Paolo Trovato

Medioevo e Rinascimento – Maggio 2012

Con la collaborazione di Beatrice Saletti

 

The Ashgate Research Companion to Byzantine Hagiography. Volume I: Periods and Places, edited by Stephanos Efthymiadis, Farnham-Burlington, Ashgate, 2011, pp. xxiv, 440, £ 85.00.
Fedele alle caratteristiche dei Companions di Ashgate, anche il primo volume di questo manuale, cui collaborano molti tra i maggiori studiosi del settore, offre un’articolata discussione della ricerca recente sull’argomento, nel nostro caso l’agiografia bizantina. (Il tema, che potrebbe sembrare peregrino, è preliminare a qualsiasi tentativo di studiare l’evoluzione di nozioni complesse come la santità). La ricca Introduzione del curatore è seguita da 14 capitoli, 5 dei quali (raggruppati sotto il titolo Periods) relativi all’evoluzione del “genere” dalla Vita di Sant’Antonio di Atanasio (ca 295 d.C.-373 d.C.) alla letteratura tardo medioevale (1204-1453), mentre i saggi restanti (raccolti sotto il titolo Places) riguardano la “periferia bizantina e l’oriente cristiano”, ovvero la produzione agiografica palestinese, italo-greca, siriaca, georgiana, armena, copta, araba, slava e quella latina tradotta in greco. b.s.

 

Alessandra Debanne, Lo Compasso de navegare. Edizione del codice Hamilton 396 con commento linguistico e glossario, Bruxelles-Bern-Berlin-Frankfurt am M.-New York-Oxford-Wien, Lang, 2011, franchi svizzeri 61.
“…Acri è golfo ed è bom porto e qua è uno scollio che fa lo porto. A li quali scollli podete stare a prodese romeççato [= ‘stare ormeggiato con un cavo da prua’] en fondo de iiij passi. E de ver terra ferma èla Torrede le mosche […]. Se venite a lo dicto porto, va lontano a la città, çoè a savere a la maçone de lo Tempio [= ‘la magione dei Templari’] […]. E quanno averete la maçone che fo de lo Conestavele a dericto dela Torrede le mosche, podete fare la via a lo porto dericta…”.
Come si sarà capito da questo stralcio, il Compasso da navegare (trascritto nel codice ora Hamilton nel 1296 e già edito, non impeccabilmente, dal pur benemerito Bacchisio Motzo nel 1947) è uno dei più antichi portolani medioevali superstiti. L’edizione di Alessandra Debanne, oltre a ripristinare la veste linguistica del manoscritto, ammodernata da Motzo, e a correggere vari guasti, risponde persuasivamente agli interrogativi suscitati dal curioso mistilinguismo del testo, che presenta ad un tempo tratti italiani del Nord e del centro-Sud e qualche elemento provenzaleggiante. Con le parole della già provetta studiosa, non solo “è plausibile che la polimorfia” del portolano (un tipo di testo destinato ad essere copiato, nel tempo, da uomini di mare di origine diversa e ampliato sulla base di sezioni di provenienza diversa) “vada attribuita a una complessa stratificazione testuale” (p. 30), ma, per ragioni discusse a fondo nel commento linguistico, è molto verosimile che, nella copia del 1296, il Compasso “sia stato allestito ad Ancona” (p. 246). p.t.

 

