Joshua Hammer

Sud Africa: spaccature nell’ANC?

da ''The New York Review of Books''
POLITICA E SOCIETÀ – L’African National Congress, il partito che guidato da Nelson Mandela mise fine alla segregazione razziale in Sud Africa negli anni ‘90, è ora travolto da divisioni interne, scandali sessuali e finanziari, e si ritrova ad affrontare la sfida per la leadership del partito lanciata da Julius Malema, un giovane e aggressivo politico.

 L’insediamento abitativo di Freedom Park si estende attraverso una piana arida e battuta dal vento, alla periferia di Rustenburg, Sudafrica, a circa cento miglia nord-ovest di Johannesburg. Quando vi arrivai verso mezzogiorno, in una torrida giornata di fine febbraio, almeno diecimila persone si trovavano raccolte in un campo polveroso, schiacciate tra gruppi di casette dalle pareti di zinco e i tetti di latta. Erano venute a sentire un discorso di Julius Malema, il leader della Lega Giovanile dell’African National Congress1 recentemente espulso dal partito, e uno dei più incendiari politici del Sudafrica.

Ho percorso una serie di binari ferroviari e mi sono spinto attraverso file di spettatori, molti dei quali reggevano ombrelli per proteggersi dal sole, e mi sono fatto strada fino a una piattaforma, dove Malema stava per parlare. Al di là del campo potevo vedere un paio di enormi strutture di metallo che mi ricordavano le montagne russe di Coney Island: quelle, mi fu detto, erano le strutture di sostegno dei carrelli che trasportavano gli uomini giù per i pozzi delle miniere di platino della Impala Platinum Mine, uno dei maggiori datori di lavoro in questa parte del paese.

Nei mesi di marzo e aprile, 17.000 addetti alla perforazione della roccia, la maggior parte impiegati nella miniera hanno scioperato, chiedendo stipendi più alti e condizioni lavorative più sicure. Negli ultimi giorni di aprile l’atmosfera si è fatta pericolosa: un giudice ha definito lo sciopero illegale, e la Impala Platinum Holdings Ltd., la compagnia sudafricana che possedeva la miniera, ha licenziato gli scioperanti. Tre uomini sono stati picchiati e pugnalati a morte per aver tentato di scavalcare i picchetti. Non essendoci una conclusione visibile, Malema è venuto a Freedom Park per radunare i minatori scioperanti, e – è stato ampiamente accertato – ottenere il supporto della base all’interno di un confronto sempre più aspro con la leadership dell’ANC, incluso il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma.

Malema, un uomo di trentun’anni tracagnotto e dal volto di bambino, si ergeva in piedi sul ciglio della piattaforma: portava un basco nero orientato in maniera spavalda, e una t-shirt nera su cui spiccava il ritratto di uno dei suoi eroi, Chris Hani, il capo dell’Umkhonto we Sizwe, il braccio armato dell’ANC nell’epoca dell’Apartheid, e che fu assassinato nell’aprile del 1993 da un sostenitore della supremazia bianca. Malema era circondato da ufficiali della Lega Giovanile, tutti vestiti allo stesso modo, e da leader locali, incluso il primo ministro della Provincia del Nordovest e il sostituto segretario generale dell’ANC, una donna energica di nome Thandi Modise. Dozzine di poliziotti in assetto antisommossa fiancheggiavano il palco, supportati da veicoli blindati e furgoni cellulari. Come sempre in occasione dei discorsi di Malema alla folla, le forze di sicurezza erano preparate in caso di disordini.

