David Cole

Snowden, Assange e Manning, quasi eroi?

da ''The New York Review of Books''

RAHUL SAGAR, Secrets and Leaks: The Dilemma of State Secrecy, Princeton University Press, pp. 281, $ 35,00

JAMES C. GOODALE, Fighting for the Press: The Inside Story of the Pentagon Papers and Other Battles, CUNY Journalism Press, pp. 260, $35,00

POLITICA: Edward Snowden, Julian Assange e Bradley Manning. A causa delle loro azioni vengono celebrati come eroi da alcuni e accusati di tradimento da altri, ma quali sono i reali benefici e i rischi per la sicurezza pubblica che le loro rivelazioni hanno comportato?

Cosa dovremmo farne di Edward Snowden, Bradley (ora Chelsea) Manning e Julian Assange? I loro nomi sono noti in tutto il globo, ma le azioni che li hanno resi famosi li hanno anche condotti a una vita di grande isolamento – nascosti, in prigione o in un’ambasciata straniera. Sono stati celebrati come eroi e condannati come traditori. Snowden, un ex agente a contratto della National Security Agency (NSA) e Manning un analista di basso livello dei servizi segreti dell’esercito, sono responsabili delle due più importanti rivelazioni non autorizzate di informazioni segrete nella storia degli Stati Uniti.

Manning ha consegnato al sito web di Assange, WikiLeaks, circa 720.000 documenti segreti del Dipartimento di Stato e della Difesa e Assange li ha pubblicati su Internet. La NSA tutt’ora non conosce la completa dimensione del furto di informazioni di Snowden passate ai giornalisti Glenn Greenwald, Laura Poitras, e Barton Gellman, ma stima che il numero sia di un milione e settecentomila documenti segreti, riguardanti alcuni dei programmi di sorveglianza più protetti degli Stati Uniti.
Il governo federale considera Manning e Snowden dei criminali. Ha processato e arrestato Manning per avere violato la legge sullo spionaggio e lo ha condannato a trentacinque anni di prigione (Manning successivamente ha annunciato che stava cambiando sesso e che d’ora in poi si sarebbe chiamato Chelsea). Il governo americano ha accusato Snowden di aver rubato informazioni di proprietà del governo e di aver violato la legge sullo spionaggio, benché finora abbia evitato il processo ottenendo temporaneo asilo in Russia. E il Dipartimento di Giustizia ha costituito un gran giurì per investigare su Assange, che è rintanato nell’ambasciata ecuadoregna a Londra nel tentativo di evitare l’estradizione in Svezia per i crimini sessuali di cui è accusato.

L’accusa del processo Manning ha sostenuto ripetutamente che Assange ha attivamente incoraggiato i crimini di Manning. A novembre, comunque, un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha detto al ‘Washington Post’ che probabilmente Assange non sarà perseguito per la pubblicazione dei documenti di Manning. Secondo l’ex portavoce della giustizia Matthew Miller, «se non persegui i giornalisti per aver pubblicato informazioni segrete, cosa che il Dipartimento non sta facendo, allora non c’è ragione di perseguire Assange». Ma l’inchiesta del gran giurì continua.

Manifestazione contro la NSA

Manifestazione contro la NSA

Altri lodano Manning, Snowden e Assange per aver reso pubblici i segreti del governo e le sue attività legalmente dubbie in patria e all’estero. Le rivelazioni di Snowden sui propositi dello spionaggio elettronico da parte della NSA ha sollevato un dibattito nazionale e internazionale assolutamente necessario sulla privacy nell’era digitale. Infatti, a causa dell’importanza di questa rivelazione, si è parlato di lui come candidato con Papa Francesco come “Persona dell’anno” per la rivista ‘Time’. Le rivelazioni di Manning e di Assange hanno avuto un effetto molto meno drammatico, ma anche loro hanno rivelato una montagna di potenziali abusi, inclusi omicidi di civili da parte delle truppe americane in Iraq, spionaggio da parte del Dipartimento di Stato americano di membri delle Nazioni Unite e l’accordo segreto fra lo Yemen e gli Stati Uniti per consentire ai droni americani di colpire in quel paese in un modo che non gli sarebbe mai stato permesso alla luce del sole.

