Charles Baxter

Dietro lo specchio di Murakami

da ''The New York Review of Books''

Murakami Haruki, 1Q84, Torino, Einaudi, 2011

LETTERATURA CONTEMPORANEA. Il nuovo romanzo di Murakami ci catapulta, come nella migliore tradizione dell’autore giapponese, in un Paese delle meraviglie alla Lewis Carroll, un mondo orwelliano dominato da un Leader pericoloso, che controlla movimenti e pensieri di tutti, e che i due protagonisti devono combattere.

All’inizio del nuovo romanzo di Haruki Murakami, un personaggio descrive al redattore di una casa editrice giapponese il manoscritto di un’opera che gli è stata sottoposta, e le sue parole appaiono come un’anticipazione del libro che stiamo per leggere: «Volendo, si potrebbero elencare molti difetti. Ma se non altro in questa storia c’è qualcosa capace di coinvolgere il lettore. Sebbene la trama sia nell’insieme fantastica, le descrizioni dei dettagli sono estremamente realistiche. L’equilibrio fra questi due aspetti è eccellente. Non so se parole come “originalità” e “necessità” siano appropriate. Qualcuno potrebbe obiettare che non arriviamo a questo livello, e magari avrebbe anche ragione. Ma quando, superando un po’ di difficoltà, si finisce di leggere, l’effetto è sconvolgente. Anche se lascia una strana sensazione, difficile da spiegare o addirittura sgradevole».
Dopo essere arrivato all’ultima pagina di 1Q84, il lettore potrebbe giudicare il romanzo in un modo analogo. In questo libro Murakami, che è senz’altro molto ambizioso, ha creato una sorta di mondo alternativo, come uno specchio del nostro, rovesciato. Anche la grafica è stata concepita per mettere in rilievo tale rispecchiamento: voltando le pagine, i numeri salgono o scendono in successione lungo i margini; da un lato i numeri sequenziali sono visualizzati normalmente mentre dall’altro sono rovesciati1. A un tratto uno dei personaggi del libro mette in discussione l’esistenza di un mondo parallelo, ma i due protagonisti di 1Q84 (Q come question mark, ovvero «un mondo con il punto interrogativo») sono assolutamente convinti di non vivere in un mondo parallelo, bensì in una replica di quello reale, nella quale per di più non vorrebbero essere. Il mondo che avevamo non esiste più, e tutto ciò che abbiamo ora è un simulacro, una copia del mondo che avevamo un tempo. «A un certo punto» riflette un personaggio «il mondo che conoscevo è scomparso, o uscito di scena, e gli si è sostituito un altro mondo».
Questa idea, che una volta costituiva la provincia della fantascienza e della teoria critica francese, ora rappresenta il mainstream, e ha creato una nuova modalità di fiction – Chronic City di Jonathan Lethem è un altro esempio recente – che io definirei “irrealismo”. L’irrealismo riflette la convinzione di un’intera generazione che il mondo ricevuto in eredità non sia altro che una replica degradata di qualità inferiore rispetto a quello precedente.
“Realismo” è un termine che i lettori spesso applicano a certe opere letterarie senza sforzarsi di inquadrare cosa significhi davvero. Dopotutto, se non possono essere d’accordo su cosa sia la realtà, perché devono essere d’accordo su cosa sia il realismo? Tutta la questione si dissolve rapidamente perché il suo scopo è troppo ampio e i suoi contorni troppo sfuggenti perché risulti veramente utile. Per gran parte del tempo possiamo parlare della fiction senza dover prendere una posizione su cosa sia reale e cosa non lo sia. Talvolta tuttavia affermiamo che un determinato evento o personaggio non è “credibile”, oppure che è “stravagante”, e in tal modo riconosciamo alla quotidianità e a ciò che riteniamo plausibile valore di verità.