Lo scorso settembre, Malema è stato condannato da una corte sudafricana per coinvolgimento in “fomentazione dell’odio”  – dopo aver spinto i suoi sostenitori a intonare l’inno nazionale dell’era  dell’Apartheid “Shoot the Boer” (Spara al Boero), rivolto alla popolazione afrikaner2 del paese. In novembre, la Commissione Disciplinare Nazionale dell’ANC lo aveva licenziato dal ruolo di presidente della Lega Giovanile, e sospeso dal partito per cinque anni per aver gettato discredito sull’ANC. L’accusa scaturiva da varie dichiarazioni provocatorie, inclusa il sostegno all’abbattimento del governo democraticamente eletto del Botswana per aver presumibilmente stipulato un accordo segreto con gli “imperialisti americani” per l’installazione di una base militare. (Un portavoce del governo botswano ha liquidato con sdegno le dichiarazioni di Malema definendole “stronzate”). Malema ha inoltre frequentemente lodato il dittatore dello Zimbabwe, Robert Mugabe3, e richiesto la confisca delle fattorie di proprietà dei bianchi in Sudafrica senza alcun indennizzo. Dopo essere stato sospeso, Malema ha fatto appello contro la decisione, disobbedendo agli ordini dell’ANC di farsi da parte, e raccogliendo il sostegno di diversi funzionari di alto livello, inclusa Thandi Modise. Con la sua apparizione a Freedom Park egli ha reso evidente un’amara spaccatura dell’ANC riguardo al suo futuro – e a quello del Sudafrica.

La voce di Malema gracchiava attraverso un sistema sonoro difettoso: «Compagni, noi comprendiamo i vostri problemi», diceva alla folla tra gli applausi. «Voi non dovete mai permettere ad una persona bianca, in particolare al vostro datore di lavoro, di dividervi. Voi dovete rimanere sempre uniti.» Poi, come spesso fa quando gioca la carta della razza, Malema passò a parlare in Zulu, la principale lingua tribale sudafricana, scatenando un boato d’approvazione. Di nuovo in inglese, Malema accusò la compagnia mineraria “dei bianchi capitalisti” di non provvedere a procurare abitazioni decenti, strade, acqua e scuole per la comunità, e rifece un appello alla nazionalizzazione delle miniere del Sudafrica – una richiesta che ha messo in allarme potenziali investitori stranieri e che, a detta dei critici di Malema, sarebbe più che altro un piano per tirare fuori dai guai alcuni ricchi proprietari minerari, benefattori personali di Malema.

Malema si è fatto beffa della leadership dell’ANC riguardo all’incapacità di fare i conti con lui in maniera decisiva, e ha fatto un appello per avere solidarietà. «L’ANC è nostro genitore. Come si può essere un genitore e rinnegare il proprio figlio?», chiedeva. Mi sono fatto strada fino a una scalinata che conduceva alla piattaforma, e, nella speranza di intervistare Malema, mi sono rivolto al suo portavoce, Floyd Shivambu, che stava pure lui confrontandosi dall’espulsione dal partito. Un uomo della sicurezza con indosso occhiali da sole e una divisa grigia mi si è parato di fronte. «Si allontani dal palco», mi ha ordinato. Gli ho spiegato chi ero, ma questi mi ha interrotto e mi ha puntato un dito contro il petto: «Le ho detto di allontanarsi», ha detto.

Poco dopo, Malema si è arrampicato sul retro di una Range Rover bianca e si è allontanato attraverso le fangose strade di Freedom Park, seguito da un convoglio di veicoli della Lega Giovanile e auto della polizia, coi loro fanali lampeggianti. Centinaia di spettatori entusiasti seguivano il convoglio, avvolto in nuvole di polvere. Io ho raggiunto David Makhuie, da poco laureatosi presso l’Università del Sudafrica e membro della sezione locale della Lega Giovanile dell’ANC. Gli ho chiesto di spiegarmi l’appello di Malema. «Malema è vicino alla gente», mi ha detto. «Porta alla luce quelle questioni spinose che vengono nascoste sotto il tappeto, come la disoccupazione». Il presidente Zuma, che Malema un tempo sosteneva ma che ora ridicolizza in quasi tutte le apparizioni pubbliche, è «uno di quei leader inefficaci … È parte della nostra agenda sostituire Zuma». «La frattura – ha detto – diventa via via più grande».

