Robert Gottlieb

In Paradiso e ritorno

da ''The New York Review of Books''
ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA: Secondo un sondaggio il 5 per cento degli americani afferma di avere avuto delle esperienze di premorte. Ma che cosa affermano di aver visto nel corso di questo “viaggio”?
TODD BURPO, VINCENT LYNN, Il Paradiso per davvero, Rizzoli, pp. 230, € 16,90
RAYMOND A. MOODY JUNIOR, La vita dopo la vita, Mondadori, pp. 168, € 10,00
RAYMOND MOODY, PAUL PERRY, Una scia infinita di stelle, Corbaccio, pp. 216, € 16,00
ELISABETH KÜBLER-ROSS, La morte e il morire, Cittadella, pp. 328, € 19,50
ELISABETH KÜBLER-ROSS, La morte e la vita dopo la morte «morire è come nascere». Edizioni Mediterranee, pp. 87, € 10,90
JEFFREY LONG, PAUL PERRY, Esiste un posto bellissimo. L’aldilà nelle testimonianze di chi lo ha visto, Mondadori, pp. 195, € 11,00
CARL JUNG, Ricordi, sogni, riflessioni, BUR, pp. 508, € 11,00
EBEN ALEXANDER, Milioni di farfalle, Mondadori, pp. 198, € 11,00
MARY STEPHENS LANDOLL,  A Vision from Heaven (The Risen Christ), AuthorHouse, pp. 56 , $

11,95
KAT KERR, Revealing Heaven: An Eyewitness Account, Xulon, pp. 164, $ 14,99
DON PIPER, CECIL MURPHEY, Novanta minuti in paradiso, Armenia, pp. 213, € 15,00
BETTY J. EADIE, CURTIS TAYLOR, Abbracciata dalla luce, Sperling & Kupfer,  € 8,90
JEFF OLSEN, I Knew Their Hearts, Plain Sight, pp.108 , € 12,99
GARY KURZ, Cold Noses at the Pearly Gates: A Book of Hope for Those Who Have Lost a Pet, Citadel, pp. 272 , $ 12,95
GARY KURZ, Wagging Tails in Heaven: The Gift of Our Pets’ Everlasting Love, Citadel,  pp. 240, $12,95
GARY KURZ, Furry Friends Forevermore: A Heavenly Reunion with Your Pet, Citadel, pp. 240, $ 12,95

Non ho mai avuto un’esperienza di premorte e non conoscono nessuno che ne abbia mai avuta una, ma, secondo un sondaggio citato dovunque nella letteratura sulle esperienze di premorte, almeno il 5 per cento degli americani è tornato da una di queste e l’ha raccontata. Potrebbe essere una percentuale piccola, ma sono un sacco di singoli individui – stante la popolazione attuale, più di 15.000.000 di persone. Altre stime sono più basse, ma sono comunque sempre enormi. E pare  che la maggior parte di questa gente  stia scrivendo libri.

Gustave Dorè, Dante all'ingresso del Paradiso

Gustave Dorè, Dante all’ingresso del Paradiso

L’attuale capofila è l’onnipresente Il Paradiso per davvero di Todd Burpo “con” Lynn Vincent – e non sottovalutate quel “con”: Lynn Vincent è stata, tra le altre cose, la ghostwriter del Going Rogue di Sarah Palin[1], e sa quello che fa (immagino che dopo aver avuto a che fare con la Palin avere a che fare con Colton Burpo, che prima di compiere quattro anni quasi morì per un’appendicite, andò in Paradiso e tornò indietro con un resoconto dettagliato, deve essere stata una passeggiata). In realtà, lei non è una collaboratrice del piccolo Colton, lo è di suo padre: è Todd, il padre di Colton, che racconta la storia.

 

Todd Burpo è il pastore della Crossroads Wesleyan Church a Imperial, Nebraska, popolazione approssimativa duemila persone. Egli possiede anche una società che installa porte per garage, ed è allenatore di wrestling per gli studenti delle scuole medie e superiori e anche pompiere volontario. Sua moglie, Sonja, è dirigente d’azienda, ha un master come bibliotecaria in scienze dell’informazione, ed è un’insegnante abilitata. Quando Colton, il loro secondogenito, soffre di appendicite – la malattia era stata diagnosticata in modo sbagliato – la famiglia va incontro a un doloroso periodo di attesa da quando Colton è diagnosticato prossimo alla morte fino al momento del suo pieno recupero. Lynn Vincent stimola ogni singola lacrima nel raccontare questa spaventosa storia – «Papà! Non lasciare che mi portino viaaaaa!» – ma ha spazio anche per tocchi di umorismo. In un momento cruciale: «Quella notte potrebbe essere la sola volta nella storia in cui ottanta persone [i parrocchiani di Todd] si raccolsero e pregarono affinché qualcuno scorreggiasse!» («In un’ora, la…preghiera fu esaudita!»).

