Garry Wills

La strage di Sandy Hook: il Moloch americano

da ''The New York Review of Books''

ATTUALITÀ: La sparatoria avvenuta nella scuola elementare di Sandy Hook lo scorso 14 dicembre ha riaperto l’annoso dibattito sul controllo delle armi in America: per comprendere meglio questo tema pubblichiamo un post di Garry Wills apparso sul blog di ‘The New York Review of Books’ il giorno dopo la strage e alcuni dei commenti più significativi dei lettori del blog.

La sparatoria avvenuta nella scuola elementare di Sandy Hook lo scorso 14 dicembre costata la vita a 28 persone (venti bambini, sei docenti della scuola, l’attentatore Adam Lanza e sua madre Nancy), ha sconvolto non solo l’America, ma il mondo intero. Per comprendere meglio lo sfondo in cui è avvenuta questa tragedia e per cercare di raccontare ai lettori italiani l’annoso dibattito sul controllo delle armi in America, abbiamo deciso di pubblicare questo post di Garry Wills apparso sul blog di ‘The New York Review of Books’ il giorno dopo la strage e alcuni commenti dei lettori del blog che abbiamo giudicato più significativi.

Nel Vecchio Testamento, pochi crimini sono interdetti più severamente del sacrificio al dio Moloch (si veda Levitico 18.21, 20.1-5). Il sacrificio a cui si fa riferimento è quello di bambini consumati vivi tra le fiamme delle offerte a Moloch. L’adorazione di Moloch è considerata sin da allora indizio di una cultura profondamente degradata. Gli antichi romani giustificavano la distruzione di Cartagine facendo notare che in quella città s’immolavano bambini a Moloch. Milton rappresentò Moloch come il primo dio pagano a essersi unito alla guerra ingaggiata da Satana contro l’umanità:

 

Primo è Moloch orrido Re, bruttato
Co’l sangue dell’umano sacrifizio
E de’ parenti con le amare lagrime,
Benché il rumor di timpani e tamburi
Nascondesse agli afflitti genitori De’ lor figli il grido che tra il foco
Passava al mostruoso Idol crudele

(Paradiso perduto I, 500 – 505)1

 

Rileggiamo quei versi con le recenti immagini ancora impresse nella mente: «bruttato co’l sangue» e «de’ parenti con le amare lagrime» esprimono il reale significato di quanto è accaduto venerdì mattina nella scuola elementare di Sandy Hook. Quell’orrore non può essere attribuito solamente al gesto di uno squilibrato: è stato un sacrificio che noi, in quanto cultura, abbiamo offerto e continuamente offriamo al nostro dio demoniaco. Noi garantiamo a un folle dopo l’altro la possibilità di disporre di un diluvio di potere omicida. È un’offerta che dobbiamo fare in devozione al nostro Moloch, nostro dio. L’arma da fuoco è il nostro Moloch. Noi sacrifichiamo bambini ad esso giornalmente – qualche volta, come a Sandy Hook, lanciandoli direttamente nel getto di fuoco dei proiettili provenienti dalle nostre private macchine di morte garantiteci dalla legge; qualche volta, sconvolgendo le vite dei nostri bambini attraverso la morte di un genitore, un compagno di classe, un insegnante, un educatore. Qualche volta ciò è fatto tramite uccisioni di massa (otto quest’anno), qualche volta attraverso offerte private al dio (migliaia quest’anno).

L’arma da fuoco non è un semplice strumento, un dispositivo tecnologico, un argomento politico, il tema di un dibattito. È un oggetto di culto. La devozione ad esso impedisce l’interruzione dei sacrifici che esso richiede. Come molti dei, fa quello che deve e non deve essere messo in discussione. I suoi accoliti lo pensano capace solo di cose buone. Esso garantisce la vita, la sicurezza e la libertà. Garantisce anche la legge. La legge deriva da esso. Come può allora la legge metterlo in discussione?

