Andrew Delbanco

Le due facce dell’educazione americana

da ''The New York Review of Books''

DIANE RAVITCH, Reign of Error: The Hoax of the Privatization Movement and the Danger to America’s Public Schools, Knopf, pp. 396 , $27.95

MICHELLE RHEE, Radical: Fighting to Put Students First, Harper, pp. 286 , $27.99

ISTRUZIONE: Michelle Rhee e Diane Ravitch rappresentano due modi diversi di intendere la scuola pubblica americana. La prima vorrebbe più privatizzazioni, un sindacato più debole e una maggior competizione fra studenti e fra istituti per ottenere finanziamenti governativi. Mentre la Ravitch pensa che seguire la strada indicata dalla Rhee potrà solo aggravare la situazione della scuola pubblica americana.

1.

Nel 1898, lo scrittore ed editore di Boston Tomas Wentworth Higginson pubblicò un memoriale intitolato Cheerful Yesterdays (Felici tempi andati). Una delle memorie che lo allietavano era quando si sdraiava per terra mentre sua madre leggeva a voce alta. Poiché «i bambini di oggi non hanno tale privilegio», egli scrisse, li si deve guardare con «commiserazione». Qui c’è l’idea di base di molto di ciò che è stato scritto sull’educazione prima e dopo di allora: elogio per un’età passata in cui i bambini erano ben supportati dagli adulti, e pietà per i bambini poco seguiti di oggi.

Quando Higginson era bambino, le scuole pubbliche o “popolari” erano solo all’inizio, e in tal modo l’educazione rimaneva largamente terreno per le famiglie e le chiese. Oggi, quando le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento sono criticate, è usualmente la scuola pubblica a venire incolpata. Politici e opinionisti la ritengono responsabile per come gli studenti risultano nei test standardizzati. I presidi sono licenziati e le scuole chiuse a causa dei risultati scadenti. Gli insegnanti si sentono assediati. La Federazione Americana degli Insegnanti è diventata un bersaglio prediletto del sentimento antisindacale. La valanga di rabbia ha cominciato a cresce da quando una commissione nazionale consegnò un rapporto nel 1983 chiamato Una nazione a rischio, che apriva con queste battute spesso citate:

Se un potere straniero nemico avesse tentato di imporre sull’America la mediocre performance educativa che esiste oggi, avremmo a ragione potuto vedere questo come un atto di guerra. Per come stanno le cose, noi stessi abbiamo consentito che ciò accadesse.

Nei trent’anni trascorsi da allora, l’atteggiamento pubblico sulle scuole è molto peggiorato, così fa impressione che Diane Ravitch, probabilmente la nostra storica di punta dell’educazione primaria e secondaria, sia in grande disaccordo con questo atteggiamento. «Le scuole pubbliche», dice nel suo nuovo libro sulla politica educativa Reign of Error: The Hoax of the Privatization Movement and the Danger to America’s Public Schools (Regno dell’errore: l’imbroglio del movimento per la privatizzazione e il pericolo per le scuole pubbliche d’America), «stanno funzionando molto bene per la maggior parte degli studenti». Sottolinea che nelle trascorse recenti decadi la quota di abbandoni nelle scuole superiori sono diminuite. La media dei punteggi nei test è cresciuta, anche se di poco. Non è neppure così vero, come spesso è dedotto, che i bambini americani rimangano significativamente indietro nell’apprendimento delle materie scientifiche rispetto ai loro pari grado stranieri.

Ma se la Ravitch si oppone alle convinzioni prevalenti, non trascura il fatto che le performance scolastiche di una grande minoranza di bambini americani che crescono poveri o in quartieri segregati, siano spropositatamente deboli. D’altra parte, pensa che la loro difficoltà sia uno scandalo nazionale, che i riformatori scolastici di oggi siano sulla via sbagliata nei loro sforzi per opporvisi, e che, insieme alla persistenza di povertà e segregazione residenziale, dovremmo essere allarmati per lo stesso attuale movimento di riforma.

2.

La faccia pubblica di quel movimento è Michelle Rhee. Tra i giovani educatori che sono venuti recentemente alla ribalta, Rhee è la più conosciuta. I suoi competitor più celebri sono Wendy Kopp, che, come studentessa di Princeton nel 1990, fondò Teach for America (TFA), un’organizzazione che utilizza laureati dalle università d’élite per insegnare nelle scuole pubbliche; e Geoffrey Canada, fondatore dell’Harlem Children’s Zone, che sovrintende diverse scuole private sovvenzionate e servizi sociali e per la salute dedicati ai bambini poveri e alle loro famiglie. Canada era la star del film ampiamente elogiato Waiting for “Superman” del 2010 (criticato per le sue dichiarazioni sensazionalistiche).

