Edward Jay Epstein

L’affaire Strauss-Kahn. E se fosse un complotto?

da ''The New York Review of Books''

 

ATTUALITA’. La vicenda legata all’accusa di violenza sessuale di Strauss-Kahn: cosa è successo, quali sono i punti ancora oscuri della vicenda e in quale direzione dovrebbero andare le ricerche. Il giornalista investigativo Edward Jay Epstein ripercorre le ore e gli avvenimenti precedenti l’arresto di DSK, riflettendo su cosa manca per far quadrare tutta la faccenda.

Il 14 maggio 2011 è stato un giorno terribile per Dominique Strauss-Kahn, allora capo del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e principale contendente di Nicolas Sarkozy all’Eliseo per le elezioni dell’aprile 2012. Quella mattina, una volta svegliatosi nella suite presidenziale dell’hotel Sofitel di New York, avrebbe dovuto di lì a poche ore prendere il volo per Parigi e in seconda battuta per Berlino, dove il giorno dopo avrebbe incontrato il cancelliere tedesco Angela Merkel. Mai avrebbe immaginato, invece, che nel tardo pomeriggio di quel giorno l’avrebbero arrestato a New York con l’accusa di violenza sessuale; che sarebbe poi stato incriminato dal gran giurì – la giuria che stabilisce la sufficienza delle prove per iniziare il processo – con sette capi d’imputazione per tentato stupro, violenza sessuale e sequestro illegittimo; che sarebbe stato posto agli arresti domiciliari per oltre un mese; e che il 23 agosto 2011, due settimane prima che il pubblico ministero accogliesse l’inammissibilità del caso, sarebbe stato citato per abuso sessuale dalla presunta vittima.

Strauss-Kahn era venuto a sapere che c’erano dei problemi con uno dei suoi BlackBerry, il “BlackBerry Fmi” come lo chiamava lui: il cellulare di servizio. Lo usava per inviare e ricevere sms ed email, anche su faccende private, oppure attinenti al Fmi. A quanto affermano diverse fonti vicine a DSK, quella mattina egli ha ricevuto un messaggio da Parigi. Era di un’amica, al momento impiegata come ricercatrice presso gli uffici parigini dell’Ump, il partito politico di centrodestra di Sarkozy. La donna ha avvertito DSK – il quale nei sondaggi era davanti al presidente francese – che almeno una sua email privata inviata di recente dal BlackBerry alla moglie, Anne Sinclair, era stata letta negli uffici dell’Ump a Parigi1. Resta da chiarire come tali uffici possano aver ricevuto l’email. Ma se esso fosse provenuto dal suo BlackBerry, lui potrebbe  aver ragione di sospettare di essere stato vittima di uno spionaggio elettronico a New York. Già un amico del corpo diplomatico francese lo aveva avvertito che era in atto il tentativo di inguaiarlo con uno scandalo. L’avvertimento che il suo BlackBerry potesse essere stato violato perciò era allarmante.

Alle 10.07 del mattino DSK ha chiamato la moglie a Parigi dal BlackBerry di servizio, e in una conversazione durata circa sei minuti le ha spiegato di avere un grosso problema. Le ha chiesto, perciò, di mettersi in contatto con un amico, Stéphane Fouks, il quale sarebbe potuto andare a casa loro in Place des Vosges, e avrebbe potuto organizzare le cose per fare esaminare da un esperto il suo BlackBerry e il suo iPad. DSK aveva in agenda un pranzo anticipato con Camille, la figlia ventiseienne dottoranda alla Columbia University, che voleva presentargli il nuovo fidanzato. Dopodiché sarebbe andato all’aeroporto JFK, in tempo per il volo delle 16.40, con destinazione Parigi.