In gennaio, l’African National Congress ha celebrato il suo centesimo anniversario presso il Free State Stadium, a Mangaung, in passato conosciuta come Bloemfontein. Quarantamila sostenitori dell’ANC, insieme a 46 capi di Stato, hanno acclamato il presidente Zuma per aver rappresentato la lunga e trionfale lotta del partito al potere contro il dominio della minoranza bianca, e hanno lodato l’eredità di Nelson Mandela, ora novantatreenne e malato, e altre figure storiche dell’ANC. Si è trattato di un momento di ispirata solidarietà, rafforzato dalla presenza dell’ex presidente Thabo Mbeki, che faceva la sua prima apparizione pubblica ad un raduno dell’ANC dal 2008, quando fu soppiantato da Zuma in conseguenza alla lotta per il potere. «Questa unità attraverso tutte queste divisioni ha consolidato l’ANC, e ci ha condotti a questo momento per celebrare cento anni di lotta disinteressata», diceva Zuma alla folla.

Dopo quasi due decenni al potere, il partito di maggioranza dello Stato più ricco e influente dell’Africa ha diverse ragioni per festeggiare. La popolarità dell’ANC rimane pressoché intatta: esso ha vinto col 61% dei voti alle elezioni locali del 2011, un declino lieve rispetto al 69% ottenuto nel 1994. I governi dell’ANC hanno costruito centinaia di migliaia di case per i poveri, hanno esteso l’elettricità e portato l’acqua potabile nei distretti e nelle baraccopoli, e hanno creato una rete di sicurezza sociale che copre una popolazione stimata di 14 milioni di persone. La rete di sicurezza sociale include assistenza sanitaria gratuita per i bambini sotto i sei anni e sussidi per le madri single, gli anziani e i disabili. La classe media di colore, definita sulla base di coloro che guadagnano almeno 1000 dollari di stipendio al mese, è cresciuta da quasi zero al termine dell’Apartheid fino a un numero tra i 3,5 e i 4 milioni di persone. Il crimine violento, che era aumentato vertiginosamente nell’ultimo decennio, è diminuito.

La minaccia dell’AIDS fu vergognosamente ignorata durante l’era Mbeki, quando almeno 350.000 persone morirono perché non potevano accedere ai farmaci antiretrovirali. Ma un nuovo ministro della salute molto deciso, Aaron Motsoaledi, ha reso ampiamente disponibile la terapia e ha drasticamente ridotto la percentuale di infezioni. L’ANC «ha calciato fuori dalla porta il lupo (per milioni di persone)», mi ha detto Ferial Haffajee, il redattore capo del ‘City Press’, un settimanale di Johannesburg che difende gl’interessi della classe media emergente di colore. «Questo ti fa capire come mai il partito continua ad essere votato con una maggioranza considerevole».

Tuttavia, in misura crescente, i successi dell’ANC sono stati messi in ombra dai suoi fallimenti. Un terzo dei sudafricani sono senza impiego, e il tasso di disoccupazione tra i minori di diciotto anni è del 70%. Un piano governativo per acquistare terra dai proprietari terrieri bianchi e ridistribuirla tra i neri poveri non è mai stato avviato. Il sistema educativo è «maledettamente cattivo» afferma Nicholas Dawes, il direttore del ‘Mail & Guardian’, il più rispettabile quotidiano del Sudafrica, con un punteggio nei test in continuo abbassamento e molti insegnanti considerati non qualificati. Il divario tra i più ricchi e i più poveri in Sudafrica rimane uno dei più alti nel mondo. E l’adesione all’ANC è ora considerata non tanto come un’opportunità per “un impegno altruistico”, quanto piuttosto un’opportunità per l’arricchimento personale. «L’ANC è diventata una vacca da mungere»,  mi ha detto Chris Vick, un ex collaboratore di Tokyo Sexwale, il ministro sudafricano per gli insediamenti umani, che è divenuto la personificazione dei Tenderpreneurs – ammanicati multimilionari di colore, che si sono serviti dei loro legami col governo per assicurarsi appalti edilizi lucrativi e contratti di servizio. «L’ANC è vista come un modo per ottenere appalti, per ottenere udienza, per trovare un buon lavoro nel governo».

