Michael Massing

Come mai l’uno per cento più ricco è interessato a finanziare le scuole private?

da ''The New York Review of Books''
POLITICA & SOCIETÀ: Negli ultimi anni, grazie soprattutto al movimento Occupy Wall Street, gli uomini più ricchi del mondo, il famoso “uno per cento”, sono finiti sotto i riflettori. Ma come viene affrontato questo tema dal giornalismo? È possibile che l'informazione riesca a raccontare in modo libero e indipendente l'influenza che hanno questi multimiliardari sulla vita pubblica americana o è necessario pensare a un nuovo tipo di giornalismo?

1.

A dispetto del suo affievolirsi in pochi mesi, Occupy Wall Street è riuscita a cambiare i termini della discussione politica in America. L’ineguaglianza, la concentrazione del benessere, il famoso un per cento, la nuova Età dell’Oro – tutti questi temi sono diventati presenze fisse nel dibattito nazionale e in parte grazie ai manifestanti che si accamparono a Zuccotti Park nel lower Manhattan. Anche i candidati repubblicani alle presidenziali si sono sentiti spinti ad affrontare queste questioni. Le testate giornalistiche, nel frattempo, hanno prodotto rapporti regolari sulla fortuna dei super-ricchi, sulle difficoltà della classe media e sulle tribolazioni di coloro che sono rimasti indietro.

Manifestanti di Occupy Wall Street a Zuccotti Park nel settembre 2011

Manifestanti di Occupy Wall Street a Zuccotti Park nel settembre 2011

Ma anche nel turbine della copertura mediatica sulla crescita della disparità tra i redditi, gli americani più ricchi sono riusciti in gran parte a nascondersi allo sguardo. Dovunque, i miliardari si stanno dando da fare per dar forma alle politiche, influenzano l’opinione pubblica, promuovono le cause che gli fanno comodo, ridanno lustro alla loro immagine e si sottraggono con abilità agli esami scrupolosi. I giornalisti gli hanno in gran parte permesso di farla franca. E quindi le testate giornalistiche hanno bisogno di trovare nuovi modi per sollevare il velo sui super-ricchi e per mettere a nudo il loro potere e la loro influenza. La tecnologia digitale, con la sua flessibilità, velocità, capacità illimitata e facilità di interattività, sembrerebbe perfettamente adatta a questo scopo, ma solo se usata più creativamente rispetto a quanto fatto finora.

Considerate, per esempio, ‘DealBook, il rapporto finanziario quotidiano online del ‘New York Times’. Ha uno staff di dodici reporter più una mezza dozzina di giornalisti che coprono investimenti bancari, fusioni e acquisizioni, private equity, fondi di investimento, capitali di rischio e le regolamentazioni sulla materia. Ogni giorno, ‘DealBook’ posta circa una dozzina di pezzi sul sito del ‘Times’, alcuni dei quali appaiono anche sull’edizione cartacea, facendolo sembrare un buon veicolo per mostrare come lavora davvero Wall Street.

Purtroppo ci riesce solo a intermittenza. La maggior parte dei post di ‘DealBook’ sono prefigurati in modo angusto, con una grande enfasi sui va e vieni degli amministratori delegati, sui loro guadagni e aspettative, sulle acquisizioni e sulle offerte di vendita iniziale (IPO, initial public offering). Ecco alcuni titoli come esempio: BB&T è la Nuova Potenza del Settore Bancario. Gli Investitori Sperano di Cavalcare l’Ondata di SoulCycle nelle Prossime Offerte di Vendita Iniziali. Dell Spinge Avanti Tech M&A. Forti Profitti per Bank of America, e gli Investitori Vedono Segni di Crescita. Alcuni articoli puntano apertamente verso la promozione. Un lungo articolo su Come Jonathan Steinberg ha avuto successo alla sua seconda prova, per esempio, ha descritto in dettagli ammirati come questo magnate, attraverso una combinazione di coraggio e buon senso, abbia reso la sua società di gestione patrimoniale «una delle società di fondi con la crescita più veloce».