Poco prima di mezzogiorno – a quanto racconta lui stesso – ha finito di preparare la valigia, e poi si è fatto una doccia nel bagno, collegato alla camera da letto mediante un corridoio interno. Secondo le registrazioni della chiave elettronica dell’albergo, consegnate poi agli avvocati di DSK, l’addetta alle camere Nafissatou Diallo è entrata nella suite presidenziale (stanza 2806) tra le 12.06 e le 12.07 (questo tipo di registrazione è accurato per difetto al minuto più vicino)2. Di solito, il personale di pulizia entra a riordinare una stanza solo quando il cliente è assente. A quanto racconta DSK, le sue valigie erano visibili nell’atrio, quando è uscito nudo dal bagno nel corridoio interno. A questo punto – sempre stando al suo racconto – l’uomo si è imbattuto nella donna lungo il corridoio vicino al bagno. (La cameriera afferma, dal canto suo, di averlo incrociato mentre lui usciva dalla camera). Le registrazioni telefoniche dimostrano che intorno alle 12.13 l’uomo stava parlando con la figlia Camille con il BlackBerry e che la chiamata è durata quaranta secondi.

Che cosa sia successo tra DSK e la cameriera in quei sei o sette minuti mancanti è un oggetto di controversia. Le tracce di Dna trovate fuori dal bagno dimostrano che la saliva della donna era mescolata con lo sperma di DSK. Il pubblico ministero di New York ha dedotto che è avvenuto un «rapporto sessuale precipitoso», che gli avvocati di DSK hanno confermato sostenendo, però, che era stato consensuale. La cameriera ha intentato la causa affermando che l’uomo ha usato la forza. Non è chiaro quando la donna sia uscita dalla camera, poiché le registrazioni del pass non indicano l’ora di uscita. Quello che sappiamo è che DSK ha chiamato la figlia dal BlackBerry di servizio alle 12.13 per comunicarle che sarebbe arrivato in ritardo.

Terminata la chiamata, DSK si è vestito e ha indossato il soprabito. Dietro si è portato solo una piccola ventiquattrore e una cartella (contente l’iPad e diversi cellulari di scorta), poi è sceso nella hall con l’ascensore. Alle 12.28 le videocamere di sorveglianza dell’albergo lo mostrano mentre esce. Doveva percorrere otto isolati prima di arrivare al ristorante McCormick & Schmick sulla Sesta Avenue, tra la 51esima e la 52esima strada. È stato ritardato dal traffico intenso sulla Sesta Avenue. La videocamera del ristorante mostra l’uomo che arriva alle 12.54.

Camille era insieme con il nuovo fidanzato. Hanno pranzato velocemente e alle 14.15 – sempre secondo le videocamere di sorveglianza del ristorante – DKS è entrato in un taxi per andare all’aeroporto. Quasi subito l’uomo si è accorto che il BlackBerry di servizio era sparito. Era proprio il telefonino di cui aveva disposto l’esame a Parigi per l’eventuale decontaminazione e che conteneva il messaggio che lo avvertiva di possibili intercettazioni dei suoi sms. Alle 14.16 DSK ha chiamato con il cellulare di scorta Camille, appena uscita dal ristorante, chiedendole di rientrare a cercarlo. Il video del locale mostra la ragazza mentre cerca sotto il tavolo. Alle 14.28 la ragazza gli invia un sms dicendogli che là il telefonino non c’è. A quel punto, DSK ha proseguito verso l’aeroporto.

Intanto al Sofitel, Nafissatou Diallo, l’inserviente in cui DSK si è imbattuto nella suite presidenziale, ha raccontato alla security dell’albergo di avere subìto una violenza sessuale da parte di un cliente della suite. Trentaduenne, immigrata dalla Guinea, la donna lavorava nell’albergo da tre anni. Alle 14.30 il personale della security le mostra una fotografia di DSK. Secondo la relazione dettagliata ufficiale – il riepilogo scritto dei fatti compilato dalla pubblica accusa – pare che la polizia ancora non avesse preso in carico il caso, nonostante l’incontro tra DSK e miss Diallo fosse avvenuto più di due ore prima.

