Franco Fabbri

Radio3suCarta. Wikiradio. L’intervento di Frank Zappa contro il P.M.R.C.

Radio 3 su carta: Il 19 settembre  1985 Frank Zappa  viene convocato dal Senato degli Sati Uniti per un’audizione sulla censura musicale e in quell'occasione tiene un lungo (e a tratti esilarante) intervento contro il Parents Music Resource Center (Centro d'Informazione Musicale per Genitori).
Wikiradio costruisce giorno per giorno una sorta di almanacco di cose notevoli ed utili da sapere per orientarsi nella nostra modernità. Ogni puntata racconta un evento accaduto proprio nel giorno in cui va in onda, intrecciando il passato con il presente, la memoria storica con ciò che oggi essa significa per noi. Dalla storia all’economia, dal cinema alla scienza, la letteratura, il teatro, le arti visive, la musica, i grandi momenti che hanno segnato un punto di svolta raccontati da esperti, studiosi, critici, con spezzoni di repertorio, sequenze cinematografiche, brani musicali, in un articolato mosaico che vuole restituire agli ascoltatori tutti i significati possibili di un avvenimento.
A cura di Loredana Rotundo con Antonella Borghi, Attilio Fortunato e Roberta Vespa

Il 19 settembre 1985, la Commissione del Senato per il Commercio, la Tecnologia e i Trasporti, dedicò una giornata a un’audizione pubblica per discutere le proposte del Parent Music Resource Center, P.M.R.C. (Centro di Informazione Musicale per Genitori), un’organizzazione della quale era promotrice Tipper Gore, moglie del senatore democratico Al Gore, futuro vicepresidente degli Stati Uniti. Fra i testimoni che si presentarono per opporsi alle proposte del P.R.M.C., c’era Frank Zappa. Abbiamo ricostruito gli aspetti essenziali di una vicenda che per molte ragioni è ancora molto attuale. Le dichiarazioni di Zappa sono tratte dall’autobiografia pubblicata in Italia da Arcana nel 1990. Il racconto di Zappa inizia così:

Le promotrici del P.M.R.C.: "Un giorno del 1985, Tipper Gore, moglie di un senatore democratico del Tennessee, comprò alla figlia di otto anni una copia del disco di Prince Purple Rain, colonna sonora di un film vietato ai minori che aveva già causato parecchie discussioni per il suo contenuto sessuale."

Le promotrici del P.M.R.C.

Frank Zappa. Un giorno del 1985, Tipper Gore, moglie di un senatore democratico del Tennessee, comprò alla figlia di otto anni una copia del disco di Prince Purple Rain, colonna sonora di un film vietato ai minori che aveva già causato parecchie discussioni per il suo contenuto sessuale. La signora rimase scioccata quando la figlia le fece notare un riferimento alla masturbazione nella canzone “Darling Nikki”; Tipper chiamò subito un gruppo delle sue amiche casalinghe di Washington, la maggior parte delle quali sposate con membri influenti del Senato U.S.A. Nacque così il P.M.R.C.

Ascolta la canzone “Darling Nikki” di Prince

Al di là delle apparenze, il caso non riguarda solo il tentativo di esercitare un controllo sui contenuti delle canzoni. Per quanto Frank Zappa potesse sentirsi toccato personalmente dall’iniziativa, a causa dei testi come minimo salaci di molte sue composizioni, nell’audizione del 19 settembre 1985 e nei vari interventi che la precedettero e la seguirono, la sua posizione non è soltanto quella dello strenuo difensore della libertà d’espressione garantita dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. O meglio, la difesa della libertà d’espressione si colloca in un quadro più ampio, riguarda anche e soprattutto le condizioni materiali nelle quali si svolge il lavoro dei musicisti, l’organizzazione dell’industria musicale dei media, i rapporti di potere al suo interno e tra l’industria e le istituzioni pubbliche. Sotto questo profilo, il fatto che l’audizione si svolgesse davanti a una commissione preposta al commercio e alla tecnologia, oltre che ai trasporti, e non di fronte a un qualsiasi organismo dedicato alle arti, all’educazione o alle libertà costituzionali (temi che sembrerebbero molto più prossimi alle iniziative del comitato presieduto dalla signora Gore), ci racconta già quasi tutta la storia.