Il suo potere di fare del bene è pari alla sua incapacità di sbagliare. Non può uccidere. Intralciare il dio è ciò che uccide. Se da l’impressione di uccidere è solo perché l’appetito senza fondo del dio per la morte non è stato adeguatamente nutrito. La risposta ai problemi causati dalle armi da fuoco è più armi da fuoco, milioni di armi da fuoco, armi da fuoco ovunque, portate apertamente, portate segretamente, nei bar, nelle chiese, negli uffici, nei palazzi governativi. Solo la mancanza di armi può essere una maledizione, non la loro benefica onnipresenza.

L’adorazione di Moloch permea il Paese, imponendo un sommesso silenzio mentre egli compie la sua volontà. Non si possono mettere in discussione i suoi riti, nemmeno quando il sangue sgorga a fiotti attraverso i suoi denti. Il portavoce della Casa Bianca invoca il silenzio caratteristico delle cerimonie religiose. «Non è il momento» di mettere in dubbio Moloch. Nessun momento è adatto per mancargli di rispetto.

Il fatto che l’arma da fuoco sia un dio venerato è dimostrato dai suoi poteri molteplici e apparentemente irresistibili. Come li veneriamo? Contiamo i modi:

Ha il potere di distruggere il processo razionale. Proibisce di fare collegamenti logici. Ci viene chiesto di negare qualunque nesso tra il fatto che gli Usa hanno il maggior numero di armi da fuoco in mani private e il più grande numero di morti da esse causate. Una negazione di simili proporzioni deriva sempre, o è protetta, dal fondamentalismo religioso. Allo stesso modo neghiamo il riscaldamento globale, l’evoluzione o la fallibilità della Bibbia. La ragione è impotente di fronte a una fede così vile.

Ha il potere di trasformare tutti i nostri politici, collettivamente, in custodi del tempio, invertebrati e muti. Nessuna di loro osa suggerire che Moloch potrebbe essere in qualche modo arginato, senza che il papa di questa religione – Wayne LaPierre, che presiede la National Rifle Association – lo accusi di voler distruggere Moloch e sequestrare tutte le armi. [I politici] piagnucolano e giurano di non essere mai stati sfiorati da una tale eresia. Molti ostentano le proprie armi durante la campagna elettorale, o si vantano essi stessi di aver cacciato le “canaglie”. Meglio che i bambini muoiano o che le loro vite siano sconvolte per sempre, piuttosto che un politico metta a repentaglio la propria elezione perché colpito dalla temuta scomunica della NRA.

Ha il potere di distorcere il nostro pensiero costituzionale. Esso afferma che il diritto di “portare armi”, un termine militare, da a tutti, in qualunque parte del Paese, il potere di falciare civili con armi militari. Persino la Corte Suprema è stata intimidita, capovolgendo la sua tradizionale idea che il Secondo Emendamento si applichi solo ai militari. Ora la Corte oggi si sente tenuta a garantire che qualunque folle può dar sfogo alla propria “religione” di massacro. Moloch non ammette dissenso, nemmeno da parte della più alta Corte della nazione.

Se LaPierre è il papa di questa religione, il suo Pietro l’Eremita, colui che è riuscito con maggior convinzione a esortare a una crociata in nome di Moloch è stato Charlton Heston, simbolo dell’americanità dell’amore per le armi. Ho spesso pensato che dovremmo erigere una statua in suo onore in tutti quei luoghi del nostro Paese che sono stati teatro di omicidi multipli. Ci ritroveremmo subito con eserciti di statue, intere frotte di accoliti di Heston che vigilerebbero sui santuari dedicati a Moloch che punteggiano il paesaggio. Il molocchismo è la sola religione che non può essere separata dallo Stato. Lo Stato stesso s’inchina a Moloch e tutela i sacrifici che si compiono in suo nome. Lasciateci dunque celebrare i corpi che cadono e le statue che si innalzano come dimostrazione della nostra fedeltà, la nostra sudditanza, al grande dio Fucile.