Il fondatore e direttore di ‘DealBook’, Andrew Ross Sorkin, è noto per la sua familiarità con i dirigenti di Wall Street (molti dei quali gli servono come fonti di informazione), ed egli lo dimostra spesso nella sua rubrica settimanale. In un articolo apparso il 3 ottobre 2011, due settimane dopo l’inizio di Occupy Wall Street, Sorkin aveva spiegato di essersi deciso a visitare Zuccotti Park solo dopo aver ricevuto una telefonata dall’amministratore delegato di un’importante banca:

«Occupy Wall Street è una cosa seria?» mi chiese questo amministratore delegato. Non avevo risposta. «Stiamo cercando di capire quanto dobbiamo preoccuparci di tutto ciò», continuò chiaramente preoccupato. «Sta per diventare un problema di sicurezza personale?»

Dopo aver parlato con qualcuno dei manifestanti, Sorkin concluse che i banchieri non correvano un pericolo imminente, anche se lì avvertì che avrebbero dovuto prendere sul serio le richieste dei dimostranti in relazione alle responsabilità della crisi finanziaria e all’aumento della diseguaglianza.

Paul Singer e Andrew Ross Sorkin durante una conferenza organizzata da 'DealBook'

Paul Singer e Andrew Ross Sorkin durante una conferenza organizzata da ‘DealBook’

Sorkin a volte scrive in maniera critica di Wall Street (come in un recente articolo in cui ha espresso scetticismo circa la sostenibilità dell’attuale ondata di fusioni aziendali), e ‘DealBook’ è diventato molto più critico sull’industria finanziaria rispetto a prima. Nel 2013, per esempio, Eric Lipton e Ben Protess hanno rivelato come la parte di una legge che indeboliva una clausola fondamentale del “Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act”1 fosse stata scritta quasi parola per parola dalla Citibank.

Nel 2014 ‘DealBook’ ha pubblicato una serie di articoli su come Wall Street stia finanziando una potenziale bolla costituita da prestiti subprime per l’acquisto di auto, con i meno abbienti particolarmente colpiti, e nello scorso novembre ha pubblicato tre lunghi articoli sul modo in cui diverse clausole arbitrali seppellite in milioni di contratti proibiscano agli americani di unirsi in class action, privandoli così del diritto di portare le società in tribunale.

‘DelBook’ riferisce regolarmente di indagini sui comportamenti scorretti delle multinazionali, come l’inchiesta sul Libor2, il caso di imbroglio sui tassi di interesse che coinvolge le banche di Londra e il Libor stesso. ‘DelBook’ tiene traccia anche dello scambio di ruoli tra Washington e Wall Street come avvenuto con l’assunzione in marzo dell’ex consigliere della Federal Reserve Jeremy Stein da parte del fondo speculativo BlueMountain Capital Management. Inoltre, ‘DealBook’ sta dando scrupolosamente conto della recente turbolenza nel mondo dei fondi speculativi.

Come indica il nome ‘DealBook’, però, la sua preoccupazione principale sono gli affari, e perciò la sua copertura di essi fornisce molte utili informazioni per il grande numero di persone che sta lavorando a o che sta investendo su Wall Strett, ma il sito non esamina il mondo dell’un per cento con il vigore e l’urgenza che meriterebbe.

A parte ‘DealBook’, il ‘Times’ pubblica molte storie shoccanti sulle fregature date dal mondo della finanza e sugli abusi delle corporation. Nessun’altra testata giornalistica americana, infatti, compie un lavoro migliore nell’analizzare le azioni dei potenti, spingendoli così ad essere responsabili. Il giornale ha mostrato come società del calibro della General Electric e Apple sfruttino scappatoie per evitare di pagare le tasse, come i lobbisti delle corporation spuntino accordi favorevoli dai rappresentanti della giustizia nei vari stati e come Walmart abbia corrotto pubblici ufficiali in Messico. La sezione Upshot offre regolari analisi approfondite sulla sperequazione in America, e l’articolo settimanale di Gretchen Morgenson fornisce una visuale ravvicinata dei molti modi con i quali Wall Street cerca di rendere più consistenti i suoi profitti a spese di tutti gli altri cittadini.

L’estate scorsa, i giornalisti del ‘Times’, hanno convocato una serie di sessioni di brainstorming su come espandere la copertura del giornale su questo uno per cento, e i frutti di quelle discussioni hanno cominciato ad apparire. L’11 ottobre, per esempio, il giornale ha pubblicato un articolo in prima pagina di Nicholas Confessore, Sarah Cohen e Karen Yourish su come 158 famiglie abbiano, nelle prima fase della campagna presidenziale, contribuito con 176 milioni di dollari al sostegno di democratici e repubblicani – quasi la metà del totale dei soldi raccolti. Questi donatori, ha fatto notare il ‘Times’, sono prevalentemente bianchi, anziani e maschi; vivono in quartieri esclusivi in una manciata di città e cittadine e pendono prevalentemente verso destra. La versione online della vicenda ha presentato una mappa in cui si mostra dove vivono queste persone, le foto di alcune delle loro residenze, e una lista di tutti i 158 donatori insieme alle somme che hanno donato (ricavata dagli schedari della Federal Election Commission e dell’Agenzia delle Entrate).

