Sue Halpern

La rivoluzione dell’iPad

da ''The New York Review of Books''

Come quasi ogni persona sa, il 3 aprile scorso la Apple Computer ha lanciato il suo «rivoluzionario»1, «magico»2 tablet computer «che cambia le regole del gioco»3, l’iPad. Questo si è verificato dopo ripetute e continue indiscrezioni iniziate almeno un decennio fa4, ma diventate più consistenti nel febbraio 20065, quando cioè la Apple ha depositato numerose domande di brevetto indicanti l’intenzione di spostarsi nel settore del touch computing. Anche se tutto questo è diventato il preludio all’iPhone, le indiscrezioni sul tablet hanno continuato a infittirsi ulteriormente tra l’estate e l’autunno del 2008, fino al 20096, nonostante le decise smentite della compagnia. Seguendo l’antichissimo protocollo di corteggiamento – civettare, mostrare pudicizia, farsi desiderare, civettare un po’ di più – la Apple ha alzato al massimo il livello della curiosità: si narrava di un dispositivo che schiere di persone volevano e pensavano di dover avere a scatola chiusa, anche senza sapere di preciso cosa fosse o facesse.

Nell’ottobre 2009, circa nello stesso momento in cui le voci sul fantomatico tablet Apple continuavano a moltiplicarsi, ma prima che si fondessero in un vortice mediatico, la catena di librerie Barnes and Noble ha annunciato un suo nuovo prodotto, buttandosi nel mercato dei lettori di libri elettronici (di nuovo, dieci anni dopo il fallito lancio del suo RockBook) con un piccolo dispositivo di nome Nook, simile al popolare lettore di Amazon, il Kindle, il cui predominio intendeva sfidare. Anche se il ‘Wall Street Journal’ aveva coraggiosamente annunciato in diretta, sul suo blog, il lancio del Nook, che ha avuto luogo in una sala conferenze nei sotterranei del complesso sportivo Chelsea Piers di Manhattan, e nonostante l’eccedenza dei preordini natalizi per il dispositivo, non appena la Apple ha finalmente annunciato, prima di Natale, di progettare un grande lancio per un suo prodotto all’inizio del nuovo anno, l’eccitazione per l’entrata in campo di un altro concorrente nell’arena degli e-book si è spenta.

All’evento del Nook si sono succeduti molti dibattiti e discussioni circa l’industria del libro, il futuro dei libri e le potenzialità degli e-book. Stephen Riggio, presidente e ad di Barnes and Noble, ha fatto notare che l’editoria è ancora un grande business, con 30 miliardi di dollari l’anno di giro d’affari, maggiore sia di quello dell’industria della musica che di quella del cinema7. Ha anche osservato che i lettori vogliono libri on demand: è proprio ciò che il Nook vuole dare loro (consentendo l’accesso sia al catalogo di Barnes and Noble, sia a più di un milione di libri di pubblico dominio, scannerizzati e già disponibili online su vari siti, sia, quasi sicuramente, anche ai milioni di libri in ballo nella transazione in corso con Google Libri).

Riggio ha illustrato tutte le caratteristiche che differenziano il Nook dal Kindle: il primo è basato sul sistema operativo open source Android di Google, usa il formato non-proprietario ePub, accede a internet sia tramite Wi-Fi che 3G, ha un pizzico di colore e un rudimentale touch screen e si può usare per ascoltare musica. Non ha specificato che, con tre milioni di Kindle stimati in circolazione, Barnes and Noble doveva giocare a rincorrere Amazon. Non ha aiutato il fatto che, al di là di presentare un piccolo touch screen invece di una tastiera, il Nook fosse quasi identico al suo rivale, o che, al suo primo controllo, effettuato da esperti come David Pogue del ‘New York Times’, abbia avuto un software pieno di bug e lento, o che, a causa di problemi di fornitura, l’azienda non sia stata in grado di far trovare il Nook sotto l’albero di Natale.