 

1. La citazione è tratta dall’edizione del 1742 tradotta e curata da Paolo Rolli. N.d.T.

2. Solo pochi giorni dopo la strage di Sandy Hook, a Salt Lake City nello Utah, è stato creato un corso organizzato dalla Utah Shooting Sports Council, per insegnare agli insegnati ad utilizzare le armi da fuoco in caso di necessità. All’iniziativa hanno partecipato oltre 200 persone. Lo Utah, insieme alle Hawaii, New Hampshire e Oregon, è uno degli stati in cui è consentito portare armi da fuoco all’interno delle scuole pubbliche. N.d.R.

3. Jim Jones (1931 – 1978), è stato un predicatore statunitense. Fondatore del movimento laicale di volontariato Tempio del Popolo. Nel 1977 si trasferì nella Guyana Francese insieme a 1.000 aderenti al movimento, per fondare “Jones Town”, una comunità che agli occhi del predicatore doveva diventare una nuova “terra promessa” dove pregare e rifugiarsi da un olocausto nucleare che Jones aveva predetto. Nel 1978 il deputato Leo Ryan si recò in visita a Jonestown con dei giornalisti per verificare cosa accadesse nella comunità; durante la sua permanenza, ricevette un biglietto di aiuto e denuncia per le condizioni di schiavitù in cui vivevano i membri della comunità. Le guardie del corpo di Jones scoprirono il biglietto e uccisero a colpi di mitra il deputato e la sua scorta. Il giorno seguente, Jones annunciò alla comunità che “per difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male” tutti i fedeli avrebbero dovuto uccidersi: dopo aver loro promesso un aldilà utopistico, fece bere loro un cocktail a base di Kool Aid (una bevanda analcolica) e cianuro. Morirono 911 persone, inclusi bambini e neonati [Fonte Wikipedia]. N.d.R.

4. Timothy McVeigh (1968 -2001), responsabile insieme a Terry Nichols (che in questo momento sta scontando l’ergastolo) dell’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995, costato la vita a 168 persone e giustiziato tramite iniezione letale. McVeigh e Nichols fabbricarono l’esplosivo per compiere l’attentato, con del fertilizzante e con il trino metano. N.d.R.

5. Grover Norquist (1956), membro del partito repubblicano. N.d.R.

 

GARRY WILLS storico e professore emerito di Storia presso la Northwestern University, vincitore del premio Pulitzer nel 1993. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Lincoln a Gettysburg. Le parole che hanno unito l’America (Il Saggiatore 2005).

 

 

 

COMMENTI DAL BLOG DI ‘THE NEW YORK REVIEW OF BOOKS’:

 

T. C.

Pur non avendo mai posseduto una pistola e avendo sparato un’unica volta, durante l’addestramento militare, ricordo di aver preso in considerazione, nei momenti più bui, l’idea di farmi saltare in aria con un gesto spettacolare. Un pensiero narcisistico, che non sono stato sufficientemente folle da mettere in atto, e che affondava le proprie radici nella disperazione e nello sconforto di un periodo protratto di disoccupazione. Quando le persone non vedono una via di uscita, o di risalita, possono escogitare idee strane e compiere gesti folli. In una società dove vincere è tutto, e nella quale troppo facilmente si viene considerati dei perdenti, semplicemente perché non si possiedono le competenze, le attitudini o gli interessi che il mercato del lavoro richiede, e ci si vede quindi negare i mezzi per sopravvivere, non è poi così inverosimile che molte persone pensino quello che io stesso ho pensato, e che qualcuno di loro sia abbastanza folle da mettere in pratica quell’idea. La nostra società non può permettersi di condannare degli esseri umani alla disperazione e fornire loro al tempo stesso i mezzi per mettere in atto le loro disperate fantasie.

 

S.

