Cass R. Sunstein

La scommessa tra catastrofe ambientale e progresso inarrestabile

da ''The New York Review of Books''
PAUL SABIN, The Bet: Paul Ehrlich, Julian Simon, and Our Gamble Over Earth's Future, Yale University Press, pp. 304, $ 28,50
AMBIENTE: Paul Ehrlich è un biologo ed ambientalista allegro ed estroverso. Crede che una crescita economica continua comprometterà irrimediabilmente l'ambiente. Julian Simon è un economista schivo ed introverso. Crede che gli allarmi lanciati dagli ambientalisti siano eccessivi e privi di fondamento. Nel 1981 i due fanno una scommessa su come sarà il futuro del mondo. Chi dei due ha vinto?

Nel 1980, l’ecologista Paul Ehrlich fece una plateale scommessa con l’economista Julian Simon. Sottolineando il fatto che la crescita della popolazione avrebbe prodotto scarsità, Ehrlich scommise che i prezzi di cinque specifici metalli sarebbero aumentati nella decade successiva. Sottolineando il fatto che l’innovazione nei metodi di ricerca, estrazione e utilizzo dei metalli avrebbe aumentato le scorte, Simon scommise che i prezzi di quei metalli sarebbero calati. I due davano il senso alla loro scommessa di verificare una questione più ampia: la crescita della popolazione è un problema serio, particolarmente per i suoi effetti sulle risorse disponibili? Ehrlich pensava di sì; Simon pensava di no; ed erano d’accordo che la scommessa avrebbe aiutato a stabilire chi avesse ragione. Per tre decadi, gli osservatori hanno visto la scommessa Ehrlich-Simon sollevare anche altre questioni: sbagliano i conservatori a pensare che l’innovazione tecnologica e i liberi mercati stiano probabilmente risolvendo i nostri problemi? Sbagliano i liberal ad enfatizzare l’importanza della salvaguardia dell’ambiente e dei limiti della crescita? Gli ambientalisti dicono sciocchezze?

Accadde che Simon vinse la scommessa. A causa della vittoria divenne un eroe per i conservatori. È morto nel 1998, ma continua ad essere chiamato in causa da innumerevoli persone che esaltano l’innovazione e la crescita e che denunciano quella che vedono come l’isteria ambientalista (non ultima la sua enfasi sul cambiamento climatico, un cambiamento che lo stesso Simon non prendeva in considerazione). Dal 2001, il Competitive Enterprise Institute ha dato vita al premio annuale Julian L. Simon, che celebra il lavoro di Simon «nello sfatare le previsioni allarmiste degli eco-catastrofisti alla Paul Ehrlich».

