Alfred Brendel

Il Fascino Sempre Vivo del Movimento Dada

da ''The New York Review of Books''
ARTE: Il movimento Dada non fu una moda, uno stile o una dottrina. Era più di una nota a piè di pagina nella storia culturale. Possiamo comprenderlo meglio come condizione umana, come spirito, come stato d'animo produttivo ancora vivo

Dadaglobe Reconstructed, una mostra presso il Kunsthaus Zürich, 5 Febbraio – 1 Maggio, 2016; ed il Museum of Modern Art, New York City, 12 Giugno – 18 Settembre, 2016.

  • Catalogo della mostra a cura di Adrian Sudhalter et al. Scheidegger and Spiess/ Kunsthaus
  • Zürich, 160 pp., $59.00 (distributed in the US by University of Chicago Press)

Francis Picabia: Our Heads Are Round So Our Thoughts Can Change Direction, una mostra presso il Kunsthaus Zürich, 3 Giugno – 25 Settembre 2016; ed il Museum of Modern Art, New York City, 21 Novembre, 2016 – 19 Marzo, 2017

  • Catalogo della mostra a cura di Anne Umland and Cathérine Hug
  • Museum of Modern Art/ Kunsthaus Zürich, 368 pp., $75.00

Dada Universal, una mostra presso il National Museum Zurich, 5 Febbraio – 28 Marzo, 2016

Kurt Schwitters: Merz, una mostra presso la Galerie Gmurzynska, Zurich, 12 Giugno – 30 Settembre 2016

  • Catalogo della mostra a cura di Krystyna Gmurzynska and Mathias Rastorfe
  • Galerie Gmurzynska, 174 pp., CHF60.00

Dada Africa: Dialogue with the Other, una mostra presso il Museum Rietberg Zürich, March 18–July 17, 2016; and the Berlinische Galerie, Berlin, August 5–November 7, 2016

  • Catalogo della mostra a cura di Ralf Burmeister, Michaela Oberhofer, and Esther Tisa Francini
  • Museum Rietberg Zürich/Berlinische Galerie/Scheidegger and Spiess, 243 pp., $40.00 (distributed in the US by University of Chicago Press)

Genesis Dada: 100 Years of Dada Zurich, una mostra presso il Arp Museum Bahnhof Rolandseck, Germany, February 14–July 10, 2016

  • Catalogo della mostra a cura di Astrid von Asten, Sylvie Kyeck, and Adrian Notz
  • Scheidegger and Spiess, 247 pp., $45.00 (distributed in the US by University of Chicago Press)

Durante la prima guerra mondiale, Zurigo, la città più grande nella Svizzera neutrale, era un rifugio per artisti, scrittori, intellettuali, pacifisti, e uomini in fuga dal servizio militare provenienti da vari paesi. Un piccolo gruppo di questi decise nel 1916 di creare un nuovo genere di intrattenimento serale. Lo chiamarono Cabaret Voltaire e lo realizzarono a Spiegelgasse 1, non lontano dalla stanza che fu occupata da un visitatore occasionale del cabaret, Vladimir Ilic Lenin.

Il gruppo, che divenne noto come Dadaista, era formato da tre tedeschi (Hugo Ball, Richard Huelsenbeck, Emmy Hennings), un alsaziano (Hans Arp), due rumeni (Marcel Janco e Tristan Tzara), e dalla svizzera Sophie Taeuber. A questi si aggiunse quasi subito Walter Serner, un austriaco nato in Boemia. Il più giovane, Tzara, aveva vent’anni; Hennings, trentun anni, era il più anziano. Il disgusto verso la guerra li accomunava.

Tristan Tzara (sinistra), con Hugo Ball (centro) e Richard Huelsenbeck (destra)

Il fondatore del gruppo pare sia stato Hugo Ball. Egli era, come la maggior parte dei Dadaisti, uno scrittore, ma aveva lavorato anche in teatro e si era esibito nei cabaret. Dopo essere stato costretto a lasciare la Germania, essendo un pacifista, abitò presso Emmy Hennings a Zurigo, dove, pallido, alto, magro, e quasi morto di fame, era considerato uno straniero pericoloso. Al Voltaire, declamò il proprio innovativo poema fonetico “Karawane” (Caravan), scritto, per lo sconcerto del pubblico, sotto forma di suoni senza senso. Dopo alcuni intensi mesi di attività Dada lasciò il gruppo, si convertì a un cattolicesimo gnostico, e morì nella campagna svizzera, considerato alla stregua di un santo. Il suo diario Die Flucht aus der Zeit (La Fuga dal Tempo) resta uno dei principali resoconti del movimento Dadaismo.