La macchina non è in realtà partita prima di febbraio, ossia dopo la gongolante presentazione dell’iPad da parte di Steve Jobs, il 27 gennaio allo Yerba Buena Center di San Francisco, e prima che chiunque potesse metterci le mani sopra, quindi nel momento in cui la brama di possederne uno era giunta al parossismo. Così, mentre l’iPad non ha ucciso il Nook ancor prima che fosse distribuito sul mercato, le sue vendite iniziali, stimate attorno alle 60.000 unità, non sono state sufficienti per impensierire il Kindle, men che mai per lanciare una cima di salvataggio all’industria editoriale. Se fosse stato questo ciò che ci si aspettava dal tentativo di catturare una fetta del crescente mercato del libro elettronico.

Stephen Riggio si stava basando su dei dati vecchi quando ha parlato quel giorno a Chelsea Piers. Secondo l’Associazione degli Editori Americani, infatti, le vendite di libri nel 2009 sono scese quasi del 2%, a 23,9 miliardi di dollari8. I libri di testo scolastici e le edizioni economiche hanno registrato i picchi maggiori di calo. La loro traiettoria discendente sembrava confermare quanto già detto da Steve Jobs al ‘New York Times’ all’inizio del 2008, quando, riflettendo sull’appena uscito Kindle, lo bocciava come un dispositivo «che non avrebbe fatto strada proprio perché gli americani hanno smesso di leggere». «Non importa se il prodotto sia buono o cattivo, il fatto è che la gente non legge più» ha detto Jobs al NYT. «Il quaranta percento delle persone negli USA l’anno scorso ha letto un libro, o meno. L’intera idea è fallimentare all’origine perché la gente non legge più.»9

Immaginatevi la sua sorpresa, appena due anni dopo, quando il numero di app (applicazioni) per libri – libri che si possono leggere su iPhone e iPod Touch – ha sorpassato quello di app per giochi, proprio nell’App Store della Apple, mentre le vendite di libri digitali per apparecchi come Kindle e Sony Reader sono triplicate, toccando i 313 milioni di dollari, e gli analisti della Goldman Sachs hanno iniziato a predire che le vendite di e-book negli USA sarebbero potute crescere 3,2 miliardi entro il 2015, e che Apple avrebbe controllato un terzo di questa torta10. La maggior parte della gente forse non si è messa a leggere, ma quelli che l’hanno fatto con i lettori digitali sembrano essersi impegnati molto.

Nel 2008 i visitatori del negozio iTunes della Apple hanno scaricato un’app libro ogni sei app gioco. L’anno scorso questo rapporto è stato di uno a quattro. Al momento in cui Steve Jobs saliva sul palco dello Yerba Buena Center era chiaro che si fosse sbagliato sui lettori e la lettura, e anche sul Kindle. Il suo mea culpa è arrivato sotto forma di foto di un Kindle, proiettata sullo schermo gigante alle sue spalle, riportante le parole: «Questo è un lettore di e-book. Ora, Amazon è stata una grande pioniera di questa funzionalità con il suo Kindle. E noi intendiamo salire sulle sue spalle e spingerci un po’ più in là». Con questo ha introdotto il lettore e-book della Apple sotto forma di un’applicazione per iPad di nome iBooks. Mentre passeggiava sul palco, mostrandone la «funzionalità», l’audience irrompeva periodicamente in applausi spontanei, anche quando si è capito che iBooks avrebbe funzionato solo su iPad, e perfino quando ha puntualizzato che la Apple stava lavorando a diretto contatto con gli editori. Questi avrebbero fissato i prezzi (molto presumibilmente di tre, quattro o cinque dollari più alti dello standard da perdita Amazon “un-centesimo-sotto-i-dieci-dollari”) nonché la loro politica, che avrebbe potuto escludere le nuove uscite dallo scaffale e-book per non fare concorrenza alle vendite delle loro prime edizioni. Prezzi e politica, cioè, che sembravano nel breve termine favorire gli editori a scapito dei consumatori, cosa che molti editori consideravano essenziale per la salute della loro industria.