La copertina del libro di Paul Sabin

La copertina del libro di Paul Sabin

Paul Sabin, professore di storia a Yale, vede la scommessa come importante dal punto di vista storico. The Bet (La scommessa) sostiene in maniera convincente che il dibattito fra Ehrlich e Simon faccia luce su questioni cruciali della sua era. Sabin afferma che l’approccio all’energia e all’ambiente mirato alla conservazione di Jimmy Carter fu influenzato in parte dalle idee che Ehrlich promuoveva, e che l’approccio a favore della crescita di Ronald Reagan fu influenzato da Simon. I due differenti orientamenti sono a maggior ragione con noi oggi. Con le loro visioni contrastanti della catastrofe ambientale imminente e del tecno-ottimismo, essi marcano importanti filoni dei partiti Democratico e Repubblicano e in realtà della stessa cultura americana.
Paul Ehrlich era (e rimane) un apprezzato scienziato, specializzato in ecologia. Molto del suo lavoro accademico riguarda le farfalle. Nel 1968, pubblicò un trascinante bestseller chiamato La bomba demografica, che ebbe ventidue ristampe nei primi tre anni. Le prime parole del libro suonavano l’allarme: «La battaglia per nutrire tutta l’umanità è finita…A questo punto niente può prevenire un aumento sostanziale del tasso di mortalità nel mondo». Ehrlich segnalava «carestie di incredibili proporzioni» che sarebbero avvenute dal 1975 e «centinaia di milioni di persone» affamate fino alla morte negli anni ’70 e ’80. Nel 1979 Ehrlich pubblicò un saggio chiamato Eco-Catastrofe! in cui affermava che il risultato inevitabile dello squilibrio tra i rapporti di nascite e di morti sarebbe stato il «più grande cataclisma nella storia dell’uomo». Nel 1970, predisse che gli americani sarebbero stati soggetti al razionamento dell’acqua a partire dal 1974 e al razionamento del cibo dalla fine di quel decennio, e sosteneva che in dieci o vent’anni, tutta la pesca in mare sarebbe cessata a causa dei cambiamenti irreversibili negli oceani. E affermava anche: «Se fossi un giocatore d’azzardo, punterei anche dei soldi sul fatto che l’Inghilterra non esisterà nell’anno 2000». Sollevò la possibilità che a causa del DDT e di altri pesticidi, l’aspettativa di vita degli americani sarebbe caduta a quarantadue anni nel 1980.
A dispetto della natura tragica dei suoi avvertimenti, Ehrlich insisteva che una grande riforma poteva essere fatta per ridurre il danno. Propose che gli Stati Uniti aprissero una potente Agenzia per la Popolazione e l’Ambiente, che «avrebbe dovuto fare in modo di determinare la misura della popolazione ottimale per gli Stati Uniti e predisporre le misure per raggiungerla». Faceva notare che molti suoi colleghi prediligevano «una qualche sorta di controllo delle nascita obbligatorio», includendo «il periodico razionamento delle scorte d’acqua e del cibo di base», ma escluse quell’approccio come non praticabile, e si dichiarò invece a favore di «ricompense finanziarie e penalizzazioni per scoraggiare la riproduzione».
Sostenne di tassare come beni di lusso culle, pannolini, biberon e cibo per neonati, e spinse fortemente affinché l’agenzia cercasse un qualche metodo «per garantire che i primogeniti fossero maschi» (perché alcune coppie è più facile che siano spinte ad avere più figli se il loro primogenito è femmina). Subito dopo la pubblicazione de La bomba demografica, Ehrlich aiutò a creare una nuova organizzazione chiamata Popolazione Crescita Zero, progettò di promuovere la consapevolezza pubblica e di mettere in evidenza il problema. Sabin fa notare, apparentemente senza ironia, che Ehrlich e i suoi colleghi «idearono il Progetto Popolazione Crescita Zero dopo una partita di squash a New Haven».)

