Paolo Trovato

Un falso visconte, due edizioni elettroniche e altri libri su Dante

FILOLOGIA E LETTERATURA: Le conquiste dell’elettronica fanno la loro comparsa anche in un campo di per sé così storico e letterario come la filologia. Con risultati eccellenti. La Divina Commedia ha attraversato i secoli, passando di mano in mano, di manoscritto in manoscritto, di tradizione in tradizione. Le sue versioni sono molto diverse tra loro e oggi un importante cd rom le riunisce e permette agli studiosi di poterle confrontare simultaneamente, addirittura andando a ricercare singole parole o frasi, in automatico. Una semplificazione e una velocizzazione che il prof. Trovato mostra di apprezzare.

In una fase nella quale la maggior parte degli indicatori legati all’economia (alla rinfusa: il costo di un barile di petrolio, il PIL, i finanziamenti dello stato all’istruzione e alla ricerca) sono significativamente più bassi rispetto agli anni precedenti, ci sono almeno due curve che, da molti decenni, salgono ininterrottamente: quella che misura l’incremento demografico globale e quella che riflette la produzione libraria, evidentemente correlate al miglioramento (nonostante tutto) delle nostre condizioni di vita. Se ai tempi di Petrarca, e forse ancora nell’Ottocento, un uomo colto poteva illudersi di conoscere quel che di importante si era scritto su un dato argomento, già molti decenni prima di internet gli studiosi meno ingenui sapevano perfettamente che aspirare a una compiuta informazione bibliografica era diventato impossibile.

In ambito umanistico questa sovrapproduzione, potenzialemente paralizzante, è particolarmente avvertibile per autori-patrimonio dell’umanità come Shakespeare, Cervantes o il nostro Dante (monografie, traduzioni ecc. vengono pubblicate a getto continuo in tutti i Paesi del mondo). I principianti soccombono leggendo a casaccio. Gli specialisti cercano di sopravvivere basando le loro scelte su combinazioni personali di 3 o 4 criteri (per esempio: notorietà / affidabilità dell’autore; contiguità con l’argomento della propria ricerca; visibilità / prestigio della sede editoriale). E confidano nel fatto che: 1) molti libri non servono a niente; 2) come succede per le persone, il tempo è galantuomo: se un libro è utile e onesto, prima o poi qualche studioso autorevole se ne accorgerà e lo metterà in circolo.

Personalmente, se qualcuno mi chiedesse qual è stato il libro più rilevante per gli studi danteschi stampato nell’ultimo decennio, non avrei dubbi: l’edizione, curata da Enzo Cecchini e collaboratori (2004), delle Derivationes del canonista Uguccione da Pisa (Pisa, 1130 ca. – Ferrara, 1210), vale a dire il più autorevole vocabolario di latino del tempo di Dante e una “fonte” ripetutamente utilizzata dal poeta. Dante era, in fondo, lettore di pochi (relativamente pochi) libri, ma degustati intensamente, completamente interiorizzati, come conferma per esempio l’ormai classico studio di Massimiliano Chiamenti sulle “traduzioni” che sono frequenti nel Convivio e nella Commedia1.

Ben inteso, i primi a segnalare l’importanza del vocabolario di Uguccione, utilizzandolo direttamente sui manoscritti, sono stati i grandi dantisti della fine dell’Ottocento, a partire da Edward Moore; nonostante notevoli studi recenti sull’argomento2, un lavoro di insieme sulla presenza di Uguccione nella Commedia (agevolato dall’indice dei lemmi e dei sottolemmi dell’edizione Cecchini) darebbe certamente risultati di straordinario rilievo per la comprensione del poema. Un esempio minimo: nel II canto del Paradiso Dante ammonisce i lettori meno provveduti («in piccioletta barca») a non mettersi «in pelago» e i commentatori spiegano a ragione che alla lettera pelago significa “mare profondo”. Ma Uguccione precisa significativamente che pelagus vale “latitudo maris sine portu et littore” (“un’estensione di mare senza porti né spiagge”), cioè il mare che circonda chi fa una traversata, tanto più spaventoso (nel Medioevo, ma non solo) di quello, magari non meno profondo, che si incontra nella navigazione costiera3.

