David Cole

Come fermare l’ingiustizia razziale

da ''The New York Review of Books''
ATTUALITÀ: La pratica di “stop and frisk” (ferma e perquisisci) consente alla polizia di New York di perquisire qualsiasi persona ritenuta “sospetta”. La maggior parte dei fermati sono cittadini neri e latinoamericani. Una giudice ha accolto la richiesta di fermare questa pratica da molti ritenuta discriminatoria. Ma la Corte d'appello ha fermato la decisione e ha rimosso la giudice dal caso, suscitando così numerose polemiche.

Ottenere giustizia contro la discriminazione razziale è sempre stato un cammino pieno di ostacoli. Durante il periodo della lotta per i diritti civili, furono i governatori degli stati del sud e i consigli scolastici che si opposero palesemente agli ordini del tribunale di impedire la segregazione nelle scuole. In anni più recenti, gli ostacoli sono stati eretti non dai politici del sud ma dagli stessi tribunali. La Corte Suprema ha reso praticamente impossibile provare la discriminazione razziale a meno di una schiacciante evidenza che determinati individui siano stati intenzionalmente presi di mira a causa della loro razza. Dimostrare che le politiche e le pratiche del governo abbiano avuto effetti ampiamente discriminatori per gli afroamericani non è sufficiente.
Su questo fondamento logico, la Corte Suprema nel 1984 confermò la condanna a morte in Georgia di un nero per aver ucciso una vittima bianca, a dispetto dell’evidenza che in Georgia, e anche dopo aver controllato altre trentanove possibili variabili che potrebbero spiegare la seguente differenza, gli imputati neri che avevano ucciso dei bianchi avevano ottenuto la pena di morte in una misura di 4,3 volte superiore rispetto a coloro che avevano ucciso dei neri. E nel 2013, revocando una parte cruciale del Voting Rights Act1, la Corte Suprema ha deciso che gli stati e le municipalità che avevano attuato pratiche di voto discriminatorie precedentemente, non erano più costrette ad apportare alle loro leggi elettorali cambiamenti rivolti a garantire che non continuassero a discriminare.

New York, manifestazione contro la pratica di stop and frisk

New York, manifestazione contro la pratica di stop and frisk

Ora, una decisione della Corte d’Appello del Secondo Circuito degli Stati Uniti suggerisce che non c’è limite alle opposizione che i tribunali possono eccepire contro i reclami per discriminazione razziale. Non solo la Corte d’Appello ha bloccato temporaneamente qualsiasi misura di contenimento provocata dalla storica decisione di un tribunale di grado inferiore che aveva giudicato che il Dipartimento di Polizia di New York era stato coinvolto in una discriminazione intenzionale nel suo programma di “stop-and-frisk”2; ha compiuto anche lo straordinario passo di sollevare la giudice del tribunale di grado inferiore dal caso.
Questa decisione del Secondo Circuito è giunta in connessione con una mozione preliminare in un appello del caso Floyd controla città di New York, una class-action che sfidava la politica di “stop-and-frisk” del Dipartimento di Polizia di New York (voglio dire tutto: il caso è stato portato in giudizio dal Centro per i Diritti Costituzionali, in cui ho iniziato la mia carriera legale tre decenni or sono e di cui sono membro del consiglio). In agosto, la giudice della Corte Distrettuale degli Stati Uniti, Shira Scheindlin, emise una decisione di 198 pagine sul caso, trovando che la polizia di New York aveva intenzionalmente fermato e perquisito neri e latini in misura molto più alta dei bianchi, e aveva fermato e perquisito migliaia di cittadini residenti senza il requisito richiesto dalla Costituzione per poterlo fare – e cioè il “ragionevole sospetto” che fossero coinvolti in qualche attività criminale. Solo nel 2011, il Dipartimento di Polizia di New York ha fermato più di 680.000 persone, di cui l’84 per cento erano neri o latinoamericani, e solo il 9 per cento erano bianchi. Tra il 2004 e il 2012, la polizia ha trovato droga o armi su meno del 2 per cento di tutti i fermati.
La città è ricorsa in appello, e ha cercato di bloccare ogni misura correttiva dell’attività discriminatoria della polizia in attesa dell’esito dell’appello. Il 29 ottobre, la corte d’appello ha ascoltato le argomentazioni su quel ricorso, e il 31 ottobre si è espressa a favore del ricorso. Questo in sé non è un risultato del tutto sorprendente. Le corti d’appello non di rado mantengono lo status quo quando la decisione di un tribunale di grado inferiore messa sotto esame richiederebbe spese significative della parte appellante – benché siano meno propense a mantenerlo quando, come in questo caso, ci siano state ampie dimostrazioni di continue condotte anticostituzionali.

