Paolo Trovato

Medioevo e Rinascimento – Ottobre 2012

Con la collaborazione di Beatrice Saletti

Belfagor rassegna di varia umanità fondata a Firenze da Luigi Russo. Indici 1946-2010 I-LXV, a cura di Antonio Resta, con Carlo Ferdinando Russo, Chi va piano e Gabriele Turi, Il riflesso civile di una rivista di “varia umanità”, Firenze, Olschki, 2012, pp. LXI, 286, € 60.00

Non sarà che “Belfagor”, rivista aperta a chiunque offrisse “rigore di studi e spregiudicatezza critica” (p. XII), definita su “Le Monde” (12 luglio 1969) un bastione “contre les abus de l’industrie culturel”, ha chiuso? La straordinaria avventura intellettuale progettata, nel clima effervescente del ritorno alla democrazia, dal “laico” Luigi Russo, che la diresse fino alla morte nel 1961, e portata avanti, con incredibile regolarità, dal 1964 all’altroieri, da Carlo Ferdinando Russo, sembrerebbe destinata a interrompersi, per libera scelta del suo direttore, in tutt’altro clima culturale e politico. E il dispiacere per la scomparsa di una rivista rigorosa  e insieme piena di passione verrebbe solo in parte lenito da questi preziosi accuratissimi indici delle sessantacinque annate del periodico, ben curati da Antonio Resta. Essi permettono, tra l’altro, di risalire facilmente ai tanti articoli e recensioni dedicati al periodo che qui ci interessa (dai trovatori a Dante a Erasmo a Machiavelli a Montaigne aTasso). In questo modo, con parole di Aristofane care a Russo junior, che con esse chiude il suo sobrio bilancio dell’esperienza belfagoriana (Chi va piano, pp. VII-XIX), potremo “conservare i pensieri” di quanti hanno “cercato di farci sentire qualcosa di diverso” e riporli “in cassapanca come le mele cotogne”: e i nostri “panni odoreranno di intelligenza tutto l’anno”. (Falso allarme! Mentre correggo le bozze esce, puntualmente, il fasc. 4 dell’anno LXVII, datato 31 luglio 2012). p.t.

 

Michael D. Reeve, Manuscripts and Methods. Essays on Editing and Transmission, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2011, pp. XVIII, 430, € 62,00.

Michael Reeve (n. 1943), Fellow del Pembroke College (Cambridge), è uno dei più eminenti e insaziabilmente “curiosi” editori di testi classici del nostro tempo. Il presente volume raccoglie, con aggiornamenti bibliografici, 20 saggi di grande importanza, scritti (per lo più in inglese o in italiano) tra il 1983 e il 2009, cioè dopo che, con le sue parole, ha ritenuto di aver visto un numero di manoscritti e di edizioni sufficiente per poter prender parte alle discussioni metodologiche inaugurate da Maas e Pasquali e portate avanti da Timpanaro e Kenney (p. VIII). I temi, capitali, affrontati da Reeve − che non ha mai smesso di occuparsi di “actual editions” (è cioè uno dei pochi “metodologi” dei nostri tempi che conoscono a fondo le pratiche che discutono) − vanno dalla presenza di errori negli autografi  alla nozione d’archetipo, dalle applicazioni del criterio geografico di Pasquali al lavoro di gruppo nello studio dei manoscritti all’edizione dei testi con l’aiuto di programmi informatici. Il volume, insostituibile per gli addetti ai lavori, si raccomanda anche alle persone colte desiderose di approfondire il complesso rapporto che lega i testi dei nostri classici, impaginati in modo rassicurante nelle edizioni che comperiamo in libreria, alla imprevedibile variabilità dei manoscritti medievali e rinascimentali che li tramandano. p.t.

 

Evangelia Skoufari, Cipro veneziana (1473-1571) Istituzioni e culture nel regno della Serenissima, Roma, Viella, 2011 («Interadria. Culture dell’Adriatico», 15), pp. 236, € 26,00.

Purtroppo la consapevolezza di quanto Cipro, nell’immaginario non meno che nella realtà, costituisse tra Medioevo e prima età moderna la chiave di volta degli equilibri tra Oriente e Occidente è ancora scarsamente condivisa. In questo agile contributo una giovane studiosa, Evangelia Skoufari, fa il punto sul periodo veneziano di Cipro, a cavallo tra l’estinzione (forzosa) della centenaria dinastia dei Lusignano e la conquista Ottomana. La , Skoufari non si limita a fornire una consapevole sintesi dell’ «ampia produzione storiografica finora pubblicata» (Arbel, Balard, Hill, Jacoby, Edbury, Grivaud, Kyrris, Maltezou, Richard, Rudt de Collenberg, per citare solo gli imprescindibili), ma propone originali esiti di ricerca. Con le parole dell’autrice, obiettivo del libro era «colmare il vuoto nella storiografia italofona riguardo gli studi storici di un passato inerente la storia degli italiani». Un obiettivo che è stato raggiunto. b.s.

 

Irene Fosi, Convertire lo straniero Forestieri e Inquisizione a Roma in età moderna, Roma, Viella, 2011 («La corte dei papi», 21), pp. 288, € 26,00

Proseguendo la sua pluridecennale linea di ricerca sullo stato pontificio e i problemi storiografici ad esso peculiari, inaugurata nel 1985 con La società violenta, Irene Fosi propone un inedito spaccato di vite di stranieri (“ultramontani”) nell’Urbe, le vicende dei quali risultano per alcuni versi esemplari per comprendere la politica pontificia del XVI e XVII secolo in relazione al vulnus dello scisma luterano. Ecco sfilare, tra altri, l’orafo convertito Georg Fisher (per la cui appetibile eredità contesa con l’Inquisizione si mobilitano, oltre al fratello, prima i consoli e il senato della natìa Norimberga, poi il vescovo di Vienna) e Johannes Faber, controversa figura di potente transfuga dalla riforma al cattolicesimo,  approdato alla carica di simplicista pontificio (sfruttatore dei connazionali minacciati dal Sant’Uffizio o loro fraterno protettore?). La Fosi si interroga sulla connaturata ambiguità delle figure “straniere” nella città dei papi: giunte a Roma per lavoro, per curiosità, per maturare una conversione o, al contrario, per verificare di persona la verosimiglianza delle accuse diffuse dalla accesa propaganda antipontificia d’oltralpe. Il volume insiste sulla difficoltà di individuare una prassi coerente nel trattare i sospetti di eresia, gli eretici conclamati, la circolazione di idee o individui: una prassi in continuo assestamento, a tratti contraddittoria, almeno sino al consapevole orientamento del “missionario” Alessandro VII. b.s.

PAOLO TROVATO insegna Storia della lingua italiana all’Università di Ferrara e condirige la rivista ‘Filologia italiana’. Tra i suoi lavori principali: Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani (1470-1570), il Mulino 1991 (rist. UnifePress 2009); Storia della lingua italiana. Il primo Cinquecento, il Mulino 1994 (rist. Libreriauniversitaria.it,2011); Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. Una guida filologico-linguistica al poema dantesco (Cesati, 2007). Sta curando, con Elisabetta Tonello, Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. II, una raccolta di studi che prelude a una nuova edizione critica del poema dantesco.

 

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