Forse parte del ritardo nel coinvolgere la polizia va imputato alla circostanza che miss Diallo non ha sporto immediatamente denuncia. Dopo avere lasciato DSK nella suite presidenziale intorno alle 12.13 – il momento della telefonata a Camille – la donna è rimasta al piano dei Vip. Le registrazioni della chiave elettronica indicano che alle 12.26 la donna è entrata nella stanza 2820, un’altra suite sullo stesso piano, dentro la quale era entrata già diverse volte quella mattina. Poi – saranno trascorsi uno o due minuti – la donna ha incontrato nel corridoio un’altra addetta alle camere, sua superiore. Durante la conversazione, miss Diallo le ha chiesto che cosa sarebbe successo se un ospite dell’hotel avesse abusato di un dipendente dell’albergo. In un primo momento, miss Diallo le ha spiegato che era solo una curiosità; poi, però, messa alle strette, la donna ha ammesso di essere stata aggredita dall’ospite della suite. A quel punto, la collega ha accompagnato miss Diallo dalla massima responsabile degli inservienti, Renata Markozani, che – secondo le registrazioni della chiave – è entrata di nuovo nella suite conla Dialloalle 12.42 e ha poi informato la security dell’hotel e la direzione del personale. Alle 12.52 si vedela Dialloentrare nell’ufficio della security dell’albergo al piano terra, prossimo all’ingresso sulla 45esima strada. La donna indossa l’uniforme beige ed è accompagnata da Renata Markozani, che svetta su di lei, essendo miss Diallo alta appena un metro e cinquantacinque.

Poco dopo si è aggiunto alla squadra della security John Sheehan, esperto in questioni di sicurezza, che è definito su LinkedIn «direttore della sicurezza» della Accor, che fa parte della Accor Group, la cui casa madre è in Francia. Sheehan, a casa quella mattina, a Washingtonville nello stato di New York, ha ricevuto una telefonata dal Sofitel alle 13.03, in seguito alla quale si è precipitato in albergo. In base alle registrazioni del suo cellulare, cammin facendo ha chiamato un numero negli Stati Uniti con il prefisso 646. Ma le registrazioni non permettono di risalire al nome della persona chiamata, né al luogo. Quando ho digitato io quel numero, ha risposto un uomo con uno spiccato accento francese, che mi ha chiesto con chi volessi parlare alla Accor3.

L’uomo con cui ho chiesto di parlare ­– e che non mi hanno passato – era il francese René-Georges Querry, il massimo superiore di Sheehan alla Accor e ben noto ex capo della polizia speciale anticriminalità, una persona bene introdotta nell’ambiente, che all’epoca era il capo della sicurezza dell’Accor Group. Prima di essere assunto in questa compagnia nel 2003, l’uomo aveva lavorato nella polizia a contatto di gomito con Ange Mancini, l’attuale coordinatore dei servizi di sicurezza del presidente Sarkozy. Querry, nel momento in cui Sheehan ha chiamato il 646, stava andando allo stadio per una partita di calcio a Parigi, e qui si sarebbe seduto nella tribuna del presidente Sarkozy. Querry nega di essere stato informato su quanto stava accadendo al Sofitel, se non dopo che DSK è stato arrestato, ovvero circa quattro ore dopo.

Un’altra persona dell’Accor Group che Sheehan avrebbe potuto allertare era Xavier Graff, l’ufficiale di servizio responsabile quel weekend della gestione rischi della catena Accor, e dunque anche del Sofitel di New York. Il suo nome sarebbe saltato fuori solo cinque settimane dopo, quando ha spedito una strana email all’amico colonnello Thierry Bourret, capo di un’agenzia per l’ambiente e la salute pubblica, email nella quale egli si è attribuito il merito di avere «fatto cadere» DSK. Dopo che la email è trapelata a ‘Le Figaro’, Graff l’ha definita uno scherzo (tuttavia questo ha causato la sua sospensione da direttore della gestione rischi dell’Accor Group): persino le burle possono avere un fondamento. In questo caso, lo scherzo è stato fatto dalla persona direttamente responsabile della trasmissione di informazioni ai suoi superiori, incluso il capo della security della Accor, René-Georges Querry – informazione che, se trasmessa alle autorità americane, avrebbe contribuito a distruggere la carriera di DSK. Ma, come già Querry, Graff ha negato di avere ricevuto alcuna chiamata o sms da New York fino a quella sera tardi, raccontando a un quotidiano francese che il non averlo informato è stato un «errore (loupé) madornale».