Per Richard Huelsenbeck, il rumore pare che fosse stata la forma più naturale di virilità. All’interno del movimento Dada, lui era il campione della provocazione. Poeta e giornalista, che in seguito viaggiò per il mondo come medico su una nave e fu psicoanalista per un periodo a New York, Huelsenbeck rimase all’interno del movimento Dada e contribuì a crearne la particolare diramazione berlinese nel 1917.

Tra gli artisti di rilievo che emersero dal movimento Dada, Hans Arp fu probabilmente il più stabile e coerente. Amico di Max Ernst, Kurt Schwitters, e Wassily Kandinsky, e poeta dotato, era privo di malizia e invidia, e aveva un elevato senso dell’umorismo. La sua futura coniuge Sophie Taeuber, anch’ella artista degna di nota, insegnava presso la Scuola di Arti Applicate di Zurigo. Ella si dedicò alla creazione di marionette e fu membro ballo di Rudolf von Laban, che aveva introdotto un nuovo stile espressivo di danza. Durante le apparizioni da ballerina Dada, ella indossava una maschera per celare la propria identità.

In Tristan Tzara, calmo e sicuro di sé ma con, allo stesso tempo, una voce tonante, il Dadaismo trovò il proprio più appassionato sostenitore e instancabile propugnatore. André Breton lo descrisse come un impostore avido di pubblicità, ma i due si riconciliarono poi nel 1929. Le poesie di Tzara influenzarono Allen Ginsberg e William Burroughs, e alcune di esse furono tradotte da Samuel Beckett. Come Arp, divenne in seguito un Surrealista.

Il connazionale rumeno di Tzara, Marcel Janco, veniva descritto come, malinconico, di bell’aspetto, un donnaiolo che suonava la fisarmonica e cantava canzoni rumene. Era pittore e scultore, divenuto poi architetto di spicco a Bucarest e in Israele. Creava maschere per i Dadaisti di Zurigo e recitava, o meglio urlava, poesie in simultanea insieme a Tzara e Huelsenbeck.

 

Emmy Hennings era stata, prima di vivere con Hugo Ball, un’attraente girovaga.

Emmy Hennings

Attrice, cameriera e modella, divenne una femme fatale per un buon numero di poeti tedeschi. Era una talentuosa artista di cabaret che cantava “Hab keinen Charakter, hab nur fame” (Fuori dal Personaggio, Sono Solo Affamata). Una presenza importante agli eventi Dada, “i suoi distici”, secondo Huelsenbeck, “ci hanno salvato la vita.”

Poco dopo, si unì anche Walter Serner, un tipo cinico e anarchico che, come scrittore, sarebbe diventato famoso per i suoi thriller e romanzi scabrosi. Tristan Tzara lo definì “un outsider megalomane.” Questo era il tempo in cui i dandy indossavano il monocolo. Serner ne indossava uno, e così anche alcuni suoi colleghi Dadaisti. Si ribellava alla la società comportandosi da uomo classe sicuro di sé, e mettendo a punto una tesi giuridica che successivamente si rivelò plagiata per l’ottanta percento. Utilizzando il nome del suo amico pittore Christian Schad, recensì una raccolta delle sue stesse storie. Si divertiva anche a fornire informazioni false alla stampa. Il suo saggio “Letzte Lockerung” è da alcuni considerato un classico Dada.

Dalla quasi-improvvisazione dei primi eventi al Cabaret Voltaire, emerse uno dei movimenti d’avanguardia più influenti del secolo. Il termine “Dada” venne introdotto un paio di mesi più tardi. Ci sono diverse spiegazioni per tale termine: il balbettio di un bambino, il nome di un giocattolo, il doppio “sì” nelle lingue slave e in rumeno, e il latte detergente e lozione per capelli al giglio Dada, che entrò in produzione nel 1912.

