Alessandro Trojani

1914: il massacro di Ludlow

STORIA. La triste vicenda di Ludlow, che vide protagonisti gli immigrati italiani nel Colorado. Una protesta di minatori che guadagnavano una miseria, vivevano in condizioni disperate e lavoravano in assenza di sicurezza alcuna si trasforma in una strage di massa, una tragedia che ancora non è stata dimenticata.

Nella ricerca di una nuova vita, migliore di quella che lasciavano nella loro madre patria, tra gli emigranti italiani molti hanno raggiunto il successo, invece per molti altri, purtroppo, il sogno non si è avverato. Troppo spesso, alcuni di quelli che non raggiunsero il loro obiettivo morirono anche per colpa di organizzazioni che si approfittavano della loro condizione.

Quando si parla di emigrazione, è necessario essere precisi nel definire il periodo, il momento storico, i luoghi di provenienza e di arrivo. Nel nostro caso, ci riferiamo a coloro che furono minatori nelle miniere di carbone nel sud del Colorado, a Ludlow, 12 miglia (19 km) a nordovest di Trinidad, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale. Una emigrazione povera, per la maggior parte proveniente dalle regioni meridionali d’Italia.

La vita nelle miniere era realmente dura e pericolosa, ma molti degli emigranti si adattarono a questo lavoro perché, inizialmente, pensavano che potesse essere una buona occasione per iniziare a guadagnare onestamente e per poter poi, risparmiando tutto il possibile, lasciare la miniera e trovare un lavoro migliore. Non sarebbero stati dei poveri, ma uomini pronti a lavorare.

La compagnia proprietaria della miniera dava ai minatori una casa e dei servizi in un villaggio in cui essi si potevano incontrare e fare una vita sociale; ma coloro che accettavano di stare nel villaggio non sapevano che tutto questo doveva essere pagato alla compagnia e alla fine del mese lo stipendio era già finito. Solo dopo essere entrati in questo girone dantesco si resero conto che a fine mese non potevano risparmiare un dollaro. Tutto questo perché la compagnia poteva gestire come voleva tutti i minatori e avere così la sicurezza che nessuno sarebbe andato via… Nessuno poteva protestare e il sindacato dei minatori non aveva la forza di combattere per ottenere delle condizioni migliori.

Nel 1914, a Ludlow i minatori si ribellarono, ma non riuscirono a vincere la “guerra” con la compagnia perché essa usò addirittura le armi: si tratta di uno degli attacchi più brutali al lavoro organizzato, nella storia del Nord America.

Fu un massacro brutale e vergognoso, dove morirono donne e bambini italiani. Non si parla di centinaia di morti, ma di famiglie, mamme e figli morti per una giustizia che non venne. Dobbiamo ricordare questi “eroi” bambini italiani e le loro mamme, perché questa tragedia non sia dimenticata e il loro sacrificio non sia stato inutile; questa una storia atroce che solo pochi conoscono.

Per sedare lo sciopero di 12 mila lavoratori, la compagnia (appartenente alla famiglia Rockefeller) chiese l’aiuto della Guardia Nazionale. La tensione salì al punto di esplodere, quando un sindacalista fu ucciso alla fine dell’anno 1913.

I minatori del CF&I (Colorado Fuel and Iron Company) erano pagati 1,68 dollari al giorno e costretti a lavorare in condizioni estremamente dure; i tassi di mortalità erano spesso il doppio della media nazionale americana. I tentativi di sindacalizzazione dai minatori del Colorado risalivano al primo sciopero del 1883 in cui cercarono di unirsi alla Western Federation of Miners e nel 1913 alla United Mine Workers of America (Umwa).

Le richieste del sindacato e lo sciopero irritarono talmente la famiglia Rockefeller, fino al punto che i minatori e le loro famiglie vennero sfrattati dalle loro case, lasciati ad affrontare il duro inverno del Colorado, senza riparo. Gli scioperanti organizzarono una “tendopoli” vicino alle miniere di carbone e continuarono il loro sciopero.