I romanzi di Murakami, i suoi racconti e le sue opere di nonfiction non si adattano a questo genere di distinzioni. Essi piuttosto rivelano – spesso in modo molto coraggioso e avvincente – la forza di attrazione che l’irreale e il fantastico esercitano sulle persone ordinarie le quali, mal tollerando il mondo che hanno ricevuto in eredità, nutrono il disperato desiderio di recarsi altrove. La narrativa che ne risulta assume la forma di ciò che ho definito “irrealismo”. Nell’irrealismo i personaggi si associano a delle sette. Credono nell’Apocalisse e nell’Armageddon, penetrano nelle tane del coniglio e arrivano in ciò che lo stesso Murakami, in omaggio a Lewis Carroll, definisce «il Paese delle meraviglie». Vagheggiano la fine dei tempi. Domina il pensiero magico. Non tutti naturalmente desiderano rimanere in un’ambientazione distopica di questo genere, e spesso i romanzi descrivono gli sforzi eroici per uscire dal Paese delle meraviglie anche se, in fin dei conti, questo è comunque un posto di grande attrazione, una specie di Las Vegas. Come afferma un personaggio in 1Q84, «tutti hanno bisogno di qualche tipo di fantasia per andare avanti nella vita, non credi?».
1Q84 è una vasta ricerca narrativa nelle fantasie che legano i personaggi a questo mondo e in quelle che lo separano da esso. Al centro troviamo due personaggi: un uomo giovane, Tengo, aspirante romanziere che di giorno insegna matematica a corsi intensivi per studenti universitari, e una giovane donna, Aomame (“piselli verdi” in giapponese), una preparatrice atletica e specialista di Deep Tissue Massage, che è anche una killer part-time. Veniamo a sapere che all’età di dieci anni i due si sono incontrati alla scuola elementare, si sono presi per mano e si sono innamorati e, anche se le loro strade si sono separate poco tempo dopo, in qualche modo sono riusciti a continuare ad amarsi, a distanza e senza vedersi, nel corso di due decenni. Il romanzo descrive la lenta preparazione al loro nuovo incontro, attraverso un labirinto di sentieri in cui compaiono una grande quantità di mostri e demoni. L’avventura romantica è il nucleo centrale del romanzo, come se Murakami avesse in qualche modo mescolato insieme Il flauto magico e Il maestro e Margherita di Bulgakov, e per di più ci avesse aggiunto un pizzico di Rosemary’s Baby.
L’altro riferimento dietro 1Q84 è la distopia di George Orwell. I fatti del romanzo accadono nel 1984, ma, invece di uno stato di polizia stalinista, dove gli orologi battono le tredici2, Murakami immagina una setta, chiamata Sakigake (i «precursori»), con un leader carismatico, Tamotsu Fukada, in mezzo a una legione di seguaci ipnotizzati. Tengo e Aomame precipitano dal mondo ordinario in un contromondo, 1Q84, pedinati ovunque da Sakigake e dai suoi adepti. Anche se il settarismo religioso ha sostituito il settarismo politico di Orwell, gli effetti sono notevolmente simili. All’interno dell’organizzazione di Sakigake ci sono delle squadracce di teppisti e varie forme di controllo del pensiero. Come se non fosse abbastanza, Sakigake ha sotto il suo comando delle inquietanti potenze oscure che minacciano gli eroi del romanzo e fanno sì che essi debbano nascondersi continuamente, consentendo all’autore di dispiegare nel libro tutta una serie di elementi demoniaci. Appena si ritiene che i demoni siano stati sconfitti ed estromessi dalla storia, Murakami ha già escogitato un modo per reintrodurveli.
«È un mondo» osserva uno dei personaggi, parlando dell’Accademia Takashima, il luogo dove il giovane Fukada, conosciuto anche semplicemente come il «Leader», si reca dopo essere stato cacciato dall’università, «simile a quello descritto da George Orwell nel suo romanzo». «Ma, come penso lei saprà, le persone che cercano volontariamente una simile condizione di morte cerebrale non sono poche. Perché, dopotutto, è più facile. Non occorre tormentarsi con pensieri complicati, basta eseguire in silenzio quello che viene ordinato dall’alto, e non si corre il rischio di soffrire la fame.»