Queste fughe di notizie, le più significative da quando Daniel Ellseberg rese disponibili i Pentagon Papers al ‘New York Times’ e al ‘Washington Post’ nel 19711, sollevano nuovamente la questione di quando sia giustificato rivelare al pubblico informazioni riservate. Alcuni sostenitori della trasparenza sembrano trattare qualsiasi rivelazione di segreti come un bene assoluto; questa sembra essere la filosofia dietro i WikiLeaks di Assange. Ma questa posizione è moralmente indifendibile; in realtà ci sono buone ragioni per la segretezza in molti aspetti dell’attività del governo, specialmente per ciò che concerne le informazioni con l’esterno, e in modo particolare in tempo di guerra. E ci sono anche molte basi legittime per condannare le rivelazioni, in particolare quando rivelano le identità di fonti e metodi dei servizi segreti.

I falchi della sicurezza considerano inaccettabile ogni rivelazione non autorizzata di informazioni riservate, sostenendo con forza che gli impiegati autorizzati all’accesso devono giurare di non rivelare tali informazioni, e che nessun governo può operare senza qualche decisione segreta e azioni coperte. Ma anche questa è una posizione estrema ugualmente insostenibile. La storia ha dimostrato che la segretezza non è solo usata per scopi legittimi di sicurezza nazionale, ma troppo spesso serve a proteggere dall’esame dell’opinione pubblica attività illegali o imbarazzanti. Persino il più ardente sostenitore della sicurezza deve ammettere che i benefici di rivelare abusi illegali delle autorità a volte hanno più importanza dei costi derivati dal rivelare questo tipo di segreti.

Se nessuna posizione estrema è accettabile, come possiamo distinguere le fughe di notizie legittime da quelle illegittime? L’ Intelligence Community Whistleblower Protection Act, approvato nel 1998, segna uno sforzo per raggiungere un equilibrio. Offre un modo al personale per scegliere di rivelare informazioni segrete riguardanti un «problema serio o flagrante, un abuso o una violazione di legge», ma lo offre solo ai membri del comitato del Congresso sui servizi segreti, e solo dopo la preventiva valutazione all’ispettore generale della NSA e del procuratore generale. Questa legge, in ogni caso, non protegge dalla rivelazione di informazioni al pubblico, ed è stata usata di rado. Qualsiasi equilibrio raggiunto sulla carta si è dimostrato del tutto inutile nella pratica.
Per capire il perché, provate a immaginare che Snowden sia andato dall’ispettore generale della NSA con l’informazione che l’agenzia stava raccogliendo grandi quantità di “metadata” su ogni telefonata fatta in America – quindi registrazioni di chi veniva chiamato, quando e per quanto tempo parlavano – accumulando da cinque anni dati e analizzandoli. Cosa avrebbe fatto l’ispettore generale? Come hanno ripetutamente sottolineato i difensori della NSA, il programma di metadata fu approvato dai tre rami: legislativo, esecutivo e giudiziario. L’amministrazione Bush l’ha voluto e Obama l’ha mantenuto. Quindici giudici federali della Foreign Intelligence Surveillance Court – o FISA – lo hanno dichiarato legale. E il Congresso ha autorizzato il provvedimento del Patriot Act su cui il programma era basato, anche dopo aver ricevuto informazioni su di esso (benché in modo limitato e superficiale per non creare allarme2. )

Date queste premesse, l’ispettore generale sicuramente avrebbe deciso che non vi fosse la base per le rivelazioni. Ma anche se a Snowden fosse stata data luce verde per portare le attività della NSA all’attenzione dei comitati sui servizi segreti, il problema non sarebbe stato che quei comitati ne erano all’oscuro, ma che ne era all’oscuro il popolo americano. Come disse Snowden in un’intervista registrata al tempo delle sue prime rivelazioni: «Queste cose hanno bisogno di essere determinate dal pubblico, non da qualcuno che è stato semplicemente assunto dal governo…Il pubblico ha bisogno di decidere se questi programmi siano giusti o sbagliati».

Le reazioni che le rivelazioni di Snowden hanno suscitato suggeriscono che stava colpendo l’obbiettivo. Le sole parti tenute lontane «dall’equilibrio e dai controlli reciproci dei poteri» così spesso lodati dalla NSA, sono state il pubblico americano e quello mondiale – in altre parole la gente la cui privacy era in ballo. Finché il programma è stato tenuto nascosto, i tre poteri dello stato erano favorevoli a tollerarlo. Ma una volta divenuto pubblico, ciò mutò drasticamente. Il 16 dicembre scorso, la prima corte federale ha espresso un giudizio sulla legalità del programma di controllo delle telefonate da parte della NSA in un pubblico procedimento con contraddittorio, e lo ha dichiarato verosimilmente incostituzionale. Il giudice distrettuale Richard Leon deliberò che la raccolta massiva e la ricerca di metadata avevano leso le ragionevoli aspettative di privacy dei cittadini americani, e non poteva essere giustificata senza un mandato e indizi di colpevolezza.3

