Edward Mendelson

Gli strani poteri di Norman Mailer

da ''The New York Review of Books''
J. MICHAEL LENNON, Norman Mailer: A Double Life, Simon and Schuster, pp. 947, $ 40,00

NORMAN MAILER, Mind of an Outlaw: Selected Essays, a cura e con un'introduzione di Phillip Sipiora, e con un'introduzione di Jonathan Lethem, Random House, pp. 624, $ 40,00
PERSONAGGI: Il critico Edward Mendelson recensisce due libri dedicati alla vita e al lavoro di uno degli scrittori americani più discussi, apprezzati, vituperati e importanti degli ultimi anni: Norman Mailer.

1.

Norman Mailer aveva sedici anni quando scoprì John Steinbeck, John Dos Passos e James T. Farrell e, disse in seguito, «prese forma il desiderio di divenire un grande scrittore». Aveva venticinque anni quando il suo primo romanzo, Il nudo e il morto (1948), lo rese famoso per la sua forza narrativa e noto per il suo vocabolario da caserma.

Norman Mailer durante una protesta contro la guerra in Vietnam

Norman Mailer durante una protesta contro la guerra in Vietnam

Divenne il più celebrato e il più vituperato scrittore americano del suo tempo, una fabbrica di un solo uomo che produceva racconti, romanzi, poesie, cronache sportive, saggi, testi storici e biografie in una prosa ampia e coinvolgente, che dirigeva film e testi teatrali, che coniava slogan per le sue eloquenti proteste contro la guerra del Vietnam, che condusse una visionaria campagna per diventare sindaco di New York, che scandalizzava con le sue teorie sulla razza e sul sesso, con il suo talento come pugile dilettante, con i suoi sei matrimoni e innumerevoli storie d’amore, e con le sue risse alcoliche, in una delle quali, durante una notte di stordimento a base di bourbon e spinelli, pugnalò quasi a morte la sua seconda moglie.

Sperava di scrivere un romanzo grande abbastanza da causare «una rivoluzione nella coscienza del nostro tempo». Ma le sue opere migliori furono i reportage politici e culturali: Le armate della notte (1968), Miami e l’assedio di Chicago (1968), Un fuoco sulla luna (1971) e Il canto del Boia (1979). Insisteva nel commercializzare l’ultimo di questi come narrativa di finzione, benché avesse detto che fosse «un racconto veritiero…il più accurato possibile». Trascorse la maggior parte della sua vita facendo resoconti su fatti reali come se stesse scrivendo narrativa di finzione, e mettendo in scena – per il pubblico dei giornali scandalistici – una versione romanzata della sua vita come se fosse vera.

La biografia di J. Michael Lennon è la prima che interpreta Mailer dall’interno, non come se fosse uno spettacolo pubblico. A differenza dei suoi predecessori -Mary V. Dearborn, Peter Manso, Carl Rollyson, e altri – Lennon fu amico e collaboratore di Mailer; ha letto 45.000 delle sue lettere, e ha parlato con un’enorme quantità di amici e nemici, dai gangster ai suoi editori. Ha raccolto una prodigiosa varietà di eventi dentro capitoli ben organizzati, qualche volta stipati di dettagli irrilevanti come i nomi e gli indirizzi dei cinema in cui Mailer guardava i film di gangster da teenager.

Lennon è anche il primo biografo che intuisce che i fecondi pensieri di Mailer sugli dei, i diavoli e le forze divine erano al cuore del suo lavoro – dagli indizi di oscuri poteri ne Il nudo e il morto, al diavolo che narra Il castello nella foresta (2007). Tutta la sua carriera fu una ricerca della trascendenza. La sedicenne matricola di Harvard che sperava di diventare un ingegnere aeronautico divenne il mistico profeta che tuoneggiava contro la tecnologia – la plastica, i prodotti sintetici, il controllo delle nascite, i computer – come forma e causa di cancro per gli individui e per le nazioni. Il suo ultimo libro fu la trascrizione dei suoi colloqui con Lennon, A proposito di Dio. Una conversazione fuori dal comune (2007), e la biografia di Lennon chiarisce che gli stessi abiti mentali che impedivano a Mailer di scrivere un grande romanzo erano gli stessi che lo rendevano un grande giornalista. Mailer era meno interessato agli esseri umani che alle forze quasi divine che essi incarnavano, e alle grandi correnti inconsce che davano forma alla storia politica e culturale.

