Michele Rabà

Idea de la Mujer

 

Giuseppe Bellini, Idea de la mujer en la literatura hispano-americana. De Colón al siglo XX, Bulzoni, Roma 2011, pp. 210, € 18,00.
ANTROPOLOGIA: Michele Rabà recensice Idea de la mujer di Giuseppe Bellini, saggio che si pone come arduo compito lo studio della rappresentazione femminile in tutte le sue sfaccettature nella letteratura latino americana dalla scoperta dell’America fino ai nostri giorni.

“Studi di genere”: quasi una parola d’ordine, sempre più diffusa nell’indagine letteraria, storica e sociologica, sin dalla fine del secolo scorso. Da allora la società occidentale si è osservata da una nuova prospettiva, la ‘prospettiva femminile’ che non ha più cessato di influenzare profondamente ogni aspetto della nostra vita, inclusa la ricerca. Con il suo Idea de la mujer, Giuseppe Bellini – fondatore degli studi letterari ispanoamericani in Italia e amico personale di illustri esponenti del mondo letterario americano, tra cui i premi Nobel Miguel Ánguel Asturias e Pablo Neruda – riesce pienamente nell’arduo compito di rappresentare la donna nella letteratura ispano-americana, sia nella veste di autrice che in quella di soggetto del testo letterario.

Per la realizzazione di questo studio, solido quanto attuale, Giuseppe Bellini ha attinto da una sterminata conoscenza della letteratura ispano-americana, maturata nel corso di una lunga carriera di ricerche scientifiche sul tema, che ha segnato tappe fondamentali nello studio della letteratura ispano-americana: tra queste, la pubblicazione della Storia della letteratura ispanoamericana, edita da Castalia, oggi manuale fondamentale per gli studenti di tutto il mondo. 

Il volume è agile e di piacevole lettura, una rarità dunque nella letteratura scientifica: una ricca selezione di autori tra i più significativi del Nuovo mondo, in grado di restituire magistralmente l’immagine letteraria della donna in tutte le sue sfaccettature

Tra queste, la prima a trovare spazio nel volume è l’immagine della donna come il nudo (sia fisicamente che metaforicamente) e talora dissoluto e lussurioso oggetto della concupiscenza dei conquistadores, nei racconti delle scoperte e della colonizzazione del continente americano: le terre del Nuovo Mondo, come è noto, hanno a lungo richiamato, di fatto e nell’immaginario europeo, la brutalità della conquista militare. Proprio il rapporto tra uomo e donna ha spesso personificato il rapporto tra il conquistatore (il maschio europeo) e la terra, bramata per le sue ricchezze, strappata al nemico, conquistata ed infine posseduta.

Nei primi “romanzi” della colonia, la donna è invece l’espressione più immediata dell’amore sentimentale, mentre appare solo di sfuggita nelle cronache, come El Carnero di Juan Rodríguez Freyle. Il ruolo di concubina selvaggia e dissoluta, avversaria inesausta di ogni tensione morale e fonte della rovina dei costumi coloniali, è quello che tocca alle figure femminili nei versi di Mateo Rosas de Oquendo e di Juan del Valle y Caviedes. Opposta è la prospettiva del filosofo, poeta e Padre della Patria venezuelana, Andrés Bello: creature divine dispensatrici di salvezza, le donne di Bello sono pervase di afflati vitalistici, che una morte drammatica spegne quasi sempre in un triste epilogo.

Al Novecento americano Bellini dedica alcune pagine di grande pregnanza, esordendo con la donna del decadentismo, ora crepuscolare, “autunnale”, e al tempo stesso fonte di una quasi dannunziana seduzione (da leggere assolutamente il brano sulla Rosa de la tarde di Vargas Vila), ora una vera e propria messaggera di amore e morte nei versi di Octavio Paz. Molti sono poi i riferimenti al romanzo contemporaneo, al teatro sociale e storico del XX secolo, mentre, all’interno della produzione lirica, un posto di particolare evidenza è riservato alla poesia afro-americana.

Ma Idea de la mujer va molto oltre e supera il pur fondamentale intento critico-scientifico restituendo, attraverso il dato letterario, epoca per epoca, la concezione del ruolo della donna nella società ispano-americana, in ogni possibile contesto: nello spazio trascendente del rapporto con la fede, in quello privato del “focolare”, in quello pubblico dei salotti culturali, nell’intimità del sentimento romantico ed infine nella dimensione civica della critica alla società del denaro (chi non ha letto i romanzi di Alberto Blest Gana troverà nelle pagine di Bellini molti buoni motivi per accostarsi a questo autore).

Proprio l’“idea della donna” diventa la lente d’ingrandimento, la prospettiva dalla quale descrivere un mondo in continua evoluzione, in costante rapporto di scambio culturale con il vecchio mondo (basti pensare all’influenza delle opere di Byron, del romanticismo italiano e del vasto movimento del Decadentismo europeo sul “femminile” letterario ispano-americano). Un mondo animato dalle suggestioni e dai sincretismi che sono il prodotto della coesistenza, nelle diverse culture “nazionali”, di voci molteplici e differenti: quelle indie, quella meticcia, quella mulatta, quella afro-americana, quella castigliana e così via.

Anche in questo affascinante settore di studi, la letteratura scientifica e quella divulgativa hanno trovato un felice punto d’incontro.

 

MICHELE RABÀ è in forza al Cnr, presso l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea. Collabora con l’Università Statale di Milano e con l’Università di Pavia e ha pubblicato diversi saggi sulla storia militare italiana del Cinquecento, tra cui Gli italiani e la guerra di Parma (1551 – 1552). Cooptazione di élite e “sottoproletariato militare a giornata” nella Lombardia di Carlo V (nell’Archivio Storico Lombardo) e Al servizio dell’Impero. Grandi signorie feudali e difesa della supremazia asburgica in Italia settentrionale. Il caso emiliano, 1547-1559 (in Rivista di Studi Militari). Collabora al notiziario on-line ‘Dal Mediterraneo agli Oceani’, con la rivista RiMe dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea e con la ‘Rivista di Studi Militari’ dell’Università di Bologna.

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