Due giorni dopo, la commissione di esperti del presidente stesso, che includeva un ex direttore ad interim della CIA, ha sollevato seri dubbi sul buon senso e sull’opportunità del programma, e ha suggerito quarantasei cambiamenti per tenere sotto controllo la NSA, inclusa la cessazione della raccolta massiva di registrazioni telefoniche da parte della stessa, una più stretta supervisione della magistratura e del Parlamento, e la richiesta di una specifica approvazione presidenziale per il controllo di leader stranieri.

I membri del Congresso hanno presentato più di trenta progetti di legge per mettere sotto controllo la NSA. Il progetto più importante è cosponsorizzato da Jim Sensebrenner, un repubblicano del Wisconsin da trentacinque anni al Congresso, e dal senatore Patrick Leahy, democratico del Vermont. Sensebrenner, uno degli architetti del Patriot Act, dice che non avrebbe mai autorizzato quello che la NSA stava facendo. E anche le corporation della Silicon Valley stanno spingendo per le riforme, sostenendo che le pratiche della NSA non hanno solo danneggiato la privacy, ma indebolito il loro business – e l’economia americana – erodendo la fiducia nella riservatezza dei servizi Internet americani.

Alla fine di dicembre, il giudice distrettuale William Pauley III di Manhattan, in disaccordo con il giudice Leon, ha deliberato che il programma della NSA fosse costituzionale. Il giudice Pauley ha sostenuto che gli americani non possono aspettarsi legittimamente la privacy sui numeri di telefono che chiamano, e quindi non era costituzionalmente fondata l’obiezione alla raccolta massiva e alla ricerca di dati da parte della NSA. Ma se una Corte d’appello giudica il programma della NSA incostituzionale, è quasi certo l’esame da parte della Corte Suprema.

In conclusione, l’amministrazione Obama, il Congresso e i tribunali avrebbero tutti dovuto agire per tenere sotto controllo l’attività di spionaggio della NSA. Una sorveglianza più mirata, soggetta ad una supervisione più stretta da parte della magistratura, avrebbe dovuto sostituire l’attuale approccio di raccolta indiscriminata da parte della NSA. Come verrà risolto in conclusione il conflitto non si saprà per un po’. Ma una cosa è chiara: non ci sarebbe stato nessun dibattito senza le rivelazioni di Snowden.

Considerate quello che abbiamo imparato dalla rivelazioni di Snowden e dalle ulteriori rivelazioni sul governo che hanno provocato:

(1)Dal 2006 la NSA ha raccolto sistematicamente dati su ogni telefonata che ogni americano ha fatto. Lo ha fatto sulla base di un’interpretazione segreta e forzata, da parte dei legali della NSA, del Patriot Act che in concreto autorizzava la raccolta di qualsiasi registrazione potenzialmente “interessante” per l’investigazione sul terrorismo internazionale. La NSA ha sostenuto di poter raccogliere registrazioni telefoniche di chiunque, senza tenere in considerazione che avesse qualche connessione con il terrorismo, e ciò sulla base della teoria che le registrazioni in futuro avrebbero potuto diventare “interessanti” al fine di un’investigazione sul terrorismo. Ma sulla base di questa teoria, cosa sarebbe stato escluso dal controllo della NSA?

James Clapper

James Clapper

(2) Il direttore della National Intelligence, James Clapper, ha mentito sotto giuramento riguardo a questo programma quando gli fu chiesto in un’audizione del Congresso se il governo stesse raccogliendo qualche tipo di dati su milioni di americani. Clapper rispose «no», ma Snowden ha dimostrato che la NSA stava facendo esattamente questo.

(3) Conformemente ad un’altra normativa, il FISA Amendments Act del 2008, la NSA compie una sorveglianza ancora più invadente – inclusa l’analisi del contenuto di e-mail, delle ricerche su Internet e delle chat room – delle persone che lei crede siano cittadini stranieri che vivono all’estero, anche quando comunicano con cittadini americani in America. Può fare questo senza alcun particolare sospetto che la persona sia coinvolta in attività criminali o terroristiche. L’agenzia ha anche intercettato le telefonate e le e-mail di alcuni dei nostri leader alleati più stretti, inclusa la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert.
(4) Questi programmi della NSA sono stati autorizzati in segreto dai giudici della FISA, ma spesso hanno violato i termini sotto cui i tribunali li autorizzavano. Per esempio, nel 2009 il giudice della FISA, Reggie Walton, ha punito la NSA per aver controllato illegalmente miglia di dati telefonici di americani nell’arco di due anni, e ha imposto il requisito temporaneo (poi rimosso) che tutte le ricerche di database fossero preventivamente approvate dal giudice4.