Al momento in cui Sheehan riceve la chiamata dall’albergo alle 13.03, miss Diallo è seduta su una panca nella zona servizi al piano terra dell’albergo, vicino all’entrata secondaria sulla 45esima strada. Dietro di lei si vede una «porta olandese» con la metà superiore aperta, attraverso la quale si accede all’ufficio della security. Il filmato della videosorveglianza mostra la donna che, alle 12.52, entra nell’area con un uomo alto non meglio identificato. E lì rimane fino alle 14.05. Alle 12.56 viene raggiunta da Brian Yearwood, il responsabile tecnico dell’albergo, un uomo di corporatura robusta. Yearwood è sceso direttamente dalla suite presidenziale, su al ventottesimo piano dove, secondo le registrazioni della chiave elettronica, era entrato alle 12.51. Yearwood è rimasto vicino alla Diallo mentre la donna parlava ad Adrian Branch, il capo sicurezza dell’hotel, rimasto dietro la porta mezza chiusa dell’ufficio della security. Si vede la donna gesticolare per circa quattro minuti, indicando più volte varie parti del suo corpo. Si ha l’impressione che ripeta più volte la storia.

Alle 13.28, Sheehan, ancora in cammino verso l’albergo, ha inviato un sms a Yearwood, e poi alle 13.30 un secondo sms a un destinatario non identificato. Alle 13.31 – un’ora dopo chela Dialloha raccontato al superiore di essere stata aggredita da un cliente nella suite presidenziale – Adrian Branch ha chiamato il 911, il numero della polizia. Neanche due minuti dopo, il filmato delle due videocamere di sorveglianza mostra Yearwood e un signore di identità sconosciuta che passano dall’ufficio della security a una zona adiacente. È lo stesso uomo non identificato che aveva accompagnato miss Diallo nell’ufficio della security alle 12.52. Qui, i due uomini «si danno il cinque», applaudono, e improvvisano quello che sembra un balletto di gioia fuori programma, che dura tre minuti. Poi si vedono i due uomini in piedi accanto alla porta di servizio che dà sulla 45esima – pare in attesa della polizia – dove sono raggiunti alle 14.04 da Florian Schutz, il direttore dell’albergo.

Un minuto più tardi, alle 14.05, il filmato mostra l’arrivo di due poliziotti in divisa, che poi accompagnano miss Diallo nell’ufficio accanto. Non è chiaro se la polizia abbia preso in carico ufficialmente il caso in questo momento, oppure in seguito. Manca finora una spiegazione del perché il personale della security abbia ritardato la chiamata alla Nypd, che avrebbe condotto a uno scandalo per il possibile futuro presidente francese. Ciò che chiaro è che hanno chiamato appena tre minuti dopo avere ricevuto un sms da Sheehan. Né si è chiarito che cosa avessero i due uomini da festeggiare.

Secondo il filmato della videosorveglianza, la polizia è arrivata alle 14.05. Poi si vedono i poliziotti che scortano miss Diallo in una stanza dirimpetto all’ufficio della security. E qui sorge una discrepanza inspiegata che riguarda l’informazione nella relazione dettagliata, secondo la quale intorno alle 14.30 «una fotografia dell’imputato è stata mostrata alla testimone [cioè alla Diallo] dalla security dell’albergo senza il coinvolgimento della polizia». Se così, infatti, anche dopo avere lasciato la panchina (e la videosorveglianza) ed essere entrata in una stanza con la polizia, la donna è rimasta in affidamento alla security del Sofitel. Ho chiesto al vicecommissario Paul Browne e al viceispettore Kim Royster come mai, secondo la relazione dettagliata, la polizia non è stata coinvolta ufficialmente a questo punto, ma si sono rifiutati di darmi una spiegazione.

Più di un’ora dopo, alle 15.28, la polizia ha accompagnato la donna al St. Luke’s Hospital, dove è stata visitata, e dove poi i poliziotti l’hanno formalmente interrogata. La donna ha parlato di un’aggressione sessuale, durante la quale DSK ha chiuso a chiave la porta della suite, l’ha trascinata sul letto, e poi ancora lungo il corridoio interno in un angolo vicino alla porta del bagno – per una distanza di circa dodici metri – e, dopo avere cercato di violentarla sia vaginalmente che analmente, l’ha costretta due volte a un rapporto orale. A quel punto la donna è fuggita dalla suite. Come si è visto dalle informazioni della chiave elettronica e dalla registrazione della chiamata di DSK alla figlia – che dimostra come l’uomo alle 12.13 fosse al telefono con la ragazza – possiamo ragionevolmente dedurre che i fatti sono potuti accadere solo entro una finestra temporale di sei o di sette minuti al massimo, tra le 12.06/07 e le 12.13, quando l’uomo ha chiamato la figlia.