Nel 1985 l’industria discografica internazionale si trovava ancora nella prima fase di un processo di riconversione dopo il lancio del Compact Disc avvenuto in Giappone nel 1982 e nel resto del mondo l’anno successivo. Nonostante il naufragio della quadrifonia nella seconda metà degli anni ’70, che testimoniava una scarsa propensione del pubblico di massa ad aggiornare i propri apparati di riproduzione in cambio di una promessa di maggiore qualità sonora, i discografici si accinsero a investire grandi somme per investire nel passaggio a un nuovo tipo di supporto. Le ragioni erano molte, ma quella che venne lasciata un po’ in ombra nelle campagne di marketing a scapito della qualità, maneggevolezza, modernità, tutti argomenti in parte discutibili, come vedremo, era quella decisiva. I CD potevano essere prodotti solo in fabbriche ultramoderne e costose, facilmente individuabili, e la copia digitale del contenuto audio era possibile solo con apparecchiature professionali inaccessibili al pubblico di massa. Il CD prometteva di farla finita con il mercato dei dischi falsi o con l’incubo della copia privata: “Home taping is killing music” (“la registrazione domestica uccide la musica”), recitavano i comunicati dell’industria. Vista alla luce degli sviluppi successivi, la promessa era davvero illusoria: nel giro di una decina d’anni i masterizzatori avrebbero permesso alla criminalità organizzata di produrre CD falsi su larga scala, e poco dopo la risorsa sarebbe stata disponibile a qualunque possessore di un PC. Si può anche comprendere che a metà degli anni ’80 gli esponenti di un’industria che si occupava soprattutto di aspetti artistici e di marketing non avessero ancora capito con quale rapidità si sarebbero sviluppate le tecnologie digitali. Ma alcuni fenomeni avrebbero dovuto essere alla loro portata: ad esempio il fatto che una copia su musicassetta di un CD fosse, per il grande pubblico, un prodotto qualitativamente migliore sia di un LP sia della versione industriale su cassetta dello stesso album, e più maneggevole e portatile dello stesso CD. Era l’epoca del grande successo del Walkman, e i primi lettori portatili di CD erano pesantissimi e quasi inutilizzabili. Dunque il CD non distoglieva dalla copia privata, anzi, la incoraggiava. Nonostante già allora numerose ricerche indipendenti dimostrassero che i “copiatori” erano comunque i maggiori consumatori di prodotti legalmente acquistati, e che buona parte dell’attività di copia fosse mirata a poter disporre di musica in formato veramente portatile – a passeggio, con l’autoradio, sui mezzi di trasporto – l’industria discografica mondiale confezionò dati dai quali risultava che ogni singola copia su cassetta di un album rappresentava una copia venduta in meno, fondandosi sul presupposto che la disponibilità economica del singolo consumatore di musica fosse illimitata, e facendo quindi figurare perdite colossali. I dati vennero utilizzati a sostegno di varie campagne lobbying, mirate ad ottenere dagli Stati una compensazione per le perdite sotto forma di una tassa o di una royalty su ogni cassetta vergine venduta e sugli apparati di registrazione. E qui torniamo a Frank Zappa, al Parent Music Resource Center e al Senato degli Stati Uniti. “Le casalinghe di Washington”, come le chiamava Zappa, tentavano di ottenere che l’industria discografica statunitense si sottoponesse a restrizioni simili a quelle dell’industria cinematografica, con l’istituzione di clausole tipo: “VIETATO AI MINORI” variamente graduate. Secondo Zappa, la proposta era accompagnata abbastanza esplicitamente da una politica del bastone e della carota: da un lato si minacciava i produttori di canzoni con testi espliciti l’intervento di agenzie federali potentissime, come la Federal Communications Commission, la F.C.C. e dall’altro si sottintendeva che un atteggiamento favorevole alla censura avrebbe facilitato l’approvazione di una legislazione sulla copia privata. E tutto, aggiungeva Zappa, grazie ai potenti mariti delle “casalinghe”. Del resto la R.I.A.A. la Record Industry Association of America si dichiarò disponibile a un compromesso: rifiutando la censura imposta da organi di vigilanza, avrebbe accettato però di apporre volontariamente su CD potenzialmente offensivi un’etichetta che avvisasse gli acquirenti dei contenuti espliciti dei testi (il sistema è in uso ancora oggi ed è stato esteso alle vendite di musica online). Zappa scrisse una lettera aperta pubblicata dalla rivista ‘Cashbox’, uno degli organi semiufficiali dell’industria. Ecco cosa diceva:

Frank Zappa. Vorrei chiedervi un po’ d’attenzione per esprimere le mie sensazioni personali a proposito dell’indebita decisione di chinare la testa di fronte al Centro d’Informazione Musicale per Genitori riguardo alla classificazione dei dischi. Primo: lasciatemi dire che capisco la difficile situazione in cui si viene a trovare la R.I.A.A. e approvo senz’altro lo sforzo dell’organizzazione perché il Congresso approvi una debita legislazione. Siamo di fronte a un caso che ha tutta l’aria d’essere una vera e propria estorsione: la R.I.A.A. deve ballare a comando per le casalinghe di Washington, oppure l’industria farà i conti con il peso dei loro potenti mariti. A favore della R.I.A.A. va la decisione di aver respinto nella sostanza la richiesta del Centro d’Informazione Musicale per Genitori. La concessione sugli adesivi da apporre in copertina è peraltro una resa, che provocherà più problemi di quelli che risolverà. Il P.M.R.C. non nasconde di volersi servire dei rapporti speciali che ha per forzare la questione. Nel corso di un’intervista a una radio di Albany, la signora Howar si è riferita al signor Fowler della F.C.C., suggerendo che potrebbe anche esserci un intervento di quell’agenzia se le loro altre fetide tecniche dovessero fallire. Forse qualcuno ha riscritto lo statuto della F.C.C. mentre eravamo distratti? Che diavolo sta succedendo? L’estorsione è ancora un atto illegale? L’istigazione a commettere un reato d’estorsione è altrettanto illegale? E questa storia va ben oltre le considerazioni possibili sul Primo Emendamento. Nessuna persona sposata o legata a rappresentanti del governo dovrebbe avere il permesso di sprecare il tempo della nazione in progetti da casalinghe in malafede come questo. In tutto questo, la preoccupazione principale è l’agenda degli affari delle grandi compagnie contro gli ego e le nevrosi sessuali di queste rigide signore. Una casa discografica ha il diritto di promuovere i propri interessi e trarne un profitto, ma non a spese della gente che rende possibile il prodotto. C’è sempre qualcuno che alla fine deve scrivere ed eseguire LA MUSICA. Non nego a nessuno il diritto di aver opinioni su qualsivoglia argomento, ma quando le opinioni di certa gente possono influenzare la mia vita e quella dei miei figli solo perché questa gente ha un accesso privilegiato alla macchina legislativa, credo che si sollevi una questione legale di vitale importanza. Ronald Reagan è entrato in carica con l’intenzione dichiarata di toglierci dalle spalle il peso del Governo Federale. Forse c’è un piano segreto per non toglierlo affatto? E anzi spingere certe persone a indossarlo come un paralume a una festa a Washington?

Appunto, quegli erano gli anni della Presidenza Reagan. Con una mossa tattica da politico consumato, anche se minata in partenza dall’astuzia dell’interlocutore – Reagan, appunto – Zappa scrisse al Presidente degli Stati Uniti, chiedendo il suo parere sull’iniziativa del P.M.R.C., e mettendo in evidenza il potenziale intralcio ai lavori del Congresso, con un’allusione esplicita alle promesse di delegificazione e di riduzione della presenza dello Stato fatte da Reagan ai suoi elettori. Scrive Zappa nella sua lettera a Reagan:

 

Frank Zappa. Ha considerato il tema basilare della correttezza di un progetto ideato quasi per gioco, da cui potrebbe scaturire un’azione legislativa tale da limitare il commercio e di avere un effetto sulle vite di milioni di americani? E ha considerato che un tale progetto promosso dalla sposa di un rappresentante eletto è stato messo all’ordine del giorno del Senato con precedenza su altri affari nazionali nel frattempo lasciati da parte?