Il panorama di 1Q84 è reso ancora più complicato dai dettagli della realtà alternativa nella quale sono incappati i due protagonisti, la maggior parte delle volte per errore. In questo particolare Paese delle meraviglie la sorveglianza è ovunque; l’innocente si deve nascondere; viene praticata la tortura in luoghi segreti; domina la violenza. Chi può dire che tale irrealismo non sia verosimile? Creare questo tipo di Paesi delle meraviglie è quasi un’abitudine per Murakami: il protagonista de L’uccello che girava le Viti del Mondo, per esempio, trova il suo sul fondo di un pozzo asciutto. Lo stesso Murakami è piuttosto consapevole di questa tendenza della sua immaginazione. Nel libro sull’attentato col gas alla metropolitana di Tokyo scrive: «Le ambientazioni sotterranee giocano un ruolo particolarmente importante in due dei miei romanzi: La fine del mondo e il paese delle meraviglie e L’uccello che girava le Viti del Mondo. I personaggi si recano nel mondo di sotto in cerca di qualcosa e laggiù si svolgono numerose avventure. Naturalmente essi discendono nel sottosuolo sia in senso fisico che spirituale»3.
La geografia del Paese delle meraviglie di 1Q84 comprende Tokyo e la sua periferia, insieme a riconoscibili manufatti culturali del presente e del passato. I due protagonisti vengono introdotti al suo interno sulle note della Sinfonietta di Janáček. Ma l’ambientazione include anche due lune, miniature di angeli o demoni (è arduo stabilire di quale delle due cose si tratti) cui ci si riferisce con il nome di «Little People», fantasmi che bussano alla porta per chiedere di essere pagati, inseminazione artificiale e crisalidi d’aria, ovvero bozzoli creati dai Little People nei quali vengono avvolte delle repliche umane simili a baccelli, chiamate dohta. 1Q84 è un romanzo maratona. (Lo stesso Murakami è un maratoneta e ha affermato: «La maggior parte di ciò che so sulla scrittura l’ho imparata andando a correre ogni giorno»4.) L’esperienza di leggere questo libro, a ogni modo, è tutto tranne che una prova di resistenza. Per la maggior parte della sua durata, 1Q84 è un libro che si legge tutto d’un fiato, e il suo registro – come se dovesse fare da antidoto alla realtà inquietante che presenta – è costantemente appassionato, segretamente romantico e in verità molto geniale.
In 1Q84 il punto di vista si alterna tra Aomame e Tengo fino a quando un mostro patetico non entra nell’opera e, a due terzi del libro, fa la sua propria narrazione5. I capitoli scritti dal suo punto di vista sono terrificanti e ossessivi.
Nel primo capitolo del libro, mentre sta andando a compiere un omicidio, Aomame si ritrova intrappolata in un taxi nel traffico della tangenziale di Tokyo. Scendendo dal taxi, va a piedi fino a un’uscita che si trova sotto un’insegna della benzina Esso. Essendo stata avvisata dal tassista che «le cose sono diverse da come appaiono», prende una scala di emergenza che dall’uscita conduce al livello del suolo, e là si intrufola nell’apertura di una recinzione. Il lettore che conosce i romanzi di Murakami sa bene che, da quel momento in poi, oramai non potrà più venirne fuori. Abbastanza presto la donna si accorge che «qualcosa aveva cominciato a cambiare».
Gli uomini che Aomame uccide di tanto in tanto con un rompighiaccio sono dei sadici pericolosi, ed è chiaro che in qualche modo la donna svolge la funzione di agente della giustizia divina. In tutto il romanzo si ripetono aggressioni sessuali che gettano discredito sia sui personaggi maschili che su quelli femminili; queste aggressioni segnano una linea di depravazione di fondo nel romanzo. Tale depravazione è controbilanciata dall’amore vero, del quale il romanzo stesso rende testimonianza, e nel quale Aomame crede fermamente grazie al ricordo di Tengo che porta dentro di sé. Con vari colpi di scena e svolte rese possibili da una protettrice generalmente chiamata la «matrona» e dalla sua micidiale guardia del corpo gay – un personaggio molto vivace, detto per inciso – Aomame riesce ad accedere alla presenza del Leader, con il pretesto di una sessione di stretching per rilassargli i muscoli. La matrona ha preventivamente informato Aomame che il Leader intrattiene rapporti sessuali con delle bambine e che dunque merita la morte, e la sua vera missione è quella di ucciderlo. A questo punto, nel momento più stagnante del suo romanzo, in un dialogo tra Aomame e il Leader, Murakami ci offre, per alcuni capitoli, una versione aggiornata al Ventunesimo secolo della scena del Grande Inquisitore di Dostoevskij – un dibattito, quello è, sulla natura del sacro.