Pur possedendo una pistola sin da bambino, non ho mai preso seriamente (diamine: nemmeno scherzosamente) in considerazione l’idea di uccidere CHICCHESSIA, e men che mai di «farmi saltare in aria con un gesto spettacolare». Nemmeno negli anni dell’adolescenza. Di chi avrebbe dovuto avere più paura la gente negli anni passati?  Devo dire che il commento di T.C. nel secondo paragrafo colpisce nel segno: la nostra è una società in cui vincere è tutto. Forse è questo il nostro Moloch, dal quale ci rifiutiamo di liberarci. Il denaro e il successo sono certamente il Moloch della nostra cultura. È la loro instancabile ricerca che fa impazzire le persone, spingendole a rinunciare a dei rapporti sani pur di assicurarsene quantità sempre maggiori. Ben più delle pistole, ci teniamo stretti il denaro e il successo, rifiutandoci di separarcene.

Grazie per le vostre oneste riflessioni,

con grande affetto.

 

F. R

Per molti anni mi sono ritenuto un conservatore, e di fatto potrei ancora esserlo. Ma non sopporto di sentir dire per l’ennesima volta che «a uccidere non sono le armi, ma le persone». O che affrontare il tema del controllo delle armi equivale a spingersi su un terreno insidioso che mette a repentaglio diverse libertà americane. O che non possiamo giudicare i milioni di individui responsabili che possiedono delle armi basandoci su quei pochi scellerati che con o senza armi, si dice, troverebbero comunque il modo di attuare i loro propositi di vendetta. Né posso più tollerare di sentir parlare, all’indomani di questi massacri che si susseguono ormai a scadenza mensile, dei “pensieri” e delle “preghiere” che vengono rivolti alle famiglie delle vittime, o di veglie a lume di candela, o di altarini improvvisati sul ciglio della strada, o di comunità che si raccolgono per tentare di superare il dolore. Sempre più spesso la solidarietà cristiana sfocia nell’impotenza, e il sentimento comune nella negazione della realtà. Lacrime e invocazioni a Dio dissimulano il vero nocciolo della questione, avvolgendolo in un velo di falso sentimentalismo che maschera la debolezza e la sorda ritualizzazione della risposta collettiva. Al nocciolo della questione non vi sono delle verità imperscrutabili, o i misteri dell’inconsolabile sofferenza umana, bensì la facilità con cui migliaia di individui sociopatici sono messi nella condizione di scaricare raffiche di proiettili sull’odiato mondo americano. Per decenni i conservatori hanno mentito, cercato scuse e reso possibile un massacro dopo l’altro. Sono stanco di ascoltarli.

Basta piangere. Occorre agire.

 

O.

Ho un solo pensiero da aggiungere a questo ottimo articolo. Dall’altra parte del mondo i nostri drone hanno ucciso e continuano ad uccidere dei civili innocenti, di cui non vediamo mai i volti, né conosciamo i nomi. Non assistiamo mai alla disperazione delle loro famiglie, solo a quella delle nostre. La nostra cultura è innamorata dell’uccidere.

 

C.D.

Sono un’insegnante di scuola materna, e lunedì mattina quando mi recherò al lavoro farò il possibile per ridurre le possibilità che qualcosa come questo massacro di Newtown possa verificarsi di nuovo. Abbraccerò i miei scolari e li aiuterò a imparare a far fronte alle frustrazioni che la vita tra gli esseri umani comporta. È il mio compito, e ne sono felice. Spero che lunedì mattina, quando si recheranno al lavoro, il Congresso e il presidente faranno il possibile per ridurre le possibilità che qualcosa del genere possa accadere di nuovo. Credo che il Secondo Emendamento tuteli il diritto dei cittadini di possedere armi, ma NON credo che tale diritto non possa essere regolamentato. Nessun civile ha bisogno di possedere armi dotate di caricatori ad alta capacità, progettate per permettere a una sola persona di ucciderne molte altre in tempi brevissimi. Speriamo che da questa tragedia emergano delle normative sulla sicurezza delle armi dettate dal buon senso.

 

D.Y.

