Annarosa Tonin

Fiction – SOLO CINQUE SCALINI

di Annarosa Tonin

‘451’ propone una rubrica di narrativa inedita all’interno della quale diamo spazio a racconti, incipit ed estratti di romanzi, incoraggiando da parte dei nostri lettori l’invio di un testo di circa 11.000 battute all’e-mail kamelfilm@gmail.com


Venezia, Sacca di San Girolamo, 31 dicembre 2010

Fa freddo qui. Non un freddo sferzante, gelido, piuttosto il freddo umido dell’acqua che ti entra dentro le ossa. Credo che non mi ci abituerò mai.

Parlare di abitudine è presuntuoso da parte mia; in fondo, non abito così spesso in città. Ci vivo in alcuni periodi e ne approfitto per salutare Vera e Vasilij.

Mi staranno già aspettando, ma non ho voglia di suonare il campanello e salire le scale. Ho un’altra voglia, più prepotente: ascoltare le onde che si infrangono su questo lembo di Venezia, una Venezia decisamente meno sfarzosa e sognante di quella dell’ultimo film che vi hanno girato. Eppure, una o cento storie da raccontare ci sono anche qui.

«Che sensazione provi quando la mattina apri i balconi e ti vedi di fronte questa distesa d’acqua?» ho chiesto a Vera tempo fa.

«Nessuna in particolare. Non guardo il mare, ma i balconi che racchiudono una casa, una piccola casa. Queste pareti per me valgono molto più della vista sul mare. Avrei anche potuto crescere Vasilij per strada, o non crescerlo affatto, vedermelo sottrarre da mani sconosciute. Non sai quanti senzatetto passano di qua e fanno finta che le pareti della loro casa siano le quattro assi su cui è poggiata una delle panchine che vedi là in fondo

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