(5) Negli Stati Uniti la NSA raccoglieva non solo registrazioni telefoniche degli americani, ma anche le loro e-mail. I dati delle e-mail sono spesso anche più rivelatori dei dati telefonici (identificando, per esempio, i gruppi di appartenenza e le organizzazioni politiche e religiose con cui uno comunicava).

(6) La NSA raccoglieva dati di localizzazione delle chiamate e liste di indirizzi e-mail al di fuori degli Stati Uniti su vasta scala, dati che rintracciano giorno e notte ogni movimento degli utilizzatori telefonici e che rivelano coloro che corrispondono con maggior frequenza.

(7) La NSA non si è accontentata di tutti questi poteri. Ha anche violato i collegamenti esteri dei centri dati di Google e di Yahoo, raccogliendo enormi quantità di dati, senza essere soggetta ad alcun limite regolamentare o legale. Ha anche inserito elementi di debolezza nei codici criptati dell’industria privata per consentirle di violarli più facilmente.

(8) In conclusione (almeno allo stato delle cose), la NSA stava collaborando in modi potenzialmente deleteri con la sua controparte inglese, il Government Communications Headquarters (GCHQ), sfruttando, a quel che sembra, scappatoie che consentivano alla NSA di fare cose che il GCHQ non poteva fare, e viceversa.

E Snowden non ha ancora finito. Resoconti su nuovi programmi, iniziative e obbiettivi irrompono settimanalmente se non giornalmente. In breve, le rivelazioni di Snowden ritraggono un’agenzia insaziabile che ha cercato di raccogliere quante più informazioni possibili, nella maggior parte dei casi confidando su interpretazioni misteriose della legge, spesso sfruttando il fatto che la legge non è al passo con la tecnologia.

Le rivelazioni di Snowden sono state legittime? Secrets and Leaks di Rahul Sagar getta una luce importante sulla questione. In una prosa attentamente argomentata e lucida, Sagar, docente di scienze politiche a Princeton, argomenta che i segreti sono inevitabili, come lo sono le fughe di notizie – e che queste hanno una parte importante anche se precaria nel controllo degli abusi compiuti in nome della segretezza. Il potere di dichiarare un’informazione riservata, come molti altri poteri, è sia fondamentale che suscettibile di essere usato male. In teoria, sarebbe preferibile il controllo legale e formale sul potere esecutivo per determinare cosa debba e cosa non debba essere segreto, piuttosto che lasciare che il controllo degli abusi sia fatto da svelatori di segreti che si assumono la responsabilità di infrangere la legge. Ma, Sagar sostiene, i due principali possibili candidati per rendere più efficiente la supervisione formale – i tribunali e il Congresso – sono entrambi inadeguati a svolgere questa funzione in maniera efficace.

I tribunali, dice Sagar, non sono nella posizione giusta per giudicare a posteriori le valutazioni operative riguardo al fatto se una particolare informazione dovesse rimanere segreta, eccetto che nelle circostanze più disdicevoli. La pratica giuridica gli dà ragione; i tribunali generalmente sospendono il giudizio quando l’esecutivo afferma che la sicurezza nazionale richiede segretezza. Da parte sua, il Congresso è semplicemente troppo ampio, impermeabile e partigiano perché gli sia assegnato quel compito. E qualsiasi settore del governo intraprenda questa funzione di controllo dovrà svolgere il lavoro in segreto, e perciò dovrà affrontare alcuni degli stessi problemi di tendenza a coprire e quindi di credibilità che avrebbe l’esecutivo.

Inoltre, la questione di quando una rivelazione sia giustificata non è generalmente facile da risolvere con una regolamentazione chiara e predisposta in anticipo. La rivelazione di un atto criminale flagrante può sembrare un caso facile, ma la maggior parte delle rivelazioni non coinvolgono atti criminali flagranti. Niente di ciò che è stato rivelato da Snowden o da Manning, per esempio, giunge a quel livello. Ed è possibile che anche nel caso di un crimine chiaro, il danno alla sicurezza nazionale a causa della rivelazioni possa superare i benefici – come quando la rivelazione di un crimine minore potrebbe far saltare la copertura di importanti agenti clandestini.