Il movimento Dada fu il risultato degli sforzi congiunti del gruppo. Le sue soirèes erano eventi multimediali: combinavano parole e letteratura, il canto, la musica (con Ball al pianoforte), danza, l’arte figurativa, commedia, e una buona dose di rumore. “Disgustati dalle macellazioni della guerra mondiale, nel 1914 ci siamo arresi alle arti”, dichiarò Hans Arp. “Abbiamo cercato un’arte basilare che liberasse il popolo dalla follia del tempo, e un nuovo ordine che potesse ristabilire un equilibrio tra cielo e inferno.” “Quello abbiamo celebrato era allo stesso tempo buffonata ed una messa da requiem “.

A dispetto delle molte affermazioni contrarie, la maggior parte dei dadaisti sembra aver voluto creare una nuova arte che non avesse nulla a che fare con gli stili e le concezioni precedenti. Nello sforzo di trovarlo, hanno assorbito o inventato molti nuovi mezzi di espressione: l’astrazione; il fotomontaggio; il collage; l’assemblaggio; il frottage (disegno ottenuto mediante lo sfregamento di una matita su un foglio di carta posto su una superficie non liscia); la stampa tipografica; la glossolalia; la poesia fonetica, concreta, visuale e simultanea; l’arte concettuale; il readymade; disegni e dipinti di macchine inventate; gli happenings; le performance; e l’arte cinetica, tra cui l’uso della pellicola cinematografica. Non meno fondamentale è stata l’ispirazione proveniente dai manufatti africani, dall’arte dei folli, ed dai disegni dei bambini- un’ispirazione che dimostrò cruciale per molti artisti visivi del ventesimo secolo. C’era una travolgente necessità di selvaggio, di semplice, e di spontaneo.

Mentre le maschere africane e l’arte dei bambini furono inclusi nelle mostre alla Galerie Dada, ci fu anche una stretta connessione con Hans Huber, proprietario e direttore di un ospedale psichiatrico, che strinse amicizia con Arp, l’artista Hans Richter, Serner, e altri. Introdusse i propri ospiti nel proprio ospedale, ed alcuni di loro soggiornarono presso di lui per settimane. Richter, che divenne in seguito uno dei più attendibili cronisti del movimento Dada, affermò che, durante il proprio soggiorno a casa di Huber con il poeta Alberto Ehrenstein, la presenza di un altro ospite, l’attrice Elisabeth Bergner, una stella dei primi film neanche ventenne, fornì l’eccitazione senza la quale neppure lo psichiatra più ospitale “sarebbe stato in grado di trattenerci lì”.

Fuontain

Immediatamente dopo la guerra, gruppi Dada fiorirono a Berlino, Parigi, Colonia e Amsterdam. Prima del battesimo ufficiale del movimento Dada, però, un importante gruppo di pre-Dadaisti era già attivo a New York. Nessun altro oggetto Dada è mai stato discusso con tanto fervore quanto i “readymade”, tra cui l’orinatoio  che poi Marcel Duchamp chiamò Fountain. Francis Picabia eccelleva nella elegante raffigurazione di macchine senza scopo apparente. Man Ray successivamente emerse come l’insuperabile fotografo ritrattista della scena artistica parigina. A New York, vi era anche il francese Edgar Varèse, uno dei pochi musicisti tra i primi Dadaisti ad essere poi divenuto importante. Musicalmente, il gruppo di Zurigo si indirizzò verso il “bruitismo” del futurista Luigi Russolo, e Huelsenbeck produsse il maggior pandemonio possibile con il proprio timpano. Qualche eccezione ci fu: il compositore svizzero Hans Heusser, partecipò ad alcune delle soireés e divenne in seguito un noto compositore di marce militari.

A Parigi, Tzara creò scalpore con il proprio manifesto Dada del 1918 e con la sua presenza elettrizzante. A Parigi, un altro compositore di rilievo, Erik Satie, fu vicino al movimento Dadaista, e il sostrato letterario per il movimento Dada era stato preparato dal poeta Guillaume Apollinaire.

Dadaglobe

Nel 1920, Breton e un certo numero di scrittori e artisti che divennero in seguito Surrealisti si unì a Tzara, ma nel 1922 i Dadaisti si separarono ufficialmente- secondo Theo van Doesburg, a causa del disaccordo su quale, tra la locomotiva e la bombetta, fosse l’oggetto di maggiore modernità.

