Maria Infantino

Mario Monti “il grigiocrate”

AUGUSTO GRANDI, DANIELE LAZZERI, ANDREA MARCIGLIANO, Il Grigiocrate. Mario Monti nell’era dei mediocri, Arezzo, Fuorionda, 2012, pp. 175, € 16,00

Osannato dai media, adorato dai mercati internazionali, Mario Monti non piace proprio a tutti. Non ha entusiasmato, ad esempio, il trio di autori composto da Augusto Grandi, Daniele Lazzeri ed Andrea Marcigliano. Giornalista del ‘Sole 24 Ore’ il primo, responsabili dei centri studi ‘Vox Populi’ e Nodo di Gordio gli altri due. Insieme hanno scritto Il Grigiocrate. Mario Monti nell’era dei mediocri, con la prefazione di Piero Sansonetti, un altro a cui il grigiocrate proprio non piace. Ed è curiosa questa collaborazione tra il “sinistro” Sansonetti e gli autori che non provengono proprio dalla stessa area. Peronisti di estrazione montagnera (non montoneros), tutt’al più. Insieme, però, concordano nel condannare un esperimento considerato assurdo fin dall’inizio: quando Monti, insediato non per caso ma per un’operazione voluta da Giorgio Napolitano, dichiarò che lui avrebbe risposto ai mercati, dimenticando, secondo gli autori, che il governo deve rispondere – in base alla Costituzione – al popolo italiano e non agli speculatori internazionali. Ma l’assoluta indifferenza alla Costituzione e agli italiani è una costante – sempre secondo il Trio – del governo dei tecnici e dei loro sostenitori.
Non a caso, nel libro viene ricordata l’affermazione di Mario Deaglio – editorialista de ‘La Stampa’ nonché marito del ministro Fornero ed amico di vecchissima data dello stesso Monti – che in un fondo sul quotidiano torinese, aveva accostato Mario Monti con la figura di Ulisse. Tra Scilla e Cariddi, dovendo scegliere se sacrificare alcuni compagni o la barca, Ulisse scelse di lasciar morire alcuni compagni. Peccato, aggiungono gli autori, che Deaglio si sia dimenticato la conclusione dell’Odissea: Ulisse ad Itaca arriva da solo, i suoi compagni son tutti morti.
E questo, ne Il Grigiocrate, viene considerato come un chiaro indizio della considerazione dei tecnocrati nei confronti di un popolo. Interamente sacrificabile, pur di tutelare gli interessi di quella che si è autodefinita élite del Paese. Un mondo a parte, che si considera superiore. Questo spiegherebbe le tante dichiarazioni “infelici” sui giovani italiani sfigati, sui giovani preparati che devono emigrare, ma anche l’indifferenza e la confusione sul numero degli esodati: numeri, mai persone. E dunque numeri che devono confrontarsi con i numeri del bilancio, non esseri umani che devono affrontare i problemi della spesa, delle tasse, della sopravvivenza.
Il Grigiocrate è uscito in libreria prima dell’estate, ma i timori manifestati dagli autori si sono concretizzati nei mesi successivi, con l’inevitabile crollo del turismo, con l’abisso profondo del mercato dell’auto, comparti che insieme, rappresentano una fetta consistente del Pil italiano e la loro crisi mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Ma anche i dubbi sull’efficacia della riforma del mercato del lavoro hanno trovato conferma, con una disoccupazione a livelli record, e con il dramma di intere generazioni senza speranza se non quella di emigrare come fecero i lor bisnonni.
Perché tutto questo? Per congenita incapacità del “Grigiocrate” e dei mediocri ministri che lo attorniano? Non secondo autori e prefatore. In realtà l’Italia sarebbe stata scelta come area test per sperimentare un nuovo modello, non di sviluppo, ma di sfruttamento. E dunque la politica fiscale di Monti, la politica del lavoro della Fornero si sposerebbero perfettamente con la politica industriale di Sergio Marchionne. Dunque l’Italia, che è pur sempre il secondo Paese manifatturiero d’Europa, andrebbe incontro ad un destino di totale sfruttamento, perché la nostra industria non è in grado di investire in innovazione, in ricerca e sviluppo (la spesa delle aziende italiane, per R&S, è ai minimi europei) e, di conseguenza, non è in grado di competere con Paesi che puntano sulle tecnologie avanzate.
Quindi l’Italia dovrà trasformarsi in una sorta di Bangladesh dell’Europa, solo che invece di servire India e Cina, servirà Germania e Francia, con stipendi da fame e potere d’acquisto azzerato. Per questo si invitano i giovani italiani più preparati ad andarsene, affinché siano sostituiti da immigrati affamati, disposti a tutto e non qualificati, una massa da manovrare e da sfruttare senza remore. Rinunciando, ovviamente, a vendere produzioni di qualità sul mercato interno, visto che il Paese sfruttato potrà acquistare solo prodotti a basso costo importati da Paesi ancora più poveri.
Uno scenario drammatico, indubbiamente. Ma i suicidi – che proseguono pur nell’indifferenza dei media – ci ricordano che i timori possono anche trasformarsi in realtà. Con 8 milioni di italiani senza lavoro, con un quinto delle famiglie che oscilla tra povertà assoluta e limite della sopravvivenza. E con migliaia di italiani laureati o con qualifiche professionali che si sono già trasferiti in Germania. Persino Angela Merkel ha ammesso che i mercati non stanno facendo il bene del popolo (tedesco). Ma in Italia criticare i mercati è ancora tabù. Sarà per questo che il Grigiocrate ha ottenuto favorevoli recensioni sull’edizione tedesca del ‘Financial Times’ (una pagina intera), ma è stato totalmente ignorato dai grandi quotidiani italiani, così come dalla Tv, pubblica e privata senza alcuna distinzione. Vietato criticare il manovratore, perché l’élite non ama le critiche.

MARIA INFANTINOlucana in trasferta permanente a Torino, è un’esperta di fotografia di architettura razionalista. Recentemente ha ampliato l’attività alle foto di architettura alpina. Collabora con il Festival nazionale della sicurezza di Pergine Valsugana (Trento) ed alla rivista di studi geopolitici ‘Nodo di Gordio’ per la parte iconografica.

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