Todd e Colton Burpo

Todd e Colton Burpo

La notevole storia di Colton consiste in realtà in due storie. Una è il suo racconto di cosa vede quando, sotto anestesia, guarda in basso dal soffitto della stanza d’ospedale e osserva i dottori che lavorano sul suo corpo, sua mamma che prega e parla al telefono in una stanza e suo padre in un’altra. Quando, giorni dopo, lo menziona  casualmente al padre, «le parole di Colton mi scossero dal profondo…Come poteva saperlo?». In realtà, questo tipo di esperienze extracorporee – in cui la persona in presumibile stato di incoscienza possiede ancora le facoltà della vista, dell’udito e della memoria, risulta essere un fenomeno molto comune.

L’altra storia è cosa Colton abbia sperimentato in paradiso mentre veniva operato, una storia che emerge solo quattro mesi dopo quando, grazie alle gentili domande di Todd, i genitori di Colton apprendono che il loro ragazzo ha incontrato il “gentile” Giovanni Battista e l’Arcangelo Gabriele, che era anche lui gentile. E poiché «un sacco di nostri amici cattolici hanno chiesto se Colton avesse visto Maria, la madre di Gesù», la risposta è sì. «Vide Maria in ginocchio davanti il trono di Dio e altre volte in piedi di fianco a Gesù. “Lo ama ancora come una mamma”», riferisce Colton. In più Colton, si sedette in grembo a Gesù osservando i suoi vestiti (bianchi con una fascia viola) e i suoi «segni» – parola usata da Colton per le stigmate. Tutti tranne Gesù avevano le ali: «Solo Gesù saliva e scendeva come un ascensore».

Ciò che colse maggiormente di sorpresa i Burpo fu Colton che disse all’improvviso: «Mamma, ho due sorelle». Non c’è solo la sorella maggiore, Cassie, ma «hai un bambino morto nel tuo pancino, non è vero?». Come dice la Vincent: «In quel momento il tempo si fermò nella casa dei Burpo, e gli occhi di Sonja si spalancarono». Sonja: «Chi ti ha detto che c’è un bambino morto nel mio pancino?» «Me lo ha detto lei mamma. Mi ha detto che è morta nel tuo pancino» «Le emozioni tumultuavano sul viso di Sonja» «È tutto a posto mamma, lei è a posto. Dio l’ha adottata» «Vuoi dire che Gesù l’ha adottata?» «No mammina. È stato suo papà!». Prima di tornare sulla terra, Colton ha avuto anche testimonianza della battaglia dell’Armageddon e ha visto  Gesù vittorioso e Satana sconfitto e gettato nell’Inferno. Il suo intero viaggio in Paradiso, riferisce, ha avuto luogo in tre minuti.

Il racconto di Colton Burpo, così abilmente raccontato ed efficientemente sfruttato, pone una questione immediata, naturalmente: i Burpo sono sinceri o si tratta di una frode? A dispetto di tutta la commercializzazione, io credo che loro credano, che il piccolo Colton dica cose che lui pensa siano vere e che queste siano state messe in ordine in questa scaltra narrazione da una collaboratrice astuta.

Una scena tratta dal film Heaven is for real

Una scena tratta dal film Heaven is for real

Con otto milioni di copie vendute dalla sua pubblicazione nel 2010, Il Paradiso per davvero è stato il bestseller numero uno per le opere di non fiction per ben oltre un anno e recentemente ha inaugurato con successo la sua vita come film in cui Greg Kinnear interpreta il ruolo di Todd Burpo. Il film è bello, pio e a volte plausibile – non come racconto di un viaggio in un paradiso da cartolina di auguri a colori pastello, ma come racconto di genitori che hanno avuto a che fare con la loro fede, con loro figlio e con il loro conto in banca (uno dei temi sia del libro che del film è la lotta costante dei Burpo con i conti da pagare). Il film beneficia della performance misurata degli attori, Kinnear non sembra mai imbarazzato da quello che deve fare, e il ragazzino che interpreta Colton non solo è un impressionante sosia del vero Colton, ma è semplice e spontaneo. Si crede all’attore se non alla sua storia.

