451 via della letteratura della scienza e dell'arte
contiene gli articoli di The New York Review of Books

Quando usciremo dalla crisi?

di Gian Primo Quagliano
    10n6_crisi2

    ECONOMIA: la crisi economica che ha investito negli ultimi anni il nostro paese e che ha creato problemi a livello globale sembra non avere fine. Eppure numeri e statistiche ci dicono già quali saranno le prospettive future. L’economista Gian Primo Quagliano analizza questa situazione con chiarezza e lucidità.

    Quando e come usciremo dalla crisi economica in cui il mondo è precipitato nel 2008 e quando e come ne uscirà l’Italia che, dopo il grande crollo, nella ripresa delineatasi già nella primavera del 2009, sta procedendo con tassi di sviluppo tra i più deboli del mondo? Le risposte non sono naturalmente scontate, anche perché l’arco temporale da considerare per una previsione non è certo breve e vi è la concreta possibilità che si verifichino eventi oggi assolutamente imprevedibili, come alcuni mesi fa imprevedibili erano la catastrofe atomica in Giappone e le tensioni nel mondo arabo, eventi questi ultimi di cui è difficile valutare l’impatto economico anche nel solo 2011. Ragionando comunque sui dati e sulle informazioni attualmente disponibili è utile innanzitutto definire correttamente quella che è stata denominata “la crisi globale”.

    Non vi è più alcun dubbio ormai che si tratti di una grande depressione. Nella storia dello sviluppo economico moderno vi sono altre due grandi depressioni. La prima è quella del 1873-1895 e la seconda è quella iniziata nel 1929. Nel 1873, al termine di una fase di sviluppo accelerato dei Paesi economicamente avanzati, la crescita della capacità produttiva di beni agricoli e industriali trovò un limite nella capacità di assorbimento del mercato in un contesto caratterizzato da politiche economiche protezionistiche. Da questa situazione si uscì a partire dal 1895 soprattutto per l’effetto dell’apertura di nuovi mercati dovuta al colonialismo e si entrò così in quella che è stata definita la Belle Époque anche dal punto di vista economico.

    Anche la crisi del ’29 esplose al culmine di una fase di forte sviluppo. Le sue cause sono state oggetto di studio praticamente da parte di tutti gli economisti successivi. J.K. Galbraith ha identificato cinque cause principali che sono schematizzate nella tabella e che conviene esaminare anche con riferimento alle analogie e alle differenze con le cause della crisi attuale.

    Galbraith colloca al primo posto la “cattiva distribuzione del reddito”. Questo è certamente un punto centrale che merita un approfondimento anche perché è tra le cause strutturali pure della crisi attuale. Sul problema della distribuzione del reddito vi è una sterminata pubblicistica economica, politica e sociale. In termini statistici la questione è stata correttamente impostata fin dal 1905 dallo statistico americano Lorenz. Si parla di concentrazione del reddito quando una certa quota della popolazione, costituita dalle persone più ricche, possiede una quota superiore del reddito prodotto. Se il 20% della popolazione possiede il 40% del reddito siamo in presenza di concentrazione. Se la quota di reddito è del 60% la concentrazione è forte, se è dell’80%, come avviene in molti Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, la concentrazione è tale da ostacolare fortemente la crescita.

    Per continuare la lettura dell’articolo devi essere abbonato ed effettuare il login utilizzando il form “Accedi” che trovi sulla colonna di destra. Se non sei ancora abbonato puoi farlo cliccando qui
      Segnala ad un amico