Alle 15.01, ormai prossimo all’aeroporto, DSK sta ancora cercando di rintracciare il cellulare sparito. Ha provato a farlo digitando il suo numero, ma senza risposta. Ciò che DSK non sa è che alle 12.51, stando alle registrazioni della BlackBerry, il cellulare è stato, non si sa come, disabilitato. Alle 15.29, evidentemente ignaro degli eventi al Sofitel, l’uomo ha chiamato dal taxi l’albergo, dicendo – come recitano le trascrizioni della polizia – «sono Dominique Strauss-Kahn, un vostro cliente. Probabilmente ho lasciato in albergo il mio cellulare». Ha poi aggiunto di avere alloggiato nella stanza «2806». A quel punto gli hanno chiesto di lasciare un numero di cellulare, per essere eventualmente richiamato, dopo essere andati a cercare il telefonino nella stanza 2806.

Quando, tredici minuti dopo, è stato richiamato, DSK ha parlato con un dipendente dell’albergo che era in compagnia dell’investigatore di polizia John Mongiello. Il dipendente gli ha detto, mentendo, che il cellulare era stato ritrovato, e gli ha chiesto dove potevano recapitarglielo. DSK ha risposto che in quel momento lui era al JFK e che aveva «un problema perché il mio volo parte alle 16.26». Alle 16.45 la polizia ha fatto sbarcare DSK dall’aereo e lo ha arrestato.

DSK è poi stato imprigionato e accusato formalmente di sette capi d’imputazione dal gran giurì, fra cui tentato stupro, violenza sessuale e sequestro illegale. Alla fine il tribunale ha lasciato cadere tutte le accuse contro di lui perché i pubblici ministeri hanno scoperto che la querelante si è rivelata una testimone mendace. E nell’istanza di scarcerazione hanno scritto che «la natura e il numero delle falsità della querelante ci rendono incapaci di dare credito alla sua versione oltre ogni ragionevole dubbio». Hanno poi aggiunto che la donna «ha fornito versioni inconciliabili degli eventi» e che ha mentito non solo agli avvocati dell’accusa ma, sotto giuramento, anche al gran giurì circa il luogo esatto in cui si trovava dopo l’incontro. La donna ha affermato di essersi nascosta nel corridoio dopo essere uscita dalla suite presidenziale, e di non essere entrata in altre stanze al ventottesimo piano, fino al momento in cui non ha raccontato a un’altra cameriera l’episodio della violenza (vale a dire circa quindici minuti più tardi).

Alla domanda perché non avesse usato il passepartout per entrare in un’altra camera, lei ha risposto che su tutte le porte era stato appeso il cartello «non disturbare». Dopo la sua testimonianza davanti al gran giurì, gli avvocati dell’accusa hanno scoperto la falsità di questi fatti dopo che l’hotel ha loro fornito, in ritardo, le registrazioni della chiave elettronica, dalle quali si evince che miss Diallo è entrata nella stanza 2820 alle 12.26, dopo l’incontro con DSK. La stessa registrazione mostra, inoltre, che la donna è entrata nella stanza 2820 prima dell’incontro con DSK, quando l’occupante non aveva ancora lasciato la stanza e verosimilmente era ancora al suo interno. La ragione per la quale la donna abbia nascosto di essere entrata nella 2820 è, agli occhi dei pubblici ministeri, «inspiegabile». E nell’istanza di scarcerazione essi hanno osservato che, se la donna avesse menzionato le sue visite alla 2820, il luogo sarebbe stato dichiarato parte della scena del crimine e perquisito dalla polizia. Solo che la donna è stata reticente.