Inoltre, Zuma ha presumibilmente usato i servizi segreti del Sudafrica per indebolire i suoi rivali all’interno dell’ANC, ha minacciato di ridurre i poteri della Corte Costituzionale, e ha spinto per una legislazione che avrebbe limitato in maniera drastica la libertà di espressione. In una recente intervista uscita sul ‘Guardian’ di Londra, Nadine Gordimer ha definito queste proposte di legge sull’informazione «una versione aggiornata dei bavagli censori dell’Apartheid». Queste includono un tribunale che pretenderebbe che i giornalisti chiedano l’autorizzazione prima di condurre indagini sulle attività dei ministri del governo e una legge sulla Protezione delle Informazioni di Stato. Entrambe, ha affermato, sono intese a proteggere un’elite corrotta del partito, che ha «tradito tutto ciò per cui hanno lottato».

Ora l’ANC si trova nel mezzo di una crisi, lacerata tra l’approccio a costruire consenso impersonificato da Zuma, una figura apparentemente geniale un tempo derisa per «non avere neppure un osso ideologico in corpo», e le politiche di matrice razziale abbracciate dal populista Malema e i suoi sempre più numerosi seguaci. «Il fatto che l’aspettativa di vita media dei bianchi sudafricani sia di oltre trent’anni superiore all’aspettativa delle loro controparti di colore è la prova che la nostra gente si sta confrontando con l’estinzione a causa della povertà di stampo razziale ereditata dall’Apartheid», ha recentemente dichiarato Malema.

Questa era una di una serie di dure critiche che contengono una verità profonda e che ha turbato molti dei 4,5 milioni di bianchi del paese. Malema ha ripetutamente attaccato Zuma per aver difeso lo status quo. «Abbiamo bisogno di una leadership più risoluta e raffinata per comprendere lo stato attuale della lotta», ha affermato durante un raduno della Lega Giovanile in febbraio e ha incoraggiato i suoi sostenitori a disturbare Zuma nelle sue apparizioni in pubblico. I membri della Lega Giovanile hanno sbeffeggiato Zuma come “l’uomo della doccia”, e hanno mimato un rubinetto per doccia, un riferimento canzonatorio al commento di Zuma, nel corso del suo processo per aver violentato la figlia di un collega sei anni fa, in cui diceva di avere in precedenza evitato i rischi di contrarre l’HIV (non essendo quindi a suo dire il virus una minaccia) facendo sempre la doccia dopo aver fatto sesso. (Zuma ha rivendicato la natura consensuale del rapporto, ed è stato assolto).

Fino a poco tempo fa Zuma ha tollerato il comportamento provocatorio di Malema, rifiutandosi di criticare la sua richiesta di nazionalizzare le miniere, per esempio, sebbene molti economisti sudafricani credano che un’acquisizione dell’industria da parte del governo riuscirebbe solo a renderla più inefficiente. «Il modo in cui Zuma ha amministrato la coalizione era di essere gentile con tutti» afferma Dawes. «Per molto tempo Zuma non ha fatto nulla nei confronti di Malema». Poi, quando è apparso chiaro che Malema intendeva mobilitare le forze per spodestare Zuma, il presidente ha sguinzagliato la commissione disciplinare dell’ANC per censurare il leader della Lega Giovanile. Se questo condurrà all’emarginazione di Malema rimane incerto.