Mailer appariva come uno gnostico di provincia quando parlava di religione, ma sapeva quello che diceva. «Dio era…in guerra con il diavolo», scrisse in Un fuoco sulla luna e altrove. Disse a Lennon: «Per me ha senso che questa lotta tra Dio e il Diavolo sia stata un fattore evolutivo». «Quando agiamo con grande energia», disse, «è perché Dio e il Diavolo hanno lo stesso interesse nel risultato». Non voleva essere metaforico. Immaginava i demoni in Il castello della foresta come personaggi di finzione come Anna Karenina, persone semidivine che non esistono ma che assomigliano a quelle che esistono veramente.

I migliori romanzi di Mailer dopo il suo primo – Il parco dei cervi (1955), Perché siamo nel Vitenam? (1967), Il fantasma di Harlot (1991) – mostrano più varietà di stile e di accadimenti di quanti generalmente ne producano generazioni di romanzieri. Ma anche questi romanzi sono in qualche modo sbagliati perché egli immagina i suoi personaggi più come incarnazioni di forze impersonali che come persone. Egli progettava romanzi in cui i personaggi de Il parco dei cervi sarebbero divenute differenti persone in ogni libro, qualche volta una reincarnazione di un sé precedente, qualche volta una apparizione nel momento in cui questi si imbattevano in «qualche stazione perduta del divino».

Mailer disse che il suo romanzo sui faraoni reincarnati, Antiche sere (1983), era ambientato in un mondo «precedente a qualsiasi cosa noi conosciamo», «senza Mosè o Gesù», benché, apparentemente, non senza C.G. Jung o Joseph Campbell. Tutti i personaggi principali sono archetipi mitici – o interpretazioni del ventesimo secolo degli archetipi – che occupano temporaneamente un corpo o un altro, che si reincarnano attraverso il sesso vaginale, che esplorano profondità mistiche con il sesso anale tra uomini e donne. Un principe narratore, destandosi nella morte, dice: «Osceni pensieri e forze feroci sono il mio stato», riassumendo l’idea di Mailer della definitiva realtà umana, benché la condizione propria di Mailer tendesse ad essere teoreticamente immaginativa e dalle abitudini lavorative borghesi tanto da generare la sua enorme produzione.

Mailer, riferisce Lennon, non si decise mai a scrivere della propria infanzia. Come risultato, scrisse solo delle sue esperienze mediate attraverso un’adolescenza teorizzata o un’intelligenza adulta, mai dei sentimenti non filtrati di un bambino. Il narratore del suo secondo romanzo, La costa dei barbari (1951), è un individuo affetto da amnesia che sembra essere stato uno studente di college e un soldato, ma soffre di quello che Mailer descrive relativamente alla sua stessa vita come una «lobotomia del mio passato». L’eroe di Mailer, D.H. Lawrence, scrisse dell’ultimo lavoro di James Joyce che era «troppo determinato dal dover essere e mirato ad uno scopo, assolutamente senza spontaneità o verità». Gli ultimi romanzi di Mailer tendono ad essere prodotti di una volontà finalizzata a uno scopo, non sono alleggeriti dai doni del ricordo e sono scritti per sfidare il suo più profondo senso di sé: «io, che sono timido, codardo e desidero solo amicizia e sicurezza», scrisse in un diario, «sono colui che deve sfidare il mondo intero».

Lo stesso impulso archetipico che offusca e rende astratti i suoi personaggi inventati rende il suo reportage politico vivace, mirato e convincente. Diversamente da ogni altro scrittore politico del suo tempo, Mailer capì istintivamente, senza uno sforzo intellettuale, che le tendenze politiche erano guidate da miti collettivi irrazionali, che la gente vedeva i leader politici come incarnazioni degli eroi mitici. Nel suo saggio sulla campagna presidenziale di John Kennedy, Superman va al supermercato, scrisse: «C’è un fiume sotterraneo di desideri intoccati, feroci, solitari e romantici, quella combinazione di estasi e violenza che è il sogno di vita della nazione». Chiunque legge questo come una metafora vivida; Mailer, come un nazionalista romantico del diciannovesimo secolo, lo intendeva invece in senso letterale. Aveva sempre creduto che una nazione come gli Stati Uniti o un popolo come «i Negri» avesse una mente sua propria, con «correnti sotterranee inconsce» che davano forma al loro destino. «Le minoranze», scrisse, di nuovo in senso letterale, «sono le nervature artistiche di una repubblica». Credeva nei miti che, come tutti i grandi miti da Zeus al mito moderno di una “società” che ha la stessa onnipotenza di Zeus, sembravano dare letteralmente senso alla realtà. Un mito, per qualcuno che crede in esso, non è mito ma verità.