Copertina degli anni '70 del Time sul rischio della sovrappopolazione

Copertina degli anni ’70 del Time sul rischio della sovrappopolazione

Ehrlich divenne una celebrità nazionale. Era invitato nei principali programmi televisivi, e le sue argomentazioni sulla sovrappopolazione attraevano l’attenzione del mondo intero. Al Tonight Show con Johnny Carson disse che era già «troppo tardi per evitare la carestia che ucciderà milioni di persone». Apparve nel programma di Carson almeno venti volte, scrisse una rubrica per il ‘Saturday Review’, e collaborò regolarmente con ‘Penthouse’ e ‘Playboy’. Solo nel 1970, apparve in duecento spettacoli televisivi e radiofonici (e tenne pure un centinaio di conferenze).
Per quanto fosse apocalittico il suo messaggio, Ehrlich era divertente, comunicativo, appassionato, affabile, affascinante e carismatico. La prima impressione che dava era che fosse «diabolicamente divertente». A dispetto del suo apprezzato lavoro accademico, dichiarava che all’università si era specializzato in «liquori e donne». Disse: «non mi sono alzato un giorno e ho detto: “Mio dio, vado a consigliare a tutti di smettere di scopare”. È stato un po’ come una cosa tira un’altra». Gli piaceva scherzare: «Come chiami la gente che usa il metodo Ogino-Knauss? Genitori». Pubblicizzò la sua stessa vasectomia (e lo incluse anche nella sua minibiografia per un articolo del 1970).
A dire di Sabin, la straordinaria popolarità di Ehrlich gli consentì di arrivare «dove voleva essere, al centro del palco, con un pubblico vasto e interessato». Nelle parole dello stesso Ehrlich: «Il libro mi sta dando un sacco di opportunità di sparare le mie parole sui mezzi di comunicazione e sono determinato ad approfittarne completamente». Si espresse a favore «di uno stile di vita rilassato, con buoni amici e una vita sessuale felice» anziché alla ricerca della fama e del guadagno. Ma non appariva indifferente alla fama e la sua stessa retorica non era propriamente rilassata. Sapeva come farsi dei nemici, descrivendo alcuni dei suoi oppositori come «clown», «imbecilli» e «idioti».
Julian Simon era un oscuro, introverso, socialmente imbranato economista dell’Università dell’Illinois, Urbana, che lottava con una grave depressione da più di dieci anni (nelle sue stesse parole: «Mi trattenni dall’uccidermi solo perché credevo che i miei figli avessero bisogno di me, proprio come tutti i bambini hanno bisogno del loro padre»). Simon era sicuro che Ehrlich si sbagliasse. Dal suo punto di vista, le soluzioni tecnologiche avrebbero prevenuto la scarsità e le carestie, anche con un grande aumento della popolazione. Essendo stato anch’egli precedentemente preoccupato della sovrappopolazione, mostrava lo zelo del convertito.
La conversione fu ispirata da quello che vide come una specie di epifania che ebbe nel ricordare un commovente discorso del cappellano ebreo davanti ai morti del campo di battaglia di Iwo Jima. In quel discorso, il cappellano piangeva le potenziali promesse e il potenziale talento umano perduto. Simon ricordava: «Pensai: sono diventato matto? Cosa sto facendo cercando di aiutare a fare in modo che meno esseri umani nascano, ciascuno dei quali potrebbe essere un Mozart, un Michelangelo o un Einstein – o semplicemente una gioia per la sua famiglia e per la comunità e una persona che sarà felice di vivere?».