“Tenzone. Revista de la Asociación Complutense de Dantología”, 12, 2011, pp. 224, € 30 (€ 25 per chi risieda in Spagna). Grupo Tenzone, Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete, Edición de Natascia Tonelli, Madrid, Departamento de Filologia Italiana UCM-Asociación Complutense de Dantología, 2011, pp. 216 (“La Biblioteca de Tenzone”, [4]), s.i.p.; Grupo Tenzone, Amor che movi tua vertù dal cielo, Edición de Carlos López Cortezo, Madrid, Departamento de Filologia Italiana UCM-Asociación Complutense de Dantología, 2011, pp. 178 (“La Biblioteca de Tenzone”, [5]), s.i.p.
“Tenzone”, il cui primo numero risale al 2000, è una rivista dedicata a Dante. I suoi collaboratori abituali, spagnoli e italiani, hanno dato vita al Grupo Tenzone, che pubblica, nella collana “La Bibliotecade Tenzone”, acute raccolte di studi dedicate di volta in volta a una lirica dantesca, che sono inviate gratuitamente ai sottoscrittori della rivista (i numeri già apparsi erano intitolati a Tre donne intorno al cor mi son venute, Doglia mi reca ne lo core ardire, Amor, da che convien pur ch’io mi doglia). Ed è lodevole anche che, qualche mese dopo la pubblicazione, tutti i saggi siano leggibili on line ad accesso aperto (http://www.ucm.es/italiano/acd). I tre volumi elencati qui sopra, freschi di stampa, contengono saggi di Bartoli, Fenzi, López Cortezo, Kelemen, Nuvoli, Pasquini, Perotti, Peirone, Pinto, Scrimieri, Sarteschi, Varela-Portas de Orduña. Tanto la rivista quanto la collana si sono guadagnate, nel giro di pochi anni, un posto di rilievo nell’affollato panorama degli studi danteschi. p.t.

 

Leon Battista Alberti, De pictura (redazione volgare), a cura di Lucia Bertolini, Firenze, Polistampa, 2011 (“Edizione nazionale delle opere di Leon Battista Alberti”), pp. 478, € 45.
“Scrivendo de pictura in questi brevissimi commentarii, acciò che ‘l nostro dire sia ben chiaro, piglieremo da i matematici quelle cose in prima quali alla nostra materia appartengano […]. Ma in ogni nostro favellare molto priego si consideri me non come matematico, ma come pittore scrivere di queste cose…”. Così inizia il celebre De pictura, opera fondamentale per la comprensione e la conoscenza delle tecniche pittoriche del Quattrocento. L’edizione della Bertolini, che corona un più che ventennale corpo a corpo della studiosa con le opere albertiane (si ricordi almeno la sua edizione dei testi del “primo certame coronario”, del 1993, e il monumentale Censimento dei manoscritti albertiani conservati a Firenze, del 2004, 2 voll. di 1430 pp.), fa tesoro di molte sorprendenti e però indubitabili acquisizioni anticipate nel corso di vari lavori preparatorî: dalla dimostrazione che il De pictura volgare precede (e non segue, come si è a lungo pensato) la redazione latina, al deciso ridimensionamento della dedica al Brunelleschi − presente in uno solo dei 3 codici − a episodio casuale, e non a causa scatenante della scrittura (“Il De pictura volgare […] non fu composto nel 1436: era già concluso […] nell’agosto del 1435”: p. 57), alla conseguente constatazione che il testo è composto “di necessità” in volgare, in fase con la Familia e la Grammatichetta, nel momento in cui l’Alberti, da poco rientrato in patria, è impegnato in un serrato “dialogo con il tessuto sociale e civile di Firenze, sia esso mercantile, di professionisti dele arti figurative oppure di parlanti la lingua toscana” (p. 40). Le sorprese maggiori (vedere, per credere, le pur meritorie edizioni di Cecil Grayson, del 1970 e del 1975) si concentrano però nella restituzione del testo, che presuppone una continua, delicata, e tuttavia molto razionale, distinzione tra più redazioni d’autore, che si intravvedono a prezzo di sottilissimi, faticosi confronti, e innumerevoli varianti casuali, di origine più modesta: quelle tipiche di ogni tradizione manoscritta non costituita da autografi. p.t.

 

PAOLO TROVATO insegna Storia della lingua italiana all’Università di Ferrara e condirige la rivista ‘Filologia italiana’. Tra i suoi lavori principali: Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani (1470-1570), il Mulino 1991 (rist. UnifePress 2009); Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecento, il Mulino 1994 (rist. Libreriauniversitaria.it,2011); Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. Una guida filologico-linguistica al poema dantesco (Cesati, 2007). Sta curando, con Elisabetta Tonello, Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. II, una raccolta di studi che prelude a una nuova edizione critica del poema dantesco.

 

 

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