La cosa più interessante sul film è come Hollywood lo abbia modellato sul genere film per famiglie che non ha nulla a che vedere con il libro: il bravo ragazzo semplice che combatte per quello in cui crede contro i signor no. Gli anziani della chiesa, che erano stati amici intimi e supporter devoti dei Burpo, improvvisamente, senza che noi ne siamo preparati, decidono che devono allontanare Todd, poiché tutta la confusione riguardo a Colton sta rendendo la loro chiesa troppo simile ad un’attrazione da baraccone. Ma a Todd è concesso di tenere un ultimo sermone per mettere a posto le cose, cosa che fa mettendo insieme luoghi comuni così confusi e banali che è quasi impossibile seguirli. Non importa: il puro ragazzo all american dalle nobili intenzioni è di nuovo un eroe. Mr Deeds è arrivato in città, Mr Smith è arrivato a Washington: è lo stile di Capra nella sua forma più virulenta. E infatti l’immagine finale di Kinnear che abbraccia la sua famiglia mentre tutti sono pieni di buona volontà, è un furto diretto della famosa scena di Jimmy Stuart alla fine di La vita è una cosa meravigliosa. Ciò che è strano è che nessuno di questi drammatici conflitti è presente nel libro. Quando le cose diventano difficili, Hollywood confida in sé stessa, non nella Rivelazione.

Le esperienze di premorte divennero un fenomeno di grande discussione e disputa pubblica nel 1975, quando un dottore di nome Raymond Moody JR. pubblicò La vita dopo la vita – un libro che per la letteratura successiva sull’argomento più o meno costituisce una Bibbia, essendo l’autorevolezza di Moody costantemente citata e il suo imprimatur costantemente ricercato. Anche la sua tenuta sul pubblico dei lettori è notevole: sono state vendute 13.000.000 di copie. Ma se lo consideriamo per il suo aspetto clamoroso, il libro in realtà è molto poco incline al sensazionale. È un resoconto circospetto su ciò che il giovane dottore stava ascoltando da alcuni suoi pazienti – e da altri che poi cercò, più di un migliaio in tutto – sulle esperienze di premorte che questi avevano avuto. Si deve in realtà a Moody l’espressione «esperienza di premorte» (near-death experience).

Ciò che ha fatto il libro è stato dare il credito alla materia che affrontava. Come ha scritto in una recente autobiografia, Una scia infinita di stelle: «La gente non deve tenerlo più nell’armadio o temere che gli altri pensino che siano pazzi. Ci ha dato una legittima consolazione». Ma in un’edizione rivista del suo La vita dopo la vita pubblicato nel 2001, scrive:

Purtroppo, la valanga di libri sull’argomento ne include molti che, per quanto ne so, sono stati scritti da scribacchini senza scrupoli alla ricerca cinica di notorietà o di guadagno finanziario piuttosto che essere il frutto di un vero avanzamento nella conoscenza.

Se Raymond Moody è il padrino del movimento di premorte, la madrina – o la nonna – è stata Elisabeth Kübler-Ross, che merita attenzione grazie al suo La morte e il morire (1969), il suo influente libro sui cinque stadi del lutto. In un libro successivo, La morte e la vita dopo la morte, si rivolge ad argomenti più dubbi, parlando con assoluta (e non supportata) autorevolezza: «Quello che la chiesa dice ai bambini sugli angeli custodi è basato sui fatti. Esiste la prova che ogni essere umano, dalla nascita alla morte, è guidato da un’entità spirituale». Tra le altre sue notevoli affermazioni: «è una benedizione avere il cancro» e «almeno il 30 per cento della nostra popolazione» è stata abusata sessualmente durante l’infanzia.   

Elisabeth Kübler Ross

Elisabeth Kübler Ross

Quando lei stessa emerse da un’esperienza extracorporea autoindotta «la mia occlusione intestinale era guarita, e io fui letteralmente in grado di sollevare un sacco di zucchero da 45 chili dal pavimento senza alcuna fatica o pena. Mi fu detto che ero radiosa, che sembravo di vent’anni più giovane». Perché non mi sorprende che la sua primaria ambizione fosse di fare il medico in India nel modo in cui Albert Schweitzer lo fece in Africa? E che Madre Teresa fosse «una dei miei santi»? Ma lei trovò ancora più importante il lavoro da fare piuttosto che la guarigione. «Il mio vero lavoro», spiega, «è dire alla gente che la morte non esiste. È molto importante che il genere umano lo sappia, perché siamo all’inizio di un periodo molto difficile. Non solo per questo paese, ma per l’intero pianeta».