Il titolo del nuovo libro della Rhee, Radical: Fighting to Put Students First (Radicale: lottare per mettere prima gli studenti), suggerisce, in maniera appropriata, che il suo principale soggetto è sé stessa. Figlia di immigrati coreani, per breve tempo ha frequentato la scuola pubblica a Toledo, Ohio, prima che i suoi genitori la trasferissero in una scuola privata. All’età di nove anni, la mandarono a vivere con i parenti per un anno nel loro paese natale, dove apprezzò – almeno in maniera retrospettiva – una cultura in cui gli insegnanti compilano una classifica dei loro studenti e le famiglie spronano i figli a scalare questa classifica. «Anziché indebolire lo spirito dei meno dotati», scrive con un ghigno interiore a coloro che coccolerebbero piuttosto che mettere alla prova i loro bambini, «le classifiche fanno concentrare ogni famiglia sullo spingere i propri figli sempre più in alto sulla scala».

Dopo essere rientrata alla scuola privata negli Stati Uniti, la Rhee passò un anno alla Wellesley prima di trasferirsi alla Cornell. Appena finita l’università, si iscrisse al TFA e fu assegnata a una scuola privata sovvenzionata dei bassifondi di Baltimora. Lì gli studenti di seconda elementare erano, all’inizio, incontrollabili, e la chiamavano “stronza cinese”. Come racconta, dopo un inizio frustrante, la sua classe passò dalla frenesia e dalla chiassosità alla calma e all’ordine – un cambiamento che lei attribuisce in parte ai consigli di un’insegnante più esperta e in parte a un sistema di premi di sua ideazione in cui i punti per il buon comportamento erano convertiti in premi in giocattoli e dolci. Riorganizzò anche la disposizione dei posti da banchi separati a banchi in semicerchio. Visitò i genitori dei bambini scalmanati e raggruppò gli studenti in base a come si stavano comportando, con la promessa di un avanzamento a un gruppo più meritorio se i loro risultati fossero migliorati. Secondo la Rhee, il periodo a Baltimora fu un grande successo[1].

Racconta il resto della storia come una serie altalenante di vittorie da parte di bambini grati per i suoi doni e battute d’arresto causate dagli adulti messi in difficoltà dalle sue capacità. A una presentazione a Baltimora dei risultati da lei raggiunti, per esempio, fu derisa dagli insegnanti di lungo corso le cui invettive, dice, superarono quelle degli studenti che l’avevano definita una stronza. Ora veniva definita addirittura una sgualdrina.

La Rhee andò alla Kennedy School ad Harvard, con in mente l’idea che «la politica del pubblico doveva cambiare: in come gestire le scuole e selezionare i nostri insegnati, in come addestrarli, in come essi si rapportano agli studenti». Là lanciò un’organizzazione chiamata New Teacher Project, che iniziò come servizio di consulenza per i distretti scolastici in cerca di nuovi insegnanti, e poi si evolse in gruppo di pressione per la riforma dell’assunzione degli insegnanti, della loro promozione e della cessazione del loro rapporto di lavoro nel sistema della scuola pubblica.

Nel 2005, la Rhee attirò l’attenzione di Joel Klein, responsabile per le scuole di New York City, che in seguito la raccomandò al sindaco di Washington D.C., Adrian Fenty. Nell’estate del 2007, dopo averlo «sbalordito» nel colloquio di lavoro, Fenty le assegnò, all’età di trentasette anni, la direzione delle scuole di Washington. Nell’accettare il lavoro, capì da subito che avrebbe dovuto abbandonare «un atteggiamento dolce e accondiscendente». Superò la cosa in un attimo. Forse per emulare il Donald Trump di The Apprentice[2], invitò la troupe che stava realizzando un documentario per la PBS a filmarla nell’atto di licenziare un preside. La rivista ‘Time’ la mise in copertina con un aspetto fiero e con in mano una scopa.