Le pare giusto che la gente non abbastanza fortunata da aver sposato una superstar del Campidoglio debba tenere la bocca chiusa, mentre le mogli di Washington giochicchiano con la macchina legislativa?

Reagan non rispose alla lettera. Poco tempo dopo tenne un comizio a Crystal City, in Virginia, durante il quale, riferisce Zappa, affermò che tutti quelli che lavoravano nell’industria discografica erano dei pornografi. Finalmente, il 19 settembre 1985, la Commissione del Senato per il Commercio, la Tecnologia e i Trasporti, dedicò una giornata a un’audizione pubblica per discutere la proposta del P.M.R.C. Zappa in seguito avrebbe definito la riunione «una Corte da operetta» , osservando che cinque dei membri del Comitato avevano le mogli nel P.M.R.C. All’audizione parteciparono rappresentanti e consulenti del P.M.R.C. come Millie Waterman, Joe Stussy, Paul King e in opposizione con le proposte del P.M.R.C., Dee Snider del gruppo rock Twisted Sisters, il cantante country John Denver e Frank Zappa. Testimoni furono i senatori Paula Hawkins, repubblicana, e Al Gore, democratico.

Ascolta la canzone “Porn Wars” di Frank Zappa

Nelle sue prime dichiarazioni, Zappa fa un primo rapido accenno al Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che recita: «Il Congresso non farà alcuna legge che riguardi la fondazione di un culto religioso, o che ne limiti l’esercizio, o che ne limiti la libertà di parola o di stampa, o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente, o di rivolgere petizioni al Governo perché rimedi a dei torti». In effetti la storia politica degli Stati Uniti offre numerosi casi di eccezioni al Primo Emendamento, sia in materia di etica che per ragioni di difesa nazionale, come i provvedimenti molto discussi presi dopo l’11 settembre 2001. Ma Zappa sa che il richiamo alla Costituzione in quella sede costituisce un punto di forza, e dunque attacca.

Frank Zappa. Per quel che ho sempre saputo in campo legislativo, del Primo Emendamento si dà l’interpretazione meno restrittiva. In tale contesto il P.M.R.C. avanza una proposta che equivale a trattare la forfora con la decapitazione. Nessuno ha costretto la signora Baker o la signora Gore a portarsi a casa Prince o Sheena Easton. Grazie alla Costituzione esse sono libere di acquistare altri generi musicali per i figli. Ho l’impressione che insistano nell’acquisto di registrazioni moderne per continuare a illudersi con certe sofisticazioni aerobiche.

Ma subito dopo diventa chiaro che l’argomento principale di Zappa è quello degli interessi dell’industria musicale, accusata di aver svenduto la libertà degli artisti in cambio dell’approvazione della tassa sulle cassette vergini, definita dallo stesso Zappa come «una tassa privata imposta da un’industria ai consumatori per il beneficio di un gruppo selezionato all’interno di quella stessa industria». E aggiunge:

Frank Zappa. Le case discografiche più importanti hanno bisogno di far sfrecciare la legge 9211 in varie Commissioni prima che qualcuno fiuti l’inganno. Una di queste commissioni è presieduta dal senatore Thurmond, che guarda caso ha la moglie affiliata al P.M.R.C.

In effetti su questo argomento Zappa è facile profeta, come si può constatare dalla cronaca dei mesi immediatamente successivi all’audizione. Il 1 novembre 1985 l’Associazione dei Discografici Statunitensi avrebbe acconsentito ufficialmente a stampare i famosi adesivi che mettevano in guardia l’acquirente da dischi potenzialmente offensivi con la scritta: “AVVISO AI GENITORI: TESTI ESPLICITI”. Due giorni prima, il 30 ottobre, la versione del Senato della tassa sulle cassette vergini era stata discussa in Commissione su proposta del senatore Al Gore.