È incoraggiante vedere che il ‘Times’ dedica maggiori risorse per rendere conto della ricchezza. Ciononostante, il suo approccio sembra troppo limitato e saltuario. Dopo aver pubblicato la storia sulle 158 potenti famiglie, per esempio, il giornale è passato ad altro, creando quindi scarso seguito. Come risultato, l’impatto del suo reportage non è stato così profondo o duraturo come avrebbe dovuto essere. Il problema non è limitato solo al ‘Times’. Nel giornalismo americano nel suo insieme, la copertura sull’attività dei super-ricchi è troppo sporadica, effimera e priva di fantasia per fare la differenza. Le testate giornalistiche hanno bisogno di sviluppare una nuova metodologia che possa consentirgli di documentare la struttura della ricchezza, del potere e della sua influenza in America; per mostrare come facciano i loro soldi gli ultraricchi, cosa facciano di essi e con quali conseguenze. La copertura giornalistica deve essere più sostenuta, più ambiziosa e più diffusamente elaborata. In questo la tecnologia digitale può aiutare.

2.

Per avere un’idea di come potrebbe essere questa nuova ricerca dei giornalisti, immaginate per un momento che ‘DealBook’ decida di adottare un diverso approccio inteso a rivelare il potere e l’influenza della elite finanziaria. Come potrebbe apparire? Un buon punto di partenza è un post di ‘DealBook’ che è apparso nel maggio 2015 sui 5 fondi di investimento che hanno guadagnato di più. Per ognuno, ‘DealBok’ ha fornito il guadagno del 2014 insieme a una breve nota biografica. In cima alla lista c’era Kenneth Griffin, l’amministratore delegato della Citadel di Chicago, il cui guadagno annuale è arrivato alla sbalorditiva cifra di 1,3 miliardi di dollari. Qui di seguito la nota biografica di accompagnamento: «Mr. Griffin ha iniziato commerciando bond convertibili fuori dal suo dormitorio di Harvard, dove studiava. La sua società, Citadel, ha dichiarato ritorni del 18 per cento agli investitori sui suoi fondi più redditizi, Kensington e Wellington».

Sotto la nota appariva un link a due articoli del ‘Times’. Uno di questi, del 24 luglio 2014, descriveva l’acrimonioso divorzio in corso tra Griffin e sua moglie, Anne Dias Griffin, che gestisce una sua società di investimenti e che ha aiutato a elevare lo status del marito nel mondo dell’arte. L’altro articolo, datato 2 aprile 2015, descriveva il contributo di oltre 1 milione di dollari di Griffin alla campagna di Rahm Emanuel per il suo secondo mandato come sindaco di Chicago. L’articolo menzionava alcune delle consistenti donazioni alla politica che Griffin aveva fatto in passato, inclusa quella di più di 13 milioni di dollari donati a Bruce Rauner, un repubblicano, per la sua campagna di successo alla carica di governatore dell’Illinois nel 2014. Il pezzo faceva anche notare che Griffin ha dato 150 milioni di dollari all’università di Harvard per il suo programma di sostegno finanziario e che ha speso 30 milioni di dollari per due appartamenti nel Waldorf Astoria di Chicago.

Kenneth Griffin

Kenneth Griffin

Benché utile, questa informazione ha scalfito a malapena la superficie del potere di influenza di Griffin. Andando online ho cercato di mettere insieme un’immagine più completa. Secondo il ‘Chicago Business Journal‘, Griffin viene considerato la persona più ricca dell’Illinois. Un post sul sito web della ‘CNBC’ diceva che i recenti successi della Citadel «hanno probabilmente reso Griffin la figura più potente nel settore dei fondi di investimento». Purtroppo, questo non dice quali forme poi questo potere prenda. In ‘OpenSecretes.org’ – l’eccellente database del Center for Responsive Politics – Griffin e la sua allora moglie sono segnalati come i tredicesimi più grandi contributori dei SuperPAC3 nel 2014, con grandi somme donate sia all’American Crossroads (co-fondata da Karl Rove) che ad America Rising, associazione che fa ricerca per sfavorire i candidati democratici.