 Ma in cosa consiste esattamente un’esperienza di premorte? Jeffrey Long, in Esiste un posto bellissimo. L’aldilà nelle testimonianze di chi lo ha visto, la riassume così:

 I ricercatori hanno concluso che le esperienze di premorte possono includere alcuni o tutti i seguenti dodici elementi:

 1. Esperienza extracorporea (Out-of-body experience [OBE]): Separazione tra coscienza e corpo fisico. 

  1. Amplificazione sensoriale. 
  1. Emozioni o sentimenti intensi e generalmente positivi. 
  1. Ingresso o attraversamento di un tunnel. 
  1. Incontro con una luce mistica o brillante. 
  1. Incontro con altri esseri, sia esseri mistici che parenti o amici defunti. 
  1. Senso alterato del tempo e dello spazio. 
  1. Passare in rassegna la propria vita. 
  1. Incontro con regni eterei (“paradisiaci”). 
  1. Incontro o apprendimento di speciali conoscenze. 
  1. Incontro con un confine o un barriera. 
  1. Ritorno nel corpo, sia volontario che involontario. 

E infatti, mentre si fruga nelle narrazioni personali di coloro che riferiscono delle loro esperienze di premorte, queste sono le note che vengono continuamente suonate.

Tali esperienze non sono nuove – ci sono molti esempi di queste, o di qualcosa di simile ad esse, nella storia. Come molti altri, Moody cita la storia di Er, come raccontato ne La Repubblica (Platone «è uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi»).  Er (un greco antico cugino di Lazzaro) fu un guerriero che si alzò dalla sua pira funeraria e descrisse quello che aveva sperimentato mentre era “morto”. Sembra come se Er avesse attraversato una genuina esperienza di premorte, ma poiché il vocabolario dell’esperienza di premorte è così indefinito, a volte è difficile distinguere una particolare esperienza dalle altre connesse – visioni, allucinazioni, sogni.

Un resoconto molto dettagliato di un’esperienza di premorte ci fu lasciata nella sua autobiografia dal Generale William Booth, fondatore dell’Esercito della Salvezza, che, da giovane, fu colpito da una febbre improvvisa e in sole poche ore

arrivai a un passo dalla morte…Fui colpito da una strana debolezza. Persi conoscenza. La mia sensazione successiva fu assolutamente oltre ogni possibile descrizione. Equivalse a sperimentare una nuova e celestiale esistenza. Ero in paradiso. 

Sono presenti molti dei luoghi comuni di oggi: il percorso a ritroso nel proprio passato, gli spiriti angelici, la musica gloriosa. Addirittura Gesù appare a Booth, come una presenza radiosa e tuttavia austera, e parla:

Torna sulla terra. Ti darò altre tre opportunità. Dimostrati meritevole del Mio nome. Mostra al mondo che possiedi il Mio spirito attuando le Mie parole e divenendo, in Mia vece, un salvatore di uomini. Ritornerai qui quando avrai finito la battaglia, e ti darò un posto nel Mio seguito di conquista, e un posto nella Mia gloria. 

E così nacque l’Esercito della Salvezza.

Vengono citati anche molti altri grandi nomi della letteratura: Plotino, Meister Eckhart, Blake, Swedenborg, Dostoevskij. Ebbero visioni? Esperienze extracorporee? Esperienze di premorte? Testimonianze più recenti includono Carl Jung, che nel suo Ricordi, sogni, riflessioni, riferì di avere avuto una chiara esperienza di premorte. A sessantotto anni, quando soffriva di una lunga e mortale malattia, si ritrovò a fluttuare nello spazio, «immerso in una gloriosa luce blu». E a quel punto il suo medico «o piuttosto, le sue sembianze» – «nella sua forma primaria» – fluttuavano sull’Europa, dove giaceva il corpo fisico di Jung. «Egli era stato delegato dalla terra a consegnarmi un messaggio, per dirmi che c’era una protesta contro il mio andare via. Non avevo il diritto di lasciare la terra e dovevo tornare», prova questa, se non altro, del monumentale ego di Jung. Le sue visioni ed esperienze, riferisce, «erano completamente reali; non c’era nulla di soggettivo in esse; tutte loro avevano la qualità di oggettività assoluta».