Stando a un rapporto del Servizio ricerche congressuali pubblicato il 14 novembre 2012, tra il 1993 e il 2011 negli Stati Uniti il tasso di omicidi causati da armi da fuoco è sceso dal 6,6 al 3,2 ogni diecimila abitanti. Dal 1993 al 2009 il numero di morti accidentali causate da armi da fuoco è sceso da 1.521 a 554. Tra i giovani, il numero di omicidi riconducibili alle armi da fuoco è sceso dai 1.975 del 1993 agli 887 del 2009. Nello stesso periodo, sempre tra i giovani, le morti accidentali causate da armi da fuoco sono diminuite, passando da 392 a 83. Tutto ciò è accaduto mentre il numero delle armi in circolazione è aumentato, così come è aumentato il numero di individui in possesso di una licenza che consente loro di portare armi nascoste. Naturalmente ciò non significa che l’aumento nel numero delle armi e delle licenze per il porto d’armi siano la CAUSA del declino nel tasso di omicidi causati da armi. Di certo però, questi aumenti non sembrano aver prodotto alcun incremento nel tasso degli omicidi causati da armi da fuoco. Sono assolutamente a favore di una conoscenza logica e razionale del nesso tra armi e violenza. Non penso che Mr. Wills faccia nulla per aumentarla. E ciò è particolarmente interessante se si pensa che egli afferma che le armi, in quanto divinità, hanno il potere di «distruggere il processo razionale» e «impedire di compiere collegamenti logici».

 

J.F.

Come al solito Garry Wills mette a nudo la verità. La divinità demoniaca di Moloch offre una rappresentazione calzante dell’adorazione di questo Paese per le ARMI, suo unico dio, favorito dagli alti sacerdoti della NRA. È difficile negare che le ARMI abbiano raggiunto uno stato quasi divino. Basti notare il silenzio con cui viene accolta la sola menzione del loro nome. State zitti, tacete! Non osate pronunciare la parola ARMI. In quanto ex-ufficiale di fanteria dell’esercito Usa, so bene che le ARMI possono proteggerci solo a patto di tenerle senza sicura, armate e pronte all’uso. In caso contrario, si rischia la morte. Affermare che il proliferare delle armi abbia causato la diminuzione degli omicidi non ha assolutamente senso.

 

R.M

La sola idea di armare gli insegnanti come dei pistoleri per renderli in grado di sostenere davanti ai loro studenti uno scambio a fuoco con qualche intruso squilibrato evidenzia quanto la lobby americana delle armi sia fuori dal mondo2. Tutte le statistiche sul possesso di armi in America sono allarmanti. Il compito di disarmare un esercito civile paramilitare di queste proporzioni sarà estremamente arduo, ma se Obama vi riuscirà, metterà a segno il maggiore successo della sua presidenza. Si vietino immediatamente tutte le armi automatiche di tipo militare; e per quanto riguarda i cosiddetti tiratori sportivi, colpiamoli dove fa più male: nel portafoglio. Propongo una tassa da un milione di dollari per il porto d’armi, senza eccezioni, e l’introduzione di una condanna a dieci anni di carcere, non negoziabile, per chiunque possegga armi da fuoco, balestre e altre armi non autorizzate. Dite che sarebbe ridicolo? No, se l’eccessivo costo della licenza riuscisse a mettere le armi fuori dalla portata della popolazione. Se vogliamo che l’America rinunci volontariamente e rapidamente all’arsenale di armi in mano ai privati occorre adottare misure drastiche.

 

G.

Ho seguito la diatriba, e devo dirti che sei un idiota. Non potrei descriverti altrimenti. Ti piace usare toni aulici semplicemente per sentire le tue parole riecheggiare in questo spazio insulso. Si potrebbe dire allora che per merito di Jim Jones esistono foschi demoni di Kool Aid3, e spiriti maligni a base di fertilizzante, grazie a Tim McVeigh4, e spettri di gas grazie ad Adolf Hitler. L’oggetto inanimato non è un “dio” da adorare, e i politici non si stanno battendo per proteggerlo: lottano perché tu possa avere il diritto di proteggere te stesso. Se c’è qualcosa che adorano, è quell’insieme di valori comunemente accettati e definiti dalla Costituzione. Se vi rinunci, li avrai persi per sempre. Gli squilibrati uccidono perché sono squilibrati… è per questo che li chiamiamo pazzi e non li consideriamo normali. Non c’è nulla di più frustrante che vedere persone come te che tentano di fare ordine e dare un senso a cose per le quali semplicemente non esiste una spiegazione logica. E per fortuna! Se riuscissi a comprendere la follia il pazzo forse saresti tu.