Allo stesso tempo, l’altro protagonista del libro, Tengo, ha assunto l’incarico di revisionare un romanzo, La crisalide d’aria, dettato da una giovane donna, Eriko Fukada, chiamata per tutto il tempo «Fukaeri». Il romanzo sembra essere dapprima una confusione di favole e di archetipi junghiani, ma, una volta raggiunto il fondo, ci trovi dei doppi, mazas e dohtas, come vengono chiamati, che fungono da receiver e perceiver6, in una velata allegoria dell’educazione della ragazza. Il romanzo diviene un grande best seller, e Tengo si ritrova nei guai per aver collaborato con Fukaeri nel diffondere delle verità esoteriche e i sacri misteri di Sakigake, che costituiscono il cuore del suo racconto.
Salta fuori che Fukaeri è la figlia del Leader, o la replicante della figlia, o comunque una specie di surrogato, e in quanto replicante possiede molte caratteristiche degli zombie, tra le quali l’anaffettività, l’incapacità di usare un’inflessione crescente nelle domande e l’abilità nel citare a memoria lunghi brani letterari (che non può comprendere). E dunque, nel momento stesso in cui Aomame sta mettendo a repentaglio la propria vita nella sua missione per uccidere il Leader, Tengo si trova anche lui in pericolo per aver fatto da ghostwriter per un libro. Entrambi si trovano a doversi nascondere, ed è a questo punto che Ushikawa, un investigatore privato dall’aspetto repellente che lavora per Sakigake, si mette sulle loro tracce.
Se il mio riassunto sembra suggerire che alcuni elementi di 1Q84 siano un po’ scadenti, può anche essere. Murakami è molto democratico quando si tratta di stabilire un argomento o lo sviluppo di una trama. Digressioni sulla Passione di San Matteo, I fratelli Karamazov e il libro di Cechov su Sakhalin si contendono lo spazio con osservazioni e citazioni su Sonny & Cher e Harold Arlen7 per trovare un loro spazio. Nonostante le varie digressioni, tuttavia, tutte le strade di 1Q84 riconducono alla setta del Leader. La setta è l’origine, il generatore del Paese delle meraviglie e dei suoi incantesimi, e il settarismo tiene saldamente nella sua morsa l’immaginario del libro. In effetti è Sakigake che converte il1984 in 1Q84, il mondo in cui vivono Aomame e Tengo. Il settarismo domina questo mondo. Solo l’amore può sconfiggerlo. In questo senso il percorso di redenzione del libro non potrebbe essere più tradizionale.
L’ombra dell’attacco alla metropolitana di Tokyo compiuto con il gas sarin da parte della setta Aum Shinrikyo aleggia sull’intera vicenda nello stesso modo in cui la violenza apocalittica dell’11 settembre ha aleggiato sulla recente narrativa americana. Murakami ha fatto lunghe interviste alle vittime e agli attentatori di Tokyo e ha pubblicato le loro dichiarazioni insieme alle proprie riflessioni sull’argomento nel libro di nonfiction Underground, uscito negli Stati Uniti nel 2000.