I resoconti di Mailer delle convention politiche, dei tour elettorali, delle marce di protesta e dei giornalisti brulicanti, sono i suoi lavori più memorabili. In modo tipico, presenta sé stesso come una figura archetipica, “il reporter”, “il romanziere”, “l’osservatore”, “Aquarius”, o qualche altro avatar dell’eroe scrittore dalle mille facce. Si rese conto, qualche volta tardivamente, che un mitico eroe politico poteva anche essere un accorto maneggione. Marilyn Monroe disse del suo romanzo su Hollywood Il parco dei cervi che era «troppo influenzato dal potere», e che aveva ritratto il candidato Kennedy come lo Spirito del Mondo in decappottabile. Ma quando Kennedy fu eletto poche settimane dopo, Mailer, temendo di avere elogiato un opportunista, «sentì un senso di angoscia».

Mailer era unico nel combinare fantasie mitologiche con la politica progressista. Scrittori come W.B. Yeats e Ezra Pound che pure avevano visto il mondo attraverso i miti archetipici favorivano le fantasie reazionarie basate sulle gerarchia della natura e sui leader illuminati. Scrittori tentati dagli archetipi ma che rifiutavano la tentazione, come Virginia Woolf e W.H Auden, si allineavano invece con la sinistra razionalista ed egualitaria. Mailer a sua volta era un mitologizzatore che combatteva le ingiustizie, e la sua doppia prospettiva gli aprì la strada per divenire il primo americano in grado, a volte, di scrivere sul suo paese con la profondità profetica e l’acutezza di osservazione di Tocqueville.

Mailer fece i suoi migliori lavori di reportage, negli anni ’60, quando la politica americana assomigliava a un’apocalisse Wagneriana. Ebbe meno da dire, e si sentì «meno in sintonia» dagli anni ’70 agli anni ’90, quando i tecnocrati cinici presero piede e la politica divenne impenetrabile per l’immaginitività mitica. Poi, l’11 settembre 2001, come scrisse su ‘The New York Review of Books’, «gli dei e i demoni stanno invadendo gli Stati Uniti, provenendo direttamente dallo schermo del televisore…Era come se forze divine impreviste stessero erompendo furiose». Quando l’amministrazione Bush iniziò a lustrare la sua armatura per una nuova crociata, Mailer, ora nei suoi settanta, scrisse di nuovo con tutta la sua vecchia energia e il suo sguardo penetrante.

La maggior parte della sinistra spiegò la guerra in Iraq come realpolitik alla Kissinger; Mailer, mentre riconosceva che la conquista del petrolio fosse parte della faccenda, riconobbe gli impulsi teologici che guidavano Bush, Rumsfeld e Wolfowitz – la «logica non rivelata» alla «radice del conservatorismo sbandierato» – perché quegli impulsi erano versioni distorte del suo stesso impulso. «I miti sono un tonico per il cuore di una nazione», scrisse, ma «nel momento in cui se ne abusa…diventano velenosi». Qualche volta anche lui ne abusava. Scrisse un saggio che affrontava tutti gli argomenti razionali e morali contro la pena capitale con forza e chiarezza, ma concluse che l’omicidio sponsorizzato dallo stato «può essere una delle nostre ultime difese contro l’onda montante dell’universo del computer».

Il canto del boia è il migliore dei suoi libri in parte perché costringe sé stesso a trattenersi dal mitologizzare e a scrivere dell’omicidio e dello squallore in uno stile severo, quasi disadorno. Joan Didion osservò che la prima metà del libro era narrato principalmente da donne confinate in un mondo domestico limitato, la seconda metà da uomini «che si muovevano in un mondo più ampio e che credevano di poter influenzare gli eventi».