Non è un libro di composizione recente, anche se il finito di stampare è dell’ottobre 2008, nemmeno il tesoro di erudizione del falso visconte Colomb de Batines (al secolo: Paul Colomb), cioè la monumentale Bibliografia dantesca, apparsa a Prato, presso la Tipografia Aldina, nel 1845 (il tomo I) e nel 1846-1848 (il tomo II), con le sue integrazioni, cioè l’Indice generale procurato da Alberto Bacchi Della Lega (Bologna, Romagnoli, 1883, stampato in 250 esemplari) e le Giunte e correzioni manoscritte dello stesso Colomb de Batines, pubblicate postume a Firenze, da Sansoni, nel 1888. Il tutto è stato ristampato anastaticamente dalla Salerno editrice, in 3 volumi di oltre 1600 pagine complessive, con il corredo di un insostituibile Indice dei manoscritti, curato da Irene Ceccherini (con indicazione delle biblioteche e delle collocazioni4 che attualmente corrispondono ai dati registrati dal Colomb nel 1845-1846), e – a contestualizzare la vita e l’opera dell’erudito – di un’informata e partecipata Postfazione di Stefano Zamponi e dei suoi collaboratori Mauro Guerrini e Rossano De Laurentiis.

Mentre il bibliografo tipo del primo Ottocento è un ecclesiastico o tutt’al più un aristocratico, Paul Colomb (1811-1855) è figlio di un funzionario statale, che gli trasmette la passione per i libri. Una passione totalizzante, che ne causa, pare, il licenziamento e il rientro forzato in famiglia. Alla morte del padre, nel 1835, sposa una giovane di famiglia agiata, ma dopo 4 anni è costretto a vendere parte della sua biblioteca e si trasferisce a Parigi dove cerca, finalmente, di mettere a frutto il suo dispendioso hobby avviando un’attività di libraio-editore. Fortunatamente per noi, un processo con gravi ricadute economiche lo costringe ad abbandonare Parigi e la Francia (1843-1844) e a riparare a Firenze, presso la cognata. Appunto a Firenze avvia la Bibliografia dantesca, che redige, ben inteso, in francese, sul modello delle più recenti e autorevoli imprese europee del tempo5. Gli editori pratesi (certo poco lungimiranti) gli impongono tuttavia di farlo tradurre in italiano.

Si sa che, a differenza della prima parte, ricchissima di notizie sulle edizioni a stampa, la sezione dedicata ai manoscritti preoccupa il giovane Colomb de Batines, che non si sente adeguatamente esperto in materia. Ma, nonostante qualche incertezza – piace citare le misurate parole di Zamponi (dal vol. III, p. 302) –, il censimento «fornisce per la prima volta alla comunità letteraria internazionale una immagine complessiva della tradizione manoscritta della Commedia e dei suoi commenti (Batines descrive o cita quasi 900 manoscritti; per la sola Commedia, considerando la sproporzione dei mezzi, è modesto il salto tra le 537 notizie offerte dal Batines e le 844 offerte dalla Roddewig [il censimento complessivo più recente, del 1984, n.d.A.], che censisce anche frammenti di singoli fogli)»6.

Per finire, vengo a un altro strumento di lavoro, davvero recentissimo e pure molto utile, tanto più in un momento come questo, in cui (anche per reazione alle tesi di chi scrive sulla prima diffusione della Commedia, tutta emiliano-romagnola e veneta, con la conseguente introduzione nel testo di molti settentrionalismi non d’autore come bufa per buffa, Caprara per Capraia, seguidi per seguiti ecc., che avrebbe provocato, in Toscana, un rigetto linguistico dei copisti, miranti a ritradurre quelle forme in fiorentino) la discussione sulla tradizione e sul testo del poema dantesco è molto vivace; e, come succedeva nel ’500 per le lettere di san Paolo, tutti discorrono dei pregi e dei difetti delle edizioni critiche che si contendono il favore degli specialisti (quella, che ha superato i quarant’anni, di Giorgio Petrocchi e quella, apparsa nel 2001, di Federico Sanguineti). In questo caso non si tratta di un libro di carta, ma di un DVD-ROM: Dante Alighieri, Commedia. A Digital Edition, appena uscito, a cura di Prue Shaw, in coproduzione tra SDE Scholarly Digital Editions (Birmingham) e SISMEL Edizioni del Galluzzo (Tavarnuzze, Firenze).

