Freeman Dyson

Oppenheimer: la forma del genio

da ''The New York Review of Books''
RAY MONK, Robert Oppenheimer: A Life Inside the Center, Doubleday, pp. 285, $ 37.50
PERSONAGGI: Lo scienziato Freeman Dyson ci porta in un viaggio all'interno della vita, del lavoro e della personalità di una delle figure che con il suo lavoro a contribuito nel bene e nel male a modificare profondamente il volto del XX° secolo: il “padre della bomba atomica”, Robert Oppenheimer.

Perché un altro libro su Robert Oppenheimer? Molti libri sono stati scritti sull’argomento e ampiamente letti, andando dall’impressionistico Lawrence and Oppenheimer di Nuel Pharr Davis, all’accademico Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica di Kai Bird e Martin Sherwin. Ray Monk dice che ha scritto questo libro perché gli altri davano troppo peso alla politica di Oppenheimer e troppo poco peso alla sua scienza. Monk restituisce equilibrio alla materia descrivendo in dettaglio le attività che hanno occupato la maggior parte della vita di Oppenheimer: apprendere, esplorare e insegnare la scienza.

Il sottotitolo “Un Vita al Centro” richiama l’attenzione sul talento più raro in cui Oppenheimer eccelleva. Aveva un’abilità unica di mettere sé stesso nei posti e nei momenti in cui le cose importanti stavano accadendo. Quattro volte nella sua vita fu al centro di eventi importanti. Nel 1926 era a Göttingen, dove il suo insegnante Max Born era uno dei leader della rivoluzione quantistica che trasformò il nostro modo di vedere il mondo subatomico. Nel 1929 era a Berkeley, dove il suo amico Ernest Lawrence stava costruendo il primo ciclotrone, e con Lawrence creò a Berkeley una scuola americana di fisica subatomica che strappò la leadership all’Europa. Nel 1943 era a Los Alamos a costruire le prime armi nucleari. Nel 1947 era a Washington come presidente dell’Assemblea Consultiva della Commissione Americana per l’Energia Atomica, offrendo consigli ai leader politici e militari ai più alti livelli del governo. Era diretto da un’ambizione irresistibile a giocare una parte preminente negli eventi storici. In ogni caso, quando fu presente al centro dell’azione, egli colse l’occasione e si fece carico della situazione con competenza inaspettata.

È spesso d’aiuto avere molti libri che parlano della stessa materia. Poiché differenti scrittori hanno differenti punti di vista, ogni libro sarà migliore per qualche aspetto e peggiore per altri. Il più notevole contributo del libro di Monk è di dare un’immagine dettagliata di due gruppi di persone che giocarono un ruolo importante nella vita di Oppenheimer: la comunità strettamente compatta dei ricchi ebrei tedeschi di New York a cui appartenevano i suoi genitori, e il piccolo esercito di ufficiali della sicurezza che monitoravano le sue attività sociali e politiche quando era coinvolto in lavori segreti a Berkeley e Los Alamos.

Monk porta questi due gruppi vividamente in luce. Inserisce gli ebrei tedeschi nella loro cornice storica. Molti di loro erano idealisti progressisti che avevano fallito nel ricercare i loro sogni di riforma sociale in Germania ed erano venuti in America con una forte motivazione verso il sogno americano di una società libera. Comincia il suo racconto citando una frase: «America, tu hai il meglio», da una poesia di Goethe in cui si parlava dell’America come della terra della liberazione dai cavalieri, dai rapinatori e dai fantasmi della vecchia Europa. Questa poetica visione tedesca dell’America rese Oppenheimer più appassionatamente patriota della maggior parte dei suoi amici scienziati. Suo padre era uno stretto amico di Felix Adler, il fondatore della Società di Cultura Etica, un’istituzione che incarnava gli ideali progressisti della comunità ebrea tedesca. Oppenheimer fu educato alla Scuola di Cultura Etica, anch’essa fondata da Felix Adler, dall’età di sette anni all’età di diciassette. Lo scopo della scuola era di crescere bambini con una dedizione duratura a principi etici, scollegati da ogni credo rituale o religioso. La scuola sembra aver avuto successo nel formare il carattere di Oppenheimer.