Nella primavera del 2008, aveva già sostituito trentasei presidi, ventisei assistenti preside, e, prima della fine del suo mandato, quasi trecento insegnanti. Nell’autunno del 2010, dopo che Fenty fu battuto per la rielezione nelle primarie democratiche (che fu in parte un referendum sulla Rhee), si dimise, accusando il suo perenne nemico, il sindacato degli insegnanti. Ora è a capo di un’organizzazione lobbistica chiamata StudentsFirst, che si oppone alle assunzioni di ruolo per gli insegnanti ed ha raccolto più di un miliardo di dollari per sostenere candidati politici che trova congeniali.

Alunni di una scuola elementare statunitense: "Se il tempo della Rhee a Washington abbia avuto conseguenze positive o negative sui bambini delle scuole dipende da chi racconta la vicenda."

Alunni di una scuola elementare statunitense

Se il tempo della Rhee a Washington abbia avuto conseguenze positive o negative sui bambini delle scuole dipende da chi racconta la vicenda. Il suo libro è notevolmente autoelogiativo e non è toccato dal dubbio. La scelta dei personaggi rappresentati nel libro è divisa tra quelli che la adulano e quelli che la disprezzano – in entrambi i casi, apparentemente, per la sua determinazione a fare il bene. Appena assunse l’incarico, scoprì la deplorevole condizione delle scuole: condizionatori rotti, magazzini stipati di alte pile di libri di testo non consegnati. Anche i suoi detrattori concordano sul fatto che migliorò la manutenzione degli edifici e la consegna dei sussidi scolastici – risultati non da poco, poiché la condizione strutturale delle scuole costituisce una differenza vera per i bambini così come per gli insegnanti. Si vanta di aver elevato i punteggi nei test nel suo primo anno e di aver proseguito con successo nel secondo, «anche se gli aumenti non furono così rilevanti».

Quando i tagli ai budget divennero imperativi dopo la crisi finanziaria del 2008, cercò di prendere decisioni razionali su quali scuole chiudere o accorpare, e come fare i necessari licenziamenti su una base migliore di quella legata all’anzianità preferita dal sindacato. Ma i suoi critici la trovarono avventata e irritante, e diffidavano delle sue decisioni su quali insegnanti dovessero restare e quali se ne dovessero andare.

Diane Ravitch non solo si affianca ai critici della Rhee; ma li supera nella sua condanna, che si avvicina al disprezzo. Qui di seguito è il suo elenco dei lasciti della Rhee alle scuole di Washington: «imbrogliare, insegnare con test di bassa qualità, frode istituzionalizzata, banalizzazione basata sull’uso dei test e un percorso di apprendimento angusto»[3]. Il riferimento all’imbroglio parte dall’aumento ingiustificato dei punteggi nel superamento dei test di lettura durante i primi due anni della Rhee (nel caso di una scuola, i punteggi furono quasi doppi). Benché un’inchiesta dell’ispettore generale del Distretto di Columbia non abbia determinato esattamente cosa fosse successo, si scoprì che gli insegnanti in almeno una scuola, a causa di una forte pressione per mostrare buoni risultati nei test, cancellarono le risposte sbagliate e le sostituirono con altre corrette.

Questo non avrebbe dovuto essere una sorpresa. Durante il regime della Rhee, la paga degli insegnanti, i loro posti di lavoro, anche la sopravvivenza delle loro scuole, potevano dipendere dai punteggi raggiunti nei test in un paio di anni. Da questo punto di vista, il suo intervento fu rappresentativo di un approccio all’educazione che stava raccogliendo sostegno sia sotto l’amministrazione repubblicana che sotto quella democratica. Partendo dall’iniziativa “No Child Left Behind” del presidente George W. Bush e continuando con quella del Presidente Obama “Race to the Top”, si rischia di accelerare nell’adozione del “Common Core State Standars” (appoggiato finora da quarantacinque stati) come punto di riferimento verificabile da cui far dipendere i finanziamenti statali[4].

Diane Ravitch: "La Ravitch descrive questo approccio, adeguatamente, come «test mania». I test, lei pensa, possono essere utili strumenti diagnostici  ma, come metodo sofisticato per valutare insegnanti e scuole, creano più problemi di quelli che risolvono."