Né gli avvocati di DSK hanno saputo trovare la risposta. Quando hanno cercato di conoscere l’identità dell’occupante la stanza 2820, il Sofitel si è rifiutato di dare informazioni a riguardo, accampando la scusa del rispetto della privacy. Considerando i racconti discordanti della Diallo, ciò che sappiamo veramente sugli eventi nei paraggi della stanza 2820 è che miss Diallo ci è entrata sia prima sia dopo l’incontro con DSK, e che poi ha omesso la seconda visita dalla testimonianza sotto giuramento davanti al gran giurì. Ancora adesso non sappiamo se la stanza 2820 fosse occupata quando la donna è entrata successivamente all’incontro con DSK o se, prima dell’arrivo della polizia, qualcuno l’abbia indotta a non parlare della stanza 2820.

La registrazione della chiave elettronica del Sofitel, che l’hotel ha affidato ai pubblici ministeri solo la settimana successiva, contiene un’altra incongruenza inspiegabile. Due individui, e non uno, sono entrati nella suite di DSK tra le 12.05 e le 12.06, mentre l’uomo era sotto la doccia. Ciascuno dei due ha usato una differente chiave magnetica per entrare. Quella usata alle 12.06 apparteneva a miss Diallo, mentre quella usata alle 12.05 è di Syed Haque, un addetto al servizio in camera che, secondo il suo racconto, è venuto per portare via la colazione. Ma se così fosse stato, avrebbe girato a sinistra, per dirigersi nella sala da pranzo. Tuttavia Haque ha rifiutato di essere interrogato dagli avvocati di DSK, e dunque i suoi esatti movimenti non sono stati resi pubblici. Poiché le chiavi magnetiche non registrano l’ora di uscita, è impossibile stabilire se gli interessati fossero contemporaneamente nella stanza o se, a maggior ragione, lo fossero quandola Diallosi è incontrata con DSK.

Il BlackBerry di DSK, e i messaggi contenuti, devono ancora saltar fuori. Le indagini della polizia e degli investigatori privati pagati dagli avvocati di DSK non sono riuscite a trovarlo. Benché l’uomo sia convinto di averlo dimenticato al Sofitel, le registrazioni ricavate dal BlackBerry dimostrano che i circuiti GPS del cellulare sono stati disabilitati alle 12.51. Questa operazione ha impedito che il telefono inviasse i segnali di geolocalizzazione. Oltre alla possibilità di un incidente, per disattivare in questo modo un cellulare era richiesta una conoscenza tecnica del funzionamento del BlackBerry: almeno così afferma un esperto forense.

Dall’informazione elettronica resa disponibile agli investigatori nel novembre 2011, sembra che il telefonino non abbia mai lasciato il Sofitel. Se è stato sbadatamente perduto, chiunque l’abbia trovato non l’ha mai usato. E allora viene da chiedersi: da chi e perché è stato disabilitato alle 12.51? In ogni caso, la sua assenza ha impedito a DSK di verificare – come egli aveva intenzione di fare – se fosse stato manomesso. E nemmeno è stato possibile verificare dallo stesso telefonino la notizia ricevuta dall’uomo il 14 maggio che i suoi sms erano stati intercettati. Perciò non possiamo confermare l’avvertimento ricevuto quel terribile giorno da DSK di essere sotto sorveglianza.

Un mistero lascia perplessi. Ossia, il vuoto di un’ora prima che venisse riferita la presunta violenza su miss Diallo. Dopo che la donna ha affermato di essere stata vittima di una brutale e prolungata violenza sessuale, è difficile capire come il personale della security abbia potuto escludere che la donna avesse bisogno di un’immediata attenzione medica. Ma, come abbiamo visto, fino alle 13.31 – e cioè diversi minuti dopo avere ricevuto un messaggio da Sheehan – lo staff della sicurezza non ha chiamato il 911. E la donna è arrivata in ospedale solo alle 15.57, quasi quattro ore dopo la presunta violenza. Non sappiamo quali decisioni sono state prese in quell’intervallo di un’ora, né come abbiano potuto influenzare gli sviluppi futuri, così drammatici.