Una parte molto interessante dell’intervento di Frank Zappa nell’audizione del 19 settembre è quella che mette in luce alcuni aspetti del suo pensiero musicale, dei sui giudizi sui generi e addirittura sui processi di classificazione delle musiche. Dopo aver osservato che gli adolescenti possono magari acquistare i propri dischi in totale autonomia, ma che i bambini se entrano in un negozio di dischi lo fanno con un genitore e dipendono dal suo portafoglio, afferma:

Frank Zappa. Il genitore può sempre suggerire che quei soldi vengano spesi per un libro. Se il genitore ha paura di far leggere un libro al figlio, forse potrà investire gli 8,98 dollari in musica strumentale. Perché non portare a casa del jazz, o della musica classica invece di Blackie Lawless[1] o di Madonna? Grande musica senza parole è disponibile per chiunque abbia abbastanza senno da vedere oltre il disco di platino di moda nella scorsa settimana. I bambini in età vulnerabile hanno un amore naturale verso la musica: se come genitore voi credete che debbano essere esposti a qualcosa di meglio di “Sugar Walls”[2] date il vostro appoggio ai programmi di corsi musicali nelle scuole. I costi degli studi musicali sono davvero bassi rispetto alle spese sportive. I vostri figli hanno il diritto di sapere che esiste dell’altro oltre alla musica pop. È un vero peccato che il P.M.R.C. preferisca dispensare heavy metal sterilizzato dal Governo, invece di qualcosa di più elevato. È forse un gusto personale del P.M.RC., o si tratta solo di un’altra manifestazione dell’inesistente priorità che questa amministrazione ha dato All’educazione artistica in America? 

Frank Zappa durante un concerto: "Tutta la carriera di Zappa è costruita sulla qualità della musica, sul lavoro che richiede all'ascoltatore e all'esecutore e prima di tutto all'autore. Per quanto solo una piccola parte della sua produzione sia classificabile come musica da concerto (sinfonica o da camera), Zappa non ha mai perso l'occasione di mettere in primo piano il proprio ruolo di compositore, nel quale le modalità tradizionali, la scrittura minuziosa delle parti, spesso di difficoltà vertiginosa, si abbinano a quelle tipiche del produttore in studio di registrazione o dell'utilizzatore di sistemi computerizzati."

Frank Zappa durante un concerto

Solo chi ha dello Zappa un’immagine stereotipata del musicista, del rocker insolente e spregiudicato che si fa fotografare con i pantaloni calati seduto su una tazza del gabinetto (il suo manifesto più famoso, appeso nelle camere di migliaia di ragazzi in tutto il mondo), può pensare che le sue dichiarazioni sul jazz o sulla musica classica e sull’educazione musicale siano opportunistiche e ciniche. Tutta la carriera di Zappa è costruita sulla qualità della musica, sul lavoro che richiede all’ascoltatore e all’esecutore e prima di tutto all’autore. Per quanto solo una piccola parte della sua produzione sia classificabile come musica da concerto (sinfonica o da camera), Zappa non ha mai perso l’occasione di mettere in primo piano il proprio ruolo di compositore, nel quale le modalità tradizionali, la scrittura minuziosa delle parti, spesso di difficoltà vertiginosa, si abbinano a quelle tipiche del produttore in studio di registrazione o dell’utilizzatore di sistemi computerizzati. 

Ascolta la canzone “One man, one vote” di Frank Zappa.

Più avanti, nella sua dichiarazione, Zappa se la prende con i criteri assai rozzi del P.M.R.C. Per mirare i propri interventi censori. In un paese che ha una grande tradizione nella creazione di tassonomie musicali, sia di quelle commerciali sancite da etichette come Tin Pan Alley[3], jazz, blues, race records[4], hillbilly[5], rhythm and blues, country and western, rock and roll e così via, sia delle tassonomie elaborate da studiosi come gli etnomusicologi, e antropologi Charles Seeger[6] e Alan Lomax[7], la pretesa delle casalinghe di Washington di confinare le possibili offese alla morale nel campo di un rock non meglio definito si espone facilmente al sarcasmo. E qui Zappa viene invitato a nozze.