Diane Ravitch

La Ravitch descrive questo approccio, adeguatamente, come «test mania». I test, lei pensa, possono essere utili strumenti diagnostici ma, come metodo sofisticato per valutare insegnanti e scuole, creano più problemi di quelli che risolvono. Cita la professoressa di Stanford Linda Darling-Hammond (che fu la principale rivale di Arne Duncan per divenire segretaria dell’educazione del Presidente Obama) che afferma che i punteggi degli insegnanti basati su test «rispecchiano chiaramente a chi un insegnante stia insegnando, non quanto bene insegni». Far coincidere i punteggi nei test con la qualità dell’insegnante ha l’effetto, scrive la Ravitch, di punire «gli insegnanti per aver scelto di dedicarsi a studenti con bisogni maggiori», mentre li incoraggia a «dedicare più tempo agli studenti che rispondono ai loro stimoli e a passare meno tempo con quelli che non li seguono». L’enfasi sui punteggi nei test esaspera la rivalità, scoraggia il lavoro di gruppo e indebolisce il morale. Tende anche ad escludere dal percorso didattico ciò che non è adatto ad essere testato, come l’arte e la musica. Ancor più rivelante per la Ravitch, «i test non misurano le diverse caratteristiche dell’intelligenza, della capacità di giudizio, della creatività e del carattere che possono essere ancora più utili per il futuro dello studente dei suoi punteggi nei test».

Per quanto riguarda il punto di vista della Rhee su tali temi, lei è sprezzante. «Ci saranno sempre scettici», scrive, e conclude sullo scandalo dei test truccati con una condanna condizionale: «Se i controlli e le inchieste rivelassero trucchi nei test, staremmo truffando i nostri ragazzi».

3.

Quello che collega la storia personale di Michelle Rhee alla sua pratica professionale è la sua quasi fanatica fiducia nel potere della competizione. Ricordando l’esperienza rivelatrice in Corea nota, con malinconica ammirazione, che «i bambini nelle altre nazioni sono molto competitivi». Il suo fervore per la competizione esemplifica quello che sta rapidamente diventando il dogma dell’educazione nazionale, che si riduce a un singolo tema con poche variazione: (1) gli studenti devono competere per i punteggi nei test e per l’approvazione dei loro insegnanti; (2) gli insegnanti devono competere per i premi di “merito” assegnati dai loro presidi; (3) le scuole devono competere per ottenere i fondi dai loro distretti; (4) i distretti scolastici devono competere per la destinazione dei fondi da parte dei loro stati di appartenenza; (5) gli stati devono competere per l’assegnazione dei fondi federali.

Per uno che è cresciuto, come me, negli anni ’60 e ’70, è strano sentire una tale fede nel potere salutare della competizione da parte di qualcuno che definisce sé stesso “radicale”. Quella parola una volta implicava un profondo scontento verso la struttura di base della società e uno zelo rivoluzionario per rovesciarla, partendo dalla redistribuzione della ricchezza. Ora pare significhi la determinazione a rifare le istituzioni pubbliche sul modello delle corporazioni private.

Anche da questo punto di vista, il libro della Rhee è un documento rappresentativo dei nostri tempi. Lei vuole introdurre incentivi finanziari, premi e punizioni in un sistema burocratico che vede disfunzionale e autoreferenziale. Vuole salvarlo da sé stesso attraverso l’immissione di energia imprenditoriale. Anche in questo senso, il suo approccio alla riforma della scuola è parte di un trend che è andato costruendosi a partire dagli anni ’80 per introdurre la competizione privatistica (nella polizia, nelle forze armate, nelle poste, per esempio) dove il governo una volta era l’unico fornitore.

Per chi ci crede veramente, la promessa della privatizzazione è l’ampliamento della scelta del consumatore e, attraverso la spinta della competizione, l’aumento della qualità e dell’efficienza. Quando si arriva all’educazione questo ha significato soprattutto due cambiamenti rispetto alla pratica del passato. Il primo è la crescita delle scuole private sovvenzionate – scuole finanziate dal pubblico (spesso con sostegni privati supplementari) a cui è garantita, attraverso finanziamenti rinnovabili, maggiore libertà delle scuole pubbliche convenzionali di assumere o licenziare insegnanti, di accettare o rifiutare le iscrizioni degli studenti e di mandare via gli studenti che non riescono a migliorare. Il secondo è la fornitura di voucher scolastici (a cui la Rhee inizialmente si oppose ma che ora sostiene), nella forma di detrazioni fiscali che i genitori possono far valere per il costo della scuola privata o parrocchiale, che consentono di allargare la scelta delle scuole per i loro figli mentre al contempo calano i fondi per le scuole pubbliche frequentate da bambini provenienti da famiglie che non vogliono o che non possono utilizzare i voucher.