A differenza degli altri libri che ritraggono gli ufficiali della sicurezza a Berkeley e a Los Alamos come burocrati senza cervello e paranoici cacciatori di streghe, Monk li ritrae come gente vera con problemi veri. I quattro funzionari che avevano l’ingrato lavoro di raccogliere informazioni su Oppenheimer erano Boris Pash, Peer de Silva, John Lansdale e Lyall Johnson. Stavano cercando coscienziosamente di proteggere la segretezza del progetto sulla bomba e di mantenere potenziali spie lontane da esso.

Ora sappiamo che i loro sforzi ebbero successo. Non ebbero successo nell’identificare le vere spie, ma erano preoccupati che gli agenti dell’intelligence sovietica stessero attivamente cercando informazioni sul progetto; sospettavano che diversi amici e studenti comunisti di Oppenheimer potessero essere spie; ed erano frustrati dalle risposte evasive di Oppenheimer alle loro domande. Gli era stato detto dal Generale Leslie Groves, comandante in capo del progetto sulla bomba, che la leadership di Oppenheimer era essenziale ad esso, e che tuttavia Oppenheimer non osservava le regole sulla sicurezza che essi stavano cercando di applicare. Ai loro occhi, la questione essenziale era se le regole di sicurezza applicate a chiunque altro nel progetto dovessero essere applicate anche a Oppenheimer. Doveva essere esentato dalle regole solo perché era famoso? Lansdale rispose sì a questa domanda. Pash, de Silva e Johnson risposero no.

Monk inizia il suo libro con una prefazione che mette in discussione gli altri libri su Oppenheimer e spiega perché li trovi incompleti. Sfortunatamente non fa menzione del libro che io ritengo il più illuminante, Reappraising Oppenheimer: Centennial Studies and Reflections, a cura di Cathryn Carson e David Hollinger1. Questo lavoro non appare nella bibliografia di Monk. È un volume di saggi di vari autori, la maggior parte dei quali storici professionisti. Riassumo qui tre dei saggi che forniscono informazioni importanti circa aspetti della vita di Oppenheimer che Monk non esplora. David Cassidy ci dà una lista completa degli studenti laureatisi con Oppenheimer con i titoli delle loro dissertazioni. Questa lista ci mostra su cosa Oppenheimer stesse lavorando quando era un giovane professore a Berkeley, e come stesse addestrando la nuova generazione di fisici. Rivela la modesta fondatezza di quella che divenne la sua leggendaria reputazione come insegnante. C’erano in tutto venticinque studenti e solo sei di loro finirono nei dieci anni tra il 1929 e il 1939. Due soggetti sono predominanti nelle loro dissertazioni: i mesoni e i raggi cosmici. I raggi cosmici sono la leggera pioggia di particelle ad alta energia che bombarda costantemente la terra dallo spazio esterno. I mesoni sono particelle che furono scoperte tra i raggi cosmici e che risultano avere comportamenti strani e incomprensibili, qualche volta esplodendo in docce di particelle secondarie, e qualche volta passando attraverso la materia senza interazione.

Oppenheimer sapeva che i raggi cosmici erano il suo indizio migliore per la comprensione della natura allo stato selvaggio, con energia molto più grande di quella che Ernest Lawrence poteva ottenere con i suoi generatori di particelle. La maggior parte dei suoi studenti lavorava in un modo o nell’altro sui raggi cosmici, cercando di comprendere una massa di osservazioni confuse comparandole con una massa di teorie ugualmente confuse. Questo intenso sforzo intellettuale ebbe successo nell’educare gli studenti dotati che divennero leader in campo scientifico, ma fallì nel risolvere i misteri dei raggi cosmici e dei mesoni.