Sagar, comunque, non difende in maniera ingenua i divulgatori di notizie. Riconosce che ci sono rischi reali quando persone non elette violano valutazioni di leader eletti su materie di sicurezza nazionale. Essi possono agire per motivi personali o di parte e rivelare informazioni in modi partigiani e fuorvianti che per il governo sarebbe difficile contestare senza divulgare ancora più segreti. Essi spesso non hanno le informazioni o la visuale per stabilire accuratamente il potenziale danno delle loro rivelazioni. E come guardiani autonominatisi mancano di una legittimazione democratica.

Ciononostante, Sagar dice che la rivelazione di segreti da parte di fonti private è moralmente giustificata quando: (1) è basata su prove chiare e convincenti di abuso da parte della pubblica autorità, (2) quando non costituisce una minaccia sproporzionata per la sicurezza pubblica, e (3) quando è il più possibile limitata nell’obbiettivo e nella dimensione. Sagar ha utilmente identificato le questioni giuste. Ma come egli stesso dice per primo, l’applicazione di questi princìpi in casi concreti è straordinariamente difficile.

Bradley Manning

Bradley Manning

Per gli standard di Sagar, le rivelazioni di Manning e Assange erano in massima parte ingiustificate. Se alcuni specifici diari di guerra e cablogrammi possono aver rivelato condotte illegali senza un danno sproporzionato alla sicurezza pubblica, l’accumulo da parte di Manning di diverse centinaia di migliaia di documenti non è stato in alcun modo confezionato attentamente. I cablogrammi del Dipartimento di Stato trapelati, in particolare, espongono molti individui che si sono messi in considerevole rischio facendo rivelazioni a funzionari delle ambasciate nei paesi con regimi repressivi o forti tensioni interne.

Le rivelazioni di Manning hanno costretto gli Stati Uniti a dedicare ampie risorse e tempo per cercare di identificare le persone a rischio e aiutare a metterle in sicurezza. I difensori di Manning obiettano che il governo non ha identificato nessuno che sia stato effettivamente ucciso come risultato delle rivelazioni, ma questa può essere considerata la combinazione di risposte efficaci e semplice fortuna. E anche se nessuno è stato ucciso le rivelazioni hanno ridotto l’affidabilità delle promesse di riservatezza dei diplomatici americani, e quindi quasi certamente terranno lontano per il futuro altri dal farsi avanti. Come per il giornalismo, la linfa vitale della diplomazia si basa sulle garanzie di riservatezza. Ad ogni modo, non c’è prova che Manning abbia compiuto il tipo di valutazione ben calibrata che avrebbe giustificato le rivelazioni – o anche che egli abbia la capacità di fare quella valutazione.

Copertina del 'Time' del dicembre 2010 dedicata a Julian Assange

Copertina del ‘Time’ del dicembre 2010 dedicata a Julian Assange

I dubbi etici e legali per Assange, come per i giornalisti in generale, sono vari. Manning aveva la possibilità di accedere a informazioni riservate sotto la specifica condizione che non le avrebbe rivelate. Assange, giornalista ed editore freelance australiano non aveva obblighi. A causa della protezione data ai giornalisti dal Primo Emendamento, nessun membro della stampa è mai stato perseguito in nome dell’Espionage Act per aver pubblicato informazioni riservate. Perciò, mentre Manning sconta trentacinque anni di prigione e Snowden si trova di fronte a una pena ancora più severa, i giornalisti che pubblicano le loro rivelazioni sono generalmente esentati da accuse.

Sebbene i giornalisti che ottengono informazioni segrete di solito non abbiano obblighi legali sul mantenerle segrete, essi hanno tuttavia un obbligo etico di considerare i rischi che i loro servizi possono creare. Contrariamente da quanto detto da alcune inchieste, WikiLeaks ha preso inizialmente misure per “censurare” o oscurare i nomi di persone che potevano essere messe a rischio dalla pubblicazione dei documenti di Manning. Ma ha fornito anche documenti non censurati ad alcuni giornalisti, resi disponibili da una password controllata non molto attentamente, e quando un giornalista del ‘Guardian’ ha pubblicato la password, WikiLeaks a sua volta ha pubblicato nella loro interezza i cablogrammi non censurati. Il risultato è stato che furono pubblicati migliaia di cablogrammi che non hanno rivelato violazioni di legge, e molti di questi hanno messo a rischio di ritorsione persone innocenti.