L’azienda assunse uomini (crumiri) contro i lavoratori in sciopero e guardie armate iniziarono a molestare gli scioperanti e i sindacalisti. Fu anche costruita un’auto, armata di una mitragliatrice, che prese il nome di “Morte speciale”. Lo sciopero ebbe una escalation e i minatori pensarono di scavare fosse di protezione sotto le loro tende, con lo scopo di proteggere se stessi e le loro famiglie contro il cecchinaggio casuale e le mitragliatrici dalle guardie della società.

Il 17 ottobre la “Morte Speciale” fu utilizzata per attaccare la tendopoli di Forbes, causando la morte di un minatore. Una ragazza fu colpita al volto e alle gambe e un ragazzo fu crivellato di proiettili dalla mitragliatrice, morirono anche altri scioperanti.

Il 28 ottobre il governatore del Colorado, Elias M. Ammons, chiamò la Guardia Nazionale a prendere il controllo della situazione. I minatori, tuttavia, perseverarono; i membri del sindacato e gli organizzatori furono rapiti e picchiati. Da allora i colpi sparati nei campi dai crumiri e dalla Guardia Nazionale diventarono un fenomeno costante e il rigido inverno face il resto. Fu duro vivere in tenda con la neve, il fango e il gelo tutto l’inverno, fino alla primavera.

Lo sciopero raggiunse il culmine quando alla Guardia Nazionale fu ordinato di sgomberare la tendopoli che ancora si trovava intorno alle miniere, nonostante che quel terreno fosse di proprietà della Umwa. La mattina del 20 aprile 1914, le truppe spararono con le mitragliatrici a chi si muoveva nel campo e i minatori risposero al fuoco, per ben 14 ore infuriò la lotta. Nel pomeriggio, un treno merci che passava sulla vicina ferrovia si fermò vicino al campo per salvare molti minatori e le loro famiglie dalle sparatorie.

Dopo molte ore di fuoco con i miliziani, il rappresentante dei minatori, Luigi Tikas, incontrò il tenente Linderfelt (l’ufficiale della Guardia Nazionale responsabile dell’assalto al campo Ludlow) per organizzare una tregua. Ma Tikas fu colpito con il calcio del fucile e i soldati gli spararono diverse volte nella schiena mentre giaceva a terra, uccidendolo. Quella sera, col favore delle tenebre, i miliziani dettero fuoco alla tendopoli e fu l’epilogo del massacro; durante l’incendio del campo, tutto bruciò e morirono soffocati due donne e undici bambini che avevano cercato rifugio in una fossa scavata nel terreno, dentro una tenda.

Quando la notizia del massacro si diffuse, i lavoratori provenienti da tutti gli Stati Uniti d’America scesero in sciopero per mostrare solidarietà con i minatori del Colorado che avevano perso i loro cari a Ludlow. Diverse città dello stato del Colorado furono occupate da minatori e alcune unità della Guardia Nazionale, deposero le armi e si rifiutarono di combattere.

Tuttavia, i lavoratori non riuscirono a vedere accettate le loro richieste, nonostante l’aiuto dei sindacati. Nessuno degli uomini della Guardia Nazionale fu mai perseguito per gli omicidi commessi, anche se 66 persone furono uccise.

La Commissione Parlamentare del governo statunitense chiese però di indagare su quanto era successo a Ludlow. L’inchiesta fu pubblicata nel 1915, promosse leggi sul lavoro minorile e stabilì che una giornata di lavoro durasse otto ore.

Nel 1918 fu eretto un monumento dove furono scritti i nomi dei morti sia italiani che di altre nazionalità, per commemorare il loro sacrificio.

 

 

Alessandro Trojani Dopo una lunga esperienza nel settore informatico per la progettazione e realizzazione di applicazioni scientifiche, nel 2000 ha creato un Progetto di Ricerca finalizzato allo studio della presenza italiana nel West Americano. Nel 2003 il progetto viene approvato dal Ministero degli Affari Esteri. Nel corso degli anni, la collaborazione si è estesa anche alle università, ai consolati e agli istituti di cultura americani. Fra i libri da lui pubblicati ricordiamo: Lo stereotipo italiano nella cinematografia americana. Mafia, tra finzione e realtà. (LULU Press, 2010), Dante Alighieri, un fiorentino nel Far West. (LULU Press, 2010) e Il caso De Martini, lettere ad un pioniere nel West americano. (LULU Press, 2010).

 

 

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