I voucher furono proposti nella loro forma moderna per la prima volta nel 1955 dall’economista liberista Milton Friedman[5]. Per i gruppi sociali che cercavano di sfuggire a quella che vedevano come la cultura coercitiva delle scuole pubbliche, fu un’idea attraente. Faceva appello al risentimento dei cattolici per il fatto di dover pagare tasse per sostenere scuole in cui non desideravano mandare i loro bambini, e a quello dei bianchi del sud che desideravano ritirare i loro bambini dalle scuole pubbliche nel contrastato periodo iniziale dell’integrazione forzata.

Come per le scuole private finanziate, la Ravitch sottolinea con ironia che l’idea fosse all’inizio portata alla ribalta pubblica nei tardi anni ’80 da Albert Shanker, presidente da lunga data del sindacato degli insegnanti. Quello che Shanker aveva in mente erano collaborazioni di piccola portata di insegnanti interessati ad aiutare studenti problematici grazie al loro spostamento in una sorta di scuola dentro la scuola, che sarebbe stata un laboratorio di insegnamento sperimentale, che nel caso fosse risultato di successo avrebbe potuto essere diffuso[6].

Oggi, secondo la Ravitch, quasi due milioni di studenti sono iscritti alle scuole private finanziate, fra questi anche l’impressionante numero di 200.000 studenti che frequentano quelle che chiama «cyber-charters» – scuole senza una sede fisica che operano attraverso internet, facendo fortemente leva sull’utilizzo dei genitori come «allenatori dell’apprendimento». Un numero crescente di scuole private finanziate – sia “virtuali” che fisiche – sono gestite a scopo di lucro da quelli che la Ravitch chiama «speculatori, imprenditori, ideologi, venditori di pozioni miracolose…e da gestori di fondi di investimento di Wall Street», tra gli altri.

Alcune scuole private finanziate non a scopo di lucro, come la Promise Academy della Harlem Children’s Zone di Geoffrey Canada e scuole del KIPP (Knowledege Is Power Program) hanno raccolto sontuosi sostegni da ricchi filantropi incluse le fondazioni Gates e Walton. Tra i lobbisti che sostengono la massima libertà d’azione per le scuole private finanziate c’è l’American Legislative Exchange Council (ALEC) – la stessa organizzazione sostenuta dai fratelli Koch, che abbozzò la proposta legislativa sulla cui scia fu redatta la legge della Florida “Stand Your Ground”[7].

La maggior parte delle scuole private finanziate, non profit o a scopo di lucro, impiegano una percentuale molto più bassa di insegnanti sindacalizzati rispetto alle convenzionali scuole pubbliche. Poiché alcune scuole private finanziate – o network di tali scuole sotto una direzione centralizzata – godono di generosi finanziamenti da donatori privati, esse hanno la possibilità di sostenere gli studenti e le famiglie in modi che vanno molto al di là dell’ambito di ciò che è possibile alle scuole che dipendono semplicemente da fondi pubblici. Le capofila fra loro, come la Promise Academy e le scuole KIPP, forniscono quello che la Ravitch chiama, con accentuazione positiva, «servizi avvolgenti» – consulenze prenatali per madri incinte, programmi prescolastici, giornate scolastiche più lunghe, attività dopo-scuola ed estive, ed altri servizi di sostegno di cui hanno molto bisogno i cittadini più poveri. I bambini provenienti dalle famiglie che incentivano poco all’apprendimento possono trarre molto vantaggio da tali servizi.

Molta gente sta guardando alle scuole private finanziate per salvare l’educazione pubblica. Come misurato dai punteggi nei test e dai livelli di memorizzazione, di conseguimento dei diplomi e di frequentazione dei college, alcune scuole private finanziate hanno dimostrato risultati impressionanti. Soprattutto, comunque, hanno livelli decisamente vari, e la Ravitch avverte che «per ogni scuola “miracolo”…ci sono punteggi da “scuola spazzatura”, in cui gli studenti con bassi livelli di apprendimento sono tenuti nascosti senza tante cerimonie». La preoccupazione fondamentale della Ravitch è che la spinta a mostrare miglioramenti rapidi nei risultati dei test creerà un «dualistico sistema scolastico finanziato dal pubblico» – uno, formato da poche scuole private finanziate, farà appello principalmente ai «motivati e volenterosi»; l’altro, incluse le scuole pubbliche, si occuperà dei «rifiuti». Non è assolutamente chiaro il fatto che grandi investimenti nelle scuole private finanziate si trasformeranno in denaro ben speso.