La profonda differenza tra Dada e Surrealismo era che i surrealisti avevano un programma e un leader dogmatico (Breton), mentre il movimento Dada era indipendente e ricco di ambiguità. Era tutto e nulla. Ciò nondimeno ciascuno dei suoi gruppi aveva un suo carattere distinto. Il Dada di Berlino, con Huelsenbeck, Raoul Hausmann e Johannes Baader -un eccentrico che si introdusse nella Assemblea Nazionale per distribuire volantini Dada- era il più politico e aggressivo. Il grande pittore George Grosz, altro membro del gruppo di Berlino, disprezzava la cultura borghese e l’arte moderna.

Hausmann, un Dadaista dalle ambizioni filosofiche, e la sua compagna Hannah Höch divennero campioni del fotomontaggio e del collage, tecniche centrali per il Dadaismo.

Kurt Schwitters

L’insuperabile maestro del collage fu, però, Kurt Schwitters, un artista geniale con un temperamento molto diverso dalla maggior parte dei Dadaisti. Era privo di interessi politici e totalmente dedicato a “Merz”, il suo proprio marchio del Dada. Estremamente alto, usò la propria voce tonante per declamare, gridare, fischiare, e urlare la propria impressionante poesia “Ursonate”, ad oggi l’esempio più suggestivo di poesia fonetica. Le sue performance erano considerate talmente impressionanti che il pubblico veniva preso prima dalle risate e poi dallo stupore. Schwitters era anche parte della scena Dada di Amsterdam, collegata a Theo van Doesburg e al movimento costruttivista De Stijl.

A Colonia, Max Ernst produsse alcuni dei più squisiti disegni e fotomontaggi Dada dei primi anni venti. Insieme al figlio di un banchiere che si faceva chiamare Johannes Baargeld (contanti), Ernst scioccò il pubblico con una mostra Dada che fu poi prontamente chiusa dalla polizia. Una frase Dadaista di Ernst dice: “Grazie ad un segreto monastico antico e gelosamente custodito, anche gli anziani possono imparare a suonare il pianoforte senza alcun problema.”
Nel decennio precedente alla prima guerra mondiale, il Cubismo, il Futurismo, l’Espressionismo, e, in Inghilterra, il Vorticismo avevano scosso la nozione comune di estetica. Allo stesso tempo, la tonalità e l’armonia funzionale, che erano giunte al limite in campo musicale, furono abbandonate da compositori quali Arnold Schoenberg e Anton Webern. Ciò che fece il movimento Dada alcuni anni dopo fu ancor più radicale. Si rivoltò contro qualunque cosa fosse consolidata – sia che si trattasse di estetica, di morale o di modo di pensare, sia che coinvolgesse cultura ideologia, religione, o identità nazionale – con lo scopo di cercare qualcosa da creare dal nulla. L’almanacco Dada di Huelsenbeck del 1920 cita quanto segue da Nietzsche:

Siamo pronti … come mai prima, per un carnevale in grande stile, per la risata e divertimento più spirituali, per le altezze trascendentali della più svettante mancanza di senso [Blödsinn] e per la derisione aristocratica del mondo. Forse ciò che proprio lì scopriremo è l’impero della nostra invenzione, quell’ l’impero in cui persino noi possiamo essere ancora originali, forse come parodisti della storia mondiale e arlecchini di Dio. Forse, se nulla oggi ci garantisce un futuro, sarà proprio la nostra risata ad avere futuro.

Secondo Schwitters:

Il movimento Dada racchiude tutte le grandi tensioni del nostro tempo sotto un enorme comune denominatore: la mancanza di senso …. il Dadaismo è la forza di gravità morale del nostro tempo, mentre il pubblico collassa con una risata. Così come i Dadaisti.

Il Dadaismo amava le contraddizioni. Un famoso detto Dada affermava che chi è un Dadaista è contro il Dada. Nel suo manifesto Dada del 1918, Tzara informa che, in quanto editore, vuole sottolineare che non si sente in diritto di sostenere una qualsiasi delle opinioni in corso di pubblicazione, essendo egli contrario ai manifesti in linea per principio. Ma anche contrario ai principi. Theo van Doesburg descrisse il Dadaismo come la “forma d’arte per la quale il suo produttore non prende posizione riguardo a nulla. Questa forma d’arte indefinibile è accompagnata dalla risata”.