Il caso di Snowden è più complicato. Ha egli una «prova chiara e convincente» di un «abuso da parte dell’autorità pubblica», come richiesto da Sagar?

L’abuso di autorità più significativo che Snowden ha rivelato non sta nell’illegalità di una qualche particolare azione della NSA, ma nel fatto che tale diffuso programma di spionaggio fosse stato autorizzato interamente in segreto, senza richiesta, assenso o anche conoscenza da parte del pubblico potere. Mentre ci deve essere spazio nella democrazia per un numero contenuto di azioni coperte, la sorveglianza su di queste – che colpisce ogni americano e ampie porzioni di popolazione del mondo – non dovrebbe essere stabilita senza l’accettazione e il controllo pubblici. E in un mondo sempre più globalmente interconnesso, la legittimità di queste azioni della NSA non può essere determinate solo dal popolo americano. Se la NSA sta in realtà raccogliendo dati estensivi sulla vita di milioni di cittadini stranieri innocenti, pure questi devono avere voce su come i dati vengono trattati.

Le rivelazioni di Snowden hanno messo fine, nel modo più drastico possibile, alla segretezza che, per lui e per molti altri, è stato l’abuso fondamentale del programma. Per questa ragione egli ha detto al ‘Washington Post’ che considera la sua missione compiuta5. Grazie a Snowden abbiamo potuto avere ora il dibattito che avremmo dovuto avere già molto tempo fa, e dovremo continuare ad averlo quando i progressi della tecnologia daranno al governo maggior potere di conoscere a basso costo i più intimi dettagli di tutte le nostre vite. Questo è un beneficio essenziale.

Per quanto riguarda gli svantaggi, la rivelazione dei dettagli dei programmi della NSA può dare ai terroristi una migliore possibilità di sfuggire alla loro localizzazione. Non è chiaro, comunque, quanto sia reale questo svantaggio: i terroristi sapevano già di essere sotto sorveglianza. Anche con il tradizionale potere di sorveglianza del governo, questo poteva sia intercettare le telefonate che raccogliere informazioni su traffici, conversazioni e uso di Internet da parte di persone che sospettava fossero coinvolte nel terrorismo internazionale. Un terrorista non può sapere quanto il governo sospetti di lui e perciò deve dare per scontato di essere controllato.

Cosa più importante, rimane da vedere se le rivelazioni di Snowden si siano concentrate soprattutto sugli abusi. Non sappiamo ancora quanti documenti abbia condiviso con i media. Se in realtà ha raccolto e rivelato un milione e settecentomila documenti, si fa fatica a definire le sue azioni ben mirate. D’altra parte, i vari resoconti che sono stati pubblicati finora, sembrano essere stati attentamente circoscritti: sono molto diversi dalla massa indifferenziata di Manning-Assange.

Il ‘New York Times’ ha chiesto al governo di garantire a Snowden «un patteggiamento o una qualche forma di clemenza» alla luce del sostanziale beneficio che le sue rivelazioni hanno portato. Rick Ledgett, il funzionario della NSA incaricato di valutare le rivelazioni di Snowden, ha anche suggerito un accordo per la riconsegna da parte di Snowden dei documenti rimanenti. C’è anche un forte dibattito sul fatto se la maggior parte delle rivelazioni fatte finora da Snowden siano giustificate. Le rivelazioni future in ogni caso, possono fare più male che bene, quindi sarebbe nell’interesse di tutti raggiungere un accordo che riduca di molto la punizione che la maggior parte dei funzionari dell’intelligence ha richiesto finora. Snowden ha commesso reati seri, ma ha anche svolto una considerevole funzione di pubblico beneficio.

Ovviamente la questione della legittimità delle rivelazioni non è nuova. Le rivelazioni da parte di Ellsberg dei Pentagon Papers più di quarant’anni fa posero questioni simili. James Goodale, che come consulente legale del ‘New York Times’ consigliò coraggiosamente la pubblicazione dei Pentagon Papers, ha recentemente pubblicato un’affascinante storia dall’interno delle battaglie legali del ‘Times’ contro la censura. In un’appendice, Goodale ritrae Manning e WikiLeaks come manifestazioni moderne dello spirito di Ellsberg e del ‘Times’, e sottolinea che la libertà di stampa ha da temere tanto Obama quanto temette da Nixon. Alcuni dei paralleli di Goodale sono appropriati, ma le differenze tra i due casi sono più significative.