4.

Leggere la Rhee e la Ravitch in sequenza è come ascoltare una proposta di vendita del tipo “troppo buona per essere vera” seguita dalla dichiarazione di qualcuno fra il pubblico che svela errori e falsità totali nelle proposte dell’impresa che sta cercando di realizzare la vendita. Entrambi i libri sono ispirati da una grande indignazione. La Rhee è indignata contro i gruppi che hanno fatto resistenza ai suoi sforzi di salvare i bambini da insegnanti incompetenti e indifferenti. Ha poco da dire sullo scenario in cui molti insegnanti lavorano – le circostanze disperate in cui sono nati circa un quarto dei bambini americani (una percentuale più alta nel distretto che lei guidava) – tranne per affermare poi, di passaggio, che quella povertà non deve essere invocata come scusa per le scarse performance accademiche.

Cita ripetutamente il suo mentore, Joel Klein, che asserisce che «non si può risolvere il problema della povertà finché non si mette a posto il sistema dell’educazione pubblica». La Rhee sembra anche credere che un buon sistema d’insegnamento possa superare quello che lei chiama «l’ambiente» – tuttavia lei attribuisce la sua spinta e ambizione all’ambiente in cui è cresciuta che era severamente controllato dai suoi genitori «molto, molto rigidi». Racconta della sua prima esperienza di insegnamento, da teenager, in un programma estivo per i bambini dei nativi americani su cui era sicura di «aver avuto un’influenza» finché, dopo il ritorno da una pausa di una settimana, scoprì che questi erano ricaduti nella triste apatia in cui li aveva trovati. Tuttavia nella sua vita professionale non ha mai affrontato l’implicazione di questa sua prima esperienza. Anche l’insegnante più responsabile ha un potere limitato di controbattere agli effetti di una privazione sistematica[8].

Anche la Ravitch è indignata – dall’immatura presunzione di coloro che descrivono la povertà come una «scusa» per non riuscire meglio a scuola. È offesa dalla persistenza della povertà e dei suoi terribili effetti: la carenza di peso alla nascita con i rischi associati di deficit cognitivo, asma e gli effetti neurologici dell’avvelenamento da piombo, tra le altre condizioni debilitanti. Ci ricorda che la povertà danneggia, spesso irreparabilmente, i bambini che cominciano la scuola già feriti per l’aver vissuto tra adulti arrabbiati, spesso con scarsa erudizione, propensi alla violenza, essendo stati parcheggiati di fronte alla TV e accuditi da persone esauste che raramente parlano con frasi complesse o di qualcosa che vada oltre gli stressanti accadimenti di una vita vissuta alla giornata.

Poliziotti sorvegliano l'ingresso di una scuola elementare di Chicago: "Questo autunno, nella parte sud di Chicago, miglia di bambini stavano camminando verso la scuola e tornavano da scuola su strade delimitate da polizia in tenuta antisommossa che cercava di proteggerli dal fuoco incrociato delle gang in guerra. "

Poliziotti sorvegliano l’ingresso di una scuola elementare di Chicago

Questo autunno, nella parte sud di Chicago, miglia di bambini stavano camminando verso la scuola e tornavano da scuola su strade delimitate da polizia in tenuta antisommossa che cercava di proteggerli dal fuoco incrociato delle gang in guerra. Naturalmente una buona scuola può essere un rifugio in una tale situazione, e buoni insegnanti possono cercare di mostrare ai bambini un mondo alternativo, ma è folle sovrastimare il loro potere di trasformare le vite di bambini terrorizzati e, inevitabilmente, induriti.

Attraverso gli occhi della Ravitch vediamo ciò che la Rhee rifiuta di vedere: i limiti di ciò che anche il più dotato degli insegnanti può fare di fronte a tali realtà. «La povertà», dice schiettamente, «è il più importante fattore che contribuisce a un basso risultato accademico». E così «dobbiamo lavorare sia per migliorare le scuole che per ridurre la povertà, non per mettere una cosa prima dell’altra o per dire che le scuole vengono prima, la povertà dopo». Questa è una dichiarazione incontestabilmente vera – ma non è il tipo di chiamata alle armi che ti fa ottenere la copertina del ‘Time’.

5.