Nella postfazione a quel libro egli afferma che la setta Aum era nata per numerose ragioni: «In essa i membri trovavano una purezza di intenti che non riscontravano nella società ordinaria»; più concretamente, gli adepti mancavano di «una ampia visione del mondo», con la conseguenza che sperimentarono «la discrepanza tra linguaggio e azione che ne scaturisce». In effetti essi hanno sofferto dell’irrealismo e delle potenze oscure che ne derivano: «il linguaggio e la logica distaccati dalla realtà hanno una potenza molto maggiore del linguaggio e della logica della realtà – con tutta quella materia sovrabbondante che grava come una roccia su ogni azione che compiamo». La «logica della realtà»? Dobbiamo riconoscere che Murakami accetta l’esistenza di tale logica e di una realtà che non può essere alterata dal rifiuto allucinatorio di qualcuno. Ma egli non si limita ad accettarla; egli crede in essa.
Nel caso in cui qualcuno pensasse che l’estremismo psichico che conduce ad Aum sia strettamente giapponese, Murakami ricorda che le ambizioni di Aum erano simili a quelle di Ted Kaczynski8. Egli aggiunge che «gli argomenti che Kaczynski propone erano fondamentalmente piuttosto sensati»9.
Ciò che affascina in 1Q84 è la sua ambivalenza tra «la logica della realtà» e il suo desiderio di coinvolgere il lettore nel «potere molto più grande» della logica dell’irrealtà, che sente il vantaggio del riformismo rivoluzionario. L’irrealismo respinge ciò che noi riteniamo inopportuno, disgustoso e insopportabile, o ciò che noi riteniamo tale secondo i giornali, e ci offre la sua alternativa. Nell’ambito delle sottoculture che crea, si trova una risposta a quasi tutte le domande. Le fantasie trovano la loro realizzazione. Viene ripristinata la categoria della bellezza. Gli oggetti di tutti i giorni assumono proprietà magiche e fungono da feticcio. La finzione, come Murakami sa perfettamente, può rappresentare un rispecchiamento del mondo, ed effettivamente lo è. Essa può sia evocare l’irrealismo sia collaborare con esso, oppure potrebbe negarlo completamente. La finzione, dunque, può fungere sia da veleno che da antidoto, anche se in 1Q84 non è perfettamente chiaro se il romanzo di Fukaeri La crisalide d’aria sia funzionale come antitossina culturale o come allucinogeno. I romanzi sono un bene o un male per noi? Lo stesso Tengo non ne è sicuro. Forse si tratta della domanda sbagliata.
La potenza sleale dell’irrealismo viene evocata nei capitoli dedicati ai dialoghi tra Aomame e il Leader, il quale talvolta ricorda Sarastro ne Il flauto magico – uno stregone sofferente e saggio, ed estremamente pericoloso. Egli può far levitare gli oggetti. Sente delle voci e le trasmette agli altri. È capace di paralizzare chi si trova nelle sue vicinanze. Può leggere nel pensiero. Ha letto I fratelli Karamazov e Il ramo d’oro ed è in grado di commentare autorevolmente entrambi i libri. In breve, non si tratta di un mostro; i mostri lavorano per lui. In quanto figura di natura ambigua, promette ad Aomame che salverà la vita di Tengo solo se lei porterà a termine il compito che le è stato assegnato. Il Leader afferma di dover essere egli stesso ucciso. Parlando a colei che dovrà essere la propria assassina per persuaderla a compiere il proprio lavoro, egli si lancia in una lezione di antropologia tratta da Sir James Frazer: «Perché il re doveva essere ucciso? Perché, all’epoca, il re era colui che sentiva le voci in quanto rappresentante del popolo. Era il tramite che metteva in contatto noi e loro. Massacrare, dopo un certo numero di anni, colui che sentiva le voci divenne una pratica indispensabile che permetteva alla comunità di mantenere l’equilibrio tra la coscienza delle persone che abitavano sulla terra e il potere manifestato dai Little People».
Il lettore noterà che la spiegazione del Leader lo scagiona eticamente per ciò che è e per ciò che fa. Egli non è affatto responsabile delle sue azioni, né lo sono i suoi seguaci. Egli ascolta semplicemente le voci e comunica a coloro che credono in lui ciò che le voci dicono. Egli funge da stazione radio di modelli mitici e verità extrasensoriali. Se muore, i «Little People perderanno colui che sente le voci».
