Paolo Trovato

Medioevo e Rinascimento – Marzo 2013

 Raymund Wilhelm, Federica De Monte, Miriam WittumTradizioni testuali e tradizioni linguistiche nella «Margarita» lombarda. Edizione e analisi del testo trivulziano, Heidelberg, Universitätsverlag Winter, 2011, pp. 216, € 38,50.

L’utilizzazione congiunta degli strumenti della critica testuale e della linguistica garantisce, soprattutto in campo editoriale, risultati notevoli. Come si vede anche in questo studio, condotto in équipe, sulla trasmissione della Vita di santa Margarita antico [...]

Con la collaborazione
di Fabio Romanini

L’utilizzazione congiunta degli strumenti della critica testuale e della linguistica garantisce, soprattutto in campo editoriale, risultati notevoli. Come si vede anche in questo studio, condotto in équipe, sulla trasmissione della Vita di santa Margarita antico lombarda, prodotta in un ambiente culturale assai fecondo per i testi didattici e agiografici e conservata dal codice Trivulziano 93. Wilhelm, De Monte e Wittum confrontano e analizzano le diverse rielaborazioni del testo e studiano l’operato del suo  copista e la specificità linguistica del lombardo antico. Il punto nodale è, naturalmente, l’edizione interpretativa del testo, corredata da un apparato in calce e da un importante commento linguistico, purtroppo impaginato di seguito al (e non sotto il) testo. Seguono un indice delle voci e un indice dei nomi. f.r.

Leggere Dante oggi. I testi, l’esegesi, Roma, Salerno Editrice, 2012 («Pubblicazioni del Centro Pio Rajna»), pp. 388, € 36,00.

Molte acquisizioni recenti della filologia dantesca devono ancora trovare spazio in commenti aggiornati e attendibili. Di qui, tra l’altro, il progetto della “Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante” (in sigla: NECOD). La raccolta qui presentata raccoglie appunto gli atti del convegno-seminario del Centro Pio Rajna svoltosi nell’ottobre 2010 alla Casa di Dante in Roma. L’incontro, che ha coinvolto molti tra i maggiori studiosi del Poeta, si poneva l’obiettivo di creare un quadro critico condiviso in vista dell’avvio dei nuovi commenti. E nei contributi offerti dai responsabili delle edizioni, alcune già in uscita, si intravvedono l’eredità di intere generazioni di studiosi, ma anche i punti più controversi della tradizione interpretativa dantesca, compresi alcuni affioramenti ideologici, più che scientifici, che non mancheranno di alimentare il dibattito sia tra i dantisti sia entro la comunità allargata degli studiosi di letteratura, lingua, filologia italiana. f.r.

 

Dante Alighieri, Fiore. Detto d’Amore, a cura di Paola Allegretti, Firenze, Le Lettere, 2011 (“Società Dantesca Italiana. Edizione Nazionale”, VIII), pp. 554, € 60,00.

Dante Alighieri, Opere di dubbia introduzione, tomo I, Il Fiore e il Detto d’Amore, a cura di Luciano Formisano, Roma, Salerno Editrice («Pubblicazioni del Centro Pio Rajna»), pp. CVIII, 480, € 39,00.

Anche la filologia è nel tempo. Così, dopo aver “richiamato” la Monarchia curata da Pier Giorgio Ricci, sostituendola con quella, molto più solida, di Prue Shaw, la Società Dantesca pubblica, in sostituzione di quella del mostro sacro Gianfranco Contini (1984), una nuova edizione del Fiore e del Detto. A distanza di mesi, anche il Centro Pio Rajna pubblica nella NECOD (ricordata qui sopra) una nuova edizione delle due opere. Le quali – conservate solo da un manoscritto ora a Montpellier, si direbbe del primo Trecento – sono traduzioni spregiudicate, qualitativamente notevoli e stilisticamente divaricate di porzioni diverse del testo più complesso prodotto nella Francia medioevale, il Roman de la Rose. Fiore e Detto spettano evidentemente (uno dei tanti misteri della nostra tradizione culturale) a un ignoto rimatore fiorentino attivo a cavallo tra Due- e Trecento e per una serie di ragioni esterne (cioè storiche) e interne (cioè stilistiche), notevoli ma non decisive, sono stati da vari studiosi, tra cui lo stesso Contini, giudicati “attribuibili” o attribuiti  senz’altro, fin dal frontespizio, al più illustre dei candidati possibili, Dante: non senza che altri studiosi (da Novati a Torraca a Fasani a Stoppelli) proponessero attribuzioni alternative. Se l’ed. Allegretti approfondisce utilmente vari aspetti, specialmente “materiali”, della complicata vicenda testuale, sottolineando per es. l’affinità tra la mise en page del manoscritto e quella di molte copie del Roman de la Rose, quella di Formisano, corredata di sussidi preziosi (rimari dei due testi, indice dei gallicismi ecc.), fornisce a mio parere la più equilibrata ricostruzione e il più completo dossier di una questione intricata e metodologicamente molto istruttiva. Come suggerisce anche il periodo che chiude l’Introduzione, «per chi guardi alla questione con animo sgombro da pregiudizi non vi è dubbio che gli argomenti raccolti e sviluppati da Contini “facciano sistema” […] senza però che tutti i pezzi dell’intricato puzzle fossero nel posto dove vorremmo che fossero: forse una ragione sufficiente perché il Fiore e il Detto rientrino nel novero delle opere di Dante di dubbia attribuzione». p.t.

 

Domenico Chiodo, Rossana Sodano, Le muse sediziose. Un volto ignorato del petrarchismo, Milano, FrancoAngeli, 2012 («Letteratura italiana. Saggi e strumenti»), pp. 237, € 30,00.

Bernardo Tasso e Luigi Alamanni, nel concepire rispettivamente gli Amori e le Opere toscane, si allontanarono dal modello petrarchesco di raccolta-autobiografia in versi, affiancando al modello una pluralità di suggestioni classiche, di provenienza greca e latina. Tuttavia, il “doppio amore” di Alamanni ha creato difficoltà interpretative rilevanti, che oggi il libro di Chiodo e Sodano propone di superare decodificando il codice amoroso dei frequentatori degli Orti Oricellari (tra i quali anche Cosimo Rucellai, Zanobi Buondelmonti, Francesco Guidetti, Antonio Brucioli e Ludovico Martelli, interlocutori privilegiati di Niccolò Machiavelli nella difficile temperie fiorentina del secondo e terzo decennio del ’500) secondo una chiave di lettura politica. Sotto ’l velame: una lettura provocatoria con spunti convincenti. f.r.

 

PAOLO TROVATO insegna Storia della lingua italiana e Critica testuale all’Università di Ferrara e condirige la rivista «Filologia italiana» Tra i suoi lavori principali: Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani (1470-1570), il Mulino 1991 (rist. UnifePress 2009); l’edizione critica della prima Cortigiana (1525) di Pietro Aretino, Salerno ed. 2009; Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecentoil Mulino 1994 (rist. Libreriauniversitaria.it, 2011); e, con Elisabetta Tonello, Nuove prospettive sulla tradizione della Commedia. Seconda serie (2008-2013), Libreriauniversitaria.it, 2013, che prelude a una innovativa edizione critica e commentata del poema dantesco.

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