‘OpenSecretes.org’ ha anche fatto notare che all’inizio di quest’anno Citadel ha assunto l’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke nel ruolo di consulente. «L’impiego di Bernanke a Citadel», è detto, «non è la prima dimostrazione di scambio di poltrone per gli ex legislatori e amministratori lungo la loro strada verso Wall Street». Mentre Bernanke ha detto di «rendersi conto» di questo fatto, prosegue il sito, il suo «accesso, comunque, e la sua influenza a Washington possono essere di valore così come la sua competenza» (in realtà, la notizia dell’assunzione di Bernanke è stata data da Andrew Ross Sorkin e da Alexandra Stevenson sul ‘Times’).

Da ‘Muckety‘, un sito web che usa la tecnologia digitale per creare mappe che mostrano i sentieri del potere di pressione, ho appreso che Griffin è un membro del consiglio di amministrazione sia dell’Art Institute di Chicago che del Whitney Museum, è direttore dell’Economic Club di Chicago, è membro del consiglio consultivo dell’Eurasia Group, una società di valutazione del rischio, è consigliere di amministrazione dell’università di Chicago e membro del Comitato per la Regolamentazione dei Mercati di Capitale. ‘Muckety’ comunque non ha offerto alcun dettaglio sulla natura della partecipazione di Griffin a queste istituzioni, o sull’influenza che potrebbe avere su di esse. Che tipo di influenza, mi sono chiesto, ha sulle operazioni del Whitney? Quanta influenza gli dà l’essere membro del consiglio di amministrazione dell’università di Chicago? Quanto potere ha l’Economic Club di Chicago e che ruolo vi gioca Griffin?

Ero in particolar modo curioso del Comitato per la Regolamentazione dei Mercati di Capitale, di cui non avevo mai sentito parlare. Andando sul loro sito, ho scoperto che è un altro delle dozzine di gruppi d’affari e di associazioni che si dedicano a proteggere gli interessi di Wall Street a Washington. Altri sono l’Associazione dei Mercati Finanziari, la Tavola Rotonda sui Servizi Finanziari, l’Associazione dei Mercati Finanziari Globali, l’Istituto per i Mercati Finanziari e l’Associazione Security Industries Finance Market. Tutte queste organizzazioni hanno potenti consigli di amministrazione, budget ragguardevoli e una considerevole influenza sulla politica, tuttavia nessuno sta facendo caso a loro. I membri del Comitato per la Regolamentazione dei Mercati di Capitale, ho scoperto, includono personalità importanti come Glenn Hubbard, il decano della Columbia Business School; Abigail Johnson, l’ad di Fidelity (il cui valore stimato è di 11 miliardi di dollari); John Thornton, l’ex presidente della Goldman Sachs attualmente a capo della più grande società del mondo di miniere d’oro e vicepresidente del consiglio di amministrazione della Brookings Institution e infine Paul Singer, l’amministratore delegato dell’Elliot Management, un altro importante fondo di investimento.

Guardando più da vicino queste persone, mi ha particolarmente colpito Singer. Sembra rappresentare perfettamente l’abilità degli ultra-ricchi di oggi nell’ammassare un potere tremendo rimanendo lontani dal fascio dei riflettori. Singer raccolse una raffica di attenzioni alla fine di ottobre 2015 quando uscì la notizia della sua decisione di sostenere la candidatura presidenziale di Marco Rubio, ma questa è tramontata rapidamente ed egli è tornato nell’ombra. Andando online, ho scoperto (su ‘Forbes’) che Singer viene valutato circa 2 miliardi di dollari. È il singolo donatore più generoso del Partito Repubblicano, con il suo denaro che in maniera preponderante va a candidati che supportano la libera impresa e che si oppongono alle regolamentazioni (un’importante eccezione è il suo sostegno a gruppi che promuovono i diritti dei gay e il matrimonio omosessuale, suo figlio è gay).