E potrebbe aver mentito Elizabeth Taylor? Dopo la morte del marito Mike Todd, «arrivai a quel tunnel, vidi la luce bianca e Mike. Dissi: “Oh Mike, tu sei dove vorrei essere io”. E lui disse: “No, baby. Devi girarti e tornare indietro, perché c’è qualcosa di molto importante per te da fare”». Senza dubbio lui stava pensando alle cose importanti che lei avrebbe ottenuto per alleviare il problema dell’AIDS e per le altre sue cause, non pensava certo alla riprese di Cleopatra. Tra le altre star che hanno riferito di esperienze di premorte ci sono Peter Sellers, Donald Sutherland, Chevy Chase, Burt Reynolds, e Lou Gossett Jr., che ne ha avute cinque (egli ricorda anche una precedente incarnazione come pirata con un harem al largo delle coste del Marocco).

Il libro numero due del genere sul paradiso, attualmente, è molto più sofisticato, tendenzioso e sgradevole di Il Paradiso per davvero. Si chiama Milioni di farfalle di Eben Alexander, ed è l’opera di un medico che ci dice: «le mie conclusioni sono basate su un’analisi scientifica della mia esperienza, e sulla familiarità che ho con i concetti più avanzati sullo studio del cervello e della coscienza». In altre parole è lui che dà credito alla sua qualità di esperto. Ma cos’è accaduto al Dottor Alexander? Una notte, all’età di cinquantaquattro anni, riferisce, «una rara malattia» lo gettò in un coma di sette giorni, durante il quale «tutta la mia neocorteccia – la superficie più esterna del cervello, la parte che ci rende umani – venne neutralizzata». Il figlio ventenne «stava osservando un corpo che sapeva, in sostanza, essere un cadavere. Il mio corpo fisico era di fronte a lui, ma il papà che conosceva se n’era andato».

Eben Alexander

Eben Alexander

Andato, ma non andato. Quel padre stava attraversando una ricca anche se non atipica esperienza di premorte:

Stavo volando, passando sopra alberi e campi, ruscelli e cascate, e qui e là, persone. C’erano anche bambini che ridevano e giocavano. La gente cantava e danzava in circolo, e vidi un cane, che correva e saltava tra la gente, pieno di gioia come lo erano tutti. 

C’era anche una meravigliosa ragazza: «Trecce dorate le incorniciavano il volto adorabile». Ci sono milioni di farfalle tutto intorno, raggiunge finalmente il Nucleo, dove ogni cosa «si trasformò istantaneamente in un’esplosione di luce, colore, amore e bellezza che mi attraversava come un’onda che si infrange… in un modo che va oltre il linguaggio». «Capii di essere parte del divino e che nulla – assolutamente nulla – avrebbe mai potuto portarmelo via», e così «mi fu assicurato pieno accesso all’essere cosmico che in realtà sono (e che noi tutti siamo)».

In paradiso Alexander apprese che siamo eterni. E ritornò con notizie importanti: «Ciascuno di noi è profondamente conosciuto e caro al Creatore che si occupa di noi oltre ogni capacità che abbiamo di comprenderlo. Questo non deve più rimanere un segreto». E:

Lo vedo come mio dovere –  come scienziato e quindi come cercatore di verità, e come medico che si dedica ad aiutare la gente – rendere noto a tutti che ciò che ho vissuto è vero e reale e di strabiliante importanza. Non solo per me, ma per tutti noi. 

Egli è sia un profeta che un chirurgo.

È anche un uomo che ha avuto una vita problematica, tormentato dal sapere di essere stato adottato da bambino, cosa che lo ha condotto all’alcolismo e alla disperazione. Solo quando finalmente incontra alla fine i due teenager che avevano dovuto abbandonarlo e scopre di essere stato amato da loro, guarisce dalla sensazione che «inconsciamente, avevo creduto di non meritare di essere amato, o addirittura di esistere».

Non sorprende che il messaggio cruciale che riceve in Paradiso sia «Tu sei amato e adorato». E non meraviglia che abbia incontrato quella ragazza dalle trecce marroni e oro: una foto prova che lei è la sorella biologica morta prima che lui reincontrasse la sua famiglia naturale.

A una prima lettura di questo racconto fui colpito sia dalla sua grandiosità che dai suoi ovvi elementi di esaudimento di un desiderio, ma davo per scontate le elevate credenziali mediche che Alexander enfatizza. Comunque, come una fatale rivelazione di Luke Dittrich su ‘Esquire’ ha recentemente messo in luce, la carriera di successo di Alexander è stata macchiata da una straordinaria catena di spiacevoli allontanamenti da parte di istituzioni prestigiose, per cause legali dovute a negligenza (cinque in un arco di dieci anni, tutte sistemate fuori dal tribunale) e dalla perdita dei suoi privilegi come chirurgo – egli è senza credenziali ufficiali dal 2007 (il Comitato Medico della Virginia una volta gli ordinò di continuare a prendere lezioni di etica e professionalità). A nessuna di queste cose, inutile dirlo, si allude in Milioni di farfalle.

