Valerio Corzani

Radio3suCarta. Hugo Pratt e altre latitudini (1° parte)

Passioni è un programma articolato in cicli monografici della durata variabile dalle 2 alle 10 puntate. Ogni ciclo propone una narrazione ed una esplorazione condotta in prima persona dal protagonista o dai protagonisti intorno a quella “passione” che è al centro del tema scelto e si avvale di interviste, archivio sonoro, musiche. Passioni non vuole offrire un approccio giornalistico o didascalico ma piuttosto l’esperienza viva dei protagonisti, la loro storia, le loro emozioni.

A cura di Cettina Flaccavento

regia di Ornella Bellucci

conduce Valerio Corzani

(www.wikiradio.rai.it; wikiradio@rai.it)

 

 

Hugo Pratt. Mi chiamo Hugo Pratt, sono un disegnatore di fumetti italiano. Sono nato il 15 giugno 1927. Sono del segno dei gemelli.

Hugo Pratt e altre latitudini. Un altro sottotitolo potrebbe essere “La terra di Corto Maltese”, oppure “Sulle orme di Pratt”. La terra di Corto Maltese è la Terra in effetti, nel senso che Hugo Pratt, immaginifico autore, ha fatto viaggiare il suo personaggio in tutti gli angoli del globo terracqueo. Noi andiamo in onda fra due anniversari: il 15 giugno 1927, il giorno della nascita di Hugo Pratt, e il 20 agosto 1995, il giorno della sua morte, con queste quattro puntate, che vorrebbero regalarvi un Hugo Pratt allo stesso tempo calligrafico e inedito. Il titolo provocatorio di questo ciclo: “Hugo Pratt e altre latitudini”, avanza sostanzialmente una tesi che è quella di guardare all’autore di fumetti e inventore di storie Hugo Pratt, non come a un personaggio della cultura, a un intellettuale, a un disegnatore, ma come a una sorta di epicentro geografico, come a uno spazio fluttuante, come, appunto, a una latitudine. Da questo punto di vista Hugo Pratt è stato una specie di vero e proprio forziere, uno scrigno di intuizioni che avevano sempre la molla del viaggio a inserire la spinta dell’accelerazione, anche di quella creativa. Vogliamo introdurre il nostro percorso proprio con quello che lo stesso Hugo Pratt pensava dell’avventura.

Hugo Pratt. L’avventura è un qualche cosa che bisogna andare a cercare. Bisogna andarla a cercare perché è difficile che al giorno d’oggi un’avventura arrivi così, in casa. Può anche succedere, ma se è quel tipo di avventura di taglio romantico, esotico, bisogna andare a cercarla anche in posti lontani se vogliamo vederlo sotto l’aspetto dell’Avventura con l’A maiuscola. Poi se si ha la possibilità di avere un buon libro, di avere delle buone letture, si può anche andare alla ricerca e ad una verifica di quelli che sono stati certi libri di avventura importanti per la formazione del carattere di una persona come me, un’attitudine che mi ha portato in molti posti: nel Sud Pacifico, in Canada, in molti posti, proprio perché avevo letto, allora avevo voglia di andare, di approfondire.

Dunque l’avventura per Hugo Pratt: una chance ineludibile. Hugo Pratt fa parte di quegli autori che permettono di affermare che il fumetto, il disegno, non è condannato ad essere un semplice divertissement, ma può anche aspirare ad essere una forma d’arte. È stato proprio Hugo Pratt in qualche modo, insieme ad altri autori di grande calibro a nobilitare il fumetto. Corto Maltese in particolare, da questo punto di vista, non cessa di affascinare, perché questa serie di strisce, divenuta poi una serie di albo davvero memorabili, possiede delle caratteristiche che non si trovano da nessun’altra parte: una visione cosmopolita del mondo, riferimenti a tutti i tipi di avventura, un gioco continuo tra razionale e fantastico e un melange molto sottile tra personaggi reali e personaggi fittizi. Facile anche trovare addentellati contatti tra storie che Hugo Pratt ha creato e la vita stessa di Hugo Pratt. È quello che faremo noi, cercheremo di costruire una sorta di mappa che segua i personaggi di Hugo Pratt e segua anche la personale biografia del loro autore. E in questo modo gireremo il mondo, a partire dall’Africa che è stato il suo primo approdo e il suo primo terreno di apprendistato poetico.

