Anna Maria Selini

Into the wild

 

PERSONAGGI: L’attivista italiano Vittorio Arrigoni è stato ucciso un anno fa nella Striscia di Gaza dopo essere stato rapito da una presunta cellula salafita. Ma quali sono stati motivi che hanno spinto Arrigoni, proveniente dall’”operosa provincia Brianzola”, ad abbandonare tutto per viaggiare per le zone più povere del mondo fino a trasferirsi in terra Palestinese? La giornalista Anna Selini (amica di Vittorio Arrigoni) ci racconta la vita di quest’uomo straordinariamente generoso.

 

L’immancabile zaino, due paia di jeans, una manciata di maglie, le stesse da anni. La pipa e il cappello da lupo di mare. Pochi affezionati libri e tanti taccuini densi di annotazioni. E poi la telecamera e due computer. Anzi uno solo. Dell’altro si sono ufficialmente perse le tracce quella maledetta notte: il 14 aprile 2011, quando l’attivista italiano per i diritti umani, Vittorio Arrigoni, è stato ucciso da un presunto gruppo estremista islamico, nella Striscia di Gaza.

«A Gaza non ci sono arrivato svegliandomi una mattina», mi aveva detto con quella sua erre moscia, nell’aprile del 2009, quando l’avevo incontrato e intervistato sopra una barca bucherellata dai proiettili, nel porto di Gaza City. «Il mio è un cammino esistenziale – aveva precisato – sono più di dieci anni che faccio attivismo per i diritti umani a giro per il mondo».

 Io non credo nei confini

Vittorio Arrigoni, Vik per gli amici, ne aveva macinati di chilometri prima di arrivare a Gaza nell’agosto del 2008. Perù, Croazia, Ucraina, Estonia, Congo, Libano e nel 2005la Cisgiordania: per il diritto internazionale una parte dei cosiddetti “Territori Occupati” da Israele nel 1967, per lui semplicementela Palestina.

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