Incontrai Zuma a Braamfontein, sul confine della downtown di Johannesburg, il giorno in cuila Commissione DisciplinareNazionale doveva decidere sulla richiesta di appello di Malema contro la sua sospensione. L’occasione era l’inaugurazione della sede centrale di dieci piani del COSATU (Cofederazione dei Sindacati del Commercio Sud Africano), che aveva appoggiato Zuma per le presidenziali del 2009. Ora la potente confederazione era scissa tra la fazione pro-Zuma, che sosteneva che le sue politiche a favore degli investimenti avessero aiutato il paese a evitare la recessione globale, e l’ala anti-Zuma, stufa della corruzione all’interno dell’ANC che faceva pressione per una legislazione più a tutela del lavoro. Dopo aver partecipato ai canti degli inni dell’era Apartheid, Zuma ha parlato ai centinaia di dignitari da una veranda decorata con bandierine color oro, rosse e nere. Molti erano in attesa di sentire ciò che avrebbe detto riguardo alla resa dei conti con Malema, ma di nuovo, il presidente ha schivato l’argomento. I giornalisti avevano esagerato le divergenze tra lui e certa “gente” all’interno della Lega Giovanile dell’ANC, ha dichiarato alla folla. «Loro vogliono fare colpo – ha detto sorridendo – ma il sensazionalismo non deve minare il contenuto».

Malema è nato nel 1981 inuna baracca di due stanze in un distretto fuori Polokwane, poi conosciuta come Petersburg, nella Provincia del Limpopo in Sudafrica, una delle regioni più povere ed arretrate del paese. Suo padre andò via di casa che lui era un neonato: sua madre, che lavorava come domestica, soffriva di epilessia. Dopo essersi rovesciata addosso una pentola di acqua bollente, fu costretta ad abbandonare il lavoro. «Nella cultura africana, gli epilettici vengono considerati come posseduti dai demoni, e lei era un’emarginata», è quanto scrive Fiona Forde4, la biografa di Malema.

Malema crebbe in condizioni di miseria per le strade del distretto, dove si fece la reputazione di uno che amava correre rischi, «uno “spirito indiavolato”, sempre in cerca di guai», racconta Forde. Aveva 9 anni nel 1990, quando il governo dell’Apartheid legalizzò l’African National Congress. Privo di una figura paterna, Malema iniziò a trascorrere del tempo con i giovani capi maschi di quello che Forde chiama «il gruppetto più infuocato in città», e presto si mise a organizzare proteste antigovernative, chiedendo condizioni migliori per gli studenti delle scuole convenzionate in maniera pietosa. Si unì a due organizzazioni politiche emergenti,la Lega Giovanile dell’ANC e il Congresso degli Studenti Sudafricani (COSAS), e a vent’anni, fu eletto presidente nazionale del COSAS.

Malema si è poi spostato a Johannesburg e lavorò fuori dalle sedi centrali dell’ANC, dove avviò importanti alleanze politiche. Winnie Madikizela-Mandela, leader della frangia radicale dell’ANC, la quale, negli anni dell’Apartheid, aveva appoggiato il “necklacing” (lett. “collana di perle”) – tecnica per bruciare vivo qualcuno usando pneumatici imbevuti di benzina – per i collaboratori del regime dell’Apartheid, divenne un mentore del suo primo periodo in politica. «Winnie aveva talento nell’individuare i piantagrane, e si accorse di lui», mi ha dettola Forde. Nel2002, dopo che il sindacato degli insegnanti sudafricani chiese che i cancelli delle scuole fossero tenuti chiusi per tenere lontano il crimine, Malema guidò una marcia di protesta per le strade di Johannesburg che si trasformò in un folle saccheggio, durante il quale i dimostranti distrussero i negozi e diedero fuoco alle auto. Poco tempo dopo, Winnie Mandela veniva accusata di corruzione e costretta ad abbandonare il suo seggio in Parlamento. Malema guidò proteste e minacciò di ridurre in cenere la prigione come gesto di solidarietà. (Alla fine il governo fece cadere molte delle accuse contro di lei).