Pratt nasce a Rimini il 15 giugno 1927, trascorre la sua infanzia nella favolosa Venezia, eppure fin da giovanissimo, nel 1937, quindi all’età di dieci anni, Pratt si trova catapultato dall’altra parte del mondo, nell’Africa avventurosa, e precisamente in Etiopia, dove trascorre vari anni al seguito del padre Rolando, un militare di carriera. Pratt ha abbandonato in Italia i fumetti d’avventura con cui ha imparato a conoscere un’Africa oleografica e fittizia: Cino e Franco: la misteriosa fiamma della regina Loana1, ad esempio. In realtà in questi anni giovanili Pratt si dedica al disegno cercando di ricreare i capolavori perduti. L’immaginario di Pratt cambierà proprio in Etiopia come ci conferma, parlandoci del suo primo impatto con l’Africa, Silvina Pratt, la figlia di Hugo, nata nel 1964 a Buenos Aires, che è stata insieme alla madre anche la traduttrice di gran parte dell’opera di Hugo Pratt in francese.

Silvina Pratt. Era piccolino, è arrivato lì con i genitori, e lui si ricordava benissimo del suo arrivo con la nave e mentre arrivava vedeva già da lontano tutti i soldati, le divise … un arrivo che gli è rimasto impresso in maniera indelebile, un impatto che è diventato importante, quasi scioccante dal momento che in seguito ritroveremo sempre nelle sue storie soldati, divise, l’ affetto che aveva per queste cose. Il suo immaginario si è creato e affinato proprio in quel periodo.

Pratt curioso di tutto, che affronta l’avventura africana che aveva risvolti anche drammatici, molto impegnativi dal punto di vista della vita quotidiana, la affronta con una curiosità famelica negli occhi trasformandosi in una specie di corsaro di colori e immagini, come rileva Alberto Ongaro, amico innanzitutto, ma anche giornalista, scrittore, fumettista italiano, collaboratore di Hugo Pratt…

Alberto Ongaro. In Etiopia ha innanzitutto imparato, magari rozzamente, l’inglese. Quel periodo è servito a lui come strumento di quello che sarebbe stato il processo di mitopoiesi che è durato tutta la sua vita, e che è riuscito in pieno in questi ultimi anni in cui da morto trionfa ovunque. In realtà questo retaggio africano già lo differenziava da noi e gli permetteva di “lucrare” fertilmente non solo sul mito del continente nero, sull’epopea coloniale e sulla guerra, ma anche sulla propria biografia e sulla sua mitizzazione.

Le Etiopiche2 che raccolgono le quattro storie di Corto Maltese in Africa, rappresentano in realtà l’amore per quella terra che ha visto la sua adolescenza, l’amore per i colori, i contrasti, le luci, le ombre del deserto, perché Pratt, rende materia di narrazione avventurosa la propria nostalgia della letteratura e la nostra”. Parole di Umberto Eco, che ha sottolineato spesso il suo amore per Hugo Pratt. In effetti nelle storie di Corto Maltese, l’Etiopia torna, l’Africa in genere torna, andando dallo Yemen alla Somalia.

Corto Maltese arriva da queste parti nel 1918, seguendo naturalmente la cronologia delle storie decise da Pratt. Ci sono a quel punto potenze coloniali, guerriglie indipendentiste, etnie cristiane e musulmane che si affrontano. Attraverso gli incontri di questo eroe a fumetti inventato da Pratt con i beduini danakil, con uno stregone abissino e con la setta degli uomini leopardo, è in realtà tutta l’Africa che si rivela, quella dei nomadi e dei grandi, grandissimi spazi. Dell’Africa di Hugo Pratt, parla Luca Boschi, giornalista, fumettista italiano, che si occupa dal 1979 di saggistica con argomento i fumetti, i disegni animati e l’illustrazione.

Luca Boschi. Nella sua Africa disegnata c’è qualcosa dei suoi ricordi mnemonici, ma c’è anche molto di quello che aveva letto da bambino sui giornali. In particolare L’avventuroso e le storie di Cino e Franco: sotto la bandiera del re della giungla. Forse l’hanno influenzato quasi quanto la conoscenza diretta degli alberi, dei territori, degli indigeni visti da lontano.