Mailer sapeva che lei aveva ragione, benché avesse erroneamente pensato che la prima parte riguardasse cowboy che agivano in maniera virile, e la seconda comprimari che agivano in modi femminei. Era stato fuorviato dalle fantasie archetipiche riguardanti azioni intrinsecamente virili e non virili, le stesse fantasie che lo avevano spinto ai pugni e alle testate. La Didion percepì che il libro aveva preso forma dal suo senso artigianale dei modi in cui gli stili degli uomini e delle donne di parlare erano stati formati dalle norme e dalle convenzioni sociali, non da archetipi eterni.

2.

La madre di Norman Mailer era nata in Lituania poco prima che la sua famiglia emigrasse in New Jersey ed entrò nel mondo del lavoro gestendo un hotel per turisti ebrei. Il padre di Mailer, i cui genitori erano emigrati dalla Lituania al Sud Africa, era nato a Johannesburg, si era spostato a Brooklyn quando era un ragazzo, e aveva incontrato la madre di Mailer nell’hotel della famiglia di lei. Il figlio nacque nel 1923 e crebbe prima in New Jersey e poi a Brooklyn, in un clima contrassegnato dalle menzogne.

Suo padre era un donnaiolo e in segreto un giocatore d’azzardo incallito. Sua madre si calava dall’età dieci anni e diceva di essere nata in America. Nella biografia di Lennon è lei la figura più triste. Si fece venire un falso attacco di cuore affinché la figlia rinunciasse a sposare un fidanzato non ebreo. Disse ai giornalisti dopo che Mailer aveva accoltellato sua moglie, «il mio ragazzo è un genio», e spiegò a un’altra delle mogli di Mailer che lui «aveva bisogno di più amore degli altri uomini». Diceva a suo figlio che mentre lo allattava lei pregava: «per favore Dio, fallo diventare un grande uomo un giorno», e gli forniva sempre nuove dosi di narcisismo da iniettarsi. Mailer disse che lei non aveva mai lasciato suo padre perché facendo ciò «avrebbe interferito con l’impegno più importante della sua vita…che ero proprio io».

Incoraggiato da lei, scrisse un romanzo di 35.000 parole quando aveva undici anni, poi abbandonò la scrittura fino a trovare la sua vocazione quando un professore di inglese di Harvard gli segnalò Studs Lonigan di Farrell, U.S.A. di Dos Passos, e Furore di Steinbeck. Poco dopo essersi laureato nel 1943 pubblicò un racconto in un’antologia, si sposò per la prima volta, fu arruolato nell’esercito e fu impegnato nelle battaglie nell’Oceano Pacifico che poi raccontò ne Il nudo e il morto.

Tutti lessero il libro come se appartenesse alla tradizione realistica di Farrell e Dos Passos, ma Mailer disse che si trovava in una condizione di «sballo mistico» quando lo scrisse. Disse al suo editor: «Ci saranno inquietanti terrificanti scorci di ordine nel disordine, di un orrore che può nascondersi o meno sotto la superficie delle cose». I personaggi sono i primi, seguiti da molti altri nei suoi lavori, i cui impulsi satanici aprono loro «scorci primitivi di una struttura dietro le cose», che vive «sul margine di una cognizione più profonda». Il libro include anche le prime delle molte traversie della sua narrativa e della sua vita, in cui i personaggi maschili mettono alla prova sé stessi camminando su un margine stretto e pericoloso. Chi invece non supera la prova ne Il nudo e il morto è il ragazzo ebreo fresco di college appena sposato.

Mailer aveva immaginato sé stesso come un ateo, né orgoglioso né imbarazzato di essere ebreo, ma «nauseato» dalla cerimonia matrimoniale ebraica che sua madre pretendeva dopo il suo primo matrimonio segreto. Gli scorci di profonda conoscenza ne Il nudo e il morto erano riflessi del determinismo storico di Oswald Spengler de Il declino dell’occidente, che ebbe lo stesso effetto soverchiante su Mailer che aveva avuto su molti teenager intelligenti e sensibili.

Il nudo e il morto offriva una visione prospettica di un futuro americano in cui il controllo centralizzato sarebbe stato «mascherato sotto un liberalismo conservatore», ma il libro comunque non prendeva una precisa posizione politica. Mailer, nel frattempo, si era gettato nella politica di sinistra, tenendo discorsi per la campagna presidenziale di Henry Wallace nel 1948, poi perse fiducia in lui a causa delle sue simpatie filo-sovietiche. Nel 1949 Mailer fu acclamato quando si alzò a parlare alla Conferenza “Stalinoide” (parola di Dwight Macdonald) del Waldorf a New York, e poi fischiato quando si sedette, avendo detto che le sponde americane e sovietiche si stavano entrambe muovendo verso il capitalismo di stato e che non c’era futuro nel combattere per l’una o per l’altra. Ma rimase fedele alla sinistra anti-stalinista.