Ma chi sono questi Little People? I Little People, sembrerebbe, sono composti da significanti senza significato. Quasi ogni cosa in 1Q84, inteso sia come libro che come mondo alternativo, dipende dalla loro identità e dalle loro azioni. Se nel romanzo di Murakami c’è qualcosa che non va, è colpa di queste figure, da cui dipende interamente il significato del contromondo e che rimangono assolutamente misteriose. È come se i sette nani avessero gradualmente rivelato la propria presenza e chiarito i loro poteri in un romanzo di James T. Farrell. Come dobbiamo interpretarli? E cosa dobbiamo pensare dello strano modo in cui appaiono nel romanzo? Tali sono le perplessità, i piaceri e le suggestioni dell’irrealismo.
Lo stesso autore sembra in qualche modo indeciso su chi siano queste creature – ovvero su ciò che ha creato la sua stessa immaginazione. Gli artisti non hanno bisogno di comprendere fino in fondo la propria arte ma, mentre i lettori procedono nella lettura del romanzo di Murakami, cresce il sospetto che l’autore stia cavalcando un cavallo talmente potente che di tanto in tanto non riesce a controllarlo. Il cavallo è fenomenale, bello e veloce, e il tragitto è emozionante. Ma il significato principale di ciò che sta accadendo sul lato oscuro dello spettro ogni tanto si perde. La creazione del mondo alternativo è essenzialmente opera dei Little People, ma i Little People non devono rendere conto a nessuno, e nessuno sa chi o che cosa siano.
Questo è Murakami in un’intervista: «I Little People sono apparsi all’improvviso. Io non so chi siano, non so cosa significhino. Ero prigioniero della storia. Non avevo scelta. Sono apparsi, e io li ho descritti. Questo è il mio lavoro»10.
Abbastanza sensato. Abbiamo già visto personaggi del genere in Murakami. Mi hanno ricordato i «TV People» di un racconto con questo titolo nella raccolta The Elephant Vanishes: piccoli personaggi simili a folletti che sembrano «come riprodotti in una fotocopia, con ogni cosa calibrata meccanicamente»11. Entrano nella vostra casa senza suonare il campanello e piazzano una TV nel vostro soggiorno. È proprio il genere di cose che fanno i mostri. «Si intrufolano di soppiatto. Io non sento neanche un passo. Uno apre la porta, gli altri due portano dentrola TV». L’horror nella narrativa di Murakami è spesso prossimo alla risata, e sia i TV People che i Little People possiedono una sorta di comica inesplicabilità.
Come per compensare l’esistenza e il comportamento enigmatico dei Little People, nell’ultimo terzo di 1Q84 ci viene offerto un mostro riconoscibile, Ushikawa, il reietto spaventosamente brutto che ascolta il Concerto per violino di Sibelius mentre se ne sta a mollo nella vasca da bagno. La gente rabbrividisce se solo si avvicina. Perfino i suoi figli lo evitano. Figura spassosamente demoniaca, ha il potere di percepire ogni cosa; nulla gli sfugge, specialmente il suo essere disgustoso. «Egli si sentiva come una persona deforme, orrenda. E allora? pensava. Io sono davvero deforme e orrendo». Egli svolge il ruolo di antagonista diabolico nel romanzo, il nemico dell’amore tra Tengo e Aomame, ed è assolutamente meraviglioso da contemplare, compresa la scena indimenticabile in cui incontra la sua nemesi, la micidiale guardia del corpo gay della matrona.