Nel suo ammirevole libro Modernismo-Dada-Postmodernismo (2000), Richard Sheppard spiega:

La parola “Dada” è utilizzata su tre livelli. Al primo livello, dà il nome ad un amorfo movimento bohemien. Al secondo livello, caratterizza un complesso di atteggiamenti esistenziali, che, pur variando da persona a persona, sono vitalisti e comportano il raggiungimento dell’equilibrio tra opposti fluttuanti. Ma, al terzo livello, è usato da alcuni Dadaisti per descrivere una forza vitale che è allo stesso tempo materiale, erotica e spirituale, creativa e distruttiva.

La mia preferenza personale va al secondo livello. Da giovane ho immaginato una sfera all’interno della quale erano contenute tutte le contraddizioni e le opposizioni, in modo tale che il centro della sfera fosse il punto di incontro dei centri di tutti gli opposti- tale punto potrebbe essere chiamato il nulla massimo, o Dio . Vivere con, e bilanciare, le contraddizioni mi pare un nobile obiettivo. Ma anche prima, da bambino, avevo involontariamente incontrato il Dadaismo nella sua forma più divertente. A casa mia madre cantava, con imbarazzo, una canzone da cabaret della Berlino degli anni venti che inizia con i memorabili versi “Mi strapperò una delle ciglia e con essa ti pugnalerò a morte”, e si concludeva con l’intenzione di ordinare un uovo fritto “e di cospargerti di spinaci”. Realizzai solo molto tempo dopo che senso e non senso devono essere complici  per rispecchiare l’assurdità di questo mondo.

Per quanto riguarda il terzo livello, il misticismo –che fosse cristiano, Zen, o Tao- era stato cruciale per Arp, Ball, e Baader. I Dadaisti di New, Parigi e Colonia non ne fecero un uso particolare. Il misticismo era alla portata del Dadaismo, ma non centrale ad esso. E, dove fu perseguito, fu spesso gestito, secondo il modo Dadaista, con una certa ironia.

 

È strano che il lato comico del Dada sia stato del tutto ignorato da alcuni commentatori. Ciò mi fa ricordare che, per il duecentesimo anniversario della morte di Haydn nel 2009, ci furono diversi tributi che non menzionarono il suo senso dell’umorismo musicale. Il notevole catalogo di “Genesis Dada”, la mostra al Rolandseck, luogo in cui Hans Arp trascorse i suoi ultimi anni, comprende un elenco di argomenti legati al Dada: misticismo, psicologia, filosofia, letteratura, arte, linguaggio, soirée, Africa, maschera, danza, e rivolta. Manca la risata. C’è mai stato un grande movimento d’avanguardia così strettamente legato al riso e al grottesco? La risata era lo strumento preferito dai Dadaisti, un impulso anarchico condiviso da tutti. Un impulso aggressivo, sarcastico, ironico, ma poteva anche essere, come nel caso di Arp, sereno.

I tradizionalisti considerano i Dadaisti persone stupide. In un certo senso, hanno ragione. La stupidità li liberava dai vincoli della ragione. La stupidità ha il potenziale di essere divertente, di provocare il riso, e far realizzare alle persone che la risata è liberatoria. Raoul Hausmann parla della santità delle sciocchezze e “della celebrazione della mistica assurdità”. Per i Dadaisti, Charlie Chaplin era il più grande artista al mondo.

 

Paragonato al risultato raggiunto dal movimento Dada nel campo delle arti visive, i suoi esiti letterari sono rimasti meno evidenti. I principali artisti che iniziarono come Dadaisti -Ernst, Schwitters, Arp, Duchamp, Man Ray, Picabia- sono stati esposti in tutto il mondo, mentre Hannah Höch è stata tardivamente identificata come una delle migliori artiste femminili del proprio tempo. Per la maggior parte dei Dadaisti si possono trovare dei contrappunti verbali in ciò che produssero visivamente. Le tecniche di fotomontaggio, collage e assemblaggio furono anche cruciali per alcune loro poesie: le parole erano disposte in modo casuale, o utilizzate con il significato contrario, o usate come una nuova successione astratta, una quasi-lingua che doveva essere declamata – e ascoltata. E anche essere vista, poichè la tipografia era utilizzata per animare l’impressione visiva della pagina.