La costa dei barbari fu il primo tentativo di Mailer di scrivere di politica come mito. Grandi spinte ideologiche sono impersonate da singoli personaggi in una miserabile casa ammobiliata: «l’autorità e il nichilismo si perseguitano l’un l’altro nel vuoto orgiastico di questo secolo», come le descrisse più tardi. L’Unione Sovietica, mai nominata, è «la terra al di là del mare» dal sapore mitico. Lennon lascia intendere che Mailer avesse bevuto e fumato marijuana in compagnia della sua seconda moglie Adele Morales per trovare conforto dopo il fallimento critico di questo libro, ma sembra che probabilmente li stesse usando per forzare le porte della percezione mentre andava alla ricerca delle profondità mitiche nascoste dietro i titoli dei quotidiani.

Nel 1955, più fatto del solito di marijuana, Mailer ebbe «niente meno che una visione dell’universo». Lennon scrive: «Il suo ateismo appassì e credere prese il suo posto, credere in un Dio che non era onnipotente, un Dio esistenziale», che, come scrisse Mailer, «è a rischio di morire…che può subire una corruzione morale». «Credo in lui», insisteva. «È la sola cosa che ha senso per me». Non aveva nessun interesse nel moderno giudaismo, che sembrava un guscio svuotato delle sue antiche energie visionarie – e si dedicò a un curioso gioco di un romanzo narrato da Gesù: Il Vangelo secondo il figlio (1997) – era però affascinato dal misticismo ebraico medievale e scrisse saggi sui racconti chassidici.

Il primo frutto del suo credere fu la teoria dell’hipster1, esposta nel suo saggio del 1957 Il negro bianco (pubblicato nelle pagine generalmente non fantasiose di ‘Dissent’, la rivista trimestrale della sinistra anti-stalinista pubblicata da Irving Howe), e più tardi in interviste, analisi, critiche e narrativa. Oggi, quando “hipster” significa un arrendevole pecorone che si sintonizza sugli ultimi gadget, è difficile ricordare che Mailer, esagerando solo leggermente il suo significato contemporaneo, rese popolare un’immagine dell’hipster come un cavaliere solitario dello spirito che si sintonizza sulle correnti archetipiche non rintracciabili da uno allineato, come un Obi-Wan Kenobi esiliato che percepisce un profondo disturbo nella Forza. L’hipster è sia un teologo che «si preoccupa che il destino dell’Uomo sia connesso al destino di Dio» e «uno psicopatico filosofeggiante» il cui dramma è che «cerca amore» attraverso un «orgasmo apocalittico che ha molto in comune con l’eccitazione della mera violenza psicopatica».

La frase ne Il negro bianco che causò il maggior sdegno fu quella in cui Mailer attribuiva un «certo tipo di coraggio» a due teppisti che misero in gioco il loro futuro uccidendo un negoziante. (I lettori capirono che gli assassini erano neri e la vittima ebrea, benché Mailer non li avesse identificati.) «Il teppista sta perciò sfidando l’ignoto, e così non importa quanto brutale sia il gesto né quanto codardo». Mailer, qui e altrove, fece l’errore dell’esteta di confondere il coraggio o l’intensità di un’azione con il suo valore. La sua argomentazione fu difesa citando T.S. Eliot su Baudelaire – «è meglio, per paradosso, fare il male piuttosto che nulla» – ma un’argomentazione non è meno confusa perché accadde che Eliot l’abbia enunciata. Nelle seguenti poche decadi, contro tutte le prove della sua esperienza, Mailer immaginava ancora che qualche estremo dérèglement de tous les sens, portato dalle droghe, dal bere o dalla violenza, avrebbe rivelato le profonde verità istintive promesse dalle sue idee religiose. La realtà continuava a sbatterlo al tappeto, ma lui saltava sempre su, cercando la sua strada verso la trascendenza.