L’insieme di 1Q84 è più vicino alla commedia che alla tragedia, ma si tratta di un libro profondamente ossessivo, e una delle sue ossessioni è Macbeth e il problema della caduta. Dopo aver detto che Banquo è morto e non può venir fuori dalla tomba, Lady Macbeth nel quinto atto osserva che «ciò che è fatto non può essere disfatto». Poi lascia la scena per l’ultima volta. Ciò che i due protagonisti di 1Q84 desiderano più di ogni altra cosa è disfare il Paese delle meraviglie, uscirne fuori e tornare l’uno dall’altra. Ma «ciò che viene innescato non può più essere riportato indietro», una frase che viene ripetuta con alcune varianti per tre volte nel romanzo: come se la finzione letteraria dovesse preoccuparsi anche di come ripristinare le condizioni che la narrazione ha alterato e dovesse in qualche modo trovare una via di scampo dal mondo scintillante ed emozionante creato dall’irrealismo. 1Q84 sembra avere il compito di esorcizzare una maledizione, definendo uno stratagemma per consentire ai personaggi, i quali ormai credono che «il mondo originale non esista più», di tornare a quel mondo originale, pur non credendoci. Per una forma di umanesimo o di fede, Tengo e Aomame giungono a credere che ciò che è stato fatto possa in qualche modo essere disfatto.
Che essi riescano in questo per mezzo della lealtà, tramite le preghiere e l’amore, è l’elemento più toccante di questo libro, e per alcuni lettori sarà anche il più discutibile. Aomame, l’assassina del romanzo, ripete a se stessa una preghiera che Murakami cita parecchie volte. Questa preghiera è l’atto di fede più puro di tutto il romanzo: «O Signore che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome in ogni luogo. Venga il tuo Regno. Perdona i nostri tanti peccati. Concedi la tua benedizione al nostro modesto cammino. Amen».
Ho terminato 1Q84 sentendo che il suo progetto spirituale era bello ed eroico; che il suo conflitto centrale coinvolgeva una battaglia campale tra realismo e irrealismo (rimanendo scrupolosamente leale a entrambe le fazioni); e che, ai nostri tempi tutto sommato un po’ irreali, i lettori più giovani, a differenza di me, non avranno problemi a credere in tutto e per tutto nell’esistenza dei Little People e dei replicanti. L’aspetto sul quale potrebbero avere qualche problema è credere nell’assoluta fede del romanzo nella potenza trasformativa dell’amore.

(Traduzione di Luca Alvino)

1. Questa caratteristica grafica non è stata riprodotta nell’edizione italiana. N.d.T.
2. Riferimento all’incipit del romanzo di George Orwell, 1984: «Era una giornata d’aprile fredda e luminosa, e gli orologi battevano le tredici». N.d.T.
3. Murakami Haruki, Underground. Racconto a più voci dell’attentato alla metropolitana di Tokyo, Torino, Einaudi, 2011.
4. Idem, L’arte di correre, Torino, Einaudi, 2011.
5. L’edizione italiana del 2011 contiene solamente i primi due libri dell’opera; secondo quanto dichiarato dall’editore Einaudi, il terzo libro verrà pubblicato nel mese di ottobre 2012. N.d.T.
6. Nella storia di 1Q84 i perceiver sono coloro che percepiscono il mistero profondo delle cose e lo convertono in una forma sensibile, mentre i receiver sono coloro in grado di recepire tale forma e influenzare gli eventi in base a essa. N.d.T.
7. Sonny & Cher è una famosa coppia di cantanti pop e attori degli anni Sessanta. Harold Arlen (1905-1986) è stato un compositore di musica popolare fra i più importanti del XX secolo (basti ricordare la sua celeberrima Over the rainbow). N.d.R.
8. Theodore John Kaczynski, noto anche come Unabomber, è un terrorista statunitense che dal 1978 al1995 hacompiuto numerosi attentati esplosivi per combattere quelli che riteneva essere i pericoli del progresso tecnologico. N.d.T.
9. InAmerica, il saggio di Chuck Klosterman Fail in Eating the Dinosaur (Scribner, 2009) dichiara simpatia per Kaczynski basandosi su motivazioni simili.
10. Sam Anderson, The Fierce Imagination of Haruki Murakami, ‘The New York Times Magazine’, 21 ottobre 2011.
11. Murakami Haruki, The Elephant Vanishes,New York, Knopf, 1993.
CHARLES BAXTER insegna alla University of Minnesota. Ha scritto Gryphon. New and Selected Stories (Pantheon, 2011) e The Soul Thief (Vintage Books, 2009). 

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