Jerome Groopman

“Diverso”

da ''The New York Review of Books''

RACHEL ADAMS, Raising Henry: A Memoir of Moterhood, Disability, and Discovery, Yale University Press, pp. 258, $ 26,00

ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA: Rachel Adams è una professoressa di letteratura inglese. Una donna istruita, benestante e con una “famiglia perfetta”. Ma quando scopre che suo figlio Henry ha la sindrome di Down, la Adams è costretta a ripensare e a vedere in modo totalmente diverso molti aspetti della sua vita.

Omero ed Erodoto, Sofocle e Platone, Aristotele e Dante, Shakespeare e Milton. Tutti nomi incisi nell’edificio della Butler Library della Columbia. Essi potranno anche essere “uomini bianchi morti” ma per noi studenti degli anni ’60, sembravano molto vivi nelle classi in cui ci impegnavamo sui loro testi e discutevamo le loro idee. Le abilità nel pensiero che noi cercavamo potevano essere applicate a professioni come la legge, la medicina e la finanza, ma sentivamo che la pura sapienza dei nostri professori era l’apogeo della vita intellettuale.

Circa quarantacinque anni dopo, gli studenti iniziano ancora la loro educazione nella mia università con l’Iliade. Ma la competizione per leggerla a Morningside Heights è divenuta molto più feroce. Le matricole sono scelte in un pool di candidati con SAT[1] stratosferici e GPA [2] quasi perfetti, vincitori di competizioni per la ricerca di talenti in campo scientifico e delle olimpiadi di matematica.

Rachel Adams è una professoressa di studi inglesi e americani alla Columbia, ogni giorno ha a che fare con questi giovani uomini e donne dalle grandi performance. Descrive sé stessa come ugualmente ambiziosa, un’accademica che è cresciuta con i concerti da musica da camera in salotto e che si è innamorata di un collega assistente insegnante in una classe di letture shakespeariane. La Adams ha esplorato il fenomeno delle esibizioni dei fenomeni da baraccone negli Stati Uniti. Questo lavoro ha portato a un libro acclamato dalla critica, Sideshow USA: Freaks and the American Cultural Imagination. La sua prosa stilizzata, le ampie generalizzazioni e la prospettiva distaccata sono tipici della maggior parte dei lavori accademici di oggi:

Benché siano stati spesso trattati come una forma effimera di intrattenimento, gli spettacoli dei fenomeni da baraccone hanno messo in scena un importante lavoro culturale consentendo alla gente comune di affrontare e padroneggiare le più estreme e terrificanti forme di alterità che si potesse immaginare, dai popoli esotici scuri di pelle, alle vittime della guerra e della malattia, ai corpi dal sesso ambiguo. In una nazione che si inorgoglisce in qualche modo contraddittoriamente della sua esaltazione dell’individualità e della sua abilità di assimilare le differenze, gli spettacoli dei fenomeni da baraccone hanno un significato politico e sociale così come psicanalitico. La piattaforma dello spettacolo è sia la fonte dell’intrattenimento e un palco per mettere in gioco molte delle controversie politiche e sociali più coinvolgenti del secolo, così come i dibattiti sulla razza e l’impero, l’immigrazione, le relazione tra i sessi, il gusto e i modelli etici della società.

Adams sposò il suo collega assistente insegnate Jon Connelly, che alla fine lasciò l’accademia e divenne avvocato, in parte per divenire la fonte primaria di sostentamento della famiglia. Il loro primo figlio, Noah, è nato quando la Adams aveva trentasei anni. A causa della sua età, si sottopose a un’esaustiva serie di test riguardanti i difetti della nascita, inclusa l’amniocentesi, in cui un ago è introdotto nell’addome per estrarre le cellule fetali che consentono un esame diretto di ogni eventuale anormalità cromosomica. Noah è un bambino in salute, e quando la scuola si avvicina, si sottopone a una serie di esami standard:

Sapevamo che misuravano poco più del fatto se egli fosse adeguato per i test d’ammissione. Questo, e se i suoi genitori e insegnanti lo avessero fatto passare attraverso la batteria di costosi materiali pratici venduti dalle società che li producono promettendo di prepararli in maniera adeguata per affrontare questi test. Sapevamo che erano inutili ma lo era pure rifiutarli, perché sapevamo anche che buoni punteggi ci avrebbero dato la miglior chance possibile di trovare un asilo che fosse giusto per lui.