Primo: a differenza di Nixon, Obama non ha tentato di proibire la pubblicazione di una delle qualsiasi rivelazioni di Snowden o di Manning. Il processo dei Pentagon Papers, in parte grazie alle stesse argomentazioni di Goodale rese davanti ai giudici, ha stabilito una barriera legale estremamente alta per approvare la pubblicazione, e quella barriera permane tuttora. Per la maggior parte dei giudici, comunque, nel processo dei Pentagon Papers, quella barriera si applicava solo alle «restrizioni preliminari» – cioè alle richieste di proibire completamente la pubblicazione – e non sarebbero applicabili alla persecuzione delle rivelazioni dopo che i reati sono stati compiuti. Mentre il ‘Times’ non fu incriminato, Ellsberg lo fu, e il suo caso non fu chiuso grazie al Primo Emendamento, ma a causa della condotta illegale delle indagini.

Seconda differenza: l’era digitale ha profondamente mutato le dinamiche e le fonti delle rivelazioni. I computer rendono il furto di documenti molto più efficace. Ellsberg dovette passare mesi a fotocopiarsi manualmente i Pentagon Paoers. Manning ha usato il suo computer per scaricare più di 700.000 documenti, e a quanto pare Snowden ne ha rubati ancora di più. Internet rende le divulgazioni attraverso i confini nazionali molto più facili. Manning ha caricato i suoi documenti direttamente sul sito di WikiLeaks, collocato in Svezia, molto lontano dalle mani americane. Snowden ha dato accesso ai suoi documenti a giornalisti in Germania, in Brasile e negli Stati Uniti ed essi a loro volta li hanno pubblicati nei quotidiani di tutto il mondo.

Terza differenza: i computer e Internet hanno reso allo stesso tempo più facile identificare e perseguire le rivelazioni. Quando qualcuno nel maggio 2012 ha rivelato che gli Stati Uniti hanno collocato un agente all’interno di una cellula attiva di al-Qaeda, rivelazione completamente ingiustificabile, il Dipartimento della Giustizia ha impiegato otto mesi per investigare alla vecchia maniera, e interrogare oltre 550 persone senza successo. Ma quando i pubblici ministeri citarono in giudizio i tabulati telefonici degli uffici e dei giornalisti dell’Associated Press coinvolti nella pubblicazione della storia, essi identificarono immediatamente l’informatore, un agente dell’FBI, e ottennero una dichiarazione di colpevolezza.

I sostenitori della stampa libera si lamentano che l’amministrazione Obama abbia compiuto più indagini per rivelazioni in nome l’Espionage Act (sette) rispetto a quelle compiute da tutte le precedenti amministrazioni messe insieme (tre). Ma il fatto più importante non è che Obama sia stato più attivo, ma che in realtà questi numeri siano così bassi alla luce delle rivelazioni quasi giornaliere di informazioni riservate pubblicate dalla stampa. Le maggiori indagini sotto Obama riflettono più probabilmente il fatto che sia molto facile localizzare la fonte di una rivelazione più che il fatto che il Presidente Obama si preoccupi poco della libertà di stampa.

Una cosa non è cambiata dai giorni dei Pentagon Papers. Non c’è ancora un modo condivisibile e sistematico per regolare le decisioni sulla segretezza da parte del governo. Come risultato, gli abusi della segretezza sono un rischio sempre presente – come lo sono gli stessi divulgatori di questi. Ma proprio per questa ragione, i divulgatori svolgono una funzione essenziale, anche se problematica, nell’impedire l’uso sbagliato della segretezza. I funzionari operativi devono agire sapendo che anche le loro condotte più segrete potranno un giorno diventare pubbliche. Il comitato di esperti del Presidente Obama ha raccomandato la «regola della prima pagina», secondo cui il governo dovrebbe tenere segreti solo quei programmi che potrebbe difendere nel caso in cui comparissero sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Potrebbero non avere scelta sulla materia. Se un militare di basso livello e un contractor privato possono rubare e rivelare milioni di segreti, nessun governo ufficiale può essere sicuro che sarà in grado di proteggere le sue azioni dall’esame pubblico. E mentre rivelazioni irresponsabili minano indubbiamente la sicurezza nazionale, le rivelazioni responsabili sono un controllo importante sugli abusi nella segretezza.