Dittrich ha sollevato perplessità sulla veridicità di Alexander. La cosa più problematica sono le affermazioni d’impulso che egli riporta come dette dalla dottoressa Laura Potter, di servizio al pronto soccorso la notte in cui Alexander fu ricoverato. Alexander ci dice che il suo coma fu determinato da un caso di meningite causata da un batterio E.coli, dimenticando di menzionare che in realtà il coma fu causato dalla dottoressa Potter per mantenerlo vivo finché fosse in una condizione tale da poter essere curato. Durante i sette giorni di coma, ogni volta che cercavano di svegliarlo egli era, riferisce la Potter, in uno stato di agitazione – «cercava solo di liberarsi, di urlare e di aggrapparsi alla sonda».  In quei momenti, dice lei, era delirante ma cosciente (il punto centrale nell’argomentazione di Alexander è che per tutta la settimana il suo cervello non era in grado di creare un’esperienza allucinatoria cosciente). Quando Alexander mostrò alla dottoressa Potter dei passaggi del suo manoscritto che si riferivano a lei, lei gli disse che non riflettevano quello che  ricordava, lui allora le disse, e lei lo ha riferito a Dittrich, che quella era una questione di «licenza poetica», e aggiunse che parti del suo libro erano «drammatizzate, così che potevano non essere esattamente come accaddero, ma si supponeva che fossero più interessanti per i lettori».

Certamente i lettori lo hanno giudicato interessante. Solo nell’ultimo anno, sono state vendute quasi 95.000 copie di Milioni di farfalle. È in uscita un film, è in arrivo il seguito del libro, e secondo Dittrich, «Chiunque può pagare sessanta dollari per avere accesso alla sua serie di seminari online di meditazione guidata: ‘Scopri la tua prova del paradiso’». Si può inoltre pagare il biglietto per un viaggio di guarigione con il dottore attraverso la Grecia. Riguardo alle rivelazioni di Dittrich, Alexander gli ha detto: «Penso solo che tu stia facendo un grave disservizio ai tuoi lettori trascinandoli a credere che qualsiasi cosa esista sia rilevante». Tutto ciò che dovrebbe contare è il messaggio che egli riporta dal paradiso.

(In una risposta ufficiale anche se non specifica a Dittrich, il Dr. Alexander dichiara che l’articolo di ‘Esquire’ «è un tipico esempio di come affermazioni non dimostrate e informazioni scelte ad hoc possano essere assemblate a scapito della verità»).

Sta a noi decidere se Alexander sia un disonesto, un illuso, un visionario – o se stia addirittura dicendo la verità, almeno per come la vede lui. Dittirich la prende alla lontana: «Il Dr. Eben Alexander appare meno come un messaggero dal paradiso e più come un vero figlio dell’America, un paese in cui gli uomini hanno sempre trovato dei modi per sfuggire alle rovine delle loro vecchie vite attraverso audaci atti di reinvenzione». 

Todd Burpo ed Eben Alexander non potrebbero essere più differenti, ma il messaggio che loro, e i colleghi, consegnano è lo stesso, un messaggio che il genere umano è sempre stato felice di ricevere: tu potrai continuare a vivere dopo la morte –  a breve termine tornando dalla morte o dalla premorte, a lungo termine, andando in paradiso. In realtà, una volta che si va in paradiso, là è così meraviglioso che non vuoi ritornare. In molti racconti il narratore implora che gli sia concesso di rimanere, ma qualcuno dall’alto – Gesù, Dio, San Patrizio, un angelo – insiste perché lui ritorni indietro sulla terra («Mark! Devi tornare!» «Tornare? No! No! Non posso tornare!» … «Tu devi tornare, ti ho dato un compito, non hai finito»  «No, no, per favore Dio, lasciami rimanere»). Obbediscono tutti, e così abbiamo Il Paradiso per davvero, Milioni di farfalleTo Heaven and Back, Nine Days in Heaven, Novanta minuti in paradiso, A Glimpse of Heaven, My Time in Heaven, When Will the Heaven Begin?,Waking Up in Heaven, AfterLife: What You Really Want to Know About Heaven and the Hereafter, A Vision from Heaven, My Journey to Heaven,Flight to Heaven, Appointments with Heaven, Hello from Heaven!, The Boy Who Came Back from Heaven, Revealing Heaven, più altri i cui titoli non includono la parola H – I Saw the Light, Saved by the LightAbbracciata dalla luce.