Alla fine del 2003 Malema fece ritorno a Limpopo e divenne segretario provinciale della Lega Giovanile dell’ANC. Qui, egli strinse di nuovo alleanze strategiche con politici più anziani, incluso il primo ministro provinciale, e iniziò ad accumulare una fortuna. Malema fondò una società, la Junjus101 (egli sarebbe diventato noto per una variazione su quel nome, “Juju”), e sfruttò le sue conoscenze per ottenere contratti lucrativi per la costruzione di strade e altre infrastrutture. La sua società distribuì inoltre subappalti, e a quanto si dice ricevette considerevoli favoreggiamenti. Un’indagine del City Press documentò il suo rapporto con David Mabilu, un uomo d’affari di Soweto che versò denaro in un fondo fiduciario istituito da Malema, presumibilmente in cambio di aiuto per ottenere appalti edilizi a Limpopo. Lo scorso anno, secondo il quotidiano, Mabilu  spese 2 milioni di dollari per un sontuoso matrimonio di un fine settimana in un villaggio turistico alle Mauritius, al quale hanno partecipato Malema e numerose altre celebrità e politici sudafricani.

Un altro benefattore è stato Tokyo Sexwale, il miliardario di colore e membro dell’ANC che non ha tenuto segreto il suo desiderio di essere il prossimo presidente del Sudafrica. Secondo una fonte, l’imprenditore avrebbe pagato Malema profumatamente in cambio di sostegno per quelle ambizioni – dandogli auto e denaro liquido, pagandogli le tasse, e facendolo diventare un azionista della ABSA, la più grande banca del Sudafrica. (Molti osservatori politici credono che Malema si sia rivoltato contro Zuma perché Sexwale si sarebbe presentato con migliori opportunità d’affari).

Negli ultimi mesi i mezzi d’informazione sudafricani sono stati occupati da reportage sulla passione di Malema per gli orologi Breitling da 35.000 dollari, i vestiti Armani, le auto costose, e il whisky Johnny Walker Blue Label. Le notizie parlano delle sue numerose case, delle sue feste sontuose, e dei profitti che egli ha realizzato grazie alle opportunità aperte dall’elite corrotta dell’ANC. Secondola Forde, la contraddizione tra il messaggio politico di Malema e i suoi principi rivela il suo cinismo. Mi ha raccontatola Forde: «Lui dice “cosa vuole sentire la gente?”. Lui vuole prendere il controllo del partito, e credeva che le masse lo avrebbero portato lì». Ma Haffajee afferma che molti dei suoi sostenitori non sembrano disturbati da quella contraddizione. «Ecco che arriva questo giovane uomo, di grande eloquenza, molto ben inserito, sensibile alla continue sofferenze della maggioranza di colore e disponibile a parlarne – dichiara Haffajee – fa niente se egli vive la sua vita come un capo Mafia. I suoi sostenitori lo amano. È un’aspirazione insita nel DNA sudafricano. La gente dice: “Noi possiamo essere lui”».

Il giorno dopo aver assistito al discorso di Malema al raduno in Freedom Park, ho guidato fino alla Luthuli House nel centro di Johannesburg, dove la commissione disciplinare dell’ANC si preparava a pronunciare il suo verdetto. Un enorme striscione annunciante il novantatreesimo compleanno di Nelson Mandela pendeva dal quinto piano della torre in cemento beige, sorvegliata da una squadra antisommossa. Un piccolo gruppo di reporter locali e troupe televisive – non ammessi dall’ANC ad assistere alla riunione – stazionavano vigili dall’altra parte della strada, prevedendo una possibile rappresaglia da parte dei membri della Lega Giovanile dell’ANC.

Presto si sparse la notizia che Malema aveva rifiutato di assistere all’incontro; come segno di «irriverenza verso la leadership dell’ANC», secondo le parole di un giornalista veterano con cui ho parlato. Egli si era chiuso nella sua villa a Polokwane – una delle tre case che possiede, insieme alle fattorie e alle porzioni di proprietà in giro per il Sudafrica – in compagnia di amici della Lega Giovanile. Ho aspettato per due ore, poi me ne sono andato. Solo in tarda serata il verdetto venne pronunciato: il comitato disciplinare aveva espulso Malema dall’ANC. Aveva due settimane per fare appello.