Dopo decenni in cui soprattutto chi non ha mai scritto una riga nel campo dell’edizione e dell’interpretazione scientifica dei testi medievali o rinascimentali non fa che parlare dell’importanza delle edizioni digitali e delle sorti, al solito magnifiche e progressive, che queste applicazioni dell’informatica garantiranno ai nostri studi, la Shaw (studiosa britannica, ma di formazione fiorentina, allieva negli anni ’60 del più geniale studioso di Dante del secolo scorso, Gianfranco Contini) è una delle pochissime, forse l’unica persona al mondo che può vantare sostanziose esperienze di filologia elettronica nell’ambito della letteratura italiana: culminate quattro anni fa nell’eccellente edizione digitale di uno dei trattati latini di Dante, la Monarchia7.

Il DVD-ROM della Commedia contiene, oltre ai testi delle edizioni Petrocchi e Sanguineti, in vari punti divergenti, le trascrizioni di 7 manoscritti di particolare rilievo, corredati dalla riproduzione digitale di 6 su 7 (per ragioni contrattuali non è stato possibile riprodurre l’Urbinate 366 della Biblioteca Apostolica Vaticana). I programmi utilizzati consentono, per ogni punto del testo, di disporre di tutte le varianti presenti nei 7 manoscritti (o testimoni) prescelti o di leggere la Commedia in uno qualsiasi dei manoscritti stessi su accurate trascrizioni fornite dalla stessa Shaw o ancora di poterne controllare l’affidabilità su splendide riproduzioni ad alta definizione, nonché di ottenere in pochi secondi liste di varianti proprie di uno o più testimoni (solo grazie a questo DVD si apprende ad esempio che le varianti non meramente grafiche o fonomorfologiche che oppongono l’edizione Sanguineti a quella di Petrocchi sono in tutto 1544). Tutto ciò, e altro ancora, passando abbastanza facilmente da un ambiente di lavoro all’altro.

Occorre precisare che, se in astratto 7 codici sono una goccia nel mare dei circa 600 che contengono almeno una cantica della Commedia, i manoscritti in questione8 non sono stati scelti arbitrariamente, ma sono, tutti tranne uno, testimoni decisivi dell’edizione Petrocchi e coincidono con il testimoniale molto ridotto dell’edizione Sanguineti.

Il dischetto è impreziosito da un’ampia e ricca introduzione, che in stile molto british (cioè poco ideologico e molto attento ai dati) mette a fuoco con competenza e accuratezza insperate i pro e i contro dell’edizione Sanguineti, giungendo – ben inteso: nel controverso, ma in fondo circoscritto, ambito in questione, che riguarda solo 7 manoscritti, sia pure rilevanti – a proporre una soluzione alternativa per quanto riguarda lo snodo, davvero cruciale, dei rapporti tra Rb e Urb9. Come è ovvio per gli specialisti, ma forse non altrettanto per le legioni di appassionati cultori di Dante, rapporti diversi tra i testimoni (manoscritti) implicano ovviamente scelte diverse nella ricostruzione del testo, ossia edizioni diverse.

L’esame di questo prezioso DVD, il cui allestimento ha impegnato Prue Shaw grosso modo per un quinquennio, invoglia a chiedersi se la filologia elettronica, così veloce e asettica nel soddisfacimento delle nostre più disparate richieste, sia oggi la forma più comoda, se non l’unica praticabile, di approssimazione agli originali perduti dei testi medievali e rinascimentali. Nonostante l’incondizionata apertura di credito di molti orecchianti a questa nuova branca della critica testuale, anche nel caso di opere dalla tradizione assai ampia (quale la Commedia) i “pacchetti” di programmi filologici predisposti da Peter Robinson e collaboratori per le Scholarly Digital Editions di Birmingham non sembrano uno strumento utile per velocizzare l’odiato-amato lavoro del filologo: al contrario, poiché un PC per funzionare ha bisogno di istruzioni complete, formalizzate tramite marcature assai onerose, richiedono tempi di esecuzione lunghissimi. Ma a posteriori questi sussidi sono invece preziosi, anzi insostituibili, per chiunque voglia verificare in tempi non biblici il lavoro filologico altrui. Ed è auspicabile che (nonostante l’enorme quantità di lavoro meccanico e però altamente specializzato che presuppongono e i relativi costi dell’allestimento) tutti gli autori più rilevanti del canone occidentale, Dante, Shakespeare e compagnia, possano essere offerti al largo pubblico individuato dalla valente curatrice (specialisti e persone colte) in una simile veste.