Non c’è bisogno di essere tecnofobi o luddisti per rifiutare senza troppi complimenti l’idea di leggere su un congegno elettronico. Forse si tratta di memoria muscolare, ma c’è qualcosa di profondamente appagante in un «vero» libro, un libro fatto di pagine rilegate tra copertine rigide o morbide, in cui poter infilare un segnalibro, le cui pagine poter sfogliare, la cui rilegatura aprire e richiudere mentre ci si muove dall’inizio alla fine. Gli e-book, al contrario, sono effimeri, qualunque piattaforma li veicoli. Certo, ve ne potete infilare migliaia in tasca, ma cosa ve ne rimane? Che cosa vi riempirà gli scaffali? Poi, un giorno, mentre state tornando a casa e Wolf Hall ha appena vinto il Booker Prize, voi ne scaricate qualche pagina campione sul vostro iPhone, proprio come con un libro stampato su carta, quindi vi trovate coinvolti nella storia, siete gratificati dalla lettura, le vostre resistenze cedono e premete sul tasto «compra» – è semplicissimo! – e questo è il modo in cui il tutto ha inizio.

Esistono fondamentalmente due modalità, finora disponibili, per visualizzare le parole su un piccolo schermo, e quei modi diversi offrono esperienze diverse, che possono rendere soddisfacente o meno la vostra lettura su un dispositivo elettronico portatile. Uno è E Ink, che riflette la luce invece di emetterla, e sembra sorprendentemente simile all’inchiostro vero, anche se la pagina in sé è più grigia e offre meno contrasto; poi ci sono i display a cristalli liquidi (LCD), pixel riempiti di cristalli liquidi messi in fila di fronte a una fonte luminosa che può essere intensificata o smorzata. Il Kindle e il Nook, che sono entrambi lettori monocromatici (anche se Nook ha quel piccolo touch screen a colori dove è possibile vedere l’immagine in miniatura di una sovraccoperta), usano E Ink. L’iPhone e l’iPad sono LCD, e sono entrambi retroilluminati. Gli schermi retroilluminati sono difficili, se non impossibili, da leggere all’esterno o alla luce diretta del sole, e a una certa angolazione hanno un effetto specchio tale che il viso del lettore si sovrappone sullo schermo. Gli schermi riflettenti E Ink, invece, sono difficili, se non impossibili, da leggere dove c’è poca luce – e dimenticatevi di leggere sotto le coperte. Uno non è meglio dell’altro, entrambi hanno difetti. La nuova tecnologia “transriflettente”11 colmerà questo scarto, ma questo è ancora futuro.

Quando è stato presentato il Nook, i santoni della tecnologia si sono chiesti quasi sovrappensiero se sarebbe stato il «Kindle killer». Non lo è stato perché, seppur migliorando il modello di Amazon con una maggiore semplicità di navigazione, ad esempio, è fondamentalmente la stessa cosa: un piccolo, leggero, tascabile, durevole, lettore di libri in bianco e nero. Entrambi sono facili da mettere in funzione. Entrambi consentono di accedere a centinaia di migliaia di titoli, il Kindle attraverso la sterminata libreria di Amazon, il Nook attraverso quella di Barnes and Noble. Personalmente preferisco il Nook perché si connette a internet sia attraverso il Wi-Fi che con il 3G, al contrario del Kindle, che ha solo la connettività 3G e non può funzionare se non è incatenato a un computer per recuperare i libri in certe aree geografiche con una scarsa copertura 3G, ma l’esperienza di lettura è indistinguibile.

È vero, il Nook può riprodurre la musica e ora, con l’ultimo aggiornamento software, navigare in modo semplice sul web e giocare a un paio di giochi, ma queste funzioni sono, fin qui, primitive e poco invitanti. La vera differenza tra le due macchine, l’unica che conti, è che il Nook si basa sul formato ePub, che è aperto e disponibile gratuitamente per qualsiasi dispositivo, al contrario del formato proprietario del Kindle, che funziona solo per Kindle. Il formato ePub è utilizzato da tutti i lettori elettronici, tranne Kindle, e promette di diventare un grosso punto vendita per Google Editions, la libreria elettronica basata sul web, che permette agli acquirenti di leggere i libri e molte altre cose su un numero illimitato di dispositivi. (E tra questi ci potrebbe essere, entro la fine dell’anno, anche il tablet di Google.) È attraverso ePub che i lettori possono immediatamente accedere a milioni di libri di pubblico dominio12, che l’editoria elettronica ha la possibilità di diventare standardizzata, e che gli scrittori avranno più scelta quando si tratterà di diffondere e vendere i loro libri. Come ha pubblicato il blog Jacket Copy nel ‘Los Angeles Times’, «In teoria, un singolo autore potrebbe creare un e-book ePub e pubblicarlo da casa». Le conseguenze possibili diventano molto importanti.

