale piuttosto sostanzioso solo per giocare a tennis».

Pip scoprirà di aver ereditato un fondo fiduciario del valore di un miliardo di dollari – tale è la misura a cui l’inflazione ha portato la pentola d’oro delle favole per poter avere significato ai giorni nostri. Come sua madre, Pip vuole essere Buona. Salva i suoi amici di Oakland dai problemi di sfratto comprando la loro casa occupata, e inizia a frequentare Jason, il giocatore di tennis. Non c’è traccia di trascendenza, nessuna possibilità che non diventerà un disastro come sua madre. Ma un miliardo di dollari! Non dovremmo sottostimare il piacere di una favola, una formula in fondo duratura, come abbiamo visto, ad esempio, nel recente successo di Donna Tartt.

Nonostante il superficiale lieto fine, i lettori saranno colpiti dalla vera materia del romanzo: l’ansietà e quel nuovo motivo di preoccupazione, che è la ricerca dell’identità. Nonostante l’apparente dedizione alle opere buone, alle cause femministe, alla trasparenza della politica e così via, al fondo, tutti i personaggi, come Andreas, «non avrebbero interesse a fare la cosa giusta se la cosa sbagliata [li] potesse elevare socialmente» o desse loro una gratificazione psicologica. Ogni personaggio tenta diverse personalità, ma sta scomodo in ognuna di esse.

Come romanzo sull’inautenticità e l’accesa autocoscienza, e come ritratto del mondo moderno, è sufficientemente riuscito, anche se deprimente. Franzen, da cui ci si aspetta molto, sembra, come Andreas, su una sorta di vetta (letteraria), da cui scendono numerosi sentieri. Quello da cui è appena salito è minato dal melodramma e dai passi falsi. Oppure può salire verso il vessillo del romanzo di Status piantato un po’ più in su sul pendio, se ha l’energia per salire con il suo già pesante zaino pieno di romanzi del Contratto, e se ha un po’ di tempo per contemplare il paesaggio prima di rimettersi al lavoro.

[1]     In Italia il libro verrà pubblicato da Einaudi. N.d.R.

[2]     Jim Jones (1931 – 1978), è stato un predicatore statunitense. Fondatore del movimento laicale di volontariato “Tempio del Popolo”. Nel 1977 si trasferì nella Guyana Francese insieme a 1.000 aderenti al movimento, per fondare “Jones Town”, una comunità che agli occhi del predicatore doveva diventare una nuova “terra promessa” dove pregare e rifugiarsi da un olocausto nucleare che Jones aveva predetto. Nel 1978 il deputato Leo Ryan si recò in visita a Jonestown con di giornalisti per verificare cosa accadesse nella comunità; durante la sua permanenza, ricevette un biglietto di aiuto e denuncia per le condizioni di schiavitù in cui vivevano i membri della comunità. Le guardie del corpo di Jones scoprirono il biglietto e uccisero a colpi di mitra il deputato e la sua scorta. Il giorno seguente, Jones annunciò alla comunità che “per difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male” tutti i fedeli avrebbero dovuto uccidersi: dopo aver loro promesso un aldilà utopistico, fece bere loro un cocktail a base di Kool Aid (una bevanda analcolica) e cianuro. Morirono 911 persone, inclusi bambini e neonati . N.d.R.

[3]     Ayn Rand (1905-1982), scrittrice, filosofa e sceneggiatrice statunitense. Era una convinta sostenitrice dell’individualismo, dell’egoismo razionale e del capitalismo. È stata anche fondatrice della corrente filosofica dell’oggettivismo. N.d.R.

[4]     Rivista statunitense fondata nel 1975 interamente dedicata alle soap opera trasmesse in televisione. N.d.R.

 

 

 

DIANE JOHNSON, è una scrittrice e critica americana. Vive tra San Francisco e Parigi. Il suo ultimo libro è Flyover Lives: A Memoir (Viking, 2014).

 

 

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