Snowden e Manning sono solo gli esempi più recenti e drammatici. Praticamente tutte le azioni più spregevoli e illegali degli Stati Uniti nella sua “guerra al terrore” sono state autorizzate e condotte in segreto, e sono divenute di pubblico dominio solo grazie alle rivelazioni. Queste azioni includevano torture e trattamento crudele di detenuti, rapimenti a scopo di tortura, “siti neri” della CIA e intercettazioni senza autorizzazioni della NSA. Tutti questi programmi sono stati ridotti in modo significativo in parte a causa della pressione pubblica provocata dalla loro scoperta. E in molti casi le fonti non sono state identificate o perseguite.

In conclusione, il rivelatore mette sia sé stesso che la società in una posizione difficile. Rivelando segreti, egli può bruciare la sua carriera, perdere la sua libertà, e cambiare la sua vita per sempre. Come ha detto Snowden, egli avrebbe potuto semplicemente andare a vivere alle Hawaii, godendosi il suo ottimo salario in un’isola paradisiaca. Invece, con notevole coraggio, ha scelto di agire in base alla sua coscienza, ha scelto di lasciare il suo paese e di divenire un fuggiasco internazionale con un futuro che è a dir poco incerto. Manning, che ha agito con motivazioni simili ma con meno accuratezza e probabilmente con meno giustificazioni, sta scontando una sentenza a trentacinque anni di carcere.

Manifestanti in sostegno di Julian Assange davanti all'ambasciata ecuadoregna di Londra

Manifestanti in sostegno di Julian Assange davanti all’ambasciata ecuadoregna di Londra

Assange, che ha dedicato sé stesso e il suo sito web a promuovere la credibilità attraverso la trasparenza, rimane isolato e confinato in un’ambasciata straniera, neppure in grado di camminare per le strade di Londra (anche se, almeno per il momento, lo fa per il timore di dover fronteggiare incriminazioni per reati sessuali e non per le rivelazioni).

E mentre noi come membri del pubblico abbiamo imparato da ciascuno di questi uomini che cosa ha fatto il nostro governo in nome nostro in segreto, essi si sono assunti l’incarico di rivelare centinaia di migliaia di documenti segreti, anche se solo alcuni potevano essere rivelati in maniera giustificabile. Nessuno ha scelto Snowden, Manning o Assange per agire in nome della nostra coscienza. Ma se loro non lo avessero fatto, chi lo avrebbe fatto?

  1. I Pentagon Papers sono dei documenti top secret, pubblicati nel 1971 dal ‘New York Times’ e dal ‘Washington Post’, che rivelarono, oltre allo scetticismo dello stesso governo americano sulla possibilità di una vittoria nella guerra in Vietnam, che gli Stati Uniti avevano esteso il proprio ruolo nel conflitto con bombardamenti nel Laos, in Cambogia e nel Vietnam del Nord prima che gli americani ne venissero informati. N.d.R.
  2. La NSA ha informato i membri del programma di intelligence del Senato e della Camera, e ha reso alcune di queste informazioni disponibili ad altri membri del Congresso. Comunque, non ha rivelato la dubbia motivazione del tribunale della FISA che sosteneva il programma. Il presidente del Comitato per l’intelligence della Camera ha impedito la rivelazione del programma agli altri membri della Camera. E mentre ai senatori è stato concesso di esaminare una lettera riservata che parla del programma, questi non hanno potuto portare con loro nessun membro dello staff, e non hanno potuto prendere appunti o copiare la lettera. Hanno potuto vedere la lettera solo per in un ristretto limite di tempo, e non hanno potuto discuterne con i loro colleghi o con il pubblico.
  3. Per una discussione sulla decisione del giudice Leon, si veda il mio articolo The NSA on Trial, ‘NYRblog’, 18 dicembre 2013.
  4. Declassified Order of Foreign Intelligence Surveillance Court, 2 marzo 2009, disponibile su www.dni.gov/files/documents/section/pub_March%202%202009%20Order%20from%20FISC.pdf.
  5. Si veda Barton Gellman, Edward Snowden, After Months of NSA Revelations, Says His Mission’s Accomplished, ‘The Washington Post’, 23 dicembre 2013.
DAVID COLE, è professore di Legge presso il Georgetown University Law Center. Ha vinto numerosi premi per diversi libri, fra cui The Torture Memos: Rationalizing the Unthinkable (New Press 2009), Less Safe, Less Free: Why America is Losing the War on Terror (New Press 2007) e Enemy Aliens: Double Standards and Constitutional Freedoms in the War on Terrorism (New Press 2003).
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