Il titolo di questo pezzo, pubblicato il giorno della presentazione dell’iPad, era L’iPad fa sfigurare il Kindle. Ed è vero. Quando Steve Jobs ha proiettato l’immagine dell’iPad dopo un vago accenno di elogio al Kindle, quest’ultimo è sembrato comicamente antiquato, un cimelio, come una TV in bianco e nero accanto a un HDTV da cinquanta pollici al plasma. Una settimana dopo che le vendite dell’iPad erano cominciate e che quasi mezzo milione di pezzi erano volati fuori dai negozi, un analista della banca d’investimenti Needham and Company ha detto: «Kindle non è un prodotto attraente»13. Nonostante ciò, la sua previsione e quella di moltissimi altri è stata che oltre tre milioni di unità sarebbero state vendute nell’anno a venire. (Secondo Apple, un milione di iPad è stato venduto nel primo mese.)

Da ciò si ricava che rimangono buone ragioni per comprare un lettore di e-book poco attraente come Kindle piuttosto che un raffinato, divertente, geniale tablet Apple. Gli e-book reader sono più piccoli (finora) e leggeri e si possono infilare in uno spazio anche più compatto rispetto a un libro tascabile tradizionale. Per contrasto, l’iPad è un lastrone piuttosto ampio, grande quasi quanto una pagina di manoscritto e, con i suoi quasi sette etti, decisamente più pesante. I lettori e-book dedicati sono considerevolmente meno cari dell’iPad ed è probabile che abbassino i prezzi per rimanere competitivi. (Amazon ha perfino cominciato a dare via dei Kindle gratis ai suoi più attivi compratori di libri, il che ovviamente costringerà questi utenti a continuare ad acquistare gli e-book da Amazon.) I lettori di e-book si possono usare all’esterno e in interni con luce diretta del sole. E, anche se ci si sta muovendo per aggiungere la navigazione web, forse il punto cruciale è che finora i lettori di libri elettronici riducono la tentazione di controllare le e-mail, i risultati delle partite, i prezzi delle azioni, i titoli dei giornali o Twitter ogni cinque minuti, consentendo al lettore di fare quello che ai lettori generalmente piace fare: perdersi nelle pagine di un libro. Che le pagine non siano fatte di carta, che l’inchiostro sia composto di cariche elettriche, poco importa.

L’iPad, al contrario, celebra e consente il nomadismo mentale. Potete controllare le e-mail, ascoltare la radio, guardare un film, giocare a poker, leggere titoli, ritoccare foto, comporre una canzone, comprare scarpe, misurare calorie, consultare ricette, eccetera eccetera, e potete leggere un libro e anche scriverlo (anche se scrivere con la tastiera a schermo è piuttosto approssimativo, e anche se per correggere con il word processor touch della Apple ci s’impiastriccia come nel mangiare con le mani). Quello che non è possibile fare, con poche eccezioni, è fare tutte queste cose contemporaneamente. Potreste voler controllare le e-mail mentre c’è la pubblicità durante un episodio di Lost, ma se premete l’icona della mail si chiude quella della ABC. Potrebbe servirvi convertire i dollari in corone mentre cercate un hotel a Oslo, ma se cercate questi hotel con l’app Kayak, questa sparirà quando appoggerete il dito sull’app conversione valute. Il multitasking che presto potrebbe arrivare sull’iPhone qui è ancora assente, cosa che rende l’iPad meno simile a un computer e più simile a un iPod Touch nella versione a caratteri grandi.