 

Manifesto Dada di Hugo Ball

Nella inaugurazione di “Dada Manifesto” del 1916, Hugo Ball affermò che i poeti Dada volevano rinunciare a un linguaggio che era stato devastato ed era diventato inaccettabile. Secondo Arp, la poesia Dada “non cerca di rappresentare nulla, né interpreta nulla”. A Emmy Hennings, Arp sembrava provenire da un altro pianeta, “più misterioso ma tuttavia completamente accettabile”. Quando recitava le sue poesie si dice che avesse una presa sul pubblico simile a quella grande e toccante pagliaccio Grock, che doveva solo pronunciare le due parole nicht möglich (non possibile) per catturare la folla.

Un’altra specie letteraria che il movimento Dada condivise con altri movimenti del tempo fu il manifesto. Un gran numero di periodici, per lo più di breve durata, contribuì a rendere il Dadaismo noto in molti paesi diffondendo discorsi, articoli, e buffonerie prodotte da Ball, Huelsenbeck, Tzara, Picabia, Doesburg, e Schwitters. Tra queste una delle pubblicazioni più esaustive fu Dada Almanach di Huelsenbeck (1920). L’immagine di copertina seguiva l’esempio della Gioconda barbuta di Duchamp raffigurando un Beethoven baffuto.

Zurigo, meglio conosciuta per il proprio potere commerciale che per le tendenze anarchiche, ha celebrato da poco la stagione Dada. Nell’ anno giubilare, la città trasudava più di un soffio di eccitazione carnevalesca. Il Festival di Zurigo, quasi interamente dedicato a Dada, ha incluso tre soirées Dada e un gran numero di eventi teatrali e accademici. Il suo punto più alto ha probabilmente coinciso con l’esecuzione della Sinfonia per Nove Harley Davidson, tromba, e Sintetizzatore a cura del compositore d’avanguardia ottantenne Dieter Schnebel. Eseguita al Münsterhof, una piazza nel centro di Zurigo, che era stata appena resa zona pedonale, includeva uno scherzo fischiato e un balletto di moto, ed è stato condotto da Steffi Weismann, una donna in camice rosso che sfidava la pioggia. Un’altra impresa gradevolmente Dadaista è stata l’organizzazione di dinner party in dieci case private. Gli ospiti paganti sono stati informati del luogo della cena solo il pomeriggio stesso. Durante la serata c’ erano letture a sorpresa, esperimenti letterari, musica e improvvisazione. Ci si aspettava che gli ospiti collaborassero allo spettacolo.

La stagione era stata aperta da due mostre. La prima, “Dadaglobe ricostruito”, piccola ma raffinata (e recentemente in mostra al MoMA), è stata più che una mostra: ha offerto la ricostruzione di Dadaglobe, l’antologia del Dadaismo internazionale la cui pubblicazione era stata bruscamente interrotta nel 1921. Un progetto congiunto tra Tzara e Picabia, aveva riunito un gran numero di contributi che sono stati identificati recentemente soprattutto grazie al lavoro di Adrian Sudhalter, che, nel catalogo, illumina i suoi lettori con un resoconto acutamente perspicace della storia del progetto. Un’impresa rivale dell’epoca, chiamata Dadaco, non approdò a nulla a causa della mancanza di fondi. I motivi della cancellazione di Dadaglobe, d’altra parte, sono rimasti oscuri ma si pensa che includano le liti personali, la malattia di Picabia e di Tzara, l’addio clamoroso di Picabia al Dada, e la censura che scambiò il grande flusso di lettere e materiali da tutto il mondo per una minaccia politica.

La seconda mostra, “Dada Universale”, è stata allestita in una grande galleria accanto alla stazione ferroviaria. Apparteneva al Landesmuseum di Zurigo ed è stata, in puro stile Dada, demolita non appena la mostra ha chiuso. Il locale era ideale. L’interno era completamente nero. Una delle pareti più brevi fungeva da lavagna per i visitatori, che erano incoraggiati a fare graffiti con pastelli bianchi. L’ultimo giorno della mostra ogni centimetro di tutte le pareti era coperto di parole e disegni. C’è stata una presentazione costante di film che spaziavano dai rettangoli astratti di Hans Richter alla Danza della Strega di Mary Wigman. In contenitori di vetro, oggetti legati al Dada erano esposti e giustapposti.