Se il presente appare differente attraverso gli occhi della Rhee o della Ravitch, così è per il passato. Quando la Rhee guarda indietro all’America in cui è nata nel 1970, vede un tempo di livelli in caduta libera. Ma quando porta come prova il fatto che i punteggi SAT stavano cadendo, fallisce nel notare che il test stava cambiando da un’opzione per raggiungere alti obbiettivi a un meccanismo di classificazione quasi obbligatorio per il numero crescente di studenti che puntavano al college. Quando descrive i borghi di Toledo in cui è cresciuta, con i suoi prati rasati e le case come «mini castelli», cita che la fuga dei bianchi dalla città aveva lasciato le scuole di Toledo fortemente segregate e dipendenti per i finanziamenti da una declinante base imponibile; ma lei va direttamente da queste osservazioni a costruire il suo caso per una riforma scolastica interna. L’ambiente economico e sociale in cui le scuole e gli studenti si trovano quasi spariscono.

La Ravitch, nata nei tardi anni ’30, guarda indietro agli anni ’60 e ’70 e vede qualcosa di diverso. Vede il divario che si restringe nei risultati tra gli studenti neri e bianchi nel momento in cui c’era un aumentato sostegno del governo per l’educazione alla prima infanzia, opportunità economiche in aumento per le famiglie di neri attraverso l’aiuto delle leggi antidiscriminazione e dei programmi sul lavoro, e i fondi federali destinati alle scuole che avevano bambini poveri tra gli iscritti, piuttosto che destinarli secondo le performance comparate sulla base dei test. In breve, vede la politica della Grande Società del Presidente Johnson come una spinta al progresso.

Michelle Rhee sulla copertina del 'Time'

Michelle Rhee sulla copertina del ‘Time’

Queste interpretazioni conflittuali del passato conducono a differenti prescrizioni per il futuro. La Ravitch vuole tornare a un attacco su larga alle iniquità sociali ed economiche – a strategie di incremento e di largo spettro che non promettono risultati veloci. La Rhee, sostanzialmente, vuole una terapia shock per le scuole.

6.

A dispetto dello “stallo” politico che suscita molte lamentele, molti liberal e conservatori hanno trovato un terreno comune che va dalle libertà civili agli interventi militari all’estero. Verrebbe da pensare che ci potrebbe essere spazio per qualche accordo su come migliorare l’educazione pubblica. Per trovarlo bisognerebbe che tutte le parti moderassero i toni. La Rhee non ha fiducia in quella che considera la stupidità e l’irresponsabilità di quasi tutto coloro che la disapprovano. La Ravitch accusa di cattive intenzioni e di un grande disegno laddove ci potrebbero essere buone intenzioni e una grande fiducia. Denuncia «la retorica ingannevole del movimento per le privatizzazioni», il cui «obbiettivo implicito» è

sostituire l’educazione pubblica con un sistema in cui i fondi sono sottratti al controllo pubblico per sostenere le scuole gestite privatamente, i voucher scolastici, le accademie online, le scuole a scopo di lucro e per altri servizi privati.

Al cuore della disputa tra la Ravitch e la Rhee ci sono le loro visioni conflittuali del sindacato degli insegnanti. Per la Rhee, è semplicemente un gruppo d’interesse criminale che ostacola la riforma e tiene alla sua mercé il Partito Democratico. Vede come suo obbiettivo prioritario quello di proteggere gli insegnanti deboli o demotivati che bloccano le opportunità per i giovani insegnanti che hanno migliori possibilità di istruire e motivare i bambini. La Ravitch, in difesa del sindacato, è tenace allo stesso modo ma fa la sua argomentazione con più sfumature e profondità. Lo vede come «la voce più forte in ogni stato per sostenere l’educazione pubblica e per combattere i soffocanti tagli di budget». L’incarico di ruolo, puntualizza, fu stabilito molto prima dell’avvento del sindacato, e significa il diritto a svolgere il proprio lavoro con continuità piuttosto che la garanzia dell’impiego.

Lei sa che iniziative come quella del TFA hanno aiutato a elevare il prestigio dell’insegnamento nelle scuole pubbliche attraendo giovani laureati universitari di talento. Ma sottolinea anche il valore di una lunga esperienza, e pensa che l’insegnamento come carriera professionale sia indebolito quando vi si immettono neoassunti giovani e avidi solo per pochi anni prima di uscirne per raggiungere qualcosa di più lucrativo e prestigioso[9]. In breve, la Rhee vuole sfasciare il sindacato, mentre la Ravitch vuole rafforzarlo come un «sostenitore di condizioni lavorative migliori e di compensi migliori per i suoi membri», poiché «migliori condizioni di lavoro si traducono in migliori condizioni di apprendimento per gli studenti».