Okay, non siamo del tutto onesti: ci sono moltissime applicazioni uniche che sono state sviluppate specificamente per trarre vantaggio dalle dimensioni, dalla risoluzione e dalla grafica dell’iPad, e sono o del tutto diverse da quanto abbiamo visto finora, o abbastanza diverse da sembrare originali e nuove, e il loro numero cresce di giorno in giorno. C’è un vero labirinto che funziona inclinando l’apparecchio e, se la pallina carambola fuori dai lati, fa un bel rumore sordo. Ci sono anche un’edizione recitata dei sonetti di Shakespeare in quello che è stato chiamato Vook – libro e video abbinati –, un’app Netflix che permette agli iscritti di trasmettere i film in streaming, e una stupenda rappresentazione tridimensionale della tavola periodica degli elementi. Le riviste non hanno ancora colpito nel segno (un solo numero di ‘Popular Science’ per iPad costa $ 5 mentre un abbonamento annuale cartaceo costa $ 12), anche se questo cambierà nei mesi a venire, visto che sempre più editori di riviste, come ‘Condé Nast’, hanno concluso accordi per edizioni compatibili iPad. L’app gratuita Editor’s Choice del ‘New York Times’ è anemica, specie se comparata con l’edizione internet del giornale, ma potrebbe rappresentare il cappello sulla sedia o una proposta promozionale per un’app più consistente da offrire in abbonamento in futuro.

Nel frattempo, le organizzazioni giornalistiche come la BBC, la NPR e la Reuters mostrano cosa si può fare con la tecnologia dell’iPad, fornendo resoconti scritti sugli eventi del giorno aggiornati all’ultimo minuto, corredati da audio e video di alta qualità e spesso sorprendenti. Sul sito della BBC, ad esempio, ci si può sintonizzare sulla radio in diretta mentre si scorrono le notizie del giorno, mentre la magistrale app della NPR permette di leggere, guardare foto, e ascoltare pezzi da una caterva di show radiofonici pubblici. Tutto questo potrà contribuire a farne un prodotto che cambia le regole del gioco, in grado di rivitalizzare il giornalismo delle riviste e dei giornali, se apparirà abbastanza innovativo da adescare consumatori e inserzionisti affinché paghino soldi sonanti per i contenuti. Al momento, la maggior parte dei siti di news sono sia gratuiti che ampiamente senza pubblicità: se questo non è «rivoluzionario» né «epocale», è però davvero «affascinante».

Un punto per cui l’iPad risplende è la sua applicazione iBooks. La Apple non si è solo messa sulle spalle di Amazon quando ha progettato l’app, ma prima ha cercato la migliore applicazione e-book per l’iPhone, cioè Classics, ne ha copiato le caratteristiche migliori – uno scaffale virtuale riempito di sovraccoperte di libri virtuali e pagine che si sfogliano e girano come quelle di carta – e poi le ha migliorate. Mettete l’iPad in orizzontale e il libro sullo schermo vi mostrerà subito due pagine, destra e sinistra. Giratelo in verticale e avrete una singola pagina nel senso della lunghezza. Sfiorate lo schermo con le dita e le pagine sventoleranno. Sfioratele una alla volta e sentirete che si voltano. È un po’ dozzinale, ma è anche familiare, il che rende il tenere e maneggiare un libro fatto di vetro e metallo un po’ meno strano. Anche se l’iBookstore è fin qui limitato a meno di 60.000 volumi, metà dei quali sono il posseduto di pubblico dominio del Progetto Gutenberg e il resto thriller, gialli e biografie di celebrità in cima alle classifiche degli ultimi best seller, il numero non potrà che crescere man mano che sempre più editori firmeranno con la Apple. Questa è stata molto più accomodante con gli interessi degli stessi editori di quanto lo sia stata Amazon, lasciando loro stabilire i prezzi e le date di uscita, nonché adottando il formato ePub. (Non è ancora chiaro come i libri acquistati attraverso l’accordo di Google Libri o attraverso Google Editions funzioneranno con iBooks.) Con ePub, inoltre, è anche facile recuperare i libri gratis da manybooks.net o dal Progetto Gutenberg o da Google Libri, così come scaricare file PDF, inviarli a iBooks, e farli comparire sullo scaffale iBooks pronti per la lettura. In aggiunta, c’è un’applicazione per i libri indipendenti gratuiti. I libri gratis, di solito, sono autoprodotti o pubblicati prima del 1923 e di pubblico dominio. Alcuni, come Alice nel paese delle meraviglie, Orgoglio e pregiudizio e il Kamasutra, sono piuttosto popolari, ma, per la maggior parte, quando i lettori cercano libri digitali, cercano titoli contemporanei se non nuovi. Ciò che il Kindle e la Kindle app per iPhone Touch hanno dimostrato è che, se il prezzo è giusto, i libri possono essere un acquisto d’impulso. Ma l’immediatezza – potere premere un tasto e far apparire istantaneamente un libro sullo schermo – può funzionare solo se il prezzo è abbastanza basso da non essere un ostacolo tra il dito e l’icona «compra».