Quando finalmente chiamano il 911, i responsabili dell’albergo sono presumibilmente coscienti dello scandalo e delle eclatanti conseguenze politiche che avrebbe causato l’arresto di DSK: questi non avrebbe più potuto sfidare Sarkozy. Tali considerazioni, e le conseguenze che avrebbero potuto avere, forse sono state estranee alla gestione della situazione da parte del personale dell’albergo, ma, non conoscendo il contenuto degli sms scambiati tra la direzione dell’albergo a New York e lo staff della security a New York o a Parigi, non possiamo averne la certezza. Intanto, permangono diversi misteri. C’era qualcuno nella stanza 2820 oltre a miss Diallo durante e dopo l’incontro con DSK? In caso affermativo, di chi si trattava, e che cosa ci faceva nella stanza? E perché, in ogni caso,la Dialloha negato di esservi entrata? Poiché la donna lo ha negato, la polizia – secondo la richiesta di rilascio del pubblico ministero – non ha cercato nella 2820, né l’ha dichiarata scena del delitto. E dov’è, se ancora esiste, il BlackBerry che DSK ha perso e che temeva fosse stato violato?

Per certo sappiamo che qualcuno, o magari un incidente, lo ha disabilitato di colpo alle 12.51. Lo stesso DSK non ha spiegato perché fosse così preoccupato della possibile intercettazione dei suoi messaggi su questo BlackBerry, e della sua scomparsa. Secondo le versioni pubblicate sul quotidiano ‘Libération’ e su altri periodici francesi l’11 novembre 2011, DSK aveva inviato alcuni sms da un cellulare preso in prestito ad almeno una persona citata in un affaire ancora aperto, che riguarda il caso Carlton Hotel di Lilla, uno scandalo in cui, pare, alcune aziende abbiano procurato delle escort ad alcuni funzionari del governo. (DSK nega di avere avuto collegamenti con la rete di prostituzione.) Se ha inviato questi sms, è allora possibile – punto di domanda – che DSK abbia ricevuto come risposta sul suo BlackBerry dei messaggi compromettenti, tali da danneggiare la sua reputazione e le sue ambizioni politiche? Oppure la sua preoccupazione è dipesa da altre questioni, per esempio dalle delicate trattative in corso affinché il Fmi evitasse la crisi dell’euro? Qualunque evento sia capitato a quel cellulare, e al suo contenuto, i fatti di quel maledetto giorno hanno troncato ogni prospettiva politica a Dominique Strauss-Kahn.

(Traduzione di Silvio Ferraresi)

1. Queste affermazioni, e altre che seguono nell’articolo, sono state confermate da fonti che preferiscono restare anonime, ma che sono note all’autore, il quale ha condiviso la sua informazione con la redazione.
2. Per questo articolo, oltre ai documenti del tribunale e ad altro materiale legale, ho potuto accedere alle registrazioni della chiave elettronica dell’hotel Sofitel, ai video di sicurezza con l’ora e il giorno stampati, e alle registrazioni di un cellulare usato il 14 maggio da John Sheehan, un addetto alla sicurezza della Accor, la società proprietaria del Sofitel Hotel.
3. Ho avuto accesso alla registrazione di un solo cellulare usato da John Sheehan, l’uomo della security del Gruppo Accor. Né Sheehan né il direttore della security dell’hotel, Adrian Branch, mi hanno richiamato. Tramite l’assistente Brian Yearwood, il capo dei servizi tecnici dell’hotel, ha lasciato detto di non avere commenti in proposito.

Nota della redazione. L’articolo intitolato What Really Happened to Strauss-Kahn di Edward Jay Epstein, pubblicato sul numero della ‘New York Review of Books’ del 22 dicembre 2011, conteneva la descrizione di quello che «sembrava» un «balletto di festeggiamento» di due dipendenti dell’hotel Sofitel di New York, intorno alle 13.35 del giorno in cui Dominique Strauss-Kahn è stato arrestato in merito a una presunta violenza sessuale. Le videoregistrazioni della security hanno stabilito che quell’episodio, come descritto, è durato circa tredici secondi, e non i tre minuti di cui si parla nell’articolo.

 

 Edward Jay Epstein è un giornalista investigativo autore di tredici libri. In Italia sono stati pubblicati i suoi lavori: Diamanti (Mondadori, 1983), Dossier KGB. Kennedy e Oswald (Editoriale Nuova, 1978), Inchiesta. La ricerca della verità sull’assassinio di Kennedy (Rizzoli, 1967) e La polizia contro Oswald (Rizzoli, 1967). Il suo sito web è www.edwardjayepstein.com.

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