Le immagini dell’Africa per Hugo Pratt sono anche rigorosamente legate a quelle dei militari. Militari, divise e dunque immagini dei più diversi reggimenti dell’esercito inglese: i colori, i galloni, le mostrine, il profumo del cuoio. Erano naturalmente soldati che marciavano per le strade di Addis Abeba, e il giovane Pratt li seguiva come in un film. Un gusto che si è portato dietro anche in altre storie che non riguardavano l’Africa, rappresentando con una precisione calligrafica i soldati russi siberiani, i cangaceiros, i gendarmi di Mussolini, come anche qualche corpo d’armata ancora più esotico. Ecco, l’esotismo è una parola che in qualche modo va unita anche al colonialismo, e proprio la differenza tra colonialismo e coloniale sottolinea adesso Hugo Pratt in questo intervento che traiamo da una vecchia intervista che regalò a Radio 3 Suite in occasione dell’uscita di Avevo un appuntamento, un libro bellissimo che si riferisce ai suoi viaggi nell’Oceano Pacifico.

Hugo Pratt. Mio padre era un colonialista. Un colonialista che parte e va alla ricerca di un Impero, di interessi che possono venire attraverso un atto di violenza, di aggressione, come è stata la nostra avventura coloniale che è stata un’avventura fascista. Ma io che sono arrivato in Etiopia a dieci anni e ho passato lì sei anni, facevo una vita da coloniale, non da colonialista. Cioè imparavo a vivere con i ragazzi della mia età, che erano abissini, compagni di scuola che avevano le mie stesse preoccupazioni. Il fatto di dover vivere e convivere con un elemento indigeno era già di per sè un atto di tolleranza e condivisione, mentre i nostri genitori obbligavano questo elemento indigeno a subire le leggi discriminatorie.

Tra i collaboratori più stretti di Hugo Pratt c’è anche Guido Fuga, veneziano, architetto e fumettista italiano, disegnatore di molti paesaggi e di tutti quei macchinari che comparivano nelle tavole di Hugo Pratt. Lo stesso Pratt decise a un certo punto di affidare questi macchinari nel disegno tout-court a Guido Fuga.

Guido Fuga. Io dico sempre che Pratt è stato l’ultimo grande cantore del colonialismo. Per cui tutto questo gusto del grande Impero inglese, tutto il fascino delle divise, lui lo aveva subito e se ne era impregnato da piccolo. Mi raccontava che in Africa, da ragazzino, vedeva i nostri soldati con i capelli imbrillantinati pieni di sabbia del deserto, che andavano in giro dicendo “siamo i mejo”, e poi ha visto arrivare i soldati neozelandesi, sudafricani, ha visto questi soldati altissimi, elegantissimi, bellissimi, era rimasto davvero affascinato, era mutato il “parametro”… Hugo mi raccontò che a un certo punto ebbe un litigio epocale con sua madre che gli aveva buttato via delle collezioni di figurine sui soldati. Fu una specie di shock per lui, un trauma mai superato, tanto che ancora da adulto andava in giro per mercatini, per librerie cercando di rifarsi la collezione che aveva da bambino. Tutto questo gusto per l’esotismo, quindi, per lui veniva da queste esperienze vissute da bambino. Pratt con questa passione andava fino in fondo, facendo un lavoro di approfondimento meraviglioso.

Hugo Pratt torna a Venezia dopo la fine della guerra, ed è qui che può iniziare a dare voce alla sua voglia di raccontare storie, facendo tesoro del suo amore per i romanzi, e anche per i fumetti. L’opportunità di lavorare sulla “letteratura disegnata”, termine con il quale lo stesso Pratt designava i fumetti, gli viene offerto dall’incontro con Alberto Frassinelli e Alberto Ongaro, con cui fonda nel 1945 la testata ‘Albo Uragano’ che successivamente si chiamerà ‘Asso di Picche’, nome che deriverà dal nome del più importante personaggio pubblicato nella rivista. Venezia entrerà anche nelle storie di Corto Maltese, soprattutto in una bellissima storia Favola Veneziana, che definisce in qualche modo il tono di una città lagunare sui generis. Questa storia arriva sei anni dopo i fatti de La ballata del mare salato, la prima avventura in cui compare Corto Maltese, ed è in questa storia esoterica dedicata alla ricerca di un anello magico che ritroviamo Corto fra i palazzi e le calli veneziane. La favola di Venezia viene serializzata nel 1977 sull’‘Europeo’, ed è un omaggio davvero struggente di Hugo Pratt alla città lagunare, ai suoi intricatissimi itinerari, alle sue “corti sconte” come lui stesso definì alcuni squarci di Venezia. Della Venezia del dopoguerra, degli incontri con un giovanissimo Pratt, ci ha parlato Ivo Pavone, suo stretto collaboratore, nato a Taranto ma anche lui oramai veneziano di adozione.