La giudice  Scheindlin

La giudice Scheindlin

Ma la corte d’appello poi è andata oltre, interamente di sua iniziativa, e ha ordinato la rimozione dal caso del giudice Scheindlin. L’amministrazione cittadina non aveva nemmeno richiesto questa misura. La corte d’appello ha criticato la giudice Scheindlin per violazione di due tipi delle norme di imparzialità: il primo quando ha deciso di considerare il caso fin dall’inizio come un “caso connesso” e cioè, per esempio, un caso in rapporto diretto con un altro che lei stessa aveva già giudicato; e il secondo quando ha fatto dichiarazioni ai media mentre il caso era ancora in atto. Dal momento che la municipalità non aveva neppure sollevato queste due questioni, la corte d’appello ha deliberato senza dare alla giudice la possibilità di spiegare le sue azioni e senza consultare le parti stesse sulla materia.
Privata dell’opportunità di spiegarsi in anticipo, la giudice Scheindlin ha pubblicato una breve e solenne dichiarazione in sua difesa come risposta. In essa spiegava di aver considerato il caso come caso connesso perché i querelanti affermavano che l’amministrazione aveva violato un ordine che lei stessa aveva emanato in un precedente processo che metteva in discussione, in modo simile, le pratiche di “stop-and-frisk” dell’amministrazione. E questa è una base assolutamente ragionevole per qualificare un caso come connesso. La regola del “caso connesso” consente ai giudici della corte distrettuale di aver assegnati casi che sono in rapporto a casi che hanno già precedentemente giudicato, senza lasciare che questi stessi vengano assegnati in maniera casuale ad un altro giudice. La regola è mirata a favorire la risoluzione efficace delle dispute. La giudice Scheindlin era quindi pienamente in diritto di assumere il caso.
Apparentemente senza senso di ironia o di vergogna, la giuria della corte d’appello ascoltando la mozione nel caso Floyd ha preso poi l’inconsueta decisione di assegnare il pieno appello a sé stessa, allontanandosi dalla pratica consueta di assegnare il pieno appello a una nuova giuria selezionata a caso. Non ha offerto alcuna spiegazione per questo comportamento. Evidentemente quando si giunge ai casi “connessi”, ciò che è vero per la corte distrettuale non è vero per la corte d’appello.
Relativamente alle dichiarazioni a quanto si dice improprie della giudice ai media, la giudice stessa è il suo miglior avvocato difensore. Ecco cosa ha detto nella sua dichiarazione dopo che la corte d’appello l’aveva ammonita:
Tutte le interviste segnalate dal Secondo Circuito sono state condotte sotto la manifesta condizione che non avrei fatto commenti sul caso Floyd. E non ne ho fatti. Alcuni dei giornalisti hanno usato citazioni da opinioni scritte nel caso Floyd che hanno dato la sensazione che avessi fatto io i commenti sul caso. Comunque, un’attenta lettura di ogni intervista rivelerà che non è stato fatto alcun commento di tal genere.
I membri della corte di appello non hanno sentito la necessità di fare «un’attenta lettura». Non hanno neppure sentito la necessità di ascoltare la giudice o le parti prima di sollevare un problema che nessuna delle parti aveva sollevato o riassunto.
L’avventata rimozione da parte della corte d’appello della giudice Scheindlin è ancora più fastidiosa quando si considera che, mentre era candidato a sindaco della città di New York, Bill de Blasio aveva depositato una memoria presso la corte d’appello che sosteneva i querelanti e che diceva che dovevano essere prese contromisure immediatamente. Egli quasi certamente ripresenterà l’appello dopo il suo insediamento il 1 gennaio3. Ciò manterrebbe in atto la decisione della corte distrettuale, e, a dispetto della decisione della corte d’appello, avrebbe lasciato la giudice Scheindlin in carica. Prevedendo ciò, la corte d’appello ha approfittato di una mozione di sospensione di routine per ottenere, non richiesta, di ammonire la giudice Scheindlin quando sapeva di non poterne avere un’altra possibilità, e di rimuoverla dal caso che lei avrebbe dovuto continuare a presiedere.
Siamo a questo punto. Una giudice della corte distrettuale rende note evidenze dettagliate e raccolte con cura su mesi di testimonianze processuali e meticolosamente motivate in una sentenza di 198 pagine, sul fatto che il Dipartimento di Polizia di New York ha intenzionalmente preso di mira i residenti neri e latini della città nel corso di fermi e perquisizioni effettuati in modo incostituzionale nell’arco di molti anni. E questa viene ripagata da una corte d’appello che, di sua propria iniziativa, senza neppure sentire le parti e apparentemente senza prendersi la briga di distinguere tra le affermazioni fatte dalla giudice fuori dalla corte e le sue opinioni scritte, ha ora sospeso tutte le attività limitanti di questa discriminazione, ha punito la giudice e l’ha rimossa dal caso. È questo è ciò che ottieni se esigi un eguale trattamento di fronte alla legge.

  1. Il Voting Rights Act è una legge approvata nel 1965 che proibisce le pratiche di voto discriminatorie, consentendo così ai cittadini statunitensi di colore di poter votare alle elezioni. Si veda John Paul Stevens, La Corte Suprema e il diritto di voto: un’opinione contraria, ‘451’ n. 31, settembre 2013. N.d.R.
  2. “Stop-and-frisk” (ferma e perquisisci) è una pratica di prevenzione della criminalità utilizzata dal Dipartimento di Polizia di New York che permette agli agenti di polizia di fermare e perquisire tutte le persone ritenute dagli agenti “sospette”. N.d.R.
  3. L’articolo è stato scritto il 6 novembre. Dopo aver vinto le elezioni, Bill de Blasio a fine gennaio ha annunciato che attuerà una riforma della pratica di “stop-and-frisk” in base alla decisione emessa nell’agosto 2013 dalla giudice Scheindlin. N.d.R.
DAVID COLE, è professore di Legge presso il Georgetown University Law Center. Ha vinto numerosi premi per diversi libri, fra cui The Torture Memos: Rationalizing the Unthinkable (New Press 2009),Less Safe, Less Free: Why America is Losing the War on Terror (New Press 2007) e Enemy Aliens: Double Standards and Constitutional Freedoms in the War on Terrorism (New Press 2003).
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