Entrambe le autrici hanno mostrato di saper cambiare il loro modo di pensare. La Rhee si definisce una democratica, ma si è mossa verso posizioni che si allineano alla fede di un convinto repubblicano nell’investimento privato e nella deregulation come miglior approccio per tutti i problemi. La Ravitch, che a sua volta volta ha lavorato nel Dipartimento dell’Educazione sotto un Presidente Repubblicano, George H.W. Bush, ora si lamenta «dell’appoggio democratico a pieni polmoni» all’agenda repubblicana di privatizzazioni mascherata da riforma.

Si potrebbe pensare che sia possibile prendere idee da entrambe le parti e metterle a lavorare insieme. Per concordare che le scuole d’America debbano migliorare (Ravitch), non dobbiamo credere che siano le peggiori mai esistite (Rhee). Non dobbiamo pensare, come fa la Rhee, che l’insegnamento di «grande» livello sia la panacea per concordare con la Ravitch che la formazione degli insegnanti debba essere più rigorosa e che la nostra nazione abbia bisogno «di una solida forza lavoro di educatori professionali di esperienza» rispettata e ben retribuita. La Rhee ha ragione nel dire che le nostre scuole hanno bisogno di una scossa. La Ravitch ha ragione nel dire che «le ferite causate da secoli di schiavitù, di segregazione e di discriminazione non possono essere curate solo con i test, con gli standard, con il senso di responsabilità, con le paghe secondo il merito e la possibilità di scegliere».

Un punto di partenza potrebbe essere riconoscere, come fa la Ravitch, che l’età dell’oro dei grandi insegnanti e dei bambini modello non è mai esistita, e nel riconoscere, come insiste la Rhee, che la burocrazia delle nostre scuole è sospettosa riguardo ai cambiamenti. Una cosa che certamente non aiuta i nostri bambini è qualsiasi ideologia convinta di possedere in esclusiva la verità.

  1. La Ravitch, comunque, cita un rapporto dell’università del Maryland che mette in dubbio le affermazioni della Rhee sui punteggi nei test molto migliorati dei suoi studenti (pp. 152-153).
  2. The Apprentice è un reality show dove degli aspiranti uomini d’affari devono superare una serie di prove manageriali per poter avere la possibilità di lavorare sotto le dipendenze del miliardario Donald Trump. Chi non riesce a superare le varie prove viene “licenziato”. In Italia la versione italiana del reality vedeva Flavio Briatore nei panni del “boss”. N.d.R.
  3. Shame on Michelle Rhee, The Daily Beast, 29 marzo 2011.
  4. Si veda Andrew Hacker e Claudia Dreifus, Who’s Minding the Schools?, ‘The New York Times’, 9 giugno 2013.
  5. Si veda Milton Friedman, “The Role of Government in American Education”, in Economics and the Public Interestes, a cura di Robert A. Solo (Rutgers University Press, 1955).
  6. Si veda Albert Shanker, discorso tenuto al National Press Club, 31 marzo 1988, disponibile su  nybooks.com/u/123.
  7. Legge sulla legittima difesa che consente ai cittadini di usare la forza letale per difendersi in caso di aggressioni che mettono a repentaglio la loro vita. N.d.R.
  8. Senza citarlo, la Rhee menziona uno studio di Harvard che mostra gli effetti duraturi sui «ragazzi che hanno avuto un solo insegnante efficace nella loro vita» (p. 142). Il punto di vista della Ravitch sui «grandi» insegnanti è che «non ci sono prove che ne esistano in gran numero o che possano produrre gli stessi risultati di anno in anno per tutti gli studenti» (p. 101). Cita numerosi studi nelle sue note finali. Per una discussione estesa dell’eccessiva fede nell’educazione come rimedio per i problemi economici e sociali, si veda W. Norton Grubb e Marvin Lazerson, The Education Gospel: The Economic Power of Schooling (Harvard University Press 2004.)
  9. Si veda Motoko Rich, At Charter Schools, Short Careers by Choice, ‘The New York Times’, 27 agosto 2013.
ANDREW DELBANCO, è Levi Professor presso l’Università della Columbia. Scrive per ‘The New York Review of Books’ e ‘The New Republic’. Il suo libro più recente è College: What It Was, Is, and Should Be (Princeton University Press, 2013).
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