Michele Rabà

Dagli Oceani al Mediterraneo. Un ponte tra l’Italia e il Nuovo Mondo

PATRIZIA SPINATO BRUSCHI, La experiencia italiana de Miguel Ángel Asturias (1959-1973). Cartas del Premio Nobel y de doña Blanca a Giuseppe Bellini, Roma, Bulzoni, 2013, pp. 191, € 15,00

 LETTERATURA: Michela Rabà recensisce il saggio di Patrizia Spinato Bruschi, che riproduce le lettere inviate da Miguel Ángel Asturias all'accademico italiano Giuseppe Bellini tra il 1959 ed il 1973, analizzando il nesso inscindibile tra le istanze culturali e personali che legarono Asturias all'Italia e il rapporto umano ed intellettuale tra il premio Nobel e Giuseppe Bellini. 

Miguel Ánguel Asturias

Miguel Ángel Asturias

Negli anni ’30 del secolo passato un intellettuale e poeta torinese apriva in Italia una finestra, la prima, sullo sconfinato pelago della letteratura romanzesca ‘americana’. Al tempo in cui Cesare Pavese realizzò le sue traduzioni, capolavori letterari esse stesse, l’America per antonomasia, conosciuta nella Penisola attraverso il suo cinema, le sue mode culturali, i prodotti di consumo di massa, era quella anglosassone, quella economicamente più produttiva, quella che già allora veniva considerata non solo il cuore di un’economia mondiale globalizzata, ma il luogo delle aspirazioni ad un futuro libero e democratico, diverso dall’Europa delle dittature che allora imperversavano. Per lunghi anni, doveva invece rimanere ancora largamente ignota, nella sua essenza, agli italiani che non vi fossero immigrati l’altra America, la Nuestra America, felice parola d’ordine e, assieme, rivendicazione della propria irrinunciabile specificità culturale, coniata dal cubano José Martí.

Ancora negli anni ’50, il pubblico italiano conosceva la produzione letteraria ibero americana, sia romanzesca che poetica (con la sola eccezione di Neruda, probabilmente), quasi esclusivamente attraverso le pregevoli edizioni di Ugo Guanda di Parma, che oltretutto si occupava per lo più di poesia.

Il ponte tra due mondi che avevano vissuto per decenni in profonda osmosi attraverso il fenomeno delle migrazioni (a sua volta produttivo di una vasta e complessa letteratura: tipico il caso di Syria Poletti) venne gettato, questa volta, dall’Accademia, e in particolare da quell’ateneo, l’Università Bocconi di Milano, che su questi temi aveva mostrato interesse e sensibilità decisamente all’avanguardia per l’epoca. Fu qui che, a partire dal 1959, si tenne il primo corso di Letteratura ispanoamericana, che ottenne ampio concorso di studenti. A promuoverne l’istituzione fu Giuseppe Bellini, professore nell’ateneo milanese ed in quello di Parma, dove non a caso l’accademico avrebbe stretto con Guanda un fruttuoso sodalizio ed incrementato, già nei primi anni Sessanta, la presenza di poeti ispano-americani nelle collane della casa editrice parmense. Nel 1967, lo stesso anno in cui Asturias ricevette il premio Nobel, Bellini curò per Guanda l’edizione di un’antologia poetica dello scrittore guatemalteco, dal titolo Parla il Gran Lengua.

Fu proprio grazie alla mediazione di Bellini che si istituì il legame privilegiato di Asturias con l’Università Bocconi, prima, e con la Ca’ Foscari poi, quando lo studioso passò all’ateneo veneziano.

Merito fondamentale del volume curato da Patrizia Spinato Bruschi, che riproduce le lettere inviate da Asturias all’accademico italiano tra il 1959 ed il 1973, è quello di avere sottolineato il nesso inscindibile tra le istanze culturali e personali che legarono Asturias all’Italia in generale – al grande pubblico, ma anche all’Accademia – ed il rapporto umano ed intellettuale tra il premio Nobel e Bellini, mettendo in luce tanto l’importanza dell’esperienza italiana nella vita, nella produzione letteraria dello scrittore guatemalteco, nella costruzione della sua stessa immagine pubblica nel vecchio continente, quanto l’infaticabile opera di promotore culturale perseguita con convinzione, coerenza, sensibilità e gusto dallo studioso italiano.