Il nadir della ricerca di Mailer dell’intensità fu nel 1960 durante un party, in cui aveva programmato di annunciare la sua candidatura a sindaco. Ubriaco e fatto, passò la sera colpendo gli amici con i suoi pugni e con altri oggetti adatti all’uopo. Circa alle quattro del mattino ebbe un scontro a urli con Adele e la pugnalò due volte con un coltellino tascabile, una volta nella schiena e una volta nel petto.

L'arresto di Norman Mailer per il tentato omicidio della moglie, 1960

L’arresto di Norman Mailer per il tentato omicidio della moglie, 1960

Lennon cita la successiva ricostruzione ammorbidita di Mailer dell’accoltellamento come un’esibizione nervosa finita male. Intendeva solamente, dice, graffiare Adele leggermente, ma guarda caso entrò talmente nel suo corpo da arrivare a un pollice dal cuore. Lennon poi elenca i resoconti sensazionalistici di terza mano di Gore Vidal, Evelyn Waugh e George Plimpton, volendo dire che Mailer non dovrebbe essere giudicato secondo le ricostruzioni fantasiose. Ma ignora il solo altro resoconto di prima mano della vittima stessa, anche se questo sembra coerente con qualsiasi altra cosa nota di quella notte. Adele (in The Last Party, 1997) ricorda un estraneo e suo marito in piedi sopra di lei:

«Mio Dio,uomo», disse a Norman, «cosa hai fatto? Dobbiamo portarla in ospedale».

…sentii Norman colpirmi. «Stai lontano da lei, lascia morire la puttana».

…Norman afferrò il ragazzo, lo prese a pugni,e lottarono per tutta la stanza.

Lennon tende a ritrarre la vita di Mailer come una sequenza di errori non collegati, e il suo racconto dei mesi successivi all’accoltellamento descrive Mailer riprendersi tranquillamente e rimettersi al lavoro: «Stava guarendo». L’ultima moglie di Mailer, Norris Church Mailer, suggerisce una versione più plausibile e comprensiva. Mailer, scrive nelle sue memorie A Ticket to the Circus (2010), «avrebbe potuto spingersi fuori dalla presa della malattia mentale con la forza di volontà e tornare a vincere il Premio Pulitzer e a condurre una vita dignitosa».

Norris Church Mailer offre una guida migliore di Lennon anche a un altro episodio da molti ricordato, quando Mailer patrocinò gli scritti dalla prigione di Jack Henry Abott, un omicida che era in libertà condizionale nel 1981 e chi si godette sei settimane di celebrità a New York prima di pugnalare a morte un cameriere che gli aveva detto che il suo ristorante non aveva bagni pubblici. Lennon e Norris riportano entrambi che Abbott non era stato rilasciato su raccomandazione di Mailer, ma perché era un informatore che aveva denunciato detenuti e avvocati che avevano organizzato un blocco del lavoro e che a quanto si diceva avevano venduto droga. Norris aggiunge il dettaglio fondamentale che Mailer non sapeva nulla dei continui trascorsi di violenza di Abbott o degli avvertimenti da parte di psichiatri della prigione che egli era paranoico e «capace di violenza improvvisa».

Lennon sfuma la misura in cui Mailer venne manipolato dal talento retorico di Abbott. Abbott ritraeva sé stesso nelle sue lettere – pubblicate con l’aiuto di Mailer con il titolo Nel ventre della bestia (1981) – come, in realtà, il vero hipster che Mailer aveva solo immaginato. Una vittima spinta alla ferocia trattenuta a fatica e alla rabbia quasi visionaria, dall’autorità impersonale dello Stato che Mailer disprezzava. Nello stesso periodo in cui Mailer stava lodando la «ricerca dell’inviolabilità» di Abott, lui, in circostanze che sono ancora poco chiare, stava complottando con il direttore del carcere e con il procuratore generale. Mailer portò Abbott a New York, e quando egli uccise a New York, riferisce Lennon, non ci fu consolazione per Mailer nel fatto che avrebbe probabilmente ucciso da qualche altra parte se Mailer non avesse mai sentito parlare di lui. Mailer non scrisse mai più di hipster psicotici.

3.