In qualche maniera, forse grazie a un focus group, forse per sua fortuna, Amazon ha deciso che il prezzo ideale era $ 9,99 e ne ha fatto il prezzo ufficiale della maggior parte dei suoi titoli, incurante che i prezzi delle prime edizioni fossero spesso più del doppio, incurante di perderci dei soldi, e incurante dell’opinione di molti editori secondo cui gli economici e-book avrebbero mangiato parte dei loro vitali introiti della vendita al dettaglio. Nel bene o nel male c’era un fattore magnetico nel libro a $ 9,99, simile a quello della canzone a 99 centesimi. Alla fine di maggio 2009, i download dal Kindle contavano per il 35% di tutte le vendite di Amazon dei libri che avevano disponibile anche un’edizione per Kindle14, come alla Apple ben sapevano, dato che parecchie di quelle vendite passavano per l’app Kindle, non attraverso il Kindle stesso.

Quasi a rispondere alla domanda se dei prezzi più alti per gli e-book avrebbero messo un freno alle vendite, Apple, dopo pochi giorni dall’entrata nel business delle librerie e-book, ha annunciato che 250.000 libri erano già stati scaricati su 300.000 apparecchi. È evidente, però, che stava falsando le cifre. Col fatto di usare la parola «scaricare» per descrivere il comportamento dei lettori, piuttosto che «acquistare», non era possibile distinguere i libri senza costi caricati su tutti quegli iPad nuovi – libri gratis e campioni – da quelli che prevedevano un costo. Se i prezzi più alti rallenteranno le vendite di e-book è una domanda che resta senza risposta. Nel frattempo, i lettori che esitano a pagare un sovrapprezzo per leggere libri con iBooks possono sempre comprare libri sull’iPad usando l’applicazione per Kindle o una per la libreria canadese Kobo Books, e anche, tra pochi mesi, attraverso Google Editions. Se i loro formati non sono eleganti come iBooks, non è però raro trovare un libro in vendita a un paio di dollari in meno su questi siti, e, non appena qualcuno salterà fuori con l’app di confronto prezzi per i libri, questo tipo di shopping sarà ancora più facile.

Certo, non è detto che la Apple ammetta un’app del genere nel suo App Store, dato che mantiene un controllo stretto su quello che vi viene venduto. Tutti i software per l’iPad (e l’iPhone e l’iPod Touch) passano attraverso un lungo processo di vaglio e devono essere approvati dall’azienda. La Apple può rifiutare un software considerato troppo concorrenziale con i suoi prodotti, o che ritenga inappropriato, o che semplicemente non le piaccia – è un procedimento arbitrario, come si è visto nel rifiuto di un’app creata dal cartoonist politico Mark Fiore, giustificata dal fatto che ridicolizzava personaggi pubblici. Questa è una sua prerogativa e non è poi molto diversa dall’editoria (gli editor rifiutano continuamente i manoscritti) o dalla vendita al dettaglio (questo è il motivo per cui esistono addetti agli acquisti, di professione).

Eppure, il vaglio da parte di Apple è l’antitesi dell’apertura che ha innescato gran parte della creatività e dell’inventiva che delinea e guida internet. Dal lancio del primo browser diciassette anni fa, internet è stata un regno senza limiti, accessibile praticamente a tutti. La sua apertura è il motivo per cui alcuni governi la temono, certe corporation ne sono spaventate, un cantante sconosciuto può vendere un milione di copie, un teenager di Mumbai può scrivere parti di codice per un software sviluppato ad Amsterdam e distribuito in tutto il globo.