Francis Picabia

Ci sono state anche altre mostre. Una rassegna ampia e sconcertante dell’opera di Francis Picabia, anche alla Kunsthaus (e poi al MoMA l’ autunno scorso), ha offerto una panoramica completa della sua deliberata strategia di ironia e incongruenza. André Breton, uno dei più fedeli alleati di Picabia, la descrisse nel suo  tributo finale: “un’opera basata sulla sovranità del capriccio, sul rifiuto di essere un seguace, interamente basata sulla libertà, anche sulla libertà di non piacere.” Picabia non ha avuto, e non parve aver voluto, una sua estetica. Opportunamente, odiava il “buongusto”. “La mia grande paura è quella di essere preso sul serio, di diventare un grande uomo, un maestro,” affermò. Questa paura non gli impedì di produrre alcune opere d’arte sorprendenti.

All’età di quindici anni, Picabia aveva già raggiunto una tale abilità da poter copiare la raccolta di pittura spagnola del padre per poi sostituirla agli originali. Con la vendita degli originali finanziò la propria collezione di francobolli. Non diversamente da Picasso, era un artigiano dal virtuosismo sconcertante. Piaceva a entrambi produrre a grande velocità. Con Picabia la velocità divenne, come lui stesso affermò, “un desiderio selvaggio”, praticato anche alla guida di auto – pare ne avesse possedute 127. (Tra gli artisti affiliati al Dada, Picabia era di gran lunga il più ricco.) Le nozioni di movimento e di velocità divennero evidenti nelle sue magistrali opere astratte del 1912-13.

Qui, come nei dipinti di suo caro amico Marcel Duchamp, il cubismo è galvanizzato dallo slancio futurista del movimento frenetico. Le grandi opere astratte di Picabia La Source e Edtaonisl (ecclésiastico) mi sembrano i suoi risultati più importanti. Centimetro dopo centimentro, sono pieni d’invenzione, termine generalmente non applicabile al suo lavoro in generale, dato che altrove preferiva usare forme e immagini preesistenti: cartoline illustrate che venivano tramutate in tele impressioniste e divisioniste, disegni tecnici che erano argutamente trasformati, e fotografie prese da riviste femminili che erano presentate come quadri (Nei suoi lavori successivi, la volontà di offendere attraverso il kitsch rivela un misto di cinismo e disprezzo.)

Non meno sorprendente è il periodo successivo, 1914-1915. I quadri e i disegni del Picabia “macchinista”, che egli definì un “apice del simbolismo meccanico”, erano creazioni pre-Dada di una distinzione particolare, in cui titoli come Unique eunuque e La veuve joyeuse  erano legati ad alcuni dei suoi scritti. Opere “mecanomorfiste” continuarono a figurare deliziosamente nei 19 numeri della rivista 391, che Picabia aveva ideato.
Il ricco catalogo completo della mostra di Picabia è stato assemblato da Anne Umland del MoMA e da Caterina Abbraccio della Kunsthaus di Zürigo. L’ampio e accurato resoconto della vita di Picabia a cura di Rachel Silveri menziona la sua propensione per le dichiarazioni antisemite e protofasciste, ma anche la sua verve nell’ organizzare – al Casinò aux Ambassadeurs di Cannes- molte serate di successo, feste e serate di gala che potevano includere anche scimmie e palme così come leoni e pantere.

Settanta delle opere di Schwitters sono state presentate alla Galerie Gmurzynska di Zurigo. L’architetta appena scomparsa Zaha Hadid aveva trasformato lo spazio della galleria – un secolo fa sede della Galerie Dada- in un paesaggio onirico di forme fluide che dimostravano chiaramente la presa che “Merzbau”, l’impresa architettonica di Schwitters, ha avuto sulla sua immaginazione.