La gente comune con cui ho parlato ha avuto reazioni diverse rispetto all’espulsione di Malema. Il giorno successivo all’allontanamento di Malema dall’ANC, mi sono recato a Orlando West, lo storico quartiere di Soweto dove Nelson Mandela si stabilì in gioventù dopo aver lasciato il suo villaggio di campagna nella Provincia del Capo Orientale, e dove Winnie Mandela risiede ancora. Qui ho incontrato Lebo Maleba, trentasei anni, che gestisce un albergo che ospita un crescente numero di turisti europei e americani. Dopo la rivolta studentesca di Soweto del 1976, durante la quale quasi duecento dimostranti furono uccisi a colpi di arma da fuoco dalla polizia, i genitori di Maleba fuggirono in Botswana, e lì rimasero per quattordici anni. «Il governo del Botswana appoggiava la nostra battaglia per la liberazione, e Malema ha sbagliato ad attaccarlo» mi disse mentre guidavamo attraverso un quartiere benestante di case di mattoni recentemente costruite dall’ANC. «Era una mina vagante».

Tuttavia Maleba vede anche “cose buone” in Malema. Entrammo in un’area che in precedenza era un ostello, dove i lavoratori maschi vivevano durante l’Apartheid all’interno di alloggi suddivisi per sesso. Oggi il quartiere, pieno di giovani uomini sfaccendati che giocano a carte su tavoli buttati in mezzo a strade coperte di rifiuti, è degradato a causa della disoccupazione e della povertà. «Vedo un sacco di gente qui che non lavora, e Malema non ha avuto paura di parlarne – mi ha detto – egli era un giovane intrepido, e questo ci ha ispirati». In novembre Maleba si è unito a cinquemila persone in una marcia di quaranta miglia per la “libertà economica” guidata da Malema, che è partita dalla Chamber of Mine (Camera delle Miniere) a Johannesburg, è passata di fronte la Borsa, e si è conclusa all’Union Buildings, la sede del governo a Pretoria. Alla fine però, Maleba si è sentito nauseato dall’ondata di rivelazioni circa l’auto-indulgenza di Malema e le origini sospette della sua ricchezza. «I grandi capi dell’ANC lo hanno usato, l’hanno coperto di soldi, lo hanno reso corrotto, e lo hanno messo in una condizione diversa dalla gente che egli rappresentava» afferma Maleba, che dice di attendere nuovi giovani leader dell’ANC in grado di portare avanti il messaggio di Malema senza la sua macchia morale. «Egli è diventato – mi disse Maleba – esattamente il genere di persona contro cui stava lottando».

Haffajee, direttrice del City Press, ha previsto un rapido declino per Malema. «I leader dell’ANC – ha fatto notare – hanno accesso a risorse, sistemi, appalti e denaro. Questo ti dà potere e influenza, così la gente ti segue come un gregge. Senza quelle risorse – sostiene – Malema seguirebbe il destino di Winnie Mandela e degli altri che hanno sfidato l’ANC, svanendo nell’irrilevanza e nell’anonimato … Negli ultimi due anni egli ha avuto più copertura mediatica di Jacob Zuma. Nella sua testa egli immagina di avere la capacità di muovere le cose. Ma a partire da domani, il sostegno di cui gode si disperderà». Ma Abner Mosaase, il direttore delle relazioni internazionali della Lega Giovanile, mi ha comunicato che il gruppo farà appello contro la decisione, e se perde: «andremo di porta in porta e faremo pressione su ogni singolo capo dell’ANC. Gli dimostreremo che non è nell’interesse dell’organizzazione espellere Julius Malema. Noi non ci fermeremo».

