Paolo Trovato

Medioevo e Rinascimento – Luglio/Agosto 2012

Con la collaborazione di Beatrice Saletti

 

La Papauté et les croisades / The Papacy and the Crusades. Actes du VIIe Congrès de la Society for the Study of the Crusades and the Latin East (sic) / Proceedings of the VIIth Conference of the Society for the Study of the Crusades and the Latin East, Edited by Michel Balard, Farnham-Burlington, Ashgate, 2011 (“Crusades – Subsidia”, 3), pp. xii, 302, £ 65.00.

Il volume curato da Balard (professore emerito di Storia medievale a Paris I-Sorbonne) raccoglie (con gli aggiornamenti del caso) gli atti di un convegno tenutosi a Avignone nel 2008 e fa il punto su un tema storiografico fondamentale, che ha conosciuto nell’ultimo ventennio sviluppi difficilmente immaginabili Venti specialisti (australiani, britannici, francesi, italiani, nordamericani, portoghesi, tedeschi)analizzano, da varie angolazioni, la politica papale nei confronti delle crociate tra il XII e il XV secolo. La miscellanea, articolata in 4 sezioni (Les Mots / Terminology; L’Occident / The West; L’Orient/The East; L’Europe du Nord et de L’Est / Northern and Eastern Europe), è utilmente corredata da brevi profili biobibliografici dei contributori e da un ricco indice analitico (nomi, luoghi, incipit dei documenti pontifici citati). b.s.

 

Shlomo Simonsohn, Tra Scilla e Cariddi. Storia degli ebrei in Sicilia, Roma, Viella, 2011, pp. 646, € 65.00.

Shlomo Simonsohn, professore di Storia ebraica all’Università di Tel Aviv dalla non comune produttività scientifica, ha pubblicato tra l’altro, sotto il titolo The Jews in Sicily, 18 volumi (Brill, Leiden-New York ecc., 1997-2010) dedicati in larghissima misura alla trascrizione di documenti notarili o di corte relativi agli ebrei in Sicilia, dove alla fine del Medioevo si trovava più della metà degli ebrei presenti in Italia. Le deliziose formule di modestia usate nel volume di Viella per descrivere il precedente lavoro la dicono lunga sugli standard dello studioso, non completamente soddisfatto dei circa 40.000 documenti sui quali si basa la  monumentale raccolta (“Pur stimando di aver riportato alla luce la gran parte delle testimonianze provenienti da fonti governative e municipali, ho dovuto rinunciare ad utilizzare ed analizzare un gran numero di atti legali e soprattutto notarili. Essi saranno utili alle future ricerche…”: p. 11). Se è vero, come è vero, che per arrivare a un giorno di sintesi ci vogliono 100 giorni di analisi, nessuno meglio di Simonsohn avrebbe potuto offrirci questa ricchissima Storia degli ebrei in Sicilia, che riguarda circa 1000 anni di presenza ebraica nell’isola fino all’espulsione del 1492. b.s.

 

Un trattato universale dei colori. Il ms. 2861 della Biblioteca Universitaria di Bologna, edizione del testo, traduzione e commento a cura di Francesca Muzio, Firenze, Olschki, 2012 (“Biblioteca dell’ “Archivum romanicum”, 384), pp. XXIV, 298, € 32.00.