Il quoziente di intelligenza di Noah lo colloca tra i “dotati”, un ragazzo intelligente e capace che si inserirà prontamente nel mondo dell’Upper West Side di Manhattan[3]. Pochi anni dopo la Adams rimane di nuovo incinta. Attende un fratello simile a Noah. I test prenatali iniziali sono rassicuranti. Le possibilità che qualcosa possa andare storto sono dell’ordine di 1 su 2000. Per quella ragione, Adams e Connelly decidono di rinunciare alla pratica invasiva dell’estrazione delle cellule fetali. Henry, il suo secondo figlio nasce con un cromosoma 21 in più. Come risultato ha la sindrome di Down.

Raising Henry è scritto come una storia personale che si dischiude. Perché un tale tipo di racconto sia riuscito, il lettore deve essere emozionalmente coinvolto con la narratrice e non essere solo informato intellettualmente ma elevato dalle sue visioni. Rachel Adams riesce da tutti questi punti di vista, in parte scrivendo con cruda onestà.

Non ho mai fatto un’amniocentesi.

Lo so.

Questo è un comportamento sbalorditivamente rischioso da parte di una persona ambiziosa, superacculturata, dagli eccellenti risultati come me. L’amniocentesi fu inventata per persone come me, donne con una profonda necessità di ordine, di essere in controllo e di perfezione. Donne che credono fortemente nel diritto all’aborto. La tecnologia fu pensata per tranquillizzare la donna che ha bisogno di sapere che non dovrà mai essere la madre di un bambino come Henry.

Quindi, cosa diavolo stavo pensando?

La sindrome di Down è la più frequente forma di disabilità intellettuale causata da un’alterazione dimostrabile dei cromosomi. Alla nascita, questi bambini possono essere identificati da un profilo facciale piatto, taglio degli occhi inclinato (differenze tra le palpebre superiori e inferiori), una piega che attraversa il palmo, eccesso di pelle sulla nuca, basso tono muscolare e iperflessibilità delle giunture. Non tutte queste caratteristiche fisiche sono presenti in ogni bambino che ne è affetto. Approssimativamente la metà ha una malattia del cuore congenita, in particolare difetti del setto ventricolare (“buchi” nel cuore); altri hanno disordini degli occhi come miopia e strabismo, problemi dell’udito e disfunzioni endocrine, incluse disfunzioni della tiroide e diabete. Tra i venti e i trent’anni, molti con la sindrome di Down sviluppano mutamenti tipici del morbo di Alzheimer. Tuttavia l’impatto definitivo della sindrome di Down per ogni persona può essere molto variabile – alcuni possono essere profondamente debilitati, altri relativamente in salute e in grado di vivere come adulti indipendenti. Le ragioni esatte del perché un cromosoma extra produca tali effetti differenti rimangono oscure.

La nascita di Henry causa il riesame della propria vita da parte della Adams. Lotta per trovare un significato nell’aver generato un bambino con la sindrome di Down, ora non con l’occhio oggettivo di un’accademica, ma con una prospettiva acutamente soggettiva:

La gente mi chiedeva continuamente che cosa mi spingesse a scrivere sui fenomeni da baraccone. Sapevo che essi pensavano che i miei strani interessi accademici dovevano essere guidati da qualche mania ugualmente strana nel mio passato…Dovrebbe essere stato l’anno in cui la mia migliore amica Naomi ed io trovammo una copia del libro di Leslie Fiedler, Freaks: miti e immagini dell’io segreto… Passammo ore a studiare attentamente le immagini degli ermafroditi con seno e pene, di grassoni e grassone, di bambini con due teste e dell’Uomo Elefante.

O forse era l’estate in cui scoprii, con mio orrore, che mi stavano crescendo i baffi e grossi peli cominciavano a spuntare dal mio mento…Finalmente incontrai un team composto da madre e figlia specializzato in elettrodepilazione e, dopo mesi di trattamenti costosi e dolorosi, i peli sparirono. Ma a dispetto di quanto soffice fosse il mio volto, non potevo scacciare la sensazione persistente che da qualche parte dentro di me era in agguato una donna barbuta.

O forse mi identificavo semplicemente con lo stato perpetuo di emarginato di un fenomeno da baraccone.