David Holloway ci offre un capitolo intitolato “Vite Parallele? Oppenheimer e Khariton”, comparando Oppenheimer con la sua controparte russa. Yulii Khariton era simile a Oppenheimer in molti modi, nato nello stesso anno in una colta famiglia ebrea, parlava in maniera fluente tre lingue, con un forte interesse per l’arte e la letteratura, aveva lavorato come studente nel laboratorio di Cavendish in Inghilterra dopo che Oppenheimer lo aveva lasciato, e inaspettatamente divenne il leader di successo di un programma sovietico per costruire bombe. Il suo capo, Lavrenty Beria, era un funzionario notoriamente duro del KGB, ma Khariton riuscì a lavorare con Beria così armoniosamente come a Oppenheimer accadde con il generale Groves. Khariton non divenne mai una figura pubblica controversa come Oppenheimer. Il suo amico intimo e collega Andrei Sakharov, che fu per molti anni il suo vice, ebbe quel ruolo nell’Unione Sovietica.

Karl Hufbauer contribuisce al libro con un capitolo, “Il Sentiero di J. Robert Oppenheimer ai Buchi Neri”, in cui discute quello che io considero lo straordinario mistero della vita di Oppenheimer. Nel 1939 Oppenheimer pubblicò con il suo studente Hartland Snyder un libretto, “Sulla Continua Contrazione Gravitazionale”, lungo solo quattro pagine, che secondo me è l’unico contributo rivoluzionario di Oppenheimer alla scienza. In quel libello, Oppenheimer e Snyder inventarono il concetto di buchi neri; essi provarono che ogni stella significativamente più massiccia del sole deve finire la sua vita come un buco nero, e dedussero che i buchi neri devono esistere come oggetti reali nel cielo intorno a noi. Dimostrarono che la teoria di Einstein sulla relatività generale obbliga ogni stella massiccia che ha esaurito la sua quantità di energia nucleare ad entrare in uno stato di caduta libera permanente. La caduta libera permanente era una nuova idea, controintuitiva e profondamente importante. Essa consente a una stella massiccia di continuare a cadere permanentemente in un buco nero senza mai raggiungere il fondo.

Einstein non immaginò mai e non accettò mai questa conseguenza della sua teoria. Oppenheimer la immaginò e la accettò. Come diretto risultato del lavoro di Oppenheimer, noi ora sappiamo che i buchi neri hanno giocato e stanno giocando un ruolo decisivo nell’evoluzione dell’universo. Questo è un fatto storico. Il mistero è il fallimento di Oppenheimer nell’afferrare l’importanza della sua stessa scoperta. Visse per ventisette anni dopo la scoperta, non ne parlò mai e non tornò mai a lavorare su di essa. Diverse volte, gli ho domandato perché non fosse mai tornato a lavorare su di essa. Non rispose mai alla mia domanda, ma cambiava sempre l’argomento della conversazione.

È vero, come dimostra Monk, che la passione che governava Oppenheimer era di essere un leader nella scienza pura. Egli considerava le sue escursioni nella costruzione della bomba e nella politica nucleare come se fossero interruzioni temporanee. Le mie interazioni con lui mi confermano il ritratto fatto da Monk. Lavorai all’Istituto di Studi Avanzati per circa venti anni mentre Oppenheimer ne era direttore. Raramente parlava di politica e quasi mai di bombe, ma parlava incessantemente delle ultime scoperte ed enigmi della scienza pura.

Due volte ebbi motivo di parlare con lui delle bombe. La prima occasione fu nel 1958, quando chiesi di assentarmi per un periodo dall’istituto per lavorare a un progetto in California che mirava a costruire un’astronave a propulsione nucleare. Gli dissi quanto fossi felice di essere stato messo a lavorare sulle sue bombe impiegate in un uso migliore che non quello di uccidere la gente. Non condivise il mio entusiasmo. Considerava il progetto spaziale come fosse un esercizio di scienza applicata, che non meritava l’attenzione di un professore d’istituto. La sola attività che valesse la pena per un professore d’istituto era di pensare profondamente alla scienza pura. Con riluttanza mi diede il permesso di assentarmi per un anno, rendendo chiaro che se fossi stato via più a lungo di un anno non sarei più potuto tornare al mio posto.