J. Michael Lennon è l’esecutore letterario di Mailer, e onora ammirabilmente i suoi impegni nei confronti della sua memoria. Qualche volta, però, enfatizza troppo i risultati di Mailer. Tra le idee intossicanti che egli offre come un Mailer superalcolico, molte sono in realtà una combinazione di bourbon e di Lawrence. I«viticci psichici» dell’utero e le «onde di comunicazione con una qualche concepibile fonte di vita» di Mailer, sono un eco della visione che Lawrence dà del plesso solare in Fantasia dell’inconscio. Il romanticismo fecale di Mailer (l’ano come un centro di potere, le feci come «ricchezze di Satana») copia il capitolo “Excurse” di Donne in amore. Le fantasie di Mailer sull’eziologia psicosomatica del cancro derivano da Georg Groddeck attraverso Wilhelm Reich. Ma Mailer usò più parole delle sue fonti e disse di meno.

Norman Mailer e la moglie Norris Church

Norman Mailer e la moglie Norris Church

Il racconto di Lennon della vita sessuale di Mailer come un generoso Don Giovanni con donne che lo aspettano in ogni città, ha un sapore di ammirazione lasciva che suscita scetticismo. Norris Church Mailer racconta una storia più plausibile. Sia lei che Lennon descrivono lo strano momento in cui lei incontrò la fidanzata di Chicago di Mailer, ma solo la Norris aggiunge il dettaglio che la donna «era della sua età se non più vecchia; indossava una parrucca grigia, era alta circa un metro e cinquanta e doveva pesare 110 chili o di più». Quando la Norris gli domandò che cosa lo attraeva di lei, Mailer «disse che qualche volta aveva bisogno di apparire il più bello». Quaranta anni prima, il narratore de La costa dei barbari desiderava ardentemente una donna «innegabilmente tozza e robusta» più vecchia di lui; a letto con una giovane esile, egli «faceva la sua parte» «senza tenerezza o desiderio».

La Norris più tardi apprese che le altri amanti segrete di Mailer assomigliavano a quella di Chicago e sebbene la Norris non lo menzioni, le foto che lei stampa della madre di Mailer corrispondono a queste descrizioni. In pubblico, nel frattempo, Mailer provocava l’invidia degli uomini mostrandosi con belle donne e presentando sé stesso come un profeta dell’energia sessuale che rompeva le costrizioni sociali. La sua vera sessualità sembra essere stata l’opposto, una performance lunga una vita di un attore in cerca di un applauso da due tipi di pubblico – un pubblico impressionato dai suoi libri e dalle sue mogli, e un pubblico nella sua mente che voleva vederlo come una bellezza adorata. A trent’anni scrisse nel suo diario che i suoi desideri erano i desideri polimorfi dell’infanzia: «io, la cui natura sessuale è quella di stringermi a una donna come un bambino che abbraccia l’universo, sono guidato dal mio destino ad essere l’orgiasta, o almeno il mentore intellettuale dell’orgiasmo».

Parte della sua performance come mentore dell’orgiasmo fu la sua teorizzazione dell’hipster «sempre alla ricerca di un orgasmo più apocalittico di quello precedente». L’hipster perseguiva quell’orgasmo attraverso atti di dominio, ma «le estreme contraddizioni della società che hanno formato la sua personalità» lo hanno reso «così remoto come il Sacro Graal». Se l’hipster avesse ottenuto l’orgasmo apocalittico, avrebbe sperimentato un’estasi visionaria di potenza. Le teorie di Mailer sugli hipster ignoravano la testimonianza della letteratura e della vita che descrivono le esperienze visionarie indotte dalla sessualità, qualunque sia il gioco di dominio che conduca ad esse, come visioni di gratitudine, di equilibrio e di stupore.

Mailer sapeva tutto ciò quando scrisse di persone reali – incluso sé stesso quando stava scrivendo in privato nel suo diario – anziché di hipster mitici. Per D.H. Lawrence «la trascendenza sessuale» era «una qualche estasi in cui egli poteva perdere…il senso di sé e la sua volontà». Lawrence raggiungeva l’estasi attraverso «il dominio sulle donne», ma poiché era fisicamente debole, il dominio psicologico «per lui non era tirannia ma equilibrio». Il senso di sé di Mailer come «il bello» fu per lui la forma di dominio che, bilanciando le sue debolezze interiori, rendeva l’equlibrio possibile.

