Nathaniel Rich

L’incubo dei Tre di West Memphis

da ''The New York Review of Books''

Paradise Lost: The Child Murders at Robin Hood Hills (1996), Paradise Lost 2: Revelations (2000), Paradise Lost 3: Purgatory (2011), tre film diretti da Joe Berlinger e Bruce Sinofsky, HBO, tre DVD, $26.95–$29.95 l’uno; cofanetto $49.95

DAMIEN ECHOLS,Il buio dietro di me, Einaudi, Torino 2013, trad.it. di S. Massaron, pp. 476, € 19,00

ATTUALITÀ: Lo scrittore Nathaniel Rich ricostruisce l’incredibile caso dei “Tre di West Memphis”, tre ragazzini di West Memphis, Arkansas, che nel 1993 vennero ingiustamente accusati del brutale omicidio di tre bambini e della loro battaglia per ottenere giustizia.

Nel maggio del 1993, Jason Baldwin era un magro teenager dai capelli rossi, le cui principali attività erano ascoltare i Metallica e pescare dietro la roulotte dove viveva con sua madre. Il suo gatto, Charlie, stava seduto di fianco a lui; quando prendeva un pesce, lo dava a Charlie. Baldwin aveva sedici anni quell’anno, ma non ne dimostrava più di dodici. In un’intervista filmata all’epoca, appare timido e silenzioso, con un goffo sorriso insicuro, che rivela dei denti storti. Una larga divisa carceraria arancione ricade come una camicetta sulla sua corporatura scheletrica. Sul tavolo di fronte a lui ci sono una barra di Snickers mezza mangiata e una bottiglia di plastica di Mello Yello. Si rivolge alla camera.

«Io non ho ucciso quei tre ragazzini», dice il ragazzino.

Questa intervista appare all’inizio di Paradise Lost: The Child Murders at Robin Hood Hills, il primo di tre film documentari prodotti dalla HBO sulla saga dei tre di West Memphis – un incubo durato venti anni, che è stato il soggetto di un quarto film documentario, West of Memphis; di mezza dozzina di libri; e di decine di migliaia di articoli su riviste, quotidiani, e di servizi televisivi. Se guardati di seguito, i film della serie Paradise Lost producono un effetto simile a quello che produceva il film Up di Michael Apted, in cui il regista mostrava lo stesso gruppo di amici di Britons, in Inghilterra, ogni sette anni. In entrambe le serie, vediamo invecchiare i protagonisti, li vediamo perdere la loro ingenuità giovanile, e passare attraverso i differenti livelli di cinismo e di dolore, prima di accettare finalmente il loro destino.

Mentre i film di Apted sono notevoli per il modo in cui rendono visibile il passaggio del tempo, invece, i film di Paradise Lost, registrano una stasi imposta artificialmente. Le vite di Baldwin e dei suoi due amici, Damien Echols e Jessie Misskelley Jr., sono congelate nel momento in cui furono arrestati per l’omicidio di tre ragazzini di otto anni a West Memphis, Arkansas. Quando alla fine furono dichiarati liberi nel 2011 era come se fossero di nuovo dei ragazzini; il mondo era completamente nuovo per loro.

In una delle scene finali di West of Memphis, Baldwin, che è divenuto alto e scarno, è ripreso nel pomeriggio del suo rilascio in una stanza d’hotel di Memphis. È immobile e meravigliato di fronte a un’insalata che gli ha portato il servizio in camera. «C’è del formaggio qui», dice sconcertato; non ha mai visto un’insalata con del formaggio dentro. Si agita tenendo in mano un trolley nuovo; non ne ha ne ha mai posseduto uno prima. Sua madre compare sulla porta; «Mamma!» grida, e lui è di nuovo il piccolo ragazzo con il Mello Yello e la barretta di Snickers mezza mangiata.

La lettura del contenuto integrale di questo articolo è riservata ai sottoscrittori dell’Abbonamento Annuale Online
Log In Abbonati
Invia una mail per segnalare questo articolo ad un amico