La seconda occasione per me di parlare con Oppenheimer delle bombe fu pochi anni dopo, quando ero presidente della Federazione degli Scienziati Americani, un’organizzazione politica che si occupava di armi e di controllo delle armi. La federazione si stava opponendo al dispiegamento americano di armi nucleari tattiche in posizioni vulnerabili in Europa e in Asia. Noi consideravamo questi dispiegamenti come inaccettabilmente pericolosi, perché truppe armate di armi nucleari in conflitti locali potevano dare il via a una guerra nucleare che sarebbe rapidamente stata fuori controllo. Quando esaminammo la storia delle armi tattiche, venimmo a sapere che lo stesso Oppenheimer era volato a Parigi nel 1951 per persuadere il Generale Eisenhower, allora al comando delle forze americane in Europa, che l’esercito degli Stati Uniti aveva bisogno di armi nucleari tattiche per difendere l’Europa Occidentale contro un’invasione dei sovietici. Oppenheimer era stato un entusiasta promotore della produzione e del dispiegamento delle armi tattiche.

Dopo aver saputo questo, andai a vedere Oppenheimer e gli chiesi apertamente perché avesse pensato che le armi nucleari tattiche fossero una buona idea. Questa volta rispose alla mia domanda. Disse: «Per capire perché difendevo le armi tattiche, avresti dovuto vedere il piano di guerra dell’Air Force che c’era allora. Quella era la cosa più dannatamente maledetta che io avessi mai visto. Era un piano di folle annientamento di città e popolazioni. Ogni cosa, anche una grande guerra di terra combattuta con armi nucleari era meglio di quello».

Capii allora da dove venisse la preoccupazione di Oppenheimer. Era preso in mezzo in una battaglia tra l’esercito e l’Air Force. L’esercito voleva piccole bombe per distruggere eserciti invasori. L’Air Force voleva grandi bombe per distruggere interi paesi. L’esercito voleva bombe a fissione e l’Air Force voleva bombe a idrogeno. Oppenheimer era dalla parte dell’esercito. Che era il motivo per cui promosse le armi tattiche. Che era il motivo per cui si oppose allo sviluppo della bomba all’idrogeno.

L’Air Force prese la sua rivincita sull’esercito per spingere Oppenheimer fuori dal governo. Il Generale dell’Air Force Roscoe Charles Wilson fu uno dei testimoni contro Oppenheimer nell’audizione della sicurezza. Il Generale Wilson disse: «Mi sentii obbligato ad andare dal Direttore dell’Intelligence per esprimere la mia preoccupazione su quello che sembrava essere un modo d’agire [da parte di Oppenheimer] che era semplicemente non utile alla difesa nazionale». Agli occhi dell’Air Force, chiunque si opponesse alla bomba all’idrogeno, stava lavorando contro la difesa nazionale. L’Air Force vinse la battaglia, e gli amici di Oppenheimer dell’esercito non poterono aiutarlo. Lo sviluppo della bomba all’idrogeno ebbe la massima priorità. Ma alla fine, sia l’Air Force che l’esercito ottennero tutte le bombe che volevano.

Due fatti su Oppenheimer risaltano chiaramente da ciò che si sa di lui. Egli era straordinariamente efficace come leader del progetto Los Alamos. E non rifiutò mai il suo ruolo come capo progetto della bomba. Nei memoriali di persone che lavorarono a Los Alamos, troviamo molti resoconti della sua abilità di supervisionare un’enorme varietà di lavori tecnici, per trovare gli strumenti appropriati per ognuno, e per convincere un esercito di “prime donne” a lavorare  insieme con armonia. Il Generale Groves parlò con molti scienziati di punta prima di sceglierne uno come direttore del progetto. Scelse Oppenheimer perché era  il solo con un bruciante desiderio di ottenere il lavoro. Oppenheimer capì che il progetto non era scientifico ma militare. Più tardi, nel 1944, quando alcuni degli scienziati di Los Alamos sembravano essere più interessati agli esperimenti scientifici che agli armamenti, Oppenheimer scrisse a Groves in una nota: «Il laboratorio sta operando sotto la direttiva di produrre armi. Questa direttiva è stata e sarà rigorosamente seguita».