Julian Simon

Julian Simon

Vedendo la crescente fama di Ehrlich, Simon allo stesso tempo era sbalordito e invidioso. Come scrive Sabin: «Eccolo, seduto e brontolante da solo nella sua sala, mentre il più amato conduttore televisivo del paese osservava Paul Ehrlich, come Simon più tardi si lamentò, con un “atteggiamento di stupefatta ammirazione”». Simon fremette di rabbia, «Cosa potevo fare? Parlare a cinque persone? C’era un tipo che raggiungeva un pubblico enorme, che guidava questa macchina gigantesca di isteria ambientalista, e mi sentivo assolutamente senza aiuto».
Nel 1970, Simon acconsentì a tenere una piccola conferenza a Urbana, dal titolo “La scienza non mostra che ci sia sovrappopolazione”. Argomentò che per la razza umana la crescita della popolazione era un trionfo, non un disastro. La conferenza raccolse qualche attenzione locale, e fu invitato a parlare a qualche gruppo più ampio, che lo condusse a sviluppare il suo punto di vista in articoli accademici, in cui enfatizzava l’importanza e l’inevitabilità dell’innovazione tecnologica.
Simon sosteneva che questa innovazione avrebbe fatto aumentare sia il rendimento che le scorte, e che la crescita della popolazione non si poteva definire dannosa. In realtà, popolazioni più ampie potrebbero far aumentare gli investimenti e rendere più facile la realizzazione di infrastrutture. Gli esseri umani non sono farfalle, e anche se la loro popolazione è in rapida crescita, possono evitare le carenze e aumentare l’abbondanza grazie al sistema dei prezzi, che promuove l’investimento, la scoperta e l’invenzione (questa è, in poche parole, la risposta dell’economista all’ecologista). Ma la debole voce di Simon fu sovrastata dall’opera più famosa che giungeva alla conclusione opposta, includendo in essa l’influente libro I limiti della crescita, pubblicato dal Club di Roma nel 1972, che apparve come un allarme urlato molto simile a quello di Ehrlich.
Simon non rinunciò. Descrivendo i punti di vista di Ehrlich come «moralmente abominevoli», insistette che «non ci sono limiti» e che le risorse stanno diventando sempre più abbondanti. Denunciò «le false affermazioni dei cattivi notiziari» e dichiarò riguardo alle eco-catastrofi imminenti che erano «completamente fuorvianti». Nel 1981 attaccò Ehrlich nella rivista ‘Social Science Quarterly’, chiedendo: «Quanto spesso un profeta deve sbagliare prima che non sia più creduto come vero profeta?» Obiettando che Ehrlich aveva ripetutamente fatto previsioni false senza affrontarne le conseguenze, propose che loro due scommettessero sul prezzo delle materie prime. Se Ehrlich avesse avuto ragione a pensare che la crescita della popolazione avrebbe condotto alla scarsità, i prezzi sarebbero aumentati. Ma se Simon avesse avuto ragione a pensare che l’innovazione tecnologica avrebbe prevenuto la scarsità, i prezzi sarebbero scesi. Simon si spinse fino al punto di consentire ad Ehrlich di scegliere le materie prime su cui avrebbe avuto piacere scommettere.
Ehrlich ne fu felice. Disse che avrebbe accettato la «sbalorditiva offerta di Simon prima che qualche persona avida ne approfittasse». In accordo con scienziati a lui vicini, scelse cinque metalli di notevole importanza economica: cromo, rame, nickel, stagno e tungsteno. Negli anni ’70, i prezzi di mercato di tutti e cinque i metalli erano cresciuti notevolmente, almeno in termini nominali, ed Ehrlich era sicuro che la linea di tendenza avrebbe continuato. La scommessa era di 200 dollari per ciascuno dei cinque metalli, con il vincitore stabilito dal fatto se il prezzo fosse aumentato, tenendo conto dell’inflazione. Il ‘Chronicle of Higher Education’ la chiamò la «scommessa accademica del decennio» (a dire il vero, non ci fu molta competizione per quella particolare onorificenza).
Nel successivo decennio, Ehrlich e Simon continuarono le loro rispettive crociate. Ehrlich divenne un famoso e tenace critico dell’amministrazione Reagan. Simon, che precedentemente era sconosciuto, divenne una figura di rilievo nazionale e un eroe della destra. Nominato senior fellow alla Fondazione Heritage, si trasferì all’università del Maryland, dove sperava «di riuscire a far passare alcuni suoi punti di vista nella politica pubblica». A quel fine, attaccò le attività del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione come disperatamente parziale, e mise in guardia minacciosamente che la «lobby della sovrappopolazione» stava usando il tema dell’aborto per coprire la sua reale preoccupazione, cioè il controllo della popolazione. Due articoli su di lui apparvero sul ‘Washington Post’, con il secondo intitolato, L’eretico diviene rispettabile. Fu ospite delle televisioni nazionali, comparendo in The MacNeil-Lehrer News Hour e in Firing Line (condotto da William F. Buckley Jr.).
Nell’ottobre del 1990, Simon trovò nella casella postale un pacchettino proveniente da Palo Alto. Il pacchetto conteneva un pezzo di carta con i prezzi dei metalli e un assegno da parte di Paul Ehrlich. Ehrlich non aveva incluso alcuna nota. Negli anni ’80, si è aggiunta più gente al pianeta che in ogni altra decade nella storia del mondo (800 milioni). Ciononostante, i prezzi di ognuno dei cinque metalli si erano abbassati, e di una percentuale pari al 50 per cento. Simon sembrava essere stato vendicato. Grandi aumenti di popolazione non portano necessariamente alla scarsità.