Nicholas Dawes, del ‘Mail & Guardian’, ritiene che lo spettacolo sul futuro di Malema terrà banco almeno fino al congresso dell’ANC che si terrà a Mangaung alla fine del2012, incui il partito rimasto fedele deciderà se Zuma verrà candidato alle presidenziali del 2014. «Malema applicherà una specie di strategia di guerriglia – mi ha detto Dawes – organizzando manifestazioni, mandando in giro delegati della Lega Giovanile per rompere le scatole a Zuma, e giocando la carta dell’identificazione». Secondo l’opinione di Dawes, Malema si servirà della sua dolorosa condizione di esiliato dal partito come fosse una via per essere in connessione con le difficoltà degli elettori.

Questa strategia è già stata messa in movimento. Zuma si è mosso rapidamente per ristabilire il controllo dell’ANC, accettando le pubbliche scuse di Malema ma insistendo sul fatto chela Lega Giovaniledeve cambiare. «Dovrà avere un nuovo presidente che sia capace di portare avanti l’organizzazione» ha detto Zuma. «Non penso si tratti di una crisi». Malema ha fatto appello contro la sua espulsione e ha radunato gli attivisti della Lega Giovanile, che si sono scontrati con i sostenitori di Zuma per le strade generalmente tranquille di Cape Town.

Mentre Malema continua a sfidare la leadership dell’ANC, il futuro stesso di Zuma come capo dell’ANC appare vulnerabile. Egli deve fronteggiare la significativa resistenza delle sue tre precedenti fonti di sostegno: il COSATU, la confederazione dei sindacati, il Partito Comunista del Sudafrica, ela Lega Giovanile.Così come deve fronteggiare l’opposizione di diversi candidati alla presidenza, fra cui il Vice Presidente Kgalema Motlanthe, che è il favorito per la sostituzione di Malema.

«Jacob Zuma è un uomo cordiale e affascinante, ma non è un leader», afferma Helen Zille, primo ministro del Capo Occidentale e tra i fondatori dell’Alleanza Democratica, il maggiore partito di opposizione del Sudafrica. Zille e altri osservatori politici ritengono che Zuma potrebbe benissimo dover affrontare una rivolta al Congresso in vista delle elezioni, molto simile a quella da lui guidata nel 2007, che è finita con la cacciata di Thabo Mbeki.

Ma la rimozione del presidente è ancora una cosa improbabile: egli tiene sotto stretto controllo i servizi di sicurezza e d’intelligence del Sudafrica, e la popolarità di Motlanthe non si è ancora estesa molto oltrela Lega Giovanile.Un eventuale successore potrebbe facilmente reintegrare Malema e investirlo di maggiore potere. Comunque si risolva il suo ultimo disperato tentativo di appello, è improbabile che il giovane sobillatore, che la sua biografa Fiona Forde definisce «il più pericoloso politico sudafricano», esca di scena con discrezione.

(Traduzione di Francesco Cunsolo)

 

1. Partito Sud Africano, nato nel 1912 contro l’Apartheid e ininterrottamente al potere in Sud Africa dal1994 aoggi. N.d.R.

2. Il termine si riferisce alla popolazioni bianca dell’Africa meridionale, prevalentemente di provenienza belga, olandese, francese e tedesca. N.d.R.

3. (1924) Presidente dello Zimbabwe dal 1980, accusato da molte organizzazioni internazionali di essere a capo di un regime dittatoriale sanguinario. Mugabe è considerata “persona non grata” dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

4. An Inconvenient Youth: Julius Malema and the “New” ANC (PicadorAfrica, 2011).

JOSHUA HAMMER, è un giornalista statunitense, a lungo capo redattore e corrispondente dall’Africa e dal Medio Oriente per il ‘Newsweek’. Nel 2011 è stato rapito e in seguito rilasciato insieme al fotografo inglese Gary Knight nella striscia di Gaza dal gruppo palestinese Fatah.

 

 

 

 

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