Oppenheimer continuò per il resto della vita ad essere orgoglioso dei suoi risultati a Los Alamos. Sappiamo questo perché protestò vigorosamente nel 1964 quando la commediografa tedesca Heinar Kipphardt scrisse una pièce in cui lo ritraeva come tragico eroe che rimpiangeva le sue azioni. Oppenheimer minacciò di far causa alla Kipphardt e ai produttori dello spettacolo se avessero continuato a rappresentarlo in modo sbagliato. I produttori tagliarono i passaggi offensivi del testo e il caso non arrivò mai in tribunale. Oppenheimer continuò in seguito a bloccare i tentativi di produrre la commedia a Londra e a New York. Questa era principalmente basata sulle udienze della sicurezza nel 1954. Oppenheimer in una dichiarazione pubblica sulle udienze disse a un reporter del ‘Washington Post’: «L’intera dannata cosa è una buffonata, e questa gente sta cercando di farne una tragedia».

Oppenheimer si oppose in modo particolare ad alcuni passaggi nella commedia che lo facevano apparire anti-americano. Monk esprime la sua opinione, con cui concordo, che la rabbia di Oppenheimer fosse montata dalla sua profonda fedeltà all’America. Per lui, esprimere rifiuto per ciò che aveva fatto per il suo paese, avrebbe significato unirsi ai nemici del suo paese.

Oppenheimer era soprattutto un buon soldato. Per questo motivo lavorò così bene con il Generale Groves e il Generale Groves si fidava di lui. Ho una memoria vivida di quel gelido giorno di febbraio del 1967 in cui partecipammo a un servizio commemorativo per Oppenheimer a Princeton. A causa dell’estremo freddo, la partecipazione alla cerimonia fu scarsa. Ma il Generale Groves, vecchio e fragile, venne in ogni modo da casa sua per rendere omaggio al suo amico.

Mi sono spesso domandato come sia accaduto che Oppenheimer avesse cambiato carattere così improvvisamente, da intellettuale bohémien di sinistra a Berkeley a buon soldato a Los Alamos. Credo che un indizio importante per comprendere questo cambiamento sia la storia di Joe Dallet. Nella sua dichiarazione autobiografica alle udienze sulla sicurezza, Oppenheimer disse:

 

Era l’estate del 1939 a Pasadena quando incontrai per la prima volta mia moglie … Sapevo del suo primo matrimonio con Joe Dallet, e della sua morte in combattimento in Spagna … Quando la conobbi notai in lei una grande fedeltà all’ex marito.

 

Oppenheimer sposò Kitty nel 1940, essi continuarono a convivere con il fantasma di Joe Dallet. In seguito venni a sapere dallo storico Richard Polenberg alcuni fatti sulla vita di Joe Dallet e sulla sua morte.

Dallet era diverso dalla maggior parte degli intellettuali di sinistra che si riversarono in Spagna per combattere per la repubblica. Dallett si arruolò con convinzione. Egli credeva nella disciplina. Divenne rapidamente esperto nella riparazione, manutenzione e uso delle mitragliatrici. Addestrò le sue truppe con un’accuratezza vecchio stile, cercando di essere sicuro che esse sapessero come aver cura delle loro armi e come usarle efficacemente. In una situazione caotica, la sua unità era invece molto ben organizzata. I suoi uomini presero da lui l’abitudine alla precisione, l’orgoglio del lavoratore dell’acciaio che sa come maneggiare le sue macchine. Nei momenti di relax, egli parlava principalmente delle sue amate mitragliatrici. Questa era l’immagine di Joe che gli amici riportarono a Kitty a Parigi quando andarono a trovarla dopo la sua morte. Questa era l’immagine che Kitty consegnò ad Oppenheimer quando lo sposò.

Dalla Spagna a Los Alamos il passo fu breve. Oppenheimer era tanto orgoglioso delle sue bombe quanto Dallet lo era stato delle sue armi. Oppenheimer divenne il buon soldato che Kitty amava e ammirava. Durante gli anni di Los Alamos e per i vent’anni successivi lo spirito di Joe Dallet visse in Robert Oppenheimer.