Ehrlich non vedeva le cose in quel mondo. Dal suo punto di vista, si era solo sbagliato a concordare un termine di dieci anni, che era troppo vicino; alla lunga i prezzi sarebbero in realtà aumentati. Dal suo punto di vista: «Julian Simon è come il tizio che salta giù dall’Empire State Bulding e dice come stanno andando bene le cose finché non raggiunge il decimo piano». Quello che Ehrlich non disse, ma che gli economisti hanno ora dimostrato, è che Simon era stato fortunato. Pochi anni fa, gli economisti condussero una serie di simulazioni per ogni periodo di dieci anni dal 1900 al 2008, e scoprirono che Ehrlich avrebbe vinto non meno che nel 63 per cento dei casi.
Questo significa che Ehrlich aveva sostanzialmente ragione? Assolutamente no. Dopo la Prima Guerra Mondiale, gli Stati Uniti sperimentarono un’improvvisa caduta dei prezzi delle materie prime, e ci volle molto tempo perché risalissero dai loro bassi livelli. I cicli macroeconomici, e non la scarsità, produssero l’aumento generale dei prezzi dal loro basso livello post bellico. In realtà, la predizione vittoriosa di Simon sugli anni ’80 derivava ampiamente da fattori macroeconomici; fu una recessione sul finire della decade che aiutò ad abbassare i prezzi. I prezzi delle materie prime sono molto volatili, ed hanno poco a che fare con gli effetti dell’aumento della popolazione. Sia Simon che Ehrlich credevano che la loro scommessa sarebbe stata un buon test per i loro punti di vista contrapposti sulla crescita della popolazione. Ma su quel punto si sbagliavano entrambi. Rispetto alla questione che li divideva, la loro famosa scommessa stabilì molto poco.
Ciononostante, Simon fu imbaldanzito dalla sua vittoria ben pubblicizzata, e divenne una figura di livello nazionale sempre più famosa, scrivendo per la gente piuttosto che per le riviste accademiche. Nel 1995, usò le pagine del ‘San Francisco Chronicle’ per denunciare gli «ambientalisti catastrofisti», nominando in particolar modo Ehrlich. Insistette che da ogni punto di vista, «il benessere materiale e ambientale negli Stati Uniti e nel mondo era aumentato piuttosto che diminuito». Criticò anche il vicepresidente Al Gore, descrivendo il suo libro La terra in bilico «come una disinformata e avventata collezione di cliché». Simon propose una nuova scommessa: secondo lui, ogni linea di tendenza relativa al benessere dell’uomo sarebbe migliorata piuttosto che peggiorata. E domandò: chi raccoglie la scommessa?
Ehrlich era impaziente di coglierla. Lavorando con il climatologo di Standford, Stephen Schneider, Ehrlich invitò Simon a scommettere su quindici “indicatori” critici, includendovi le temperature del globo, le concentrazioni di anidride carbonica, le aree delle foreste tropicali e le quantità di riso, grano e pesce per persona. Simon rifiutò l’offerta, insistendo che non avrebbero dovuto concentrarsi sugli “indicatori” ma più direttamente sul benessere umano (come misurato, per esempio, dalle aspettative di vita o dal potere di acquisto). Simon era d’accordo che il mondo fisico potesse cambiare, forse in peggio, ma sottolineava che il progresso umano sarebbe continuato. Ehrlich rispose che Simon era «un incapace», perché non «capiva nulla del rischio, delle tendenze o delle cose che influenzano il benessere umano». Nella visione di Ehrlich, è necessario «concentrarsi sulle linee di tendenza negative ambientali o sociali perché sono le sole che necessitano di essere aggiustate senza tener conto del fatto che le altre linee di tendenza siano positive».
Col passare degli anni la loro retorica peggiorava. Ehrlich disse a un giornalista del ‘Wall Street Journal’: «Se Simon scomparisse dalla faccia della terra, sarebbe un gran bene per l’umanità». La risposta di Simon: «So già di essere un idiota. Ma ho sempre avuto ragione». Simon rigettò Ehrlich come «spudorato», «arrogante» e un «puro fallimento». Ehrlich dipinse Simon come un «retrogrado», e disse che Simon era impegnato in un «deliberato tentativo di minimizzare la serietà dei problemi ambientali attraverso un uso sbagliato o mal riportato della scienza». Sabin nota che coloro che partecipano a un dibattito serio possono in genere «affinare i propri argomenti in maniera reciproca in modo da risultare più acuti e migliori», ma osserva con eccessiva moderazione che «accadde l’opposto a Paul Ehrlich e Julian Simon».
Festa religiosa in IndiaSabin, molto utilmente e con chiarezza, mette in relazione la disputa fra Ehrlich e Simon con i dibattiti recenti e attuali sulle questioni ambientali. Alcune persone sono molto attratte da Ehrlich, e altre da Simon, e i due campi contraddistinguono non solo i differenti poli della politica, ma anche significativi segmenti all’interno dei partiti Repubblicano e Democratico. Vero, la crescita della popolazione non è più il tema centrale che era negli anni ’70, ma considerate il problema del cambiamento climatico, in cui le opposte posizioni hanno un legame inconfondibile con quelle delineate da Ehrlich e Simon. Infatti, ha insisto Ehrlich, e continua a farlo, i rischi associati al cambiamento climatico sono molto gravi (ed hanno molto a che fare con l’aumento della popolazione). Non sorprende che Simon non prenda in considerazione quegli stessi rischi.