L’informata e concisa premessa, intitolata appunto La experiencia italiana de Miguel Ángel Asturias, ricostruisce in modo puntuale il clima culturale di quegli anni entusiasmanti, che videro l’Italia protagonista indiscussa del primo sguardo occidentale sulle cosiddette aree emergenti (alla cui letteratura e cultura fu dedicato l’ampio panorama di studi scientifici dell’Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche fondato a Milano da Giuseppe Bellini).

L’opera, che include una suggestiva sezione dedicata alla Documentación fotografica – riflesso della sensibilità per la comunicazione multimediale dell’autrice, non a caso curatrice del notiziario on-line ‘Dal Mediterraneo agli Oceani’ della sede di Milano dell’istituto ISEM-CNR, letto, apprezzato e, soprattutto, imitato anche in Italia e all’estero -, comprende quarantacinque lettere contenute nel fondo personale messo a disposizione dallo stesso Bellini, «celosamente guardadas por su destinatario a lo largo de cuarenta años y ahora, gracias a su generosidad», pubblicate integralmente.

I criteri di edizione, restituiscono in modo chiaro e coerente il testo originale, come dichiarato dall’autrice, che peraltro si è recentemente misurata con l’edizione di un’altra fonte di grande interesse letterario, oltre che storico ed etnografico, ossia il manoscritto del viaggiatore ottocentesco Alessandro Litta Modignani, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e pubblicato da Bulzoni nel 2008 col titolo, Da Buenos Aires a Valparaiso. In entrambi i volumi, lo sguardo di un viaggiatore, di un ‘straniero’ diviene la lente d’ingrandimento attraverso la quale esaminare, allo stesso tempo, il protagonista, la sua realtà di provenienza, col suo vissuto umano e culturale, ed il mondo ‘altro’, con il quale il protagonista si relaziona: un’operazione scientifica che consegna uno strumento prezioso non solo al letterato, ma anche allo storico.

Giustamente, dunque, l’autrice ha scelto di riproporre in appendice alcuni preziosi contributi realizzati da Asturias e inviati al suo amico italiano, nonché testi di conferenze e discorsi pubblici tenuti dallo scrittore guatemalteco e pubblicati da Bellini nelle sue opere critiche e sulle riviste di cui è direttore scientifico: l’uomo pubblico, la sua auto-rappresentazione – si veda, in proposito, il gustoso anexo, (Auto)biografía – e quello privato si intrecciano in un ritratto a tutto tondo, più autentico e credibile, forse, di quello che potremmo ritrovare in una biografia, dove inevitabilmente il personaggio è filtrato attraverso gli interessi dell’autore, la sua sensibilità scientifica e, talora, le compromissioni ideologiche.

Un’opera in grado, dunque, di sottolineare l’importanza tanto del mittente quanto del destinatario, del poeta e dello studioso, nel costruire un’esperienza di condivisione ancor oggi imprescindibile, per aver posto le basi di una più profonda comprensione tra due ‘mondi’, la penisola italiana ed il continente latino-americano, vicini e lontani, separati dal mare, ma indissolubilmente uniti dal proprio passato.

MICHELE RABÀ, è in forza al Cnr, presso l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea. Collabora con l’Università Statale di Milano e con l’Università di Pavia e ha pubblicato diversi saggi sulla storia militare italiana del Cinquecento, tra cui Gli italiani e la guerra di Parma (1551 – 1552). Cooptazione di élite e “sottoproletariato militare a giornata” nella Lombardia di Carlo V (nell’Archivio Storico Lombardo), I tercios di Carlo V in Italia, tra percezione e mondo del quotidiano (in Studi di Letteratura Ispano-americana), Ferrante Gonzaga e Charles Cossé de Brissac. Denaro, ‘reputatione’ e strategia di logoramento nella guerra franco-asburgica per il Piemonte, 1551-1554 Al servizio dell’Impero. Grandi signorie feudali e difesa della supremazia asburgica in Italia settentrionale. Il caso emiliano, 1547-1559 (in ‘Rivista di Studi Militari’). Collabora al notiziario on-line ‘Dal Mediterraneo agli Oceani’, con la rivista ‘RiMe’ dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea e con la ‘Rivista di Studi Militari’ dell’Università di Bologna.
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