1. Massimiliano Chiamenti, Dante Alighieri traduttore, Firenze, Le Lettere, 1995. Sull’argomento è da vedere anche Luciano Gargan, Per la biblioteca di Dante, in ‘Giornale storico della letteratura italiana’, CLXXXVI, 2009, pp. 161-193.

2. Picone, in ’64 (2006), pp. 268-276; Luisa Ferretti Cuomo, Parole di Dante: di alcuni contatti con le Derivationes di Uguccione da Pisa, in Latin vulgaire latin tardif VIII, Actes du VIII colloque international sur le latin vulgaire et tardif (Oxford, 6-9 Septembre 2006), par Roger Wright, Ildesheim/Zürich/New York, Olms-Weidmann, 2008, pp. 570-577.

3. Il significato si conserva nei portolani tardomedioevali (per esempio nel portolano Benincasa, del pieno ’400: «Venendo di pelago e volendo andare a questo porto…»).

4. Le collocazioni (una specie di indirizzo) sono gli identificativi, per lo più numerici, che permettono di sapere in che libreria e in che ripiano della biblioteca un certo libro è conservato.

5. Per le stampe, Mattaire, Panzer, Hain, Brunet; per i manoscritti, Bandini e la Bibliografia petrarchesca di Antonio Marsand.

6. Il censimento (lat. census), cioè l’individuazione dei manoscritti superstiti ottenuta interrogando i cataloghi delle biblioteche di tutto il mondo, è la prima fase, di importanza fondamentale, di ogni ricerca filologica. Non si devono passare sotto silenzio i più dettagliati, ancorché parziali, contributi al censimento della tradizione manoscritta dantesca offerti negli ultimi anni da vari giovani studiosi italiani. Tra i più attivi, Sandro Bertelli e Marisa Boschi Rotiroti.

7. Firenze-Birmingham, Società Dantesca Italiana – SDE Scholarly Digital Editions, 2006.

8. I notissimi, almeno per i dantisti, Ash Ham LauSC Mart Rb Triv Urb (le sigle, che sono un modo comodo per citare un determinato manoscritto, si riferiscono alla biblioteca o al fondo, cioè la sezione di cui il libro fa parte entro una biblioteca: Triv sta, ad esempio, per Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, codice 1080).

9. L’esemplare Rb è diviso in due spezzoni distinti, prodotti dalla stessa mano: quello della Biblioteca Riccardiana di Firenze (che contiene le prime due cantiche), e quello della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano (che contiene la terza). L’esemplare Urb è il Vaticano Urbinate, della Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma. N.d.R.

PAOLO TROVATO insegna Storia della lingua italiana all’Università di Ferrara e condirige la rivista ‘Filologia italiana’. Tra i lavori più recenti: la raccolta dantesca Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia” e, con altri, il primo vocabolario storico della nostra letteratura musicale (il CD-ROM LesMu. Lessico della letteratura musicale italiana, 1490-1950), pubblicati entrambi a Firenze, da Cesati, nel 2007; la ristampa anastatica di Con ogni diligenza corretto (Unifepress, 2009); l’edizione critica della prima Cortigiana (1525) dell’Aretino (Salerno, 2010).

LIBRI presentati in questo ARTICOLO:

ante Alighieri, Commedia, A Digital Edition, edited by Prue Shaw, Emeritus Reader In Italian, University College London. Research assistant: Jennifer Marshall. Edition realization: Peter Robinson, Birmingham-Firenze, SDE Scholarly Digital Editions – SISMEL Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2010.

Dante Alighieri, Monarchia, edited by Prue Shaw, Birmingham, SDE Scholarly Digital Editions – Società Dantesca Italiana, 2006 (DVD-ROM).

Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca ossia catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e commenti della Divina Commedia e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui, Nuova edizione anastatica con una postfazione e indici a cura di Stefano Zamponi, Roma, Salerno, 2008, tomi 3.

Uguccione da Pisa, Derivationes, edizione critica princeps a cura di Enzo Cecchini e di Guido Arbizzoni, Settimio Lanciotti, Giorgio Nonni, Maria Grazia Sassi, Alba Tontini, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2004, voll. 2.

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