Il movimento Open Source e Creative Commons derivano entrambi dalla libertà essenziale di internet, un livellamento che consente a designer, registi, cantanti, artigiani e a un numero abnorme di scrittori, attivisti, politici, artisti e imprenditori, molti dei quali a livello amatoriale, di sviluppare e disseminare le loro idee. Immaginatevi come sarebbe internet, e la nostra vita, se, dopo aver inventato il web browser Mosaic nel 1993, Marc Andreessen ed Eric Bina non solo avessero chiesto agli utenti di comprarlo ma avessero voluto una percentuale per ogni clic, download o consultazione pagina. Provate a immaginare come avrebbe potuto svilupparsi un’internet privatizzata e monetizzata, ma non ci riuscirete perché il suo percorso evolutivo sarebbe stato diversissimo. Le app per l’iPad della Apple saranno anche creative. Saranno anche divertenti e d’intrattenimento. Saranno anche utili. Ma non sono libere dal controllo della Apple.

È però vero che l’iPad, come l’iPhone e l’iPod Touch, ha inclusa un’app browser che consente all’utente di navigare direttamente su internet. Si può dire quindi che tale applicazione renda gli apparecchi paragonabili a un computer qualsiasi e che svuoti in parte di contenuto ogni lamentela sui controlli troppo stretti. Ma, in effetti, sfogliare pagine web sull’iPad non è così comodo. Tenere aperta più di una finestra alla volta non è possibile, e il rifiuto da parte di Apple di abilitare Flash, una parte di software proprietario detenuto da Adobe Systems alla base di molti siti che consente animazioni e video, significa che quei siti non saranno pienamente fruibili o non vi si potrà accedere del tutto. Ma perché disturbarsi a usare un browser per vedere YouTube o leggere i lanci d’agenzia dell’AP o controllare le previsioni meteo quando c’è un’app dedicata a ognuna di queste cose? Questo è l’elemento dell’iPad veramente rivoluzionario e che cambia le regole del gioco: se c’è un’app per tutto, allora non c’è più il world wide web ma l’Apple web.

(Traduzione di Giordano Vintaloro)

1.http://www.macworld.com/article/146040/20-10/02/ipad.html.

2. http://www.pcmag.com/artice2/0,2817,23622-77,00.asp.

3. http://www.cnn.com/2010/TECH/01/27/apple.tablet/index.html.

4. http://www.theregister.co.uk/2009/01/01/jumbo_ipod/print.html.

5. .url non più valido

6.http://www.boston.com/business/technology/articles/2009/12/31/new_year_expected_to_bring_googlephone_apple_tablet/.

7. http://blogs.wsj.com/digits/2009/10/20/live-blogging-the-barnes-noble-nook-e-readerlaunch/tab/article.

8. http://www.businessweek.com/news/2010-04-07/u-s-book-sales-fell-1-8-last-year-trade-group-says-update1-.html.

9. http://bits.blogs.nytimes.com/2008/01/15/the-passion-of-steve-jobs/.

10. http://gizmodo.com/5443895/e+ink-is-dead-pixel-qis-amazing-transflective-led-just-killed-it.

11. Esistono dei modi per aggirare questo problema col Kindle, ma richiedono una certa dose di conoscenze informatiche, pazienza e l’accesso a un computer.

12. http://latimesblog.latimes.com/jacketcopy/2010/01/apple-ipad-kindle-ibooks-amazon.com.

13. http://www.businessweek.com/technology/content/apr2010/tc20100412_516320.htm.

14. http://www.business.com/henry-blodget-kindle-sales-now-a-shocking-35-of-book-sales-when-kindle-versioavailable-2009-5.

 

 

SUE HALPERN è scholar in residence al Middlebury College e direttrice del progetto no-profit Face of Democracy. È autrice di libri di saggistica, quali Four Wings and a Prayer (Paw Prints, 2008), Migrations to Solitude (Random House, 1997), e di due romanzi. Scrive su alcune importanti testate, fra cui The New Yorker, The New York Times, Rolling Stone, Condé Nast Traveler e The New York Review of Books. Il suo più recente libro è Can’t Remember What I Forgot: Your Memory, Your Mind, Your Future (Three Rivers Press, 2009).

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