La vera tragedia nella vita di Oppenheimer non fu la perdita del nulla osta della sicurezza ma il suo fallimento come scienziato di rilievo. Per quarant’anni mise il cuore e l’anima nel ragionare su profondi problemi scientifici. Con la singola eccezione del collasso delle stelle massicce alla fine della loro vita, non risolse nessuno di quei problemi. Come mai non ebbe un brillante successo nella ricerca scientifica come ebbe successo nel fare il soldato e nell’amministrare? Credo che la principale ragione del perché egli fallì fosse una mancanza di Sitzfleisch. Sitzfleisch è una parola tedesca senza equivalente in inglese. La traduzione letteraria è “Sitflesh” (“carne seduta”). Indica la capacità di sedere immobile e lavorare silenziosamente. Non avrebbe mai potuto sedere immobile abbastanza a lungo da poter fare un calcolo difficile. I suoi calcoli erano sempre fatti frettolosamente e spesso pieni di errori. In una lettera ai miei genitori citata da Monk, descrivo Oppenheimer per come lo vedevo ai seminari:

 

Si muove in giro nervosamente tutto il tempo, non smette mai di fumare, e credo che la sua impazienza sia ben oltre il suo controllo.

Oltre il nervosismo, Oppenheimer aveva un’altra qualità, enfatizzata da Monk nel sottotitolo del suo libro. Voleva sempre essere al centro. Questa qualità è utile ai soldati e  ai politici, ma è pessima per i pensatori originali. Prestava troppa attenzione a gente famosa che lavorava ad argomenti di moda, mentre ignorava gente meno famosa che stava lavorando fuori dal filone principale della ricerca scientifica. Eppure ebbe molte opportunità per imparare da due geni incuranti della moda, Fritz Zwicky e John Wheeler. Zwicky stava lavorando all’Istituto di Tecnologia della California nei tredici anni in cui Oppenheimer lo frequentava assiduamente. Wheeler stava lavorando all’Università di Princeton nei vent’anni in cui Oppenheimer visse a Princeton. Zwicky era lo scopritore della materia oscura, la cosa misteriosa e invisibile che è più pesante dell’universo visibile, e fu anche un pioniere nello studio delle esplosioni delle supernova e delle stelle di neutroni. Wheeler era l’esperto di punta sui buchi neri e il fondatore della scienza oggi nota come astrofisica relativistica.

Sebbene Oppenheimer abbia vissuto al loro fianco per molti anni e sapesse cosa stavano facendo, non prese seriamente il loro lavoro. Sembra averli considerati non meritevoli della sua attenzione perché erano fuori dalla corrente principale della ricerca. Karl Hufbauer riferisce che a Oppenheimer non piaceva Zwicky e per questa ragione non usò mai il nome di Zwicky “stella di neutroni” per il residuo collassato dell’esplosione di una supernova. Wheeler fu uno dei più entusiasti sostenitori della bomba all’idrogeno e Oppenheimer non usò mai il nome di Wheeler “buco nero” per il residuo di un collasso gravitazionale non causato da un’esplosione. Nel suo atteggiamento verso Zwicky e Wheeler, la personale antipatia era associata a un giudizio professionale sbagliato. Come risultato, fallì nell’afferrare le opportunità che un contatto più stretto con Zwicky o Wheeler avrebbe potuto dargli per fare scoperte rivoluzionarie in aree della scienza ignorate dai baroni alla moda.

In un periodo successivo della vita di Oppenheimer, quando era malato e depresso, la moglie Kitty venne da me chiedendomi aiuto. Mi implorò di collaborare con Robert in una piccola porzione di lavoro tecnico scientifico. Disse che Robert era disperato perché non stava facendo più scienza, e aveva bisogno di un collaboratore per farlo ripartire. Fui d’accordo con la diagnosi di Kitty, ma dovetti dirle che era troppo tardi. Le dissi che mi sarebbe piaciuto sedermi in silenzio vicino a lui e tenergli la mano. I suoi giorni come scienziato erano finiti. Era troppo tardi per curare il suo tormento con le equazioni.

 

1. È il volume 21 della serie ‘Berkeley Papers in History of Science’, pubblicato nel 2005 dall’Università della California.

 

FREEMAN DYSON è stato professore di Fisica presso l’Institute for Advanced Study a Princeton. Ha scoperto un metodo per studiare il comportamento degli atomi e delle radiazioni. Si è anche occupato di reattori nucleari, astrofisica e ferromagnetismo. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Turbare l’universo (Bollati Boringhieri 2010).
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