La curatrice ripubblica, di sul manoscritto unico del XV, il Libro dei colori edito nel 1887 da Olindo Guerrini e Corrado Ricci, che, rispetto ad altri “libri di segreti” coevi, si caratterizza appunto per la specializzazione delle sue ricette in volgare e in latino (colori per la pittura, per la ceramica, per le pelli). Il volume, nato come tesi di laurea in codicologia presso la Scuola per Archivisti e Bibliotecari di Roma, offre, con una nuova trascrizione, una buona traduzione in italiano di tutto il “trattato” e un impegnato commento, pregevole  soprattutto per le identificazioni delle piante e delle sostanze chimiche e per riscontri con altri testi del genere. La strumentazione utilizzata per affrontare i problemi linguistici del testo (Devoto-Giacomelli, Rohlfs, edizioni ottocentesche di testi senesi) è però inadeguata, e ripropone il problema, generalissimo, della inderogabile necessità di raccordare il lavoro di specialisti di diverse specialità alle prese con testi antichi (paleografi, codicologi, storici della miniatura, dialettologi antichi ecc.). Al netto di alcuni forestierismi tecnici tipici dei “segreti”, sia dal punto di vista fonomorfologico (“metivi in su questa matheria coscì calda che hay nel tegami, e tucta la matheria andarà al fondo e arapicarassi insiemi…”) sia da quello lessicale (coccia ‘guscio’, ventello ‘tuorlo’ ecc.), il testo sembra il prodotto di un copista originario della fascia più settentrionale dell’Umbria o delle Marche, che anche dal punto di vista geografico, si presentano “come un variegato mosaico di piccole entità subregionali” (Mattesini), senza bisogno di postulare improbabili passaggi a Nord-ovest in direzione di Siena. p.t.

 

Matteo Maria Boiardo, Amorum libri tres, a cura di Tiziano Zanato, Novara, Interlinea, 2012 (“Opere di Matteo Maria Boiardo”), 2 voll. di complessive pp. 1040, € 60.

Nel secolo impietosamente definito “senza poesia”, e in cui (anche a essere ben disposti) occorre mettere in conto che i lirici non brillano per fantasia, il canzoniere del Boiardo appare, come sempre più facilmente si riconosce sulla scia di Contini e Mengaldo, un’opera originalissima e avvincente. Non sorprende quindi che, a una quindicina d’anni dall’edizione commentata apparsa nella “Nuova raccolta di classici italiani commentati” di Einaudi (1998, pp. LX, 594) e a dieci dall’edizione critica uscita per i tipi delle Edizioni di Storia e Letteratura (2002), Tiziano Zanato, cioè uno dei maggiori specialisti del nostro Quattrocento, abbia licenziato una terza, ancor più impegnata e pregevole edizione della raccolta. Le novità e gli incrementi maggiori non riguardano il testo (caparbiamente razionalizzato nell’ed. del 2002, per cui le poche modifiche dell’altroieri investono quasi esclusivamente l’interpunzione), ma l’apparato esegetico: che risulta (alla maniera delle Rime di Dante di Contini, 1939) dalla combinazione di “cappelli” introduttivi e di un commento continuo. Per dire, l’ultimo sonetto del I libro (I, 60) che occupava, tutto compreso, 2 pagine e qualche riga nell’ed. Einaudi, esige, nella nuova edizione, una pagina in più. Il sonetto conclusivo della raccolta (III, 60), che occupava 4 pp., ne richiede 6. Ma non si pensi a mere divergenze tipografiche. L’annotazione è stata generosamente allargata da Zanato ai classici, specie gli elegiaci, alla tradizione mediolatina, ai lirici provenzali. E i “cappelli”, radicalmente rifatti, puntano con decisione a ricostruire le strategie seguite dal Boiardo nel “montaggio” dei singoli componimenti ovvero nella trasformazione delle singole rime in raccolta organica, canzoniere. p.t.

 

PAOLO TROVATO insegna Storia della lingua italiana all’Università di Ferrara e condirige la rivista ‘Filologia italiana’. Tra i suoi lavori principali: Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani (1470-1570), il Mulino 1991 (rist. UnifePress 2009); Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecento, il Mulino 1994 (rist. Libreriauniversitaria.it,2011); Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. Una guida filologico-linguistica al poema dantesco (Cesati, 2007). Sta curando, con Elisabetta Tonello, Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. II, una raccolta di studi che prelude a una nuova edizione critica del poema dantesco.

 

 

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