Ivo Pavone. Io ero al liceo, e mi ricordo che facevo collezione di album americani: Flash Gordon, Cino e Franco, Mandrake… Scambiavo cinque album italiani per avere un album della Nerbini3, e un giorno mi si presentò a casa un amico, insieme a questo tipo che aveva già un po’ di barba, già grande, che mi disse: «Sai, ho saputo che hai il terzo episodio di Cino e Franco: la Pattuglia dell’Avorio!», io gli risposi di sì e lui mi chiese: «Me lo presteresti? Perché a me interessa molto disegnare» e io gli risposi «Anche a me!». Insomma, glielo prestai, ero un ragazzino avevo tredici anni, ma poi questo fumetto non me lo rendeva più. Così a un certo momento sono andato a casa sua, e lui mi chiese: «Cosa vuoi?», «Come cosa voglio? Voglio l’album!». Insomma, non me lo voleva ridare, io mi misi a piangere, lui si commosse, e così diventammo amici. Iniziammo a incontrarci, a disegnare insieme, poi arrivò l’8 settembre, arrivarono i tedeschi. Pratt non aveva niente, non lavorava, non andava a scuola, insomma nel 1944 Pratt era chiuso in casa, non si poteva muovere, perciò io, alle 16 e 30, quando finivo di lavorare, andavo verso San Giovanni e Paolo dove Pratt abitava, e lì si disegnava, si parlava, si leggeva, erano tutti racconti di Zane Grey4, Oliver Curwood5, Conrad: lì si sognava. Pratt aveva portato dall’Africa un sacco di roba, soprattutto molti fumetti americani come The Ray. “The Ray” era un personaggio tipo “L’Uomo Mascherato” o “L’Asso di Picche” ma vestito completamente in giallo. Portò tutti i dischi di Nat King Cole, un bel po’ di 78 giri di jazz americano… insomma era un vento di novità, una cosa straordinaria per noi. Abbiamo subito cominciato a disegnare insieme, i suoi primi disegni li copiava dal fumetto Il Principe Valentino6, poi ci siamo accorti che lui poteva disegnare da solo, senza copiare, e allora gli abbiamo chiesto: «Perché non provi a disegnare cose tue?». Lui è sparito per una settimana, ed è tornato con delle tavole molto grandi, bellissime: aveva disegnato dei fumetti tratti dal film Ombre Rosse.  E lì è iniziata l’avventura.

Venezia era anche quella della famiglia di Hugo Pratt, dove lo stesso Pratt affittò una casa bianca, alta come la prua di una nave corsara, proprio là dove la laguna svolta a gomito in faccia al borgo antico di Malamocco, sull’isola del lido. Di un’altra Venezia, più recente, vissuta da Pratt al ritorno dalla sua lunga esperienza vissuta in Sud America, ci parla Silvina Pratt.

Silvina Pratt. Venezia era la sua città. Lui l’ha conosciuta meglio di qualsiasi altra, conosceva tutte le stradine, tutti i nomi, tutte le storie delle vie, ed era in questo senso una città perfetta per questo, perché è una città antica, piccola ma con un labirinto di vicoli, in cui ci si perde facilmente, con l’acqua sempre presente.

A Hugo Pratt piaceva sicuramente molto Venezia. Gli piaceva respirare quell’aria salata, starsene seduto per ore in silenzio, guardare il gioco delle onde… ma gli piaceva anche fare “comunella”, intrattenere gli amici, perchè il disegnatore di Malamocco era davvero un grande entertainer. L’amico Ivo Pavone, precisa quanto nel dna di Hugo Pratt  fosse entrata Venezia.

Ivo Pavone. Lui lo ha detto: è una città che quasi ti addormenta. Per quello andava via. E si era scelto a Malamocco quella casa in alto, da cui vedeva l’Adriatico per continuare a sognare sempre nuove partenze…e poi a Venezia lo conoscevano tutti, era comela Madonna Pellegrina! Ladri, barboni, avvocati, piantagrane, nobili e plebaglia… Tutti lo conoscevano a Venezia, faceva parte di ognuno di noi!

“Sulla fondamenta che va verso la Madonna dell’Orto, c’è un palazzo con una croce teutonica, una rosa e un cammello di pietra. Forse a molti queste cose scolpite non suggeriranno niente, ma se si è veneziani nel cuore allora si capisce subito che dietro un simbolo teutonico ci sarà qualcosa di misterioso, e una rosa attorcigliata attorno a una croce complicherà ancor più l’enigma. L’aggiunta del cammello, sedurrà definitivamente l’animo intrigante di un veneziano”. Così scriveva Pratt, e anche a noi piace continuare a confondere le storie di Hugo Pratt, la sua biografia, il suo percorso di grandissimo professionista con le storie dei suoi personaggi. In questo caso abbiamo aggiunto un tassello poetico che proveniva direttamente dalle sue riflessioni. Altre considerazioni importanti sulla prima stagione veneziana di Pratt, ci arrivano da Alberto Ongaro.