Schwitters rimase in tutte le sue tendenze Dadaiste un artista alla ricerca della forma e dell’ equilibrio e le sue composizioni pittoriche mostrano inoltre un controllo superlativo del colore. Ricordo l’enorme mostra dedicata a Schwitters a Parigi nel 1994 al Centre Pompidou, dove, circondato da collage, lo spettatore aveva l’impressione di essere di fronte alla tavolozza rarefatta di un pittore. Nei tardi lavori di Schwitters, l’umorismo e la grazia giocosa erano scomparsi. Appaiono più duri e cupi, ma, come il tempo ha dimostrato, non meno eccellenti.

Infine, in “Dada Africa: Dialogo con l’Altro”, nello splendido Museo Rietberg di Zurigo, oggetti Dada sono stati squisitamente esposti accanto ad esemplari di scultura africana. (Nel 1915, Carl Einstein era stato il primo a fare riferimento alla scultura africana “primitiva” come arte.) La giustapposizione ha avuto un effetto rivelatore. Vedere l’affascinante raccolta di collage di Hannah Höch, “Da un Museo Etnografico,” in questa impostazione è stata un’esperienza commovente.

Il movimento Dada non fu una moda, uno stile o una dottrina. Era più di una nota a piè di pagina nella storia culturale. Possiamo comprenderlo meglio come condizione umana, come spirito, come stato d’animo produttivo ancora vivo. Cercando gli elementi di base, all’interno della caotica non-struttura del movimento Dada, citerei il paradosso, la sfida, l’abbandono, la protesta, l’aggressione, l’antinazionalismo, l’umorismo, l’ironia, il bluff, l’arte, e il misticismo. A dire il vero, l’arte è stata attaccata e derisa da alcuni Dadaisti. Eppure, ritengo che i più interessanti risultati del movimento Dada appartengano proprio alle arti visive.

La maggior parte dei Dadaisti non sembrano essere stati attratti dal misticismo o dall’impegno politico, essendo stato quest’ultimo una peculiarità del movimento Dada di Berlino. Si può fare anche la distinzione tra gli inesorabili Dadaisti a tempo pieno come Tzara, e coloro per i quali Dada era un complemento necessario al proprio lavoro. Hans Richter ha detto che il desiderio di anarchia, di caos e di abbandono al caso avevano governato la sua vita come il desiderio di ordine fin dal 1917. Mi metterei facilmente tra coloro per i quali la danza tra le contraddizioni è essenziale nella vita.

In molti dei movimenti artistici post-1945 posso vedere tracce del movimento Dada. Ci sono collegamenti con gli happenings di Fluxus degli anni ’60, col gruppo di Stoccarda di Max Bense e con varie altre esperienze di poesia concreta, fino all’ Aktionismus di Vienna e al punk rock (Un gruppo punk ha addirittura adottato il nome di Cabaret Voltaire.) Sulla mia lista personale di Dadaisti onorari includerei Jean Tinguely,  scultore la cui opera è sia divertente che cosmica (come nel suo Metamatic). L’auto-distruzione nel 1960 dei suoi oggetti interconnessi nel giardino del MoMA fu un evento Dada per eccellenza. Aggiungerei i cartoni animati di Gary Larson, i cartoni animati e i dipinti postumi di Philip Guston, alcune delle composizioni ultime di Mauricio Kagel (come ad esempio Marches to Fail Victory), e le Aventures and Nouvelles aventures di György Ligeti, una glossolalia moderna incantevole. Per non parlare della Sonata No. 3 dedicata a Gertrude Stein di Virgil Thomson per Piano su tasti bianchi.

C’è molta somiglianza tra il mondo di un centinaio di anni fa e gran parte di ciò che osserviamo oggi. Ora non c’ è una guerra a tutto campo, ma c’è un senso di profonda crisi e la prepotente sensazione di trovarsi di fronte a enormi pericoli. Karl Kraus, il moralista satirico e critico viennese scrisse “Dato che l’ordine ha fallito, lasciate che il caos sia il benvenuto.” Il fermento che il movimento Dada ha recentemente creato a Zurigo è stato provato al meglio lo scorso febbraio, quando il Kunsthaus ha invitato gli abitanti di Zurigo a partecipare a un elegante ballo in maschera in coincidenza con la mostra Dadaglobe. Si sono presentati infatti non meno di novecento neo-Dadaisti in maschera.

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