Frank Zappa. La classificazione del P.M.R.C. restringe il commercio in uno specifico campo musicale: il rock. Non sono state chieste classificazione per i dischi di comedy[8] o per il country. C’è qualcuno nel P.M.R.C. che riesce a stabilire una differenza infallibile fra rock e country? Gli artisti di entrambi i settori hanno elementi stilistici spesso convergenti, alcuni artisti usano il genere della comedy, e se un disco è in parte country e in parte rock e in parte comedy, che tipo di classificazione dovrebbe avere? E già che ci siamo care signore, perché non avvisare il popolo che dentro quei dischi di musica country con le bandiere americane, i grossi camion, le cotonature super, si annida un’affascinante varietà di canzoni sul sesso, la violenza l’alcol e il diavolo, registrate perché si capisca ogni parola, cantate da gente che è stata in galera e che ne è orgogliosa? Se passasse, il programma del P.M.R.C. avrebbe l’effetto di una legge protezionista per la musica country, dando più garanzie ai cowboy che ai bambini.

Frank Zappa durante l'audizione del P.M.R.C.: "All'obiezione che l'industria cinematografica è già sottoposta a un sistema di valutazione, Zappa risponde mostrando le differenze macroscopiche fra la produzione di un film e quella di un disco o di uno spettacolo musicale, specialmente per quanto riguarda l'esposizione individuale di ogni singolo collaboratore."

Frank Zappa durante l’audizione del P.M.R.C.

Un altro terreno sul quale Zappa si muove agevolmente, per la sua lunga esperienza nei settori della discografia e dello spettacolo dal vivo, è quello delle conseguenze materiali di un’eventuale legislazione censoria. All’obiezione che l’industria cinematografica è già sottoposta a un sistema di valutazione, Zappa risponde mostrando le differenze macroscopiche fra la produzione di un film e quella di un disco o di uno spettacolo musicale, specialmente per quanto riguarda l’esposizione individuale di ogni singolo collaboratore. Se un film viene vietato ai minori, il danno economico dovuto a una sua eventuale minore circolazione ricade sul produttore, non sulle decine o centinaia di lavoratori citati nei titoli di coda, attori e comparse comprese. Ma nel caso di un gruppo rock pagato a royalty che spesso compensano anticipi e ricevute a copertura della realizzazione di più dischi oltre che per la loro sopravvivenza, il discorso si fa molto più delicato. Osserva Zappa, citando le sigle X, D/A, V, O, con le quali si classificano i film vietati per i riferimenti al sesso, alle droghe, alla violenza, all’occultismo:

Frank Zappa. Il P.M.R.C. ha chiesto che le case discografiche calcolino su nuove basi i contratti di quei gruppi che sul palco fanno cose che loro trovano offensive. Ricordo al P.M.R.C. che i gruppi sono composti da individui, e se uno ancheggia troppo bisogna dare una “X” a tutto il gruppo? Se il gruppo viene scaricato dalla casa discografica grazie a questo nuovo calcolo, gli altri componenti che non si dimenavano gli potranno far causa perché ha rovinato loro la carriera? E i singoli musicisti poi dovremmo classificarli individualmente? Se così fosse, chi è abilitato a stabilire che il chitarrista è “X”, il cantante un “D/A” e il batterista un “V”? Se il bassista, o il suo senatore, appartengono a un gruppo religioso che danza circondato da serpenti velenosi, gli metteranno una bella “O”? E se ha un orecchino solo, un cornetto italiano al collo e canta del proprio segno astrologico, pratica yoga, legge la Kabbalah o possiede un rosario? Il suo contenuto occulto entrerà in archivi computerizzati e verrà magari utilizzato più avanti come prova decisiva per stabilire se il nostro tipo ha diritto o meno a un mutuo casa? Ma no, magari vi diranno che tutto ciò è necessario solo per proteggere i vicini dalla possibilità che testi satanici si intrufolino dalle pareti. Che pericoli attendono lo sfortunato venditore che accidentalmente vende un disco classificato “O” al piccolo Johnny di qualcuno? Nessuno a Washington sembra essersi preoccupato quando terroristi cristiani hanno bombardato nel nome di Gesù le cliniche dove si praticava l’aborto. Ve ne occuperete forse quando gli amici delle mogli del Grande Fratello faranno saltare un centro commerciale?