L’omicidio è sempre esistito, e non mi risulta che Caino abbia sparato ad Abele. Se c’è qualcosa di cui vale la pena parlare è l’importanza di instillare un maggior rispetto per la vita e una maggiore fede, anziché perder tempo con delle argomentazioni politiche mascherate da retorica religiosa. Volete riflettere sulla follia? Che ne pensate allora di una società che promuove l’aborto di un feto, ma non riesce a capire perché un matto uccide dei bambini. In una società simile, un pazzo non vede una grande differenza [tra queste due cose]. Se tu invece riesci a vederla, allora forse sei pazzo anche tu.

 

K.S.

Sono un conservatore e un cristiano evangelico, e sono d’accordo con Garry Wills. Sono sconvolto e infuriato. Se voglio che i musulmani moderati prendano chiaramente le distanze da Al Qaeda devo essere disposto a farmi avanti e denunciare a mia volta la caparbietà con cui la NRA si ostina a rifiutare QUALSIASI limitazione al diritto alle armi, che ritiene ci condurrebbe su un terreno insidioso che rischierebbe di dar vita a un’immaginaria distopia in cui il governo si arroga ruoli che non gli competono. E quindi lo faccio. La NRA non parla a nome mio. Come detto implicitamente da Garry, e come io sono pronto a dichiarare apertamente, la nostra ossessione per il Secondo Emendamento viola il Primo comandamento. Tutti dovremmo accordarci sul fatto che nessun civile ha bisogno, per esercitare il proprio diritto al Secondo Emendamento, di possedere un’arma semiautomatica capace di sparare in pochissimo tempo un’infinità di proiettili. Sono disposto ad ascoltare chi propone restrizioni alternative. So che ci saranno delle difficoltà nel metterle in pratica (vedi Proibizionismo), ma le nostre leggi devono affermare chiaramente ciò in cui crediamo.

Aggiungerei inoltre che esistono altri Moloch, che suscitano reazioni simili a quelle di cui Garry si fa gioco. Moloch della sinistra, come la libertà di espressione – in virtù della quale l’industria dello spettacolo promuove la violenza e un’eccessiva “sessualizzazione”, o come l’approccio assolutistico ai diritti riproduttivi. E Moloch della destra, come il rifiuto ad accettare qualsiasi nuova tassa. Anche così uccidiamo i nostri figli: rifiutandoci di pagare le tasse che garantiscono dei servizi necessari a far fronte ai problemi di salute mentale o a combattere la povertà. Da conservatore, preferirei che la cura del prossimo avvenisse su base volontaria, ma NON è così che va il nostro mondo; dunque, occorre anche aumentare le tasse. Ciò di cui abbiamo bisogno sono dei politici di destra in grado di rischiare, se necessario, la propria carriera e la propria vita per tener testa alla NRA e a Grover Norquist5, e dei politici di sinistra che prendano posizione contro i loro Moloch.

ADESSO che la coscienza della nazione è turbata dall’assassinio dei bambini di Sandy Hook, gli altri temi possono aspettare. È ora di affrontare la NRA, e che i nostri leader si rendano conto che anche i conservatori mandano i figli nelle scuole pubbliche, e che non tutti crediamo, erroneamente, di aver bisogno o di volere delle armi per proteggerci… Anni fa, in un incidente d’auto, mi sono scontrato con un motociclista che è morto in maniera orribile sotto i miei occhi. Quelle immagini mi tormenteranno sino alla tomba. Non sono un pacifista, ma preferirei essere ucciso da un aggressore anziché uccidere a mia volta; non voglio armi per proteggermi. In contrasto a quanto afferma Garry, sono un conservatore che si affida a Dio anziché alla sua pistola.

(Traduzione di Marzia Porta)

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