Ma se questi libri ci portano tutti in paradiso e ritorno, questo non significa affatto che siano tutti uguali. Alcuni sono decisamente ridicoli. Mary Stephens Landoll ebbe una A Vision from Heaven (Una visione dal paradiso) mentre era a letto con una brutta bronchite. Nella sua visione, era vestita «con un abito da sera bianco di raso (con enormi spalline gonfie) con schegge di diamante scintillanti dappertutto». In quanto a Gesù, egli «sembrava decisamente ebreo… Il suo collo era molto muscoloso e ampio come quello di un vitello – forte come un animale. Non era uno smidollato. Era in piena salute». Kate Kerr, in Revealing Heaven, non solo vede John, il suo ultimo marito, giocare a golf con Gesù, ma guarda un film paradisiaco con John Wayne.

La maggior parte di queste narrazioni, comunque, a dispetto dei dettagli che possono colpirci per la loro bizzarria o solo per la loro stupidità, sono chiaramente sinceri, e una parte di loro è valida e convincente. Cioè, il lettore – o almeno questo lettore – è convinto che essi rappresentino una realtà che l’autore ha sperimentato e che ricorda. La gamma di retroterra culturali è molto ampia, le storie di vita e gli stili di vita decisamente diversi, e il tono della maggior parte di essi è generalmente tranquillo e sicuro. E benché i racconti sul paradiso tendano a diventare noiosi dopo che  se ne sono letti trenta o giù di lì, le storie della vera vita dei narratori sono frequentemente coinvolgenti e spesso commoventi.

Don Piper, il cui Novanta minuti in paradiso è uno dei più letti tra questi libri, “morì” in un incidente d’auto; ebbe una tipica esperienza del paradiso di premorte; stette in ospedale per 105 giorni; rimase a letto per tredici mesi e «sopportò trentaquattro operazioni chirurgiche».  Ciò che più vuole trasmettere è che sopravvisse perché così tanta gente ha pregato per lui: «Voi avete pregato; io sono qui».

Crystal McVea – abusata sessualmente all’età di tre anni, un patrigno violento, bulimia e aborto alle scuole superiori, tentativi di suicidio – nonostante tutto sopravvisse e sbocciò. Sentiamo che sta raccontando la verità nella sua autobiografia, Waking Up in Heaven, quando scrive che, dopo la sua esperienza di premorte, a lei è «realmente mancato Dio. Bramo essere di nuovo con Lui…voglio dire, non era come se avessi incontrato il presidente o una celebrità o qualcosa del genere. Lui era il Creatore dell’Universo! Il Signore Dio di Israele».

Betty J. Eadie, autrice del grandissimo successo Abbracciata dalla luce, parla

Dell’amore incondizionato di Dio, al di là di qualsiasi amore terreno, che irradia da lui su tutti i suoi figli…Ma soprattutto, ho visto Cristo, il Creatore e Salvatore della terra, il mio amico, e l’amico più fedele che ognuno di noi possa avere. Mi sembrava di sciogliermi nella gioia, come se fossi sostenuta e confortata tra le sue braccia – finalmente a casa. Darei tutto quello che è in mio potere, tutto quello che sono mai stata, per essere di nuovo riempita con quell’amore – per essere avvolta tra le braccia della sua luce eterna. 

È l’unica che parla del «senso dell’umorismo del Signore, che era tanto piacevole e brillante come chiunque altro qui – se non di più. Nessuno poteva essere più spiritoso di lui».

Particolarmente commovente è il racconto di Jeff Olsen in I Knew Their Hearts.  Stava guidando, si addormentò, e quando la sua macchina finì fuori strada, sua moglie e il figlio morirono e Spencer, il figlio di sette anni, rimase intrappolato ma si salvò. Il racconto di Olsen dei suoi quasi quattro mesi di ospedale, dei suoi diciotto interventi chirurgici importanti, della gamba persa, del braccio destro quasi inutilizzabile, degli innesti epidermici (per non dire della colpa e del rimorso) è diretto, sobrio e ponderato. Egli non va in paradiso, ma la prima notte, con un dolore terribile, fluttua per l’ospedale e vaga per i corridoi, arrivando fin sopra al suo stesso corpo martoriato. Grazie al figlio Spencer, rifiuta l’idea del suicidio: «Avere un figlio è come avere il tuo cuore che lascia il tuo corpo e che cammina intorno al mondo…Io proprio non sapevo come potessi essere lì per lui avendo ancora il cuore rotto in così tanti modi». In un sogno, Dio gli dice: «Scegli la gioia», e alla fine egli si riprende emozionalmente, diventa un regista pubblicitario di successo, si risposa, adotta due figli, vive la sua vita. Il suo libro stimola, non attraverso la parte riferita a Dio, ma grazie alla sua forza e al suo coraggio come uomo.