Dal ‘Times’ ho appreso che i finanziatori che Singer invita nel suo appartamento nell’Upper West Side possono raccogliere più di un milione di dollari a riunione, e ho letto sul ‘Wall Street Journal’ che era stato fondamentale nella selezione di Paul Ryan come compagno di candidatura di Mitt Romney nel 2012. In un dettagliato profilo di Singer sulla rivista ‘Mother Jones’, Peter Stone notava che l’Elliott Management è stato spesso chiamato «”fondo avvoltoio” perché una parte dei suoi profitti proviene dall’acquisto a prezzi molto ribassati del debito di società o paesi in difficoltà». Nel 2012 una sussidiaria della società, cercando di ricavare un pagamento pieno dall’Argentina di alcuni bond su cui era insolvente, aveva sequestrato un vascello argentino in un porto del Ghana. Nel 2004 Singer sostenne con 5.000 dollari il gruppo Veterani della Swift Boat per la Verità, che aveva attaccato la carriera militare di John Kerry, danneggiando gravemente la sua corsa presidenziale. Fin da allora, Singer ha fatto generose donazioni all’American Crossroads e al Club per la Crescita, un’organizzazione anti-tasse che ha sostenuto molti candidati del Tea Party.

Paul Singer

Paul Singer

L’influenza di Singer, però, si estende ben oltre questo. È presidente del board del Manhattan Institute, membro del board della rivista ‘Commentary’, e uno dei principali finanziatori dell’American Entreprise Institute. Egli ha donato e ha fatto parte dei consigli di amministrazione di diverse organizzazioni dedite al rafforzamento di Israele, incluso il Jewish Institute for National Security Affairs, la Coalizione Ebraica Repubblicana, la Fondazione per l’Educazione Americana Israeliana, un’affiliata del Comitato per gli Affari Pubblici Israelo Americani che sponsorizza i viaggi in Israele di membri del Congresso e il Progetto Israele, un gruppo dedito a promuovere l’immagine di Israele. Dal 2008 al 2011, Singer ha donato 3,6 milioni di dollari alla Fondazione per la Difesa delle Democrazie, che ha lavorato senza sosta per isolare e applicare le sanzioni all’Iran.

Tutti questi gruppi sono stati attivi nella campagna per far fallire l’accordo nucleare con l’Iran. Quando ho esaminato i loro consigli di amministrazione interlacciati e le loro missioni sovrapposte, mi sono reso conto dell’enorme infrastruttura politica, finanziaria e di potere di pressione che si celava dietro quella campagna. Da Paul Blumenthal su ‘ The Huffington Post‘ ho appreso che quattro dei miliardari strenui sostenitori di Israele – Singer, Sheldon Adelson, il fondatore di Home Depot Bernard Marcus e Seth Klarman, a capo della società di private investement Baupost – hanno donato un totale di 11,5 milioni di dollari ai gruppi anti-Iran tra il 2011 e il 2013 (questo mentre davano contemporaneamente 115 milioni di dollari al Partito Repubblicano per le elezioni del 2012 e del 2014). Una varietà di gruppi paralleli (guidata da J Street e dal Plughshares Fund) ha lavorato anche per sostenere l’accordo, ma come ha sottolineato Eli Clifton su ‘LobeLog’, i gruppi anti-Iran che si opponevano avevano budget operativi quasi cinque volte più grandi di quelli che erano a favore.

A dispetto della copertura mediatica senza sosta del dibattito sull’accordo nucleare, questa rete di sostegno è rimasta ampiamente nascosta. E benché l’accordo alla fine si sia fatto, la rete è rimasta intatta e determinata a bloccare la sua implementazione, così il lavoro che svolge merita una continua attenzione e la tecnologia digitale offre un buon modo per ottenerla. Attraverso di essa, può essere creata una pagina che elenchi le molte organizzazioni (sia conservatrici che liberal) che lavorano per influenzare la politica americana sia su Israele che sull’Iran, con informazioni fornite sui principali partecipanti, finanziatori e lobbisti di ognuna di esse. Attraverso l’uso dei link, possono essere mostrati i numerosi collegamenti tra queste organizzazioni, con una speciale attenzione dedicata al gruppo che torreggia su tutto il resto: l’AIPAC4.

3. 

Mettendo a punto una tale pagina si andrebbe ben oltre il compito di ‘DealBook’. Ciò che sarebbe necessario, credo, è un sito basato in maniera più vasta, dedicato a informare sulle élite di potere. ‘Muckety’, insieme ad altri tre gruppi occhio-sulle-élite, ‘LittleSis‘, ‘SourceWatch‘ e ‘RightWeb‘ sono tutti utili, ma sono sottofinanziati, inferiori numericamente, e (a volte) ideologicamente orientati. Un nuovo sito con uno staff di reporter esperti, redattori e maghi digitali potrebbe farsi largo in profondità nel mondo dell’uno per cento e potrebbe documentare il notevole impatto che essi stanno avendo su così tante aree della vita americana. Quando fosse raccolta un’informazione su di essi, questa potrebbe essere incorporata in un database che diventerebbe il sito di riferimento per le informazioni sulle élite della nazione e sul loro potere.