Sabin stesso rifiuta di prendere posizione. Egli elogia Herlich per l’aiuto che dà nel mantenere alta l’attenzione della gente sui pericoli ambientali. Allo stesso tempo pensa che Simon abbia dimostrato in maniera convincente che la creatività umana e le forze del mercato producono aggiustamenti imprevedibili, sottraendosi alle previsioni apocalittiche. Facendo notare che la storia ha ripetutamente contraddetto le predizioni di Ehrlich, Sabin insiste che l’idea dei «limiti naturali» debba essere sottoposta ad una analisi basata sullo scetticismo. Ma come Sabin sottolinea, Simon non ha mai riconosciuto in quale misura i significativi miglioramenti sociali, inclusa un’acqua e un’aria più pulita, siano stati ottenuti in parte grazie alle richieste di controllo favorite dagli ambientalisti, incluso lo stesso Ehrlich.
Per tutto ciò che li differenzia, Ehrlich e Simon chiamano in causa la prevalente importanza della prova e dei fatti. Ciò è ironico, perché per troppo tempo ognuno di loro ha parlato e scritto come un uomo di fede piuttosto che come uno scienziato – immagini speculari uno dell’altro, così interessati all’attenzione pubblica e così intransigentemente dediti ai loro stessi grandi dogmi acchiappa titoli, da sembrare incapaci di apprendere e da essere impermeabili alle contro argomentazioni. Per usare la terminologia di Isaiah Berlin, erano due ricci concentrati a testa bassa su una sola grande cosa, mentre i problemi ambientali sono investigati meglio dalle volpi, che mettono in discussione le teorie astratte e sono svelte e attente all’importanza dei dettagli.
Ehrlich è stato il più colpevole in questo caso. Sulla questione della crescita della popolazione, non ha mai preso in considerazione gli argomenti di Simon (recentemente, nel 2009, Ehrlich ha pubblicato un articolo con il titolo: Popolazione: siamo ormai abbastanza). Ma Simon da parte sua è stato sbrigativo nel concludere, nel suo lavoro su quella materia, che i problemi ambientali sono generalmente senza fondamento. Per esempio, la distruzione dello strato di ozono ha comportato rischi estremamente seri, spingendo la scienza e l’economia a persuadere Ronald Reagan a firmare il Protocollo di Montreal nel 1988 (che fu fortemente sostenuto anche da Margaret Tatcher). Rifiutando l’evidenza scientifica nel 1996, Simon erroneamente insistette che il problema dell’ozono era «semplicemente un’altra preoccupazione passeggera, che non merita considerazione». Ancora nel 1996, Simon usò le stesse parole per descrivere il cambiamento climatico:
Data la storia di tali preoccupazioni ambientaliste – nel corso di tutta la storia umana – la mia ipotesi è che il riscaldamento globale sia probabilmente un’altra preoccupazione passeggera, che non meriterà considerazione fra dieci anni.
A Simon piaceva dire che le sue previsioni erano state accurate, e molte lo erano – ma non tutte, e certamente non questa.
Simon ebbe certamente ragione nel sottolineare i potenziali benefici dell’adattamento, inclusa in esso l’innovazione tecnologica. Il miglior lavoro sul cambiamento climatico, incluso quello dell’economista di Yale, William Nordhaus, non ignora questi effetti ma al contrario pone molta enfasi su di essi1. Tale lavoro presta attenzione agli scenari potenzialmente peggiori, ma non parla di un’apocalisse incombente e non considera le soluzioni tecnologiche come automatiche. Invece riconosce esserci incertezza e affronta con serietà sia i benefici che i costi dei vari sforzi per ridurre i rischi associati al riscaldamento globale.
Sabin dimostra che nonostante tutti i loro errori, sia Ehrlich che Simon hanno dato un contributo concreto. Ma per troppo tempo sono stati ispirati da un punto di vista troppo ampio e astratto sul corso ipotetico della storia. Nel trattare il cambiamento ambientale, come in ogni altra materia, questi punti di vista così fideistici tendono ad essere un ostacolo sia per la comprensione che per il progresso.

  1. Si veda per esempio, William Nordhaus, The Climate Casino (Yale University Press, 2013), recensito su ‘The New York Review of Books’ da Paul Krugman nel numero del 7 novembre 2013, e il suo Modeling Induced Innovation in Climate Change Policy (2002), disponibile su www.econ.yale.edu/~nordhaus/home page/induced_innovation_preprint.pdf.  
CASS R. SUNSTEIN, è un costituzionalista americano. Ha insegnato a Chicago e ad Harvard. Dal 2009 al 2012 ha diretto l’Office of Information and Regulatory Affairs alla Casa Bianca. I suoi ultimi libri pubblicati in Italia sono Il diritto della paura. Oltre il principio di precauzione (Il Mulino, 2010), Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità (Feltrinelli, 2009) e A cosa servono le Costituzioni. Dissenso politico e democrazia deliberativa (Il Mulino, 2009).
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