Ora non credo a nulla di tutto ciò. Quello che penso veramente è molto più folle. Richiede una spontanea sospensione delle idee tradizionali riguardo causa ed effetto. Ma assecondatemi: penso di aver scritto quel libro per prepararmi ad essere la madre di Henry.

La vita della Adams è concentrata sullo studio della lingua. «Eravamo una famiglia le cui vite giravano intorno alle parole. L’abilità di comunicare era essenziale per la mia carriera e per la percezione di me stessa». Come scrittrice, dichiara, le sue idee si sviluppavano parlandone con altra gente.

Quando finivo un lavoro lo condividevo parlando a conferenze e università. Amavo dare lezioni, rispondere alle domande, il dare e avere di un seminario. Provavo grande soddisfazione dal sapere che avevo spiegato un’idea o un concetto in modo chiaro, dal realizzare che avevo insegnato qualcosa ai miei studenti o cambiato il modo in cui essi pensavano a un problema.

La sensibilità della Adams alla lingua diventa acuta quando viene ripetutamente informata che i bambini con la sindrome di Down sono mentalmente ritardati:

Sentivo la parola “ritardo” come uno schiaffo in faccia. Non avevo mai conosciuto gente che usava ancora la parola “ritardato”, eccetto i teenager che avevo sentito urlarsela uno all’altro nella metropolitana durante le corse dopo l’uscita da scuola. «Bello, sei ritardato?»

…Reagivo energicamente alle battute sul ritardo mentale che sembravano saltare fuori come funghi velenosi nei film, negli spettacoli televisivi e sulle bocche dei politici. La mia eccitazione nel vedere Barack Obama eletto presidente fu compromessa quando disse ridendo a Jay Leno che gareggiava come se partecipasse alle Paraolimpiadi e quando il capo dello staff della Casa Bianca Rahm Emanuel definì una strategia di comunicazioni contro i moderati democratici «fottutamente ritardata». Interruppi uno studente neolaureato nel mezzo di un esame orale perché descriveva qualcosa come «ritardata». Non potevo fare molto contro il linguaggio dei politici o delle commedie hollywoodiane, ma potevo suggerire a un candidato al dottorato e futuro insegnante di pensare attentamente a scegliere le parole.

La Adams ha a che fare con l’insensibilità anche nel mondo clinico. Mentre il suo pediatra di famiglia, il dottor Zimmerman, è «gentile e calmo», altri dottori agiscono con un’ottusa mancanza di attenzione per i suoi sentimenti. Un medico in visita ai pazienti presenta Henry come un esemplare a scopo educativo:

Un giorno ero seduta con Henry quando il genetista pediatrico dell’ospedale arrivò, seguito da un gruppo di specializzandi. Erano abbassati intorno all’incubatrice, quando egli indicò mio figlio. «Questo è un bambino di tre giorni con suggestive caratteristiche della sindrome di Down», disse loro. «Notate la disposizione ampia degli occhi, la bocca aperta, il ponte basso del naso». Allungò un braccio nell’incubatrice per dimostrare la mollezza degli arti di Henry sollevandoli e lasciandoli cadere. Segnalò come l’ultimo segmento di ogni mignolo fosse leggermente curvato. Gli specializzandi scrutarono il mio bimbo e annuirono. Nessuno mi parlò, poi se ne andarono.

Più tardi, scopre che un solerte medico programmava regolarmente appuntamenti continui non a beneficio di Henry, o suo:

Il dottore come entrò nella stanza ci salutò, era seguito da un giovane e da una donna che presentò come specializzandi.

Mi chiese di svestire Henry e di farlo sedere sulle mie gambe. Poi rivolse la sua attenzione ai praticanti. «Prego, elencate le caratteristiche».

Lo guardarono con imbarazzo. Poi guardarono noi. Ci fu un lungo silenzio.

«Gli occhi», disse il ragazzo con esitazione.

«Cosa riguardo agli occhi?» lo incalzò il dottore.

«Le pieghe epicantiche», replicò il ragazzo.

«C’è un po’ di pelle in abbondanza e gli occhi sono piegati all’insù negli angoli».

«Sì, bene. Cosa ancora?»

«La bocca», disse il ragazzo. «Il basso tono muscolare. E le sue orecchie sono piccole».

«Corretto….Dovreste anche notare che i suoi capelli sono sottili, che il ponte del naso è basso in modo anormale, e che la pancia è sporgente, effetto dell’ipotonia. Oh, e guardate questo». Afferrò la mano di Henry. «Guardate la punta del suo mignolo. È leggermente curvata».