Per tornare a Paul Singer, un tale sito web offrirebbe un resoconto completo della sua enorme influenza. Potrebbe per esempio fare ricerca sul suo lavoro nel campo dell’educazione, usandolo come un trampolino per l’esame degli stretti ma opachi collegamenti tra fondi di investimento, scuole private e politici di New York. Qualsiasi posizione si prenda nel grande dibattito sulle scuole private, il movimento per promuoverle è diventato una potente forza politica le cui attività e i cui sostenitori spesso rimangono nell’ombra.

Un sito potrebbe documentare come nell’autunno del 2014, Singer donò 500.000 dollari a un PAC assemblato frettolosamente chiamato New Yorkers for a Balanced Albany, il cui obbiettivo era quello di eleggere repubblicani al Senato di New York e di tenere quella istituzione nelle loro mani. Il PAC era organizzato da StudentsFirstNY, un gruppo di pressione che sostiene le scuole private, l’uso diffuso dei test standardizzati, la valutazione della paga degli insegnanti sulla base dei risultati dei test, e altri punti del cosiddetto movimento per la riforma dell’istruzione. StudentsFirstNY è stato fondato da Joel Klein, il consigliere per l’istruzione sotto Michael Bloomberg, da Michelle Rhee, ex consigliera per l’istruzione a Washington DC, e dai manager miliardari di fondi di investimento Daniel Loeb e Paul Tudor Jones.

Il PAC fu messo in piedi per la paura che se i democratici avessero preso il controllo di entrambe le camere della legislatura dello stato di New York, avrebbero approvato misure per limitare la crescita delle scuole private. Singer era uno dei circa dodici titani finanziari che insieme donarono più di 4 milioni di dollari al PAC, il quale usò il denaro per montare un’intensiva campagna di pressione e di bombardamento pubblicitario nelle settimane precedenti alle elezioni del novembre 2014 (i candidati democratici erano supportati da circa 3,6 milioni di dollari da parte del braccio politico del sindacato degli insegnanti dello stato).

Mentre lavoravano per eleggere il legislatori repubblicani nello stato, questi stessi gestori dei fondi di investimento contribuirono anche con milioni di dollari per sostenere il governatore democratico Andrew Cuomo nella sua candidatura per la rielezione. Dato il forte sostegno di questi manager alle scuole private, i loro contributi potrebbero aiutare a spiegare perché Cuomo abbia così vigorosamente sostenuto l’espansione di queste scuole alla faccia dello sforzo del sindaco di New York Bill de Blasio di ridurle e di concentrarsi invece sulle scuole pubbliche (la posizione di De Blasio a sua volta era influenzata dal forte sostegno che aveva ricevuto dai sindacati degli insegnanti). StudentsFirstNY ora sta ammassando fondi per una campagna per promuovere le scuole private nelle elezioni legislative del 2016 e nel giugno del 2015 Singer ha donato 1 milione di dollari al suo comitato di azione politica.

Ho saputo di questo contributo da un articolo apparso nel luglio 2015 sul ‘New York Times’. Il suo focus era su StudentsFirstNY e sui suoi sforzi per mantenere viva l’agenda di Michael Bloomberg sull’istruzione, che favorisce in modo particolare le scuole private. Le informazioni sulle somme donate da Singer e da altri gestori di fondi di investimento era sepolta in profondità nell’articolo e facile da trascurare. Online, ho trovato un racconto più puntale del Washington Park Project, un gruppo politico pubblico. Era intitolato: Corruzione nell”istruzione: i fondi di investimento e la scalata alle scuole di New York, era scritto da Mohammad Khan e da Zephyr Teachout, la professoressa di legge della Fordham che aveva corso per la carica di governatore contro Cuomo nel 2014. Lo studio faceva aprire gli occhi sulle grandi somme che venivano spese da quello che era chiamato «un ristretto gruppo di potenti manager dei fondi di investimento», che cercano di «dare la scalata alla politica dello stato sull’istruzione». Questa «guerra lampo sull’istruzione pubblica», scrivevano, era «veloce e segreta», e «guidata da soggetti privati incontrollabili. Rappresenta una nuova forma di potere politico e perciò richiede un nuovo tipo di controllo politico».