Frank Zappa

Frank Zappa

L’attenzione dei media statunitensi alle proposte del P.M.R.C. e alle audizioni del 19 settembre 1985 fu spasmodica. Erano presenti trentacinque reti televisive e cinquanta fotografi. Un senatore democratico, uno dei pochi che si pronunciarono esplicitamente sull’inutilità di quel dibattito, fece notare che quell’audizione aveva attirato più pubblico di qualsiasi altra procedura legislativa in cui era stato coinvolto, inclusi quelli sui preventivi di spesa e sulle guerre stellari. Ma passato il clamore, l’intera vicenda si risolse in una bolla di sapone. La stessa Tipper Gore aveva ammesso che i dischi sanzionati sarebbero stati meno del 5 per cento dell’intera produzione statunitense. Se si aggiunge che, secondo l’accordo tra il P.M.R.C. e l’Associazione dei Discografici, l’applicazione dell’adesivo sarebbe stata volontaria, e che buona parte degli artisti censurabili incideva per etichette non aderenti alla R.I.A.A e dunque non tenute a rispettare l’accordo, si ricava che nel molto rumore per nulla sollevato dalle madri di Washington, le “Mothers of Prevention”[9], come le ribattezzò Zappa con un calembour ispirato al suo gruppo, restarono impigliati ben pochi artisti, in una lista che lo stesso Zappa definì ridicola, dicendo:

Frank Zappa. A parte ovviamente Prince per la splendida “Darling Nikki”, ci finì Captain and Tennille con “Do That to Me One More Time”, i Jacksons con “Torture” e Bruce Springsteen con “I’m on Fire”.

Ascolta la canzone “I’m on fire” di Bruce Springsteen.

Ascolta la puntata di ‘Wikiradio’.

  1. Blackie Lawless (1956), chitarrista del gruppo heavy metal W.A.S.P. N.d.R.
  2. “Sugar Walls” è una canzone del 1984 della cantante inglese Sheena Easton, molto censurata e criticata per i contenuti sessuali espliciti del testo. N.d.R.
  3. È il nome dato all’editoria musicale newyorkese che dominò il mercato della popular music nordamericana tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo secolo. N.d.R.
  4. Con il termine “race records” si indicavano i dischi incisi dagli afroamericani nei primi decenni del ventesimo secolo, con repertori come il blues o il gospel. Nel 1948 il termine fu sostituito da “rhythm and blues”. N.d.R.
  5. Con il termine “hillbilly” si definiva, tra gli anni ’20 e ’40 del novecento, la musica dei bianchi statunitensi delle zone rurali. Nel 1949 il termine fu sostituito da “country and western”. N.d.R.
  6. Charles Seeger (1886-1979), musicologo e compositore statunitense, padre del cantante folk Pete Seeger. N.d.R.
  7. Alan Lomax (1915-2002), etnomusicologo, antropologo e produttore discografico statunitense. N.d.R.
  8. Con il termine “comedy music”, si indica un tipo di musica comica o umoristica, che abbraccia una grande varietà di generi musicali. N.d.R.
  9. Il nome del gruppo rock di Frank Zappa era infatti “Mothers of Invention”. N.d.R.
FRANCO FABBRI, è un musicista e musicologo italiano. Dal 1966 è stato chitarrista, cantante e compositore negli Stormy Six. Oltre agli otto album con il gruppo, Fabbri ha inciso anche lavori di musica elettronica e sperimentale. I suoi ultimi libri sono Il suono in cui viviamo. Saggi sulla popular music (Il Saggiatore 2008) e Album bianco. Diari musicali 1965-2010 (il Saggiatore 2011). È stato tra i fondatori e due volte chairman della IASPM (International Association for the Study of Popular Music). Insegna all’Università di Torino, all’Università degli Studi di Milano e al Conservatorio di Parma. Fa parte della redazione di Musica/Realtà e del comitato scientifico della collana Le sfere (LIM), delle redazioni di Popular Music (Cambridge University Press) e Radical Musicology, ed è co-editor insieme a Goffredo Plastino della collana Routledge Global Popular Music. Ha collaborato, come critico musicale, con diverse testate. È stato uno dei conduttori storici del programma ‘Radio Tre Suite’.
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