Gli amici di Mailer si domandavano perché incoraggiasse gli attacchi su di lui da parte di donne offese dalle sue teorie, come fece alla Town Hall nel 1971 quando stava moderando un “Dialogo sulla liberazione delle donne” che sapeva sarebbe stato un attacco ben pubblicizzato. Interpretava un ruolo che richiedeva un grande cast di supporto di antagonisti; più donne si sentivano provocate da lui, più mascolino egli sembrava a sé stesso. Le sue provocazione ebbero alcuni effetti non voluti. Germaine Greer era sul palco con lui alla Town Hall e dopo, lui dovette fuggire da un taxi per evitare di essere trascinato a letto da lei, secondo Lennon. Ma non secondo la Greer.

Mailer sapeva da sempre in modi indiretti di essere il perdente nella guerra dei sessi che aveva provocato. The Time of Her Time (1959) è la nota storia in cui Sergius O’Shaugnessy – un personaggio già presente Il parco dei cervi, ora un hipster che si guadagna da vivere in qualche modo come istruttore di corride nel Greenwich Village – porta una studentessa di college repressa al suo primo orgasmo attraverso il sesso anale e vaginale con l’organo che Sergius chiama «il mio vendicatore». Come notato dai lettori attenti, Sergius alla fine porta la ragazza all’orgasmo sussurrandole all’orecchio: «Tu, piccola sporca ebrea» – psicologicamente efficace ma difficilmente un trionfo per il vendicatore. Alla fine la ragazza prova ad essere il matador, e Sergius il toro abbattuto:

Potevo vedere lo sguardo negli occhi di lei, quell’inconfondibile capacità di uccidere che trovi negli occhi di pochi toreri…Lei raggiunse il suo momento di verità dicendo: «Egli mi ha detto che la tua intera vita è una bugia, e che tu non fai nulla eccetto scappare dall’omosessuale che sei».

E come un vero killer, non si guardò indietro, e fu fuori dalla porta prima che io mi potessi alzare per dirle che lei era un eroe adatto a me.

Norman Mailer nel 2007

Norman Mailer nel 2007

Mailer, come osserva Lennon, scrisse relativamente poco di critica, ma scrisse su libri e film con un entusiasmo spontaneo diverso da ogni altra cosa che scrisse. I saggi selezionati in Mind of an Outlaw includono splendidi esempi, come i suoi giocosi scontri da luna park con i romanzieri rivali in Quick Evaluations on the Talent in the Room e Some Children of the Goddess, e come nella sua disamina scena per scena di Ultimo tango a Parigi scritto(per ‘The New York Review of Books’) in qualche modo nello spirito del Teseo di Shakespeare che si rallegra nel coscienzioso terrore di Piramo e Tisbe. Infilò giudizi critici in quasi ogni cosa che scrisse. Nel denunciare i materiali sintetici moderni, elencava «la fibra di vetro, il polietilene, la bachelite, lo stirene, e lo styronismo». L’ultimo di questi era il marchio da lui dato ai romanzi di William Styron.

Nel 2007, pochi mesi prima di morire a ottantaquattro anni, Mailer fece visita alla sua amante di San Francisco durante un tour pubblicitario. Si incontrarono nel ristorante dell’hotel e parlarono dei suoi interventi chirurgici. Poi lui chiese: «Vuoi salire in camera?» Lei declinò l’invito: «Se salgo, mi addormenterò». Lui replicò che anche lui avrebbe voluto, forse sperando ancora di aggrapparsi assonnato a una donna «come un bambino che abbraccia l’universo».

 

  1. Con il termine “hipster” nell’America degli anni ’40 si indicavano dei ragazzi bianchi della classe media appassionati di musica jazz che emulavano lo stile di vita degli afroamericani. Oggi la parola hipster indica giovani di classe medio-alta, istruiti e abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano alla cultura alternativa come l’indie rock, la musica elettronica, i film d’autore e le tendenze culturali emergenti. il termine hipster ha assunto in questo periodo un’accezione generalmente dispregiativa, per indicare persone che ostentano atteggiamenti pseudo-alternativi, ma in realtà massificati. N.d.R.

 

EDWARD MENDELSON, è docente di lettere presso la Columbia University. È autore di numerosi saggi su scrittori del diciannovesimo e ventesimo secolo, fra cui: George Meredith, Thomas Hardy, H.G. Wells, W.H. Auden, Arnold Bennett, Virginia Woolf, Samuel Beckett e Thomas Pynchon.
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