Zephyr Teachout durante la sua campagna per la carica di governatore

Zephyr Teachout durante la sua campagna per la carica di governatore

Teachout e Khan argomentavano che le attività di questo gruppo erano indirizzate a costituire un ostacolo importante per il miglioramento dell’educazione pubblica nello stato di New York e per favorire l’ineguaglianza educativa. Secondo loro, «lo stato è in debito di almeno 5,9 miliardi di dollari nei confronti dei suoi obblighi costituzionali verso i bambini delle sue scuole pubbliche», il che ha condotto a problemi di sovraffollamento e ai problemi connessi. «Un forte finanziamento della scuola pubblica», hanno aggiunto, «è necessario per assicurare classi di dimensioni più piccole, per favorire le arti, gli sport, il supporto psicologico e un ricco ambiente di sostegno per tutti i bambini. Ma i miliardari campioni della scuola privata e i loro lobbisti hanno lavorato attivamente contro di esso e hanno anche sostenuto massicci tagli alla scuola pubblica» .

Teachout e Khan non esploravano, comunque, la questione del perché di questa guerra. L’entusiasmo con cui così tanti gestori di fondi di investimento e altri manager di Wall Street hanno abbracciato la causa delle scuole private rimane qualcosa di misterioso. Anche se si accetta la premessa che le scuole pubbliche in America spesso sono degradate e che molti insegnanti non sono all’altezza del lavoro, perché così tanti miliardari hanno dedotto che le scuole private siano il modo migliore per aggiustare il sistema? E quali sono le implicazioni dell’avere un così piccolo gruppo con così poca competenza nel campo dell’istruzione che esercita una tale influenza? Il tipo di sito web che ho in mente si concentrerebbe su tali questioni. Attraverso l’investigazione, l’analisi, le connessioni, le tabelle, i grafici e le interviste, esaminerebbe il nesso tra Wall Street e le scuole private, mostrando come funzioni e a cosa porti.

La politica educativa a livello nazionale merita una simile attenzione. La politica nazionale per le scuole primarie è stata fortemente configurata da tre fondazioni. Una è la Bill and Melinda Gates Foundation, che con risorse di oltre 40 miliardi di dollari, è di gran lunga la più grande istituzione filantropica del mondo. Negli ultimi quindici anni ha donato miliardi di dollari per promuovere la standardizzazione dei test, la paga secondo il merito per gli insegnanti, le scuole private, i programmi scolastici Common Core5, ed altri punti cari al movimento per la riforma dell’educazione. Un’altra, la Eli and Edythe Broad Foundation è concentrata sulla formazione di presidi e amministratori che sottoscrivono i principi del loro movimento e che cercano di applicarli sul terreno. E la terza, la Walton Family Foundation (finanziata con denaro di Walmart) fin dal 2000 ha donato più di un miliardo di dollari alle scuole private così come alle organizzazioni tipo Teach for America e Families for Excellent Schools, un aggressivo gruppo di sostegno con stretti legami con Eva Moskowitz, la controversa presidente delle scuole private della catena Accademia del Successo, il cui consiglio di amministrazione include molti manager di Wall Street.

Arne Duncan, mentre era impegnato come presidente delle scuole pubbliche di Chicago, è entrato a far parte del consiglio di amministrazione del Broad Center, la divisione per la formazione della Broad Foundation. Il rapporto del 2009 della fondazione affermava che l’elezione di Barack Obama come presidente e la nomina di Duncan come segretario all’istruzione

rappresenta l’apice della speranza per il nostro lavoro sulla riforma dell’istruzione…. Con un’agenda che riecheggia il nostro decennio di investimenti – sulle scuole private, per la paga sulla base del rendimento degli insegnanti, per l’affidabilità, per gli standard nazionali e per i tempi di insegnamento prolungati – l’amministrazione Obama è in procinto di coltivare e portare a frutto i semi che noi e altri riformatori abbiamo piantato.

Come segretario Duncan ha coperto molte posizioni di vertice con incarichi a persone legate sia alla Broad che alla Gates6.