Fu allora che pensai di aver capito perché il dottore continuava a invitarci. Non è che avesse qualcosa che potesse aiutare a curare Henry. Era perché vedeva Henry come una curiosità. In passato, prima dell’introduzione dell’amniocentesi, i genetisti erano soliti vedere molti casi con la sindrome di Down. Ma una volta che i test genetici divennero comuni, i bambini con la sindrome di Down rimasero pochi e distanti tra loro…Dal punto di vista di un genetista la sindrome di Down è interessante. Perché è molto più complicata di una malattia congenita come la fibrosi cistica, che coinvolge solo la mutazione di un singolo gene.

Anche se l’anno è il 2009, la Adams osserva che l’ambientazione di questi fatti avrebbe potuto essere quella delle esibizioni di fenomeni da baraccone del diciannovesimo secolo.

Un caro amico il cui bambino ha un disturbo del neurosviluppo una volta mi disse: «Questa vita non fa per i codardi». Dopo la nascita di Henry, il sonno della Adams è turbato da sogni di «creature tarchiate, dalle membra corte che grugniscono e sbavano attraversando la mia mente». Si gettò nell’organizzazione del prendersi cura di Henry. «Più mi impegnavo, meno tempo avevo per pensare a cosa fosse divenuto il mio progetto di avere una famiglia perfetta». Ma doveva fronteggiare frustrazione dopo frustrazione. Allattare Henry da un biberon, gli richiede di coordinare lingua, guance e gola. All’ospedale dicono alla Adams che è un compito troppo difficile per lui, così viene istruita a nutrirlo facendo passare un tubo attraverso il suo naso per raggiungere lo stomaco. Henry resiste «con rabbia». La lotta per inserire il tubo diventa intollerabile per tutti. Tuttavia con l’aiuto di un’infermiera di Trinidad, Henry alla fine riesce a nutrirsi da un biberon. Questo insegna alla Adams che non c’è una scelta singola per prendersi cura di Henry.

L’approccio attuale ai bambini con disordini del neurosviluppo è chiamato «intervento fin dall’inizio». Prima viene insegnato loro ad essere coordinati nel movimento e ad acquisire un modo di parlare comprensibile, più grande è la possibilità che queste abilità aumentino e cosentino loro una via indipendente. Con questa finalità, i genitori di bambini con disabilità incontrano schiere di fisioterapisti, ergoterapisti e logopedisti. Devono anche affrontare le decisioni riguardo a quale metodo i loro bambini dovrebbero seguire per tentare di migliorare. Ma anche un genitore intelligente, motivato e determinato come la Adams può essere messo in difficoltà:

Una volta che due terapisti ottennero il lavoro, i disaccordi cominciarono ad emergere. Essendo tecnici della comunicazione, sembravano riluttanti in modo sorprendente a comunicare tra loro; lasciando a me il compito di osservare e fare del mio meglio per riferire ad ogni terapista quello che stava facendo l’altro.

Alla fine, la Adams sceglie l’approccio che le sembrava più adatto ad Henry.

La Adams, la ricercatrice storica che descriveva coloro che sono profondamente diversi, non è più un’osservatrice distaccata. Come madre di Henry, è entrata nel loro mondo. Questo attraversamento produce in lei una riflessione sulle sue originarie valutazioni di cosa fosse “interessante”.

Ero molto più interessata alla gente che rifiutava di essere uniformata, che continuava la tradizione dello spettacolo dei fenomeni da baraccone esibendo le proprie differenze davanti a chiunque… Scrivevo in maniera entusiastica di Jennifer Miller, una donna barbuta che è anche acrobata, giocoliera e performance artist lesbica. E di Coco il Clown Killer, un nano che si copriva la faccia con del cerone applicato rozzamente, sparava battute che nessuno poteva capire ed eseguiva figure con i palloncini che non sembravano assolutamente degli animali. Ero eccitata nel trovare una specie folletto che si esibiva come “La Donna più Piccola del Mondo” in una roulotte dietro il lungo mare di Coney Island. Alle superiori mi presi una cotta per un ragazzo che indossava una T-shirt nera che riportava lo slogan: “Perché essere normali?”. Pensavo fosse una domanda importante.