Alberto Ongaro. Hugo ha scritto capitoli della vita di Corto Maltese a Venezia abbastanza estesi, sul rapporto magico che si può avere con Venezia. Ma Hugo portava con sé una componente esoterica vissuta non so quanto interamente. Lui era puro fisico, puro corpo, un corpo dotato di notevole intelligenza. A queste alterazioni della visione della realtà, non era arrivato razionalmente o irrazionalmente, le aveva semplicemente usate come strumento narrativo.

Hugo Pratt, e si è capito anche dai ricordi dei suoi amici, è stato anche un uomo e un disegnatore dal carattere controverso: grandi appetiti, grande appeal, grande carisma, grande capacità di trasformare la realtà in teatro, ma allo stesso tempo anche un carattere umbratile, rissoso, capace di andare su tutte le furie per una parola di troppo o di sbottare per un appuntamento mancato. Pratt cittadino di Venezia e del mondo, capace di ascoltare silenzioso il cambio di un paesaggio o il passaggio di una nuvola, o come capita al suo personaggio Corto Maltese, di parlare con un corvo, con un’ombra e con un pozzo. Proprio con un pozzo parla Corto Maltese nelle ultime pagine della favola veneziana, un dialogo paradossale naturalmente, ma anche pieno di ironia; a un certo punto, Corto Maltese dice anche di non riconoscere al pozzo, la sua autorità per spacciarsi per  veneziano: «Dopo tutto sei una maschera bastarda che non si sa bene da dove viene», salvo poi aggiungere semplicemente «Stavo scherzando». Una Venezia un po’ comica, un po’ tragica, un po’ stregata e naturalmente anche altre Venezie possibili nel disegno di Hugo Pratt. Altre mappe, altre mete attraverseremo in questo nostro ciclo, abbiamo ancora tanta strada da fare insieme a Hugo Pratt.

VALERIO CORZANI è autore e conduttore radiofonico, giornalista e musicista. Scrive di musica e viaggi per ‘Il Manifesto’, ‘Alias’, ‘XL’, ‘Slowfood’, ‘Il giornale della Musica’ e molti altri magazine. Collabora dalla metà degli anni ’80 con RadioRai. Attualmente è uno dei conduttori e autori di Alza il volume, ideatore e redattore di Sei Gradi e File Urbani, consulente musicale di Pagina3, Ad alta voce, Passioni, Tre Soldi, Fahrenheit, Wikiradio, tutte trasmissioni di Radio3. Come musicista è stato il bassista delle prime stagioni dei “Mau Mau”, il co-leader dei “Mazapegul”, il produttore e l’autore testi dei Daunbailò e oggi porta in giro il progetto elettronico “Corzani Airlines” e suona con “Gli Ex”.

1. È una serie di fumetti creata da Lyman Young nel 1928. Apparvero in Italia su Topolino nel 1933, e riscossero così tanto successo che la casa editrice Nerbini gli dedicò un’intera testata: ‘Il giornale di Cino e Franco’. Cino e Franco sono due ragazzi orfani, che un giorno scappano dall’orfanotrofio e vivono una serie di mirabolanti avventure in giro per il mondo. N.d.R.

2. Vengono chiamate così le quattro avventure di Corto Maltese in Africa: Nel nome di Allah misericordioso e compassionevole (1972); L’ultimo colpo (1972), …e di altri Romei e Giuliette (1973) e Leopardi (1973). N.d.R.

3. Casa editrice italiana. Nel 1932 pubblicò il primo numero di Topolino e Flash Gordon. N.d.R.

4. Zane Grey (1872-1939). Scrittore americano celebre per i suoi romanzi d’avventura che celebravano il mito del West americano. N.d.R.

5. James Oliver Curwood (1878-1927). Scrittore statunitense, cantore del mito del Grande Nord americano come il suo contemporaneo Jack London. Dal suo romanzo L’Orso, nel 1988 Jean-Jacques Annaud trasse l’omonimo film. N.d.R. [Fonte Wikipedia].

6. Fumetto fantasy di avventura, creato da Harold Foster nel 1937. N.d.R.

 

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