Le implicazioni politiche di tutto ciò sono state cortesemente riassunte, in un’intervista che ho trovato su YouTube, da Stanley Katz, professore di public affairs7 a Princeton e studioso da lungo tempo delle associazioni non profit. Queste megafondazioni, ha detto, «sono state in grado di sfruttare le loro risorse in modo tale che la loro politica è stata adottata dagli uffici statali per l’istruzione, dai consigli scolastici locali, e dal dipartimento federale dell’istruzione». Il risultato è che «la campagna sulle scuole primarie di queste megafondazioni è molto più di una semplice politica sulle scuole primarie degli Stati Uniti d’America». È un esempio, ha detto Katz, di come nell’America di oggi il denaro privato può comprare la politica pubblica.

Bill Gates a Tampa, Florida, durante una visita alla Jefferson High School nel novembre 2011

Bill Gates a Tampa, Florida, durante una visita alla Jefferson High School nel novembre 2011

Le attività di queste fondazioni non sono state trascurate dalla stampa. Nell’aprile del 2014, per esempio, il ‘Times’ ha pubblicato una lunga analisi in prima pagina sugli sforzi della Walton Family Foundation per promuovere le scuole private. Nel settembre dello stesso anno, il ‘Time Magazine’ ha pubblicato in prima pagina un articolo di Andrew Ross Sorkin sugli sforzi di Bill Gates per ridefinire l’insegnamento della storia. Il giornale online ‘Hechinger Report‘ offre post periodici sulla Gates Foundation, e su queste stesse pagine Diane Ravitch ha brillantemente analizzato la storia del movimento per la riforma dell’educazione.

Dato il potere di questo movimento, però, è necessaria molta più attenzione. Un sito web che esamini come si struttura il capitale e la sua influenza in America potrebbe offrire questa attenzione. Potrebbe produrre un continuo tracciato delle attività delle fondazioni e dei donatori privati nel tentativo di influenzare la politica sull’istruzione – individuando i principali attori, mostrando i legami tra di loro, valutando la loro influenza e impatto, e analizzando le prove delle performance sia delle scuole pubbliche che delle scuole private. Gli sforzi politici e di lobbying dei sindacati degli insegnanti e dei loro alleati sarebbero anch’essi inclusi nell’analisi, facendo vedere quanto denaro e influenza siano in grado di mobilitare per le elezioni e su quali candidati. Questo sito potrebbe anche servire da cassa di risonanza per le persone direttamente coinvolte, incoraggiando i presidi, gli insegnanti, i genitori, e i beneficiari a inviare commenti riguardo ai loro rapporti con queste istituzioni. Il più meditato di questi commenti potrebbe essere elaborato e postato sul sito, fornendo una prospettiva dal basso che raramente viene offerta.

L’educazione è solo un’area della vita americana che sta per essere trasformata dal Grande Denaro. In un articolo successivo darò uno sguardo sul potere crescente della filantropia e suggerirò nuovi modi in cui i giornalisti possono darne conto.

Questo è il primo di due articoli.

 

1 Riforma attuata dall’amministrazione Obama nel 2010. Rappresenta la più grande riforma del settore finanziario americano dai tempi della Grande Depressione. N.d.R.

2 L’abbreviazione Libor indica il “London Interbank Offered Rate” un tasso di riferimento per i mercati finanziari. N.d.R.

3 I PAC (Political action committee) e i SuperPAC sono dei comitati di raccolta fondi per sostenere od ostacolare candidati a qualsiasi tipo di elezione, referendum o iniziative legislative. N.d.R.

4 L’AIPCA (American Israel Public Affairs Committee), è un gruppo di pressione americano noto per il forte sostegno allo Stato di Israele. N.d.R.

5 Il Common Core è un’iniziativa del settore dell’istruzione americano che stabilisce il livello di conoscenze che gli studenti delle scuole primarie devono avere raggiunto alla fine di ogni anno nelle diverse materie. N.d.R.

6 Per maggiori informazioni su questo argomento si veda Joanne Barkan, Got Dough? How Billionaires Rule Our Schools, ‘Dissent’, Inverno 2011.

7 Termine che viene utilizzato per indicare l’attività di fare pressione sulle istituzioni. N.d.R.

 

MICHAEL MASSING, è un giornalista americano, ex direttore esecutivo della ‘Columbia Journalism Review.’ I suoi articoli appaiono regolarmente su ‘The New York Review of Books’, ‘The American Prospect’, ‘The New York Times’, ‘The New Yorker’ e ‘Atlantic Monthly’. È autore di due libri: The Fix (University of California Press, 2000) e Now They Tell Us: The American Press and Iraq (New York Review Books, 2004).

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Invia una mail per segnalare questo articolo ad un amico