Poiché la maggior parte delle narrazioni di premorte prive di ispirazione sono così inclini al ridicolo, è difficile considerare che alcune delle strade secondarie apparentemente assurde di questo tipo di letteratura possano offrire riflessioni genuine su problemi seri. Gary Kurz, un fondamentalista cristiano che è rigorosamente fedele alla Bibbia – cioè, crede che ogni parola della Bibbia debba essere presa alla lettera – ha dedicato tre libri al posto degli animali nell’aldilà Cold Noses at the Pearly Gates, Wagging Tails in Heaven, e Furry Friends Forevermore. Si ripetono, ma sono generosi, persino divertenti e, dal punto di vista di un fondamentalista cristiano, hanno una certa logica.

La copertina del libro Furry Friends, di Gary Kurz

La copertina del libro Furry Friends, di Gary Kurz

Kurz è un anti-evoluzionista («Non sono un mammifero. Non sono un animale. Sono un uomo»). Rifiuta l’idea che gli animali morti tornino a visitarci, ed è irremovibile sul fatto che gli animali non saranno inclusi nell’Estasi finale. È anche battagliero sulla narrativa sul paradiso: «Come cristiano e fedele alla Bibbia, rifiuto le dichiarazioni erronee sulla narrativa legata al paradiso, in particolare la dichiarazione “Ci sono stato io stesso”. La Bibbia insegna in modo chiaro che il solo modo di raggiungere il Paradiso è morire». Quando Kurz arriva su alcune descrizioni del paradiso: «Per favore! Quando sento qualcosa come questo ripeto ciò che ho detto tante volte precedentemente: “Passami il pane, la mortadella è già sparita”».

D’altra parte, Kurz si chiede se gli animali non siano «solo un altro tipo di angeli o forse non siano incaricati dagli angeli per servire e proteggere il genere umano». E infatti i dati confermano che gli animali possono venire in nostro aiuto come lo fanno gli angeli custodi. ‘USA Today’, per esempio, ha pubblicato il racconto di Gary, da Columbus, Ohio, che ha addestrato il suo gatto, Tommy, a usare il telefono.  Di fatto, quando Gary cadde dalla sua sedia a rotelle e l’osteoporosi e un mini ictus gli impedirono di alzarsi, Tommy compose il 911 per chiamare soccorso. «Il gatto era sdraiato vicino al telefono sul pavimento del salotto quando arrivò il paramedico. Tommy ha salvato la vita di Gary!». C’è una grande quantità di libri che raccontano centinaia di storie simili sugli angeli, incluso una particolarmente coinvolgente su un’impiegata di banca che aiuta un uomo a recuperare il suo portafoglio perduto, e il cui nome risulta essere…Dawn Angel!

Aneddoti come questi sono appetitosi per i tabloid, naturalmente, e hanno un loro valore di intrattenimento, La loro assurdità, comunque, riflette l’ingenua ma potente fame di quel tipo di rassicurazione che le narrazioni più significative di premorte pure forniscono. Certo, questi scenari di visita in paradiso possono sembrare assurdi a un lettore scettico (come me). E certo, i confortanti messaggi riportati dal paradiso erano già stati inviati, ma attraverso la profezia, la rivelazione, la Parola. La recente ondata di libri sulla premorte offre qualcosa di più concreto di quei messaggi: reportage contemporanei in prima persona. Se i loro autori non sono bugiardi, qualcosa è accaduto a queste persone. Ma cosa? Può ciò che loro riferiscono, per quanto improbabile possa apparire, essere riconciliato con la scienza, così che noi si possa rispettare il fenomeno, mentre al contempo rigettiamo le sue manifestazioni letterali? Queste sono domande per un altro articolo.

 

[1]     L’autobiografia dell’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin pubblicata nel 2009. N.d.R.

 

ROBERT GOTTLIEB, è uno scrittore e giornalista americano. È stato a lungo caporedattore per la rivista ‘New Yorker’ e per la casa editrice  Simon and Schuster, Knopf. Il suo libro più recente è Great Expectations: The Sons and Daughters of Charles Dickens (Picador, 2013).

 

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