Henry mostra il libro della madre: "Ho sempre creduto che l'interagire profondo della gente con le diversità sfidasse le nostre idee su cosa fosse ritenuto normale. Quando siamo messi di fronte alla grande varietà di personalità e abilità, scopriamo che il mondo  è un posto più ricco e più interessante. Ma ciò che volevo maggiormente per mio figlio era che fosse il più “normale” possibile."

Henry mostra il libro della madre

Ho sempre creduto che l’interagire profondo della gente con le diversità sfidasse le nostre idee su cosa fosse ritenuto normale. Quando siamo messi di fronte alla grande varietà di personalità e abilità, scopriamo che il mondo è un posto più ricco e più interessante. Ma ciò che volevo maggiormente per mio figlio era che fosse il più “normale” possibile.

La Adams non ha un retroterra religioso, ma suo marito ha profonde radici cristiane in Georgia. Un giorno si ritrova ad affrontare con ansia una riunione di famiglia:

Nel mondo dei miei suoceri, ero praticamente sicura che ci fossero ancora persone che intendevano le disabilità come messaggi da Dio. Qualche volta erano visti come segni della speciale capacità di sopportazione o bontà di una persona. E qualche volta erano insegnamenti di virtù caritatevoli come la pazienza, l’accettazione o l’umiltà. Avevo letto infinità di siti internet, blog e biografie i cui autori definivano le persone con la sindrome di Down come angeli, o che Dio aveva scelto le loro famiglie per la speciale missione di crescere un bambino disabile. Potevo accettare che ci fossero molti modi di dare un senso alla disabilità, ma questo sembrava grandioso e fuorviante…Non sapevo che cosa avrei fatto se qualcuno avesse parlato a me di Henry in quel modo.

Ma con sua sorpresa: «Mi resi conto che almeno un’ora era passata e nessuno aveva menzionato Dio, gli angeli o Gesù. Nessuno aveva descritto Henry come un dono o una benedizione. Infatti, nessuno sembrava rivolgersi a lui come a qualcosa di diverso dal bambino che era». Si sentì sollevata dal fatto che Henry non era visto come “interessante”.

Lo scorso agosto, la dottoressa Jeanne Lawrence e i suoi colleghi ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno pubblicato un articolo su ‘Nature’ su un metodo molecolare per disattivare il cromosoma extra nella sindrome di Down [4]. Questa prodezza è ancora al livello di esperimento di laboratorio, ma è stato annunciato come una strategia che un giorno potrà essere una cura. La Lawrence ha pubblicato il suo lavoro sull’inattivazione genetica dopo che Raising Henry fu scritto, ma la Adams medita su quello che farebbe lei se la scienza medica potesse migliorare le conseguenze del cromosoma extra:

Rachel Adams con suo marito Jon e i suoi figli Noah e Henry

Rachel Adams con suo marito Jon e i suoi figli Noah e Henry

L’idea stessa di un farmaco per trattare gli effetti della sindrome di Down va contro le convinzioni di base di molti accademici e attivisti che lavorano sulla disabilità. Si presuppone che la ricerca scientifica debba cercare di correggere le mancanze e le limitazioni di persone affette dalla sindrome di Down… Mentre gli scienziati non descrivono assolutamente la sindrome di Down come una malattia, il loro lavoro è sempre inquadrato in termini di correzione, di miglioramento o di compensazione. Al contrario, gli studi sulla disabilità enfatizzano l’ambiente sociale, piuttosto che le imperfezioni o i difetti nell’individuo.

Mentre Henry cresce, la Adams nota:

egli ha certamente più successo negli ambienti che forniscono molti modi differenti di imparare e di comportarsi, ma non c’è cambiamento ambientale che possa cancellare la sua disabilità, che ha a che fare anche con le differenze della mente e del corpo. Detto questo, se a Henry fosse offerta una medicina che potesse aiutarlo ad imparare e ad adattarsi meglio, io l’acquisterei? Non c’è una risposta facile a questa domanda. Farò tutto il possibile per essere sicura che Henry riesca a condurre una vita piena e soddisfacente. Allo stesso tempo, so che le medicine che influenzano le funzioni del cervello spesso hanno effetti collaterali che possono essere peggiori dei sintomi originali che erano state predisposte a curare. Se una medicina per aumentare l’apprendimento facesse smettere a Henry di essere Henry in qualche modo fondamentale, allora la risposta sarebbe no.

Il dottor Zimmerman, il pediatra coscienzioso, tiene sotto controllo Henry da presso. Scopre che è celiaco, un disordine intestinale contraddistinto dalla sensibilità al glutine. La Adams prepara una torta senza glutine per celebrare il terzo compleanno di Henry a un party per i bambini. È un disastro. Senza il glutine, la farina «si raccoglie in una massa compatta». Lo sciroppo aggiunto trasforma la torta in «una spugna intrisa di appiccicosa marmellata sparsa tra gli strati. Il liquido in eccesso fuoriesce dal fondo. Nessuna meraviglia che sembrasse come se stessi portando un enorme blocco di cemento». Dopo aver dato un morso, alcuni bambini lasciarono il resto nei loro piatti, gli altri lo sputarono fuori.

Mi sentii venir meno. Questa torta era un’altra metafora?… Non potevo vederla che come un rifiuto di me, o ancor peggio di Henry… Ero vicina alle lacrime quando pensai di gettare l’umido, cremoso casino nella spazzatura…

Annuii distrattamente, guardando gli organizzatori del party togliere i piatti con la torta non mangiata dal tavolo.

«Più torta», disse Henry…chiaro come una campana.

Rachel Adams e suo figlio Henry: "Improvvisamente realizzai cosa stesse dicendo. Gli piaceva la mia torta e ne voleva un altro pezzo. Ma cosa più importante, lo stava chiedendo. Stava parlando, facendo una richiesta chiara. E io potevo capirlo e dargli quello di cui aveva bisogno. Questi erano i mattoni per le future conversazioni in cui ci saremmo fatti domande l'un l'altro, dato risposte, forse litigato o discusso. Quello che importava è che stava comunicando a parole, e io sapevo cosa stava dicendo. Questo era il fondamento della lingua condivisa non solo tra di noi, ma con il resto del mondo."

Rachel Adams e suo figlio Henry

Improvvisamente realizzai cosa stesse dicendo. Gli piaceva la mia torta e ne voleva un altro pezzo. Ma cosa più importante, lo stava chiedendo. Stava parlando, facendo una richiesta chiara. E io potevo capirlo e dargli quello di cui aveva bisogno. Questi erano i mattoni per le future conversazioni in cui ci saremmo fatti domande l’un l’altro, dato risposte, forse litigato o discusso. Quello che importava è che stava comunicando a parole, e io sapevo cosa stava dicendo. Questo era il fondamento della lingua condivisa non solo tra di noi, ma con il resto del mondo.

La Adams dice che a lei e a suo marito non importava che Henry potesse diventare un atleta di talento, o che potesse suonare la chitarra classica. Quello che maggiormente li preoccupava era come sarebbe potuto essere il futuro di Henry se non avesse avuto voce. All’età di tre anni, «mio figlio aveva trovato la sua voce».

Dalla Adams impariamo cosa significhi avere un figlio molto differente dalla maggior parte degli altri bambini per quanto riguarda la mente e il corpo, il cui futuro è incerto, ma la cui vita è instillata d’amore e per ciò merita di essere vissuta.

  1. Il SAT (Scholastic Aptitude Test e Scholastic Assessment Test) è un test attitudinale molto richiesto e quasi universalmente riconosciuto per l’ammissione ai college statunitensi. N.d.R.
  2. Il GPA (Grade Point Average) è la media del punteggio ottenuto da uno studente nel corso della sua carriera accademica. Il punteggio del GPA viene calcolato sia sulla media dei voti che dei crediti ottenuti con attività extra accademiche. N.d.R.
  3. L’Upper East Side è un quartiere di Manhattan che ha la reputazione di essere l’area di New York con il maggior numero di residenti con attività lavorative in ambito culturale ed artistico. N.d.R.
  4. Jun Jiang et. al., Translating Dosage Compensation to Trisomy 21, ‘Nature’, 15 agosto 2013.
JEROME GROOPMAN, è titolare della cattedra Dina e Raphael Recanati di medicina presso la Harvard Medical School. Autore di cinque libri, ha pubblicato circa centocinquanta articoli scientifici e ha scritto diversi contributi sulla medicina per ‘The New York Times’, ‘The Washington Post’ e ‘The New Republic’. Il suo libro più recente, scritto insieme a Pamela Hartzband, è Your Medical